Chi ha la presunzione di sentenziare che la Juventus non può “meravigliarci”?

Chi ha la presunzione di sentenziare che la Juventus non può “meravigliarci”?TUTTOmercatoWEB.com
domenica 13 febbraio 2022, 09:42Editoriale
di Roberto De Frede
Scudetto, Champions e Coppa Italia. CHI MIRA PIÙ IN ALTO, SI DIFFERENZIA PIÙ ALTAMENTE, insegnava Galileo Galilei.

Quasi come se in giro avesse dato fastidio la rinascenza bianconera. Togliamo senza remore quell’avverbio di dubbio iniziale. Godevano avversari e ipercritici, sino ad una dozzina di giorni fa, della grave zoppia bianconera, tutti affetti da “Schadenfreude”, parolona teutonica indicante gusto, contentezza, compiacimento cattivo, se non addirittura felicità e gioia, per un guaio altrui, per la malasorte subita dagli altri. Una sorta di riscatto, sottile ma oltremodo pregnante, dell'invidia malevola, molto malevola, che un “normale” essere umano che non sappia nutrirsi di sé prova nei confronti del benessere che il suo vicino o i vicini di tutto il mondo, ossia l'umanità intera, a turno, gode. Il naso all'insù per vedere il momento in cui cade la disgrazia dell'altro e le mani in tasca pronte a tirarle fuori per sfregarsele dalla gioia.

Inter, Milan, Napoli e Atalanta probabilmente, per porre tanta concentrazione sulle cose di casa Juventus, si sono un po’ distratte a gennaio, concedendo poca attenzione alle proprie stanze. Una leggera, leggerissima brezza non piacevole sui loro colli è cominciata a soffiare, e quell’etereo venticello potrebbe tramutarsi in un ciclone. La Juventus è ritornata; si era presa, sabbaticamente, da grande accademica quale è, un periodo di vacatio. Ora, le quattro sorelline, dopo il sontuoso mercato e le quadrature allegriane, hanno accantonato i discorsi sulla debolezza stagionale bianconera, disquisendo presuntuosamente sull’impossibilità di vittoria della Juventus. La presunzione può gonfiare un uomo, ma non lo farà mai volare, poetava il britannico John Ruskin, quindi pensassero alle loro grandi possibili vittorie, evitando di diventare palloni gonfiati. Stiamo lontani da chi tenta di frenare le ambizioni: le persone da poco lo fanno sempre, ma solo chi è veramente grande, chi vuole emozionarsi, ti fa sentire che anche tu puoi diventare come lui.

Se il calcio fosse una scienza così esatta, non esisterebbe. Invece Deo gratias è vivo e vegeto. Inutile fare i calcoli del salumiere. È chiaro che per vincere lo scudetto si dovrebbero combinare difficilissime, ma non impossibili, triple congiunzioni astrali.  La gente spesso definisce impossibili cose che semplicemente non ha mai visto. Bisogna volere l'impossibile, perché l'impossibile accada, diceva Eraclito, e questo potrebbe essere di diritto il secondo motto della Juventus, dopo quello intoccabile bonipertiano.

Nessuno può indicare all’altro la misura dell’asticella per la quale sognare. Fino a quando la matematica non darà ragione alla sconfitta in campionato, perché non pensare ad una emozionante sorpresa, che possa meravigliarci?

Il poeta Giovan Battista Marino, il più importante esponente del barocco italiano, cantava in un suo sonetto:

«È del poeta il fin la meraviglia

(parlo de l’eccellente e non del goffo):

chi non sa far stupir, vada alla striglia!»

Quindi no, niente naso rosso da clown per meravigliare, né ridicoli balzi da giullare: è necessario «l’eccellente», che sa accendere nel prossimo la luce della sorpresa. E chi non conosce stupore merita solo sgridate solenni, conclude senza scampo il poeta. La nostra “eccellenza” è lo scambio di emozioni tra la squadra e il tifoso, una sinergia che rende avvincente ogni tocco di palla; l’esplosività di Vlahović, il genio di Dybala, la generosità di Morata, l’imprevedibilità di Cuadrado, il corroborato centrocampo, la sempiterna linea Maginot, ed infine, ma non in ordine di importanza, la capacità unica di lettura tattica del mister a partita in corso.

Il campionato è cominciato (per noi) domenica scorsa contro il Verona, con qualche punto di penalizzazione a causa di “vecchie scorie sarriane e conseguenziale mala gestio”. Pazienza. Nulla osta a combattere, fare il proprio dovere sportivo, vincendo e arrivare con onore fino alla fine. Male che vada per il tricolore - e mi sia concesso dire che ogni tanto ci può stare, ma che non diventi abitudine! - non dimentichiamoci che negli altri due tornei, la Juventus parte alla pari, senza anomalie di classifica.

La tanto desiderata meraviglia potrebbe arrivare dalle avvincenti partite di coppa, illuminate dalle stelle notturne. La Juventus di oggi la paragono a quel fiore, il cui nome scientifico è Mirabilis, che fa tutto il contrario di ciò che ci si aspetta: se il girasole vive la luce, lei gira intorno alla luna; le corolle dei suoi fiori si schiudono al tramonto e sprigionano tutta la loro fragranza prima di chiudersi all’alba. È la “Bella di Notte”. I detrattori e gli invidiosi della Vecchia Signora avranno da ridire anche sulla botanica?

La sintesi migliore - di quanto ho cercato di comunicare al Lettore - è espressa da Gilbert Keith Chesterton, nel suo Tremendous Trifles: «Il mondo non languirà mai per mancanza di meraviglie, ma soltanto quando l’uomo cesserà di meravigliarsi».

La rinnovata Juventus dell’ “allegra” brigata dispenserà meraviglie e non cesserà mai di stupirci. La voglia di essere stupito è incommensurabile, spero lo sia altrettanto per Voi, sin da stasera contro l’Atalanta.