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Aghemo: "Juve condizionata dagli infortuni, la società non vuole alibi ma..."
Aghemo: "Juve condizionata dagli infortuni, la società non vuole alibi ma..."
La Juventus domani scenderà in campo contro il Lecce in piena emergenza infortuni, di questo ne ha parlato anche il giornalista Paolo Aghemo. "È un'emergenza continua, per cui probabilmente non si può neanche parlare di emergenza e di contingenza, perché è da inizio stagione che la Juventus si trascina queste problematiche. Lo ricordiamo, legate all'infortunio di Thuram da quest'estate, neanche un secondo in campo per lui; il problema di Yildiz; insomma, giocatori che rappresentano dei punti di riferimento tecnici; quello di Locatelli; Grabara che si è fatto il crociato; e gli ultimi di Conceição, in serie, nel giro di una settimana, con Nico Gonzalez e Celik. Allora, fare questi nomi uno dietro l'altro fa una certa impressione. Detto che è chiaro che la società non vuole alibi, non cerca giustificazioni e non ne ha mai fatto cenno in questo senso, perché è anche giusto dare responsabilità agli altri elementi della rosa, però noi che facciamo cronaca possiamo sottolineare che questo aspetto sicuramente ha inciso e sta incidendo".
De Grandis: "Spalletti è condizionato dagli infortuni..."
De Grandis: "Spalletti è condizionato dagli infortuni..."
La Juventus domani andrà a Lecce per giocare contro il Lecce. I bianconeri dovranno fare a meno di molti giocatori, Spalletti si trova di nuovo in emergenza infortuni. Di questo ne ha parlato anche Stefano De Grandis ai microfoni di Sky Sport. "Gli infortuni non permettono a Spalletti di lavorare? È condizionato. Capitano una volta a una squadra, una volta all'altra: a volte ci sono incidenti muscolari in serie e allora cominciano a parlare dei campi di allenamento. In realtà i giocatori non sono macchine: quando giocano spesso, possono farsi degli infortuni”.
La Vecchia Signora al bicarbonato. Dai salotti d'Europa al dopolavoro col Rennes: quando l'indigestione passa dagli avversari ai tifosi
La Vecchia Signora al bicarbonato. Dai salotti d'Europa al dopolavoro col Rennes: quando l'indigestione passa dagli avversari ai tifosi
Per affrontare il primo tempo della Juventus di questi tempi non servirebbe l’abbonamento allo stadio, ma una vecchia bottiglia di Fernet bevuto d’un fiato, di quello amaro che rimette in bolla i cristiani. Dopo la Caporetto casalinga contro la Lazio — una disfatta così tonda e priva d’appello da far sembrare quasi allegro il bollettino del generale Cadorna — ci si aspettava almeno un sussulto d’orgoglio contro il Rennes. Macché. Quarantacinque minuti di pura ipnosi regressiva, eseguita attraverso un palleggio laterale con lo slancio vitale di un impiegato del catasto alla vigilia della pensione, dentro un’architettura tattica in cui le pochissime idee presenti facevano di tutto per non incontrarsi mai. È il solito, rassicurante mal di mare che ormai funge da antipasto fisso all’Allianz. In campo si è vista la feroce intensità agonistica di una bocciofila di provincia nell’ora della controra, con i giocatori impegnati a passarsi il pallone come se fosse un parente serpente a Natale: l’importante era toglierselo di torno il prima possibile. Nessuno scatto, nessuna illuminazione, ma solo una tristezza perpendicolare alla porta avversaria che nemmeno una damigiana di Barbera riuscirebbe a mandare giù. Poi, puntuale come una cartella esattoriale, nella ripresa è scattata l’ora della disperazione. Smaltita la camomilla dell’intervallo, la Signora ha improvvisamente deciso di togliersi la pelliccia (ormai parecchio tarlata) per indossare la tuta da metalmeccanico. Palla lunga, spallate, nervi scoperti e mischioni furibondi gettati in area sperando in qualche rimpallo benevolo della provvidenza, più che in uno schema, per raddrizzare la baracca fino al 2-2. Un furore generoso ma disordinato, da saloon di periferia più che da salotto europeo, che i bretoni hanno assorbito senza nemmeno spettinarsi troppo, negandoci quel terzo gol che avrebbe almeno salvato la contabilità della serata. C’è però una legge non scritta del pallone che a Torino farebbero bene a ripassare in fretta: l’assalto all’arma bianca è l’eccezione dei naufraghi, non può diventare la regola di un grande club. Se ti riduci a chiudere ogni santa partita con la bava alla bocca, a rincorrere il risultato con l’acqua alla gola buttando all’aria la geometria per aggrapparti solo alla clava, allora non è sfortuna e non è nemmeno un episodio. Significa che qualcosa — o molto più che qualcosa — nel motore e nella testa si è rotto per davvero. Scriveva Ennio Flaiano che «la situazione è grave, ma non è seria»; ecco, la Juventus attuale prende tremendamente sul serio la propria confusione. Ma il guaio vero non è il pareggio col Rennes, che in epoche più felici avremmo liquidato come una fastidiosa formalità del mercoledì di coppa e non in questo purgatorio del giovedì sera. Il delitto perfetto che questa squadra sta compiendo è l’anestesia dei sentimenti: sta togliendo l’entusiasmo alla sua gente, che è la cosa più difficile da rimettere insieme quando va in frantumi. Cesare Pavese, nel Mestiere di vivere, annotava che «le cose si ottengono quando non si desiderano più». A furia di assistere a frazioni iniziali inguardabili e rimonte disperate che si fermano a metà del guado, il popolo bianconero rischia di raggiungere presto il nirvana dell’indifferenza: non s’arrabbia nemmeno più, fissa il vuoto, sospira e si chiede se valga ancora la pena rovinarsi il fegato per un calcio d’angolo battuto corto. Con questo bagaglio di spleen sabaudo in stiva, domenica si scende a Lecce. Il Salento è terra di vento, di barocco luminoso e di gente che il calcio lo vive ancora col sangue agli occhi. Al Via del Mare non stenderanno tappeti rossi per consolare gli aristocratici decaduti venuti dal Nord; lì bisognerà correre sul serio fin dal fischio d’inizio, perché regalare il solito tempo agli avversari significherebbe consegnarsi al martirio sportivo. Alla squadra non si chiede di trasformarsi d’incanto nel Brasile del ’70, ma almeno di onorare il prezzo del biglietto e restituire una scintilla a chi la guarda. Del resto, viene quasi da sorridere — di quel sorriso obliquo e un po’ grigio che assomiglia a certe nebbie sul Po, tipico di chi ha molto amato e ora si ritrova a contare i resti di un trasloco — se ci si ferma a riguardare le fotografie ingiallite sul comò. C’era una stagione della vita in cui a Torino sbarcavano i granatieri di Manchester o gli hidalgos di Madrid e sentivano i garretti farsi d’acqua già all’uscita degli spogliatoi, al cospetto di una squadra spietata nel portamento, capace di ricamare di fioretto prima di calare la mannaia. Adesso ci si ritrova a battere le mani, quasi con gratitudine, per un quarto d’ora scarso di confusa baruffa nel dopolavoro dell’Europa League contro gli onesti scolari bretoni, celebrando un punticino casalingo con l’enfasi eroica di chi ha appena trasvolato le Ande a cavallo di una bicicletta da fornaio. Gli ospiti se ne tornano in Francia con il bottino in tasca e il garbo di chi ringrazia per l’ospitalità; a noi tocca rassettare la tavola, preparare il baule per le Puglie e custodire il ricordo sbiadito di quando le proporzioni gastronomiche erano invertite. Allora, infatti, la Juventus procurava solenni indigestioni agli avversari; adesso preferisce procurarle ai propri paganti. Bisogna tuttavia riconoscere alla società un’ammirevole coerenza industriale: pur avendo smarrito la ricetta della grande cucina europea, lo stomaco rimane pur sempre il bersaglio prediletto della casa. Tanto che si pensa già, per le prossime gare interne, di sostituire la sciarpa d’ordinanza all’ingresso con un ben più pratico cucchiaino di bicarbonato: meno coreografico sugli spalti, certo, ma di una formidabile efficacia tattica verso la fine del primo tempo. Roberto De Frede
Lecce-Juventus, le quote dei marcatori: Woltemade e Kolo Muani favoriti, occhio a McKennie e Gatti
Lecce-Juventus, le quote dei marcatori: Woltemade e Kolo Muani favoriti, occhio a McKennie e Gatti
In vista della sfida tra Lecce e Juventus, in programma domenica alle 18:00, uno dei mercati da seguire è quello dei possibili marcatori. Le quote individuano due principali candidati al gol tra i bianconeri, ma non mancano alternative interessanti e possibili sorprese, anche tra i difensori. Attenzione, inoltre, a un centrocampista del Lecce che i tifosi juventini ricordano bene. Juventus, Woltemade e Kolo Muani i favoriti Il favorito: Nick Woltemade – quota intorno a 2,50. L'attaccante tedesco è tra i nomi più accreditati per trovare la rete. La sua presenza fisica può rivelarsi importante per attaccare l'area e mettere in difficoltà la difesa salentina. L'alternativa: Randal Kolo Muani – quota intorno a 2,50. Alla stessa quota di Woltemade, il francese rappresenta un'altra opzione offensiva da considerare. La sua capacità di muoversi negli spazi e attaccare la profondità può fare la differenza, soprattutto se la Juventus riuscirà a sviluppare la manovra con maggiore velocità. McKennie alternativa dal centrocampo, occhio a Gatti e Bremer L'alternativa a centrocampo: Weston McKennie – quota intorno a 4,50. L'americano può inserirsi senza palla e sfruttare gli spazi lasciati dalla difesa avversaria. Una soluzione interessante per chi cerca un possibile marcatore diverso dagli attaccanti. La sorpresa: Federico Gatti – quota intorno a 9,00. Se dovesse partire dall'inizio, il difensore potrebbe diventare un nome da seguire soprattutto sui calci piazzati. Con una quota più alta, può rappresentare una possibile sorpresa del mercato marcatori. Attenzione anche a Gleison Bremer – quota intorno a 9,00. Come Gatti, il brasiliano può sfruttare la propria presenza fisica sulle palle inattive. Un gol di un difensore resta un'eventualità meno probabile rispetto a quello di una punta, ma la quota è decisamente più alta. Lecce, Geubbels e Maleh da tenere d'occhio Il nome principale: Willem Geubbels – quota intorno a 5,00. L'attaccante del Lecce è uno dei giocatori da seguire tra le possibili soluzioni offensive dei salentini. La Juventus dovrà prestare attenzione ai suoi movimenti per evitare di concedergli occasioni in area. La possibile sorpresa: Youssef Maleh – quota intorno a 12,00. Il centrocampista è un nome che i tifosi bianconeri ricordano per la sfida di Coppa Italia di due stagioni fa contro l'Empoli, terminata 1-1 e poi decisa ai calci di rigore in favore dei toscani. Una quota elevata lo rende una possibilità meno attesa, ma da non dimenticare. Le quote indicate sono indicative e possono cambiare prima del calcio d'inizio. I nomi proposti rappresentano possibili marcatori e non costituiscono una previsione certa sull'esito della partita.
Serie A: la Lazio supera anche il Parma e vola da sola in testa alla classifica
Serie A: la Lazio supera anche il Parma e vola da sola in testa alla classifica
La Lazio non si ferma più. Nel posticipo del sabato sera dell'ottava giornata di Serie A, i biancocelesti superano il Parma per 2-1 e conquistano tre punti pesantissimi, volando momentaneamente da soli in vetta alla classifica in attesa della partita dell'Inter. Dopo il successo per 3-0 sul campo del Torino, la squadra di Gennaro Gattuso conferma il proprio momento positivo anche all'Olimpico. La gara si sblocca al 51' con Taylor, mentre al 58' arriva il raddoppio grazie all'autogol di Diego Carlos. Il Parma prova a reagire, ma fatica a trovare spazi e riesce ad accorciare le distanze soltanto al 90'+5 con Lontani, quando ormai resta pochissimo tempo per cercare il pareggio. Con questa vittoria la Lazio sale a 22 punti e si prende momentaneamente il primo posto, in attesa dell'impegno dell'Inter. Il Parma resta invece fermo a 4 punti e incassa un'altra sconfitta, nonostante il gol arrivato allo scadere.
Juve, al Via del Mare attenzione a Maleh: c'è un precedente che fa ancora male
Juve, al Via del Mare attenzione a Maleh: c'è un precedente che fa ancora male
In vista della trasferta di Lecce, la Juventus dovrà prestare attenzione anche a Youssef Maleh, centrocampista dei salentini che ha già lasciato il segno contro i bianconeri in una serata difficile da dimenticare per i tifosi juventini. Il suo nome è legato a una delle eliminazioni più amare della squadra nella stagione 2024-2025, quando la formazione allora allenata da Thiago Motta venne estromessa dalla Coppa Italia per mano dell'Empoli. Maleh non è soltanto un giocatore chiamato a garantire equilibrio e dinamismo in mezzo al campo: in quella partita dimostrò di poter essere decisivo anche in fase offensiva, sfruttando un'occasione nata da un errore della Juventus. Un precedente che torna d'attualità alla vigilia di una sfida nella quale i bianconeri non possono permettersi altre distrazioni. Quel gol all'Allianz Stadium che costò caro alla Juventus Il riferimento è alla partita del 26 febbraio 2025, valida per i quarti di finale di Coppa Italia. La Juventus partiva con l'obiettivo di conquistare la qualificazione, ma fu l'Empoli a sbloccare il risultato al 24' proprio con Maleh. Il centrocampista approfittò di un pallone perso dai bianconeri durante la costruzione dell'azione e trovò lo spazio per calciare dalla distanza, battendo Perin. La rete mise in salita la serata della squadra di Thiago Motta, costretta a inseguire davanti al proprio pubblico. Nella ripresa Khephren Thuram riuscì a ristabilire la parità, ma la Juventus non trovò il gol necessario per chiudere la partita nei tempi regolamentari. La qualificazione si decise così ai calci di rigore. Dal dischetto furono gli errori di Dusan Vlahovic e Kenan Yildiz a condannare i bianconeri, che vennero eliminati dalla competizione. Per l'Empoli fu una vittoria prestigiosa, mentre per la Juventus arrivò una delusione pesante. E tra i protagonisti della serata ci fu proprio Maleh, autore del gol che aveva indirizzato la partita. Maleh, un centrocampista capace di inserirsi e calciare dalla distanza Le caratteristiche di Maleh sono quelle di un centrocampista che partecipa al lavoro della squadra, contribuendo alla gestione del pallone e agli equilibri in mezzo al campo. L'episodio contro la Juventus ha però evidenziato anche la sua capacità di sfruttare gli spazi e cercare la conclusione quando se ne presenta l'opportunità. Per questo motivo, i bianconeri dovranno prestare attenzione non soltanto agli attaccanti del Lecce, ma anche ai giocatori che arrivano dalle retrovie e possono rendersi pericolosi al limite dell'area. Lasciare troppo tempo e spazio a un centrocampista per preparare il tiro può trasformarsi in un rischio concreto, soprattutto se la squadra concede palloni persi in zone delicate del campo. Il Lecce arriva alla sfida dopo il convincente 3-0 conquistato in trasferta contro l'Udinese, un risultato che ha dato fiducia alla formazione salentina. La Juventus, invece, è chiamata a reagire dopo la sconfitta per 3-0 contro la Lazio in campionato e il pareggio per 2-2 contro il Rennes in Europa League. La Juventus deve evitare gli errori del passato Il precedente di Coppa Italia non significa che Maleh sia destinato a ripetersi, ma ricorda alla Juventus quanto possano pesare le disattenzioni nella gestione del pallone. Contro il Lecce sarà fondamentale mantenere la concentrazione, proteggere le zone centrali del campo e impedire agli avversari di approfittare di eventuali errori in fase di costruzione. La squadra di Spalletti ha bisogno di ritrovare solidità e continuità, evitando di complicarsi la partita con situazioni che potrebbero essere gestite meglio. Anche il controllo dei centrocampisti avversari sarà importante, soprattutto quando il Lecce riuscirà a recuperare palla e a ripartire. Maleh ritroverà una Juventus contro cui ha già vissuto una serata da protagonista. I bianconeri conoscono bene il precedente e dovranno fare tesoro di quella lezione: concedere spazio e tempo agli avversari può costare caro, anche quando il pericolo arriva da un centrocampista e non soltanto dagli uomini più avanzati.
Lecce-Juventus, l'analisi degli avversari: Di Francesco punta sull'aggressività, Spalletti è in emergenza
Lecce-Juventus, l'analisi degli avversari: Di Francesco punta sull'aggressività, Spalletti è in emergenza
La Juventus è chiamata a reagire. Dopo il pesante 3-0 incassato in campionato contro la Lazio e il pareggio per 2-2 in Europa League contro il Rennes, i bianconeri fanno visita al Lecce con la necessità di ritrovare una vittoria che possa restituire fiducia a una squadra ancora alla ricerca di continuità. La trasferta del Via del Mare, però, nasconde diverse insidie: i salentini arrivano dal convincente 3-0 conquistato sul campo dell'Udinese e hanno dimostrato di poter mettere in difficoltà avversari più attrezzati. La partita si giocherà domenica alle 18:00 e rappresenta un passaggio importante per Luciano Spalletti. La Juventus non può permettersi un altro passo falso, ma dovrà affrontare la gara con una rosa condizionata da numerose assenze e contro una squadra che, pur avendo come riferimento il 4-3-3, ha imparato a interpretare le partite anche con pragmatismo e attenzione difensiva. Il Lecce arriva dalla convincente vittoria di Udine Il 3-0 rifilato all'Udinese nell'ultimo turno ha dato una spinta importante alla squadra di Eusebio Di Francesco. I salentini hanno sbloccato il risultato all'11' con Kialonda Gaspar, bravo a sfruttare di testa un calcio d'angolo battuto da Gallo. Al 33' è arrivato il raddoppio di N'Dri, ancora sugli sviluppi di una situazione nata da palla inattiva. Nel finale, dopo altre occasioni e un palo colpito da Paco Esteban, Siebert ha chiuso la partita in contropiede all'86'. Il risultato non è stato soltanto una vittoria larga, ma il frutto di una prestazione nella quale il Lecce ha saputo alternare aggressività, organizzazione e capacità di sfruttare gli spazi. L'Udinese ha tenuto maggiormente il pallone, ma ha faticato a creare pericoli concreti, mentre i giallorossi hanno prodotto numerose occasioni e avrebbero potuto segnare anche più di tre gol. È un aspetto da non sottovalutare in vista della Juventus. Il Lecce non ha bisogno di dominare il possesso per diventare pericoloso: può aspettare il momento giusto, attaccare con velocità e sfruttare le situazioni da fermo. Per i bianconeri sarà fondamentale mantenere attenzione sulle palle inattive e non concedere ripartenze, soprattutto se la necessità di vincere dovesse spingerli ad alzare troppo il baricentro. Di Francesco e il 4-3-3: una squadra che non rinuncia a giocare Il modulo di riferimento del Lecce è il 4-3-3, sistema che permette a Di Francesco di avere ampiezza con gli esterni offensivi e densità nella zona centrale grazie al lavoro dei tre centrocampisti. L'idea è quella di cercare una squadra aggressiva, capace di attaccare gli spazi e di portare più uomini nella metà campo avversaria quando si presenta l'occasione. La vittoria di Udine ha confermato la capacità dei salentini di attaccare con convinzione. I due gol iniziali sono arrivati da calcio d'angolo, mentre nella ripresa la squadra ha continuato a trovare occasioni e ha chiuso la partita con una ripartenza. Non è quindi soltanto una formazione che prova a difendersi e ripartire: quando individua le debolezze dell'avversario, sa anche prendere l'iniziativa e cercare il gol con continuità. Allo stesso tempo, Di Francesco ha mostrato di saper essere pragmatico. La priorità non è mantenere sempre il possesso, ma trovare il modo più efficace per portare a casa il risultato. Dopo la vittoria di Udine, il tecnico ha sottolineato proprio l'importanza della porta inviolata e dell'atteggiamento collettivo. Un'indicazione che lascia pensare a un Lecce pronto ad adattare il proprio comportamento alla partita, senza necessariamente concedere spazi alla Juventus. La Juventus dovrà avere pazienza e non perdere equilibrio Per Spalletti la difficoltà sarà trovare il giusto equilibrio tra la necessità di vincere e il rischio di esporsi alle ripartenze. La Juventus arriva da due prestazioni che hanno lasciato dubbi: contro la Lazio la squadra ha faticato a reagire allo svantaggio, mentre contro il Rennes ha mostrato segnali di ripresa senza riuscire a controllare pienamente la partita. Il Lecce potrebbe provare a sfruttare proprio queste incertezze. Se i bianconeri attaccheranno in maniera disordinata, lasciando troppo spazio alle proprie spalle, i salentini avranno la possibilità di ripartire e mettere in difficoltà una difesa che nelle ultime uscite non ha offerto garanzie. Al contrario, una Juventus più compatta, capace di muovere rapidamente il pallone e di occupare bene gli spazi, potrebbe costringere gli avversari ad abbassarsi e a difendere per lunghi tratti. Sarà importante anche la gestione delle corsie esterne. Il 4-3-3 del Lecce può creare situazioni di uno contro uno e portare gli esterni ad attaccare la profondità, mentre i terzini possono accompagnare l'azione. La Juventus dovrà evitare di lasciare i propri difensori isolati e garantire coperture tempestive da parte dei centrocampisti. Emergenza Juventus: otto assenze e nuove difficoltà per Spalletti Il problema più evidente per i bianconeri riguarda però le numerose indisponibilità. Alle assenze di lunga durata di Kenan Yildiz, Manuel Locatelli e Khephren Thuram si aggiungono Francisco Conceição, Nico González e Çelik, entrambi fermatisi dopo la partita contro il Rennes. Sono indisponibili anche il portiere Kamil Grabara e Jeff Ekhator. Gli esami hanno evidenziato per Çelik una lesione di basso grado al bicipite femorale sinistro e per Nico González una lesione di basso grado al soleo destro. Entrambi dovrebbero tornare a disposizione dopo la sosta per le nazionali di novembre. L'eventuale problema fisico accusato da Sarr durante la gara europea rappresenta un ulteriore elemento da monitorare in vista delle scelte di Spalletti. Un'emergenza che condiziona soprattutto le soluzioni sulle fasce e le possibilità di cambiare volto alla squadra durante la partita. Spalletti dovrà gestire le energie dei giocatori disponibili e individuare una formazione capace di garantire equilibrio, evitando che le assenze diventino un alibi per una prestazione al di sotto delle aspettative. Una trasferta da non sottovalutare La Juventus parte con l'obbligo di cercare i tre punti, ma il Lecce ha dimostrato contro l'Udinese di poter essere una squadra difficile da affrontare quando riesce a esprimere intensità e organizzazione. I salentini hanno ritrovato fiducia e possono contare su un sistema di gioco riconoscibile, oltre alla capacità di adattarsi alle caratteristiche dell'avversario. Per i bianconeri sarà fondamentale non farsi condizionare dalla pressione del risultato. Serviranno una manovra più fluida, maggiore precisione negli ultimi metri e soprattutto una gestione attenta delle transizioni difensive. La qualità della rosa resta superiore, ma in questo momento la Juventus deve dimostrarlo sul campo, senza affidarsi soltanto al valore dei singoli. La trasferta del Via del Mare rappresenta quindi un banco di prova importante per Spalletti. Dopo il ko con la Lazio e il pareggio europeo, non basta più mostrare qualche segnale positivo: occorre ritrovare continuità e portare a casa il risultato. Il Lecce non farà sconti e proverà a sfruttare ogni incertezza. Per la Juventus, la risposta dovrà arrivare dal campo.
24 ottobre 1982, Juventus-Roma 2-1: Platini e Scirea ribaltano i giallorossi
24 ottobre 1982, Juventus-Roma 2-1: Platini e Scirea ribaltano i giallorossi
Accadde oggi, 24 ottobre 1982. La Juventus supera la Roma per 2-1 allo Stadio Comunale di Torino, al termine di una partita che racconta una delle rivalità più affascinanti del calcio italiano. I giallorossi passano in vantaggio dopo appena cinque minuti, ma la squadra di Giovanni Trapattoni reagisce nella ripresa e ribalta il risultato con le firme di Michel Platini e Gaetano Scirea. Una vittoria importante, anche se alla fine di quella stagione sarà proprio la Roma a conquistare lo Scudetto. Juve-Roma, una sfida che valeva il campionato Negli anni Ottanta Juventus e Roma erano protagoniste di un duello che andava ben oltre i novanta minuti. Da una parte la Signora, abituata a lottare per il titolo e guidata da Trapattoni; dall'altra una Roma ambiziosa, allenata da Nils Liedholm e costruita attorno a campioni come Paulo Roberto Falcão, Bruno Conti, Roberto Pruzzo e Agostino Di Bartolomei. La stagione 1982-1983 avrebbe consegnato alla squadra capitolina il secondo Scudetto della propria storia, ma in quella domenica di ottobre la Juventus aveva un obiettivo preciso: fermare una diretta concorrente e confermare la propria forza davanti al pubblico di Torino. In campo c'erano tanti protagonisti del calcio italiano e internazionale, da Dino Zoff a Marco Tardelli, da Paolo Rossi a Zbigniew Boniek, fino al fuoriclasse francese arrivato da poco a Torino, Michel Platini. Chierico sorprende la Juventus La partita comincia nel modo peggiore per i bianconeri. Al 5', infatti, è Odoacre Chierico a portare in vantaggio la Roma, gelando il Comunale. I giallorossi dimostrano subito di poter mettere in difficoltà la squadra di Trapattoni, che deve inseguire e trovare una risposta contro una formazione organizzata e ricca di qualità. La Juventus non si disunisce e continua a cercare il pareggio. La presenza di Platini, Boniek e Paolo Rossi offre ai padroni di casa diverse soluzioni offensive, mentre in mezzo al campo Tardelli e Furino garantiscono esperienza e sostanza. Il primo tempo si chiude però con la Roma avanti: per ribaltare il risultato servirà una ripresa di grande carattere. Platini e Scirea completano la rimonta La reazione bianconera arriva immediatamente dopo l'intervallo. Al 49', Michel Platini trova la rete del pareggio e riporta la Juventus in partita. È una marcatura pesante, perché cambia l'inerzia della sfida e restituisce fiducia alla squadra di Trapattoni. Passano pochi minuti e il Comunale può esultare ancora. Al 56', è Gaetano Scirea a firmare il gol del definitivo 2-1, completando la rimonta juventina. Il capitano bianconero, simbolo di eleganza e intelligenza calcistica, si prende così la scena con una rete decisiva in una partita dal peso specifico notevole. La Roma prova a reagire, ma la Juventus riesce a difendere il vantaggio fino al fischio finale. I tre punti restano a Torino: una vittoria di carattere, costruita grazie alla qualità dei suoi campioni e alla capacità di non arrendersi dopo lo svantaggio iniziale. La Juventus vince gli scontri diretti, ma lo Scudetto va alla Roma Il bello di quella stagione è che la rivalità non si esaurisce in questa partita. Juventus e Roma si affrontano ancora al ritorno, il 6 marzo 1983, e anche in quell'occasione sono i bianconeri a imporsi, vincendo per 2-1 all'Olimpico. Nonostante le due sconfitte negli scontri diretti, però, la Roma riesce a mantenere un rendimento complessivo superiore e conquista il campionato con 43 punti, contro i 39 della Juventus. È uno dei paradossi più curiosi di quel duello: la Signora batte due volte la futura campione d'Italia, ma non riesce a impedirle di arrivare fino in fondo. La squadra di Liedholm costruisce il proprio trionfo sulla continuità e sulla forza di un gruppo che entra nella storia del club giallorosso. Una rivalità che ha attraversato le generazioni Juventus-Roma del 24 ottobre 1982 resta una fotografia di un calcio in cui le grandi sfide di vertice potevano decidere una stagione e alimentare rivalità destinate a durare nel tempo. Negli anni successivi le due squadre avrebbero continuato a contendersi obiettivi importanti, con protagonisti sempre diversi e partite rimaste nella memoria dei tifosi. Quella domenica fu la Juventus a festeggiare, con Platini e Scirea decisivi nella rimonta. Ma il verdetto finale del campionato raccontò un'altra storia: lo Scudetto finì nella capitale, mentre i bianconeri dovettero accontentarsi del secondo posto. Una vittoria dal sapore speciale, dunque, ma anche il ricordo di quanto fosse serrata la lotta tra Juventus e Roma negli anni Ottanta.
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