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Investimenti record senza risultati: la Juve ha speso più di Milan e Fiorentina
Gli importanti investimenti effettuati dalla Juventus nell'ultima sessione di calciomercato non hanno finora prodotto i risultati sperati. Considerando anche le operazioni di riscatto legate alla stagione precedente, il club bianconero ha impegnato complessivamente 168,3 milioni di euro, una cifra superiore a quella sostenuta dalle altre grandi squadre attualmente alle prese con difficoltà di rendimento.
Il dato assume ancora più rilevanza se confrontato con gli investimenti delle altre formazioni in difficoltà. La Fiorentina, profondamente rinnovata attraverso il lavoro di Fabio Paratici, ha destinato al mercato 149,2 milioni di euro, mentre il Milan ha raggiunto quota 166,6 milioni. Proprio i rossoneri, nonostante una spesa leggermente inferiore rispetto a quella juventina, occupano la posizione migliore in classifica tra le tre società considerate. Inevitabile che in un momento come quello attuale, tutti finiscano sul banco degli imputati, società compresa.
Pensavamo di aver visto tutto della Juve, invece la vergogna è illimitata
Se prendessimo gli editoriali delle ultime stagioni, non sarebbero molto diversi e per questa Juve si sprecherebbero gli aggettivi, anzi i dispregiativi. Mixati con i sostantivi. vergogna uno su tutti. Cui aggiungere disastrosa, impotente, inguardabile, irriconoscibile. Quest'ultimo regala lo spunto per dire che la Vecchia Signora non c'è più da diverso tempo. Quella targata Spalletti è solo l'ennesima stagione del nulla cosmico, di una cosa in piena contraddizione rispetto alla storia di questo club. Questa parvenza di squadra non può andare da nessuna parte, ormai è dentro il tunnel dell'anonimato. Ad ottobre già fuori dai giochi, ormai lo scudetto resta un lontano ricordo del 2020. Soprattutto la Juve è già a -11 dalla vetta di Inter e Lazio, sei i punti di ritardo dalla zona Champions, solo 8 totalizzati nelle ultime sette giornate. Per partecipare alla Coppa dalle grandi orecchie, ci sarebbe una via diretta: conquistare l'Europa League. Utopistico per una squadra come questa, priva di identità, di anima e senza una leadership, tanto tecnica quanto emotiva.
Un nuovo allenatore non è detto riuscirebbe a cambiare il trend, ma una cosa è certa: Spalletti ormai ha perso il timone della Juve. Il ritiro imposto dalla società fino a domenica ha il sapore dell'ultimatum. Capisco i discorsi della società legati alla questione economica, continuare con Lucio però non ha senso. Lo ha fatto capire lui stesso con le dichiarazioni nell'immediato post Genoa, in realtà da qualche tempo pare in uno stato confusionale. Dovrebbe fare un passo indietro, ma chi rinuncerebbe a 5 milioni netti l'anno, più bonus? John Elkann immagino si stia facendo un esame di coscienza rispetto alle scelte delle ultime stagioni e ai tanti soldi versati nel corso degli anni per ricapitalizzare. Siamo arrivati ad un punto in cui la mediocrità è di casa nella Juve. Detto dell'allenatore, anche la squadra è imputata in questo processo a tinte bianconere. I calciatori sembrano personaggi in cerca d'autore, finiti in un pianeta sconosciuto, come fossero degli abusivi. Senza un minimo di grinta, dignità, amore per la maglia, ma anche per se stessi. L'impressione non ci sia un limite alla vergogna. No, questa roba non ha nulla a che fare con la Juve. Come il ritiro fino alla gara contro il Napoli, imposto da Carnevali. Un brutto segnale, forse quello definitivo.
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Rassegna Stramba
Marcolin: "Passo indietro della Juve rispetto a Lecce"
L'ex centrocampista Dario Marcolin ha parlato del momento della Juventus e della prossima sfida con il Napoli ai microfoni di DAZN, alla luce del ko rimediato dai bianconeri a Marassi, che li ha spediti ad undici lunghezze dalla vetta della classifica, appaiati proprio agli azzurri: "Non ho visto la gara di Genova della Juve ma da quel che posso capire è mancato un po' di nervo, che invece si era visto nella partita con il Lecce - spiega - Il Napoli, dall'altra parte, arriva in crescita e sono dieci giorni che ha ritrovato i gol di McTominay, di Hojlund oltre a quello di Politano. Una squadra motivata con nuovi stimoli che ha iniziato a segnare di più tenendo la linea difensiva più compatta".
Mastroianni: "In campo manca comunicazione tra i giocatori"
Il telecronista di DAZN Dario Mastroianni ha detto la sua sull'avvio di stagione negativo della Juventus, che contro il Genoa ha rimediato la terza sconfitta nelle prime nove partite di campionato: "Le responsabilità vanno suddivise in modo equo a tutte le parti - spiega - Immagini come quelle che scorrono in questo post partita le abbiamo già viste e commentate all'interno di questa stagione, e questo è indubbiamente un problema. Si capisce la pesantezza del momento dentro la partita, quel secondo tempo di Lecce è andato avanti anche con il Genoa. Se replichi gli errori confermi ancora di più le difficoltà. Oltre ad una sbagliata lettura della partita, in campo manca quel parlarsi tra i giocatori per capire il momento e provare ad uscirne".
PodcastTutti in ritiro: Spalletti in bilico, Cambiaso simbolo della Juve sparita
Alla fine la società è intervenuta in modo deciso: la Juve in ritiro fino alla sfida contro il Napoli. Questo l'esito del confronto tra Carnevali e la squadra, con l'ok anche di Spalletti. L'ad ha richiamato tutti alle proprie responsabilità. Il match contro gli uomini di Allegri sarà probabilmente decisivo per le sorti del tecnico bianconero: in caso di ulteriore tracollo, non si aspetterà nemmeno la sosta per le nazionali. Non avrebbe senso. Lucio ormai da qualche settimana ha perso la guida della truppa, imprigionato nella sua confusione e scarsa lucidità. Visibile in campo, confermata anche dalle dichiarazioni sempre meno comprensibili. Una cosa chiara e grave però l'ha detta nel post Genoa: "Inaccettabile la poca voglia di lottare. Non so se io riesca a dare ciò che serve”. La risposta è NO. E lui ne è consapevole. La società ne ha preso atto e probabilmente vuole dare all'allenatore l'ultima possibilità per salvare la panchina con il ritiro, inusuale dalla parti della Continassa. Attenzione, guai a pensare che un altro tecnico, chiunque esso sia, riuscirebbe sicuramente a risollevare una situazione oggettivamente complicata.
Detto dell'allenatore, ci sono troppi giocatori non all'altezza della Juve. Se dovessi rappresentarla con un calciatore come simbolo, nell'ipotetica copertina di una rivista metterei la faccia di Cambiaso. Con l'ormai consueta espressione tra disorientato e impaurito. Un calciatore senza grinta, logica tattica, totalmente disconnesso dal conteso della partita e in generale del mondo bianconero. Questo status permane da un paio di stagioni, almeno da quando sfiorò il passaggio al Manchester City, allora allenato da Guardiola. Ovviamente le stesse considerazioni valgono per tutto il resto della truppa, seppure con percentuali di colpevolezza diverse. Fermo restando le prestazioni imbarazzanti, con conseguenti risultati negativi, Cambiaso e compagni stanno mancando di rispetto verso la maglia, la storia della Juve e verso i milioni di tifosi bianconeri presenti in tutto il mondo. Questo è inaccettabile.
FIGC, AIC e AIAC ufficialmente con Galliani, la Juventus in bilico
Assocalciatori e Assoallenatori hanno ufficializzato il loro sostegno alla candidatura di Adriano Galliani alla presidenza FIGC, in vista delle elezioni del 14 dicembre. Nella nota congiunta, le due associazioni parlano di un’opportunità importante per storia, esperienza e risultati ottenuti dal dirigente. Galliani, ex amministratore delegato di Milan e Monza, si presenta con una visione di riforme che AIC e AIAC sperano sia condivisa da tutte le componenti del sistema.
Il peso dei due schieramenti è rilevante. L’AIC di Umberto Calcagno, infatti, vale il 20% dei voti, l’AIAC di Renzo Ulivieri il 10%. Insieme portano in dote il 30% dell’assemblea elettiva. In linea generale, la certificazione della candidatura spacca il fronte. Dall’altra parte, infatti, c’è Giovanni Malagò, che ha raccolto le undici firme necessarie tra i club di Serie A per ufficializzare la propria corsa. Calciatori e allenatori hanno scelto di non seguire la maggioranza della massima serie.
Galliani o Malagò in FIGC? Club di Serie A divisi
Tra i club, intanto, c’è chi non ha sciolto le riserve. La Juventus resta in una posizione ambigua: già in passato era apparsa immobile prima di accodarsi alla cordata per Malagò, ma ora il suo peso nella partita elettorale è tutto da decifrare. I bianconeri non si sono schierati apertamente né con Inter, Milan e gli altri che supportano Galliani, né con Napoli, Roma e compagnia, che rimangono con Malagò, e il loro orientamento potrebbe rivelarsi decisivo in un equilibrio che si preannuncia sottile.
Le candidature vanno presentate entro il 4 novembre, il tempo per trattative e ripensamenti è quindi poco. La Juventus, come altri club ancora incerti, dovrà sciogliere il nodo prima di un voto che si annuncia a questo punto combattuto e non più scontato come sembrava fino a qualche settimana fa.
Juve, il mistero Kalulu: cosa c'è dietro l'involuzione del difensore?
Ci sono giocatori che, anche nelle stagioni più complicate, riescono a rappresentare un punto fermo. Alla Juventus, negli ultimi due anni, Pierre Kalulu era diventato uno di questi. Un difensore affidabile, continuo, capace di adattarsi alle esigenze degli allenatori e di garantire un rendimento spesso superiore a quello dei compagni di reparto. Oggi, però, qualcosa sembra essersi inceppato. L'inizio della stagione 2026-27 sta restituendo un giocatore lontano dagli standard ai quali aveva abituato il pubblico bianconero.
La sconfitta contro il Genoa ha reso ancora più evidente questa involuzione. Non si tratta soltanto di una partita sbagliata, perché gli errori commessi a Marassi sembrano inserirsi in un quadro più ampio: meno incisività con il pallone tra i piedi, minore sicurezza nelle letture e una fragilità difensiva che, nelle precedenti stagioni in bianconero, non rappresentava una caratteristica del suo gioco. La domanda, allora, è inevitabile: che fine ha fatto il Kalulu che sembrava una delle poche certezze della Juventus?
Kalulu, da uomo affidabile a protagonista di un'involuzione inattesa
Per capire la portata del cambiamento bisogna tornare alle prime due stagioni in bianconero. Arrivato dal Milan nell'estate del 2024, inizialmente in prestito, Kalulu ha saputo conquistarsi rapidamente spazio e fiducia. Nella stagione 2024-25 ha collezionato 29 presenze in Serie A, diventando una presenza importante per la squadra nonostante i cambiamenti e le difficoltà attraversate dal gruppo.
Il rendimento è stato confermato anche nell'annata successiva. Nel campionato 2025-26 il francese ha giocato tutte le 37 partite di Serie A da titolare, mettendo a referto due gol e quattro assist. Non erano soltanto i numeri a renderlo prezioso: Kalulu garantiva continuità, disponibilità, capacità di coprire più zone della difesa e un contributo importante anche nella costruzione del gioco.
La sua affidabilità aveva resistito a contesti tecnici differenti e a tre allenatori come Thiago Motta, Igor Tudor e Luciano Spalletti. Al netto delle difficoltà collettive della Juventus, il difensore francese era riuscito a mantenere un livello generalmente alto, diventando uno dei giocatori sui quali era più facile fare affidamento. Non sempre il migliore in assoluto, ma spesso tra i più convincenti.
Proprio per questo il calo attuale sorprende. Quando un giocatore abituato a garantire determinate prestazioni attraversa un periodo negativo, la prima spiegazione può essere una semplice flessione di forma. Quando, invece, gli errori si ripetono e coinvolgono aspetti diversi del suo gioco, diventa necessario interrogarsi su qualcosa di più profondo.
Il nuovo Kalulu: meno brillante in possesso e più vulnerabile in difesa
Uno degli aspetti che avevano contraddistinto Kalulu nelle prime due stagioni alla Juventus era la capacità di accompagnare l'azione, sostenere la manovra e offrire soluzioni sulla corsia destra. La sua velocità gli permetteva di coprire le distanze, mentre la qualità tecnica gli consentiva di partecipare alla costruzione senza limitarsi al compitino. Era un difensore moderno, utile sia quando la squadra doveva difendersi sia quando cercava di risalire il campo.
In questo avvio di stagione, invece, quel contributo appare meno evidente. Kalulu sembra avere perso parte della brillantezza e della sicurezza che gli permettevano di giocare con naturalezza. Le iniziative sono meno incisive, le scelte meno pulite e la sensazione è quella di un giocatore che non riesce più a fare la differenza con la stessa continuità.
Il problema più preoccupante, tuttavia, riguarda la fase difensiva. Contro il Genoa sono emerse disattenzioni e incertezze difficili da associare al giocatore visto negli ultimi due campionati. Nell'azione che porta al raddoppio rossoblù, Kalulu non riesce a gestire una situazione che richiedeva maggiore lucidità, finendo per perdere il pallone e contribuendo a spalancare la strada alla conclusione avversaria. Nel finale del primo tempo, inoltre, spreca una buona occasione per riaprire la partita.
Non è corretto attribuire al singolo tutte le responsabilità di una sconfitta maturata all'interno di una prestazione collettiva insufficiente. La Juventus di Marassi ha mostrato problemi in ogni reparto. Ma proprio perché Kalulu era stato uno dei giocatori più continui della squadra, la sua serata negativa assume un significato particolare: non sta venendo meno soltanto un rendimento individuale, ma anche una delle certezze sulle quali la Juventus aveva costruito il proprio equilibrio.
La mancata convocazione al Mondiale può aver lasciato il segno?
C'è poi un elemento che merita una riflessione, pur senza trasformarlo in una certezza: la mancata convocazione per il Mondiale 2026. Per un calciatore che aveva disputato due stagioni di alto livello con la Juventus, l'esclusione dalla competizione più importante per una nazionale può rappresentare una delusione significativa. Kalulu aveva dimostrato di poter essere un elemento affidabile in un club di primo piano, ma non è riuscito a trovare spazio nella selezione francese per la rassegna iridata.
È possibile che quella mancata chiamata abbia avuto un peso sul piano mentale? È una domanda legittima, soprattutto considerando il contrasto tra il giocatore visto nella parte finale della scorsa stagione e quello che sta affrontando questo nuovo campionato. Tuttavia, non ci sono elementi sufficienti per affermare che la delusione internazionale sia la causa del calo. Il rendimento di un calciatore dipende da molte variabili: condizione fisica, fiducia, contesto tattico, serenità personale e dinamiche della squadra.
C'è anche un dettaglio che rende il quadro più interessante. Con l'arrivo di Zinédine Zidane sulla panchina della Francia, Kalulu è tornato a essere preso in considerazione dalla nazionale nel nuovo ciclo. La porta della selezione, dunque, non sembra chiusa. E questo dimostra quanto sia importante non confondere la mancata partecipazione al Mondiale con una bocciatura definitiva del suo valore.
Resta però una coincidenza temporale che invita a riflettere. Dopo due stagioni in cui aveva consolidato la propria posizione alla Juventus, il francese sembra aver perso parte delle sicurezze che lo avevano accompagnato. Non sappiamo se esista un legame diretto con la delusione mondiale, ma è legittimo chiedersi se qualcosa sia cambiato nella sua testa, nella sua condizione o nel modo in cui sta vivendo questa nuova stagione.
Non basta parlare di un momento negativo
Il rischio, davanti a prestazioni come quella contro il Genoa, è limitarsi a definire Kalulu un giocatore in crisi e aspettare che torni tutto alla normalità. Sarebbe una lettura troppo semplicistica. Il francese ha dimostrato nelle ultime due stagioni di possedere qualità e affidabilità, ma proprio per questo deve ritrovare rapidamente il proprio livello.
La Juventus ha bisogno del difensore capace di leggere in anticipo le situazioni, vincere i duelli, accompagnare l'azione e garantire sicurezza ai compagni. Non di un giocatore che si limita a svolgere il compito senza incidere, né tantomeno di un elemento che commette errori banali in situazioni gestibili. Il problema non è pretendere che Kalulu sia sempre perfetto: è capire perché, oggi, sembri così distante dal rendimento che aveva reso quasi scontata la sua presenza tra i migliori della squadra.
Naturalmente, la crisi non riguarda soltanto lui. La sconfitta di Genova ha evidenziato una Juventus fragile, poco intensa e incapace di reagire con convinzione alle difficoltà. In un contesto simile, anche i singoli rischiano di perdere riferimenti e sicurezza. Ma il rendimento collettivo non può diventare una giustificazione automatica per ogni errore individuale. Kalulu deve ritrovare la capacità di leggere le situazioni e di assumersi le proprie responsabilità, proprio come il resto della squadra.
La Juventus aspetta il ritorno del vero Kalulu
La stagione è ancora lunga e sarebbe prematuro emettere sentenze definitive. Due annate positive non possono essere cancellate da poche settimane difficili, così come una storia recente di affidabilità non garantisce che il rendimento torni automaticamente quello di prima. La vera questione è capire se questa flessione sia soltanto una parentesi oppure il segnale di un problema che richiede un intervento più profondo.
Il prossimo passo dovrà arrivare dal campo. Serviranno maggiore attenzione, più convinzione nei contrasti, lucidità nelle scelte e quella personalità che aveva permesso al francese di diventare uno dei punti di riferimento della Juventus. Non è necessario che torni subito a essere il migliore della squadra: è necessario che torni a essere riconoscibile.
Il Kalulu delle prime due stagioni in bianconero non è scomparso per sempre, ma oggi sembra lontano. La mancata convocazione al Mondiale può essere una chiave di lettura, non una spiegazione dimostrata. La certezza, invece, è che la Juventus non può permettersi di perdere anche una delle sue precedenti garanzie. Perché se il calo del francese dovesse diventare strutturale, il problema non sarebbe più soltanto una serie di prestazioni negative: sarebbe un'altra certezza smarrita in una squadra che, in questo momento, di certezze ne ha disperatamente bisogno.
Serie A, Fiorentina-Atalanta 2-2: spettacolo al Franchi, pari in rimonta per la Dea
Finisce in parità il posticipo del giovedì che chiude la nona giornata di Serie A: Fiorentina e Atalanta pareggiano 2-2 al Franchi al termine di una partita ricca di emozioni e cambi di scenario.
È De Ketelaere a sbloccare il risultato al 41', portando avanti la formazione bergamasca. Nella ripresa la Fiorentina reagisce e ribalta tutto: Njie firma l'1-1 al 53', mentre Joao Mario completa il sorpasso al 61'. L'Atalanta, però, non si arrende e trova il definitivo 2-2 con Zalewski al 74', evitando la sconfitta.
Un punto a testa che non risolve i problemi delle due squadre: la Fiorentina continua a faticare in campionato, mentre l'Atalanta manca l'occasione di rilanciarsi pienamente. Al Franchi finisce con un pareggio che lascia aperti interrogativi per entrambe.
29 ottobre 2016, Juventus-Napoli 2-1: Higuain punisce il suo passato, dieci anni dopo è cambiato tutto
Accadde oggi, 29 ottobre 2016. Dieci anni fa la Juventus superava il Napoli per 2-1 allo Stadium, al termine di una sfida intensa e ricca di significati. A decidere il big match dell'undicesima giornata erano stati Leonardo Bonucci e, soprattutto, Gonzalo Higuain, il grande ex passato in estate proprio dalla squadra di Maurizio Sarri a quella di Massimiliano Allegri. Una vittoria pesante per la corsa allo Scudetto, che permetteva ai bianconeri di consolidare il primato in classifica.
La Juve di Allegri contro il Napoli di Sarri
Quella era una Juventus costruita per vincere tutto. In campo c'erano campioni come Gianluigi Buffon, Andrea Barzagli, Bonucci, Giorgio Chiellini, Sami Khedira, Miralem Pjanic e Mario Mandzukic, con Higuain a guidare l'attacco. Dall'altra parte, il Napoli di Sarri proponeva un calcio riconoscibile, fatto di pressing, velocità e movimenti continui, con Callejon, Mertens e Insigne nel tridente offensivo.
La partita, disputata allo Juventus Stadium, era molto equilibrata nella prima frazione. Il Napoli riusciva a tenere testa ai padroni di casa, mentre la Juventus faticava a trovare spazi. Al 39' arrivava anche un imprevisto per Allegri, costretto a sostituire Chiellini per un problema muscolare e a inserire Juan Cuadrado, cambiando l'assetto della squadra.
Bonucci sblocca, Callejon risponde subito
La ripresa si accende immediatamente. Al 50', sugli sviluppi di un pallone in area napoletana, un rinvio sbagliato di Faouzi Ghoulam favorisce Leonardo Bonucci, che si coordina e calcia al volo di sinistro, battendo Pepe Reina. La Juventus passa in vantaggio e lo Stadium esplode.
La reazione del Napoli, però, è immediata. Appena quattro minuti più tardi, al 54', Lorenzo Insigne serve un pallone preciso in area per José Callejon, che si inserisce e batte Buffon con una conclusione in diagonale. È 1-1: la squadra di Sarri dimostra di essere ancora pienamente in partita e rimette tutto in equilibrio.
Higuain colpisce il suo passato
Il momento più atteso della serata arriva al 70'. Un pallone vagante al limite dell'area finisce sui piedi di Gonzalo Higuain, che controlla la situazione e lascia partire un sinistro rasoterra imprendibile per Reina. Il Pipita segna contro la sua ex squadra, quella con cui aveva realizzato 36 gol in una sola stagione di Serie A, stabilendo il record di reti in un singolo campionato.
La sua esultanza è contenuta: Higuain non dimentica il passato napoletano, ma il gol ha un peso enorme per la Juventus. I bianconeri tornano avanti e il Napoli, pur provando a reagire nel finale, non riesce più a trovare il pareggio. Dopo cinque minuti di recupero arriva il fischio finale: Juventus-Napoli 2-1.
Una Juventus al vertice, dieci anni dopo un altro scenario
Quella vittoria consentì alla Juventus di salire a 27 punti dopo undici giornate, mantenendo il controllo della classifica e lasciando il Napoli a quota 20. La squadra di Allegri avrebbe poi conquistato il sesto Scudetto consecutivo, completando un'altra stagione di dominio in Italia e raggiungendo anche la finale di Champions League.
Dieci anni dopo, il panorama è completamente diverso. La Juventus arriva alla sfida di domenica 1° novembre con l'obiettivo di ritrovare continuità dopo un avvio di campionato complicato, mentre anche il Napoli è lontano dalle posizioni di vertice. Eppure, appena due stagioni fa, gli azzurri festeggiavano un altro Scudetto, quello del 2024-2025, a conferma di quanto rapidamente possano cambiare gli equilibri del calcio italiano.
Domenica un nuovo capitolo di Juventus-Napoli
A poco meno di tre giorni dalla nuova sfida, il ricordo di quella partita del 2016 offre un confronto inevitabile. Allora si affrontavano due squadre che lottavano per il titolo e che avevano già costruito un'identità precisa; oggi entrambe cercano di ritrovare la strada verso le prime posizioni. Sono cambiati gli allenatori, i protagonisti e gli equilibri, ma il peso di Juventus-Napoli resta quello di una delle grandi rivalità del nostro campionato.
Nel 2016 fu Higuain a prendersi la scena, segnando contro il proprio passato e regalando tre punti fondamentali alla Signora. Domenica la storia ripartirà da zero, con nuove pressioni e nuove ambizioni. Dieci anni fa la Juventus era una macchina da Scudetto e il Napoli una delle sue principali rivali: oggi entrambe sono chiamate a dimostrare di poter tornare protagoniste.
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01 nov 2026 20:45
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