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Pepe e Sculli, dal TFN 18 mesi di inibizione e 20mila euro di multa
Pepe e Sculli, dal TFN 18 mesi di inibizione e 20mila euro di multa
Arrivano sanzioni per gli ex calciatori Simone Pepe e Giuseppe Sculli, finiti al centro di una vicenda relativa allo svolgimento dell'attività di agente sportivo senza la necessaria abilitazione. Il Tribunale Federale Nazionale ha disposto nei confronti di entrambi 18 mesi di inibizione e un'ammenda di 20.000 euro ciascuno. Come riporta la Gazzetta dello Sport, secondo quanto contestato in sede federale, i due si sarebbero presentati falsamente come procuratori sportivi, occupandosi anche della negoziazione di accordi economici e partecipando alla stipula di contratti pur non essendo in possesso dei requisiti richiesti per esercitare la professione. La stessa sanzione, consistente in 18 mesi di inibizione e 20.000 euro di ammenda, è stata inflitta anche all'avvocato Alessandro Buccieri, socio di minoranza della SP Management Srl. La vicenda trae origine da un'indagine della Procura di Roma, che ha approfondito le attività svolte dai due ex calciatori nella gestione professionale di alcuni giovani talenti. Secondo l'ipotesi investigativa, Pepe e Sculli avrebbero operato come procuratori, seguendo trattative e accordi economici per conto di calciatori emergenti. Nell'ambito dell'inchiesta viene inoltre contestato il deposito presso il CONI di contratti contenenti firme ritenute false. Tra i giocatori coinvolti nella vicenda figurano Costantino Favasuli, cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina, e Davide Bettella, difensore con trascorsi nei vivai di Inter, Atalanta e Frosinone. I due calciatori avrebbero deciso di interrompere il rapporto professionale, facendo emergere un ulteriore aspetto dell'indagine. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, dopo la decisione di Favasuli e Bettella di interrompere i rispettivi rapporti, gli indagati avrebbero cercato di ottenere il pagamento di penali per centinaia di migliaia di euro, previste in caso di recesso anticipato dal mandato. Per questi fatti, Pepe e Sculli risultano indagati penalmente per esercizio abusivo della professione e tentata estorsione. La decisione del Tribunale Federale Nazionale riguarda il procedimento sportivo ed è distinta dall'inchiesta penale, nell'ambito della quale le accuse dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
Ceccarini: "Il Sassuolo non vende Bakola, almeno per il momento"
Ceccarini: "Il Sassuolo non vende Bakola, almeno per il momento"
Il Sassuolo non vende, almeno per il momento, Darryl Bakola, anche se il difensore francese è inseguito da top club in Italia e in Europa. secondo quanto riportato da Niccolò Ceccarini sulle colonne di TuttoMercatoWeb, la dirigenza neroverde non ha intenzione di privare Alberto Aquilani del centrocampista, che quindi a gennaio non si muoverà. "Lo seguono con attenzione Juventus e Roma in Italia e anche all’estero in Premier League ma a gennaio non si muoverà. Il Sassuolo non vende i suoi gioielli e Bakola resterà in neroverde almeno fino alla prossima stagione. La linea è stata già tracciata da tempo e quindi i suoi tanti estimatori dovranno aspettare ancora molto prima di poter tentare l’assalto ad uno dei centrocampisti più interessanti della serie A. Segno della coerenza di una proprietà che da anni fa della programmazione e la coerenza la sua forza. Gli acquisti nell’ultima estate sono sotto gli occhi di tutti. Basti pensare ad Adzic, Bowie, Sebastiano Esposito, Dominguez, tanto per citarne alcuni".
Solita Juve, ma Spalletti non si tocca: parola di Carnevali
Solita Juve, ma Spalletti non si tocca: parola di Carnevali
La Juve è questa, ma si rassegni chi vorrebbe l'esonero di Spalletti, confermato da Carnevali nel pre gara. Contro il Rennes più o me no il solito canovaccio bianconero. Qualche occasione clamorosamente fallita, gol incassati per disattenzioni, poi la reazione che vale il pari. Peccato per la rete annullata per un fuorigioco dubbio. Ad onor del vero i bianconeri avrebbero meritato il successo per quanto fatto nella ripresa. In questa nuova veste tattica, la nota più positiva è certamente Woltemade, serata no invece per Kolo Muani. Dopo tre match di Europa League, la Juve ha 7 punti, poteva essere bottino pieno. Ma il risultato diventa quasi relativo rispetto al resto, in particolare alla reazione anche emotiva dopo la debacle contro la Lazio e ai colloqui tra Spalletti e la squadra. I calciatori seguono il tecnico? Questa era la domanda da parte di tutto l'universo juventino, tifosi in primis, ma anche gli addetti ai lavori. A sciogliere i dubbi ci pensa direttamente Spalletti nel post Rennes: "Mi sembra i ragazzi abbiano risposto bene sul campo dopo l'analisi fatta da loro stessi in questi giorni". Lucio ovviamente non è contento, biosgna faree meglio per ottenere il bottino pieno.  Spalletti trascorrerà altre notti insonni finoa quando la Juve non tornerà a vincere e possibilmente convincere. Bisogna però voltare pagina e concentrasi sul campionato. Tra due due giorni si torna in campo per la trasferta di Lecce. Un altro passo falso non è ammesso, significherebbe perdere ulteriore terreno dalla zona Champions League e comuqnue restare in un loop negativo. Intanto nei dintorni della Continassa resterà il fantasma di Conte, nel mirino del Manchester United. Lucio ha detto di essere abituato a queste cose, del resto vive nel mondo del calcio da tanti, troppi anni per farsi condizinoare. Ma a rassicuralo, come detto, ci pensa Carnevali prima del fischio d'inizio della sfida di Europa League: "Spalletti via? La panchina della Juve scotta e questo è noto, ma il mister sa cosa fare. Non si cambia ad ogni difficoltà". L'ad chiude ogni discorso sull'ipotesi di esonerare l'allenatore toscano. Con buona pace di chi vorrebbe l'avvicendamento, magari con il Conte bis. Poi si sa, nel mondo del calcio certe dinamiche possono cambiare repentinamente in base all'andamneto della stagione. Spalletti lo sa benissimo e ha sintetizzato così: "Siamo figli dei risultati". Prossima tappa, Stadio Via del Mare. Per riportare la nave bainconera sulla rotta giusta. 
Non mi resta che piangere....
Non mi resta che piangere....
C’è qualcosa di profondamente pirandelliano nella Juventus di oggi: una società in cerca d’autore, undici giocatori in cerca d’identità e Spalletti che forse si domanda se il vero Luciano non sia rimasto a Napoli, insieme allo scudetto. Lo 0-3 contro la Lazio è l’ennesima umiliazione di una squadra senza gioco, carattere e personalità. Undici punti dopo sette giornate, persino meno dei dodici raccolti da Tudor un anno fa. Eppure, alla Continassa continuano a raccontarci che il problema sia sempre l’allenatore. Da Zidane, Del Piero, Buffon, Nedved e Trezeguet, passando per Pirlo, Tevez, Dybala e Cristiano Ronaldo, siamo arrivati a una Juventus che non acquista più campioni, ma costosissime speranze. Una volta i giocatori valevano più del loro cartellino; oggi accade esattamente il contrario. Si spendono milioni per calciatori che, appena arrivati a Torino, sembrano dimenticare persino le ragioni per cui sono stati acquistati. Spalletti doveva portare gioco, identità e valorizzazione degli attaccanti. Finora, quasi nulla. Manovra lenta, occasioni rare, attaccanti isolati. Ma siamo sicuri che il problema siano sempre e soltanto i centravanti? Forse bisognerebbe chiedersi perché chiunque arrivi finisca per rendere meno delle aspettative. Luciano resta o va via? La società per ora lo sostiene, ma la sua posizione appare sempre più fragile. Esonerarlo potrebbe diventare inevitabile, ma significherebbe davvero cambiare qualcosa? Allegri doveva garantire concretezza, Motta modernità, Tudor carattere, Spalletti bel gioco. Quattro filosofie differenti, un identico fallimento. E già qualcuno potrebbe sognare il ritorno di Antonio Conte, l’uomo capace di restituire fame, disciplina e mentalità vincente. Sarebbe una suggestione affascinante, forse persino una soluzione immediata. Ma con un interrogativo tutt’altro che secondario: quanto durerebbe? La sua storia invita alla prudenza: due anni al Chelsea, due all’Inter, poco più di uno al Tottenham; alla Juventus, nel suo primo ciclo, rimase tre stagioni. Conte sa ricostruire e vincere, ma i suoi rapporti con le società non sempre resistono alle tensioni del mercato e alle ambizioni reciproche. Il rischio concreto sarebbe ritrovarsi, dopo un paio d’anni, con qualche risultato in più ma nuovamente senza allenatore, pronti a inaugurare l’ennesimo ciclo. Non una previsione certa, naturalmente, ma uno scenario che la Juventus dovrebbe considerare prima di affidarsi ancora una volta all’uomo della provvidenza. La Juventus sembra ormai prigioniera del multiverso di Dark Matter: ogni porta conduce a una realtà alternativa, con nuovi allenatori, nuovi dirigenti e nuovi giocatori. Ma dietro ogni porta troviamo sempre la stessa crisi. Nella serie il protagonista cerca disperatamente di tornare alla propria vita; alla Continassa cercano disperatamente di tornare a essere la Juventus. E qui riaffiora il Gattopardo: cambiare tutto affinché tutto possa peggiorare. Il problema, infatti, è soprattutto societario. Mercati dispendiosi, scelte contraddittorie, giocatori sopravvalutati e una cultura della vittoria progressivamente smarrita. Ogni estate si annuncia una rivoluzione, ogni ottobre si scopre che era soltanto una riedizione della precedente. E già si intravede il prossimo giugno, con un mercato inevitabilmente condizionato dai risultati e dalle ristrettezze economiche. Ma la sconfitta più dolorosa è un’altra: ci stiamo abituando alla mediocrità. Una volta la Juventus lottava per vincere lo scudetto; oggi si fanno calcoli disperati per raggiungere il quarto posto. Una volta incuteva timore agli avversari, adesso lo incute soprattutto ai propri tifosi. Siamo passati dalle magie di Del Piero ai miracoli aritmetici necessari per entrare in Champions. Come nel Deserto dei Tartari di Buzzati, aspettiamo da anni la grande svolta. Intanto gli altri crescono, vincono, costruiscono. Noi aspettiamo il prossimo allenatore, il prossimo mercato, il prossimo fantomatico nuovo ciclo. Dante, dopo trentaquattro canti dell’Inferno, riuscì finalmente a uscirne. Noi siamo al sesto anno di sofferenza e non abbiamo ancora incontrato Virgilio. Oscar Wilde sosteneva che l’esperienza fosse il nome attribuito ai nostri errori. Alla Juventus, evidentemente, abbiamo deciso di accumularne una quantità industriale. Il vero dramma non è aver smesso di vincere. È aver cominciato a considerare normale non farlo. E allora, prima di sacrificare l’ennesimo allenatore, qualcuno dovrebbe finalmente assumersi la responsabilità di questa interminabile decadenza. Come in Dark Matter appunto, continuiamo ad aprire porte nella speranza di ritrovare la nostra realtà. Magari dietro la prossima ci sarà proprio Conte, con la sua energia, le sue vittorie e, chissà, anche la consueta valigia pronta dopo due stagioni. Ma non possiamo continuare a confondere un allenatore con un progetto e una fiammata con una rinascita. E poi ci sarebbe anche da commnetare  il battibecco tra Brenner e Spalletti, ennesimo sintomo di un ambiente in cui anche le tensioni interne finiscono per diventare spettacolo pubblico. Un tempo alla Juventus i bandi sporchi si lavano in famiglia oggi non si riesce nemmeno a lavarli in Arno. La Juventus non ha bisogno di un’altra porta da aprire. Ha bisogno di ritrovare chi era prima di perdersi. Perché si può perdere una partita, uno scudetto, persino un’intera generazione di campioni. Ma quando una società perde la propria identità e smette persino di vergognarsi della mediocrità, non è più una squadra in crisi. È una grande storia che rischia di diventare soltanto un ricordo. E la cosa più terribile è che, un giorno, potremmo non ricordare più nemmeno come si faceva a vincere... e adesso non mi resta che piangere....
Un punto in Europa: ma a che punto è questa Juve?
Un punto in Europa: ma a che punto è questa Juve?
Cominciamo da dove eravamo rimasti: la comunicazione in casa Juventus. O meglio da dove eravamo non rimasti: le parole di Bremer, quelle di Spalletti dopo il ko violento patito contro la Lazio. Proseguiamo con i giorni di inizio settimana: sondaggi di spogliatoio, comunicazioni interne, magari anche qualche chiarimento acceso, si spera. Alla fine, il quattro della difesa che diventa cinque, le punte che diventano due, il centrocampo che balla a due più uno, ma con un contorno del tutto diverso. Arriviamo alla partita di coppa. Stadio pieno, qualche giocatore col pannolone, un allenatore ai limiti dell’alchimista. Nell’ambito della comunicazione, spunta ai microfoni e in video il direttore che, in buona sostanza, ritrita il discorso mezzo politichese dell’eredità finanziaria sciagurata, condanna capitan Bremer liquidandolo in fretta e, per ribadire la fiducia all’allenatore, sottolinea che non lo si possa cambiare ogni volta che le cose non vanno bene. Tuttavia, dato che il cervello umano tende a contrarre le negazioni, potrebbe suonare paradossalmente come un messaggio di sfiducia verso il mister, come a dire: in altre condizioni magari lo avremmo già fatto. Risulta naturale che la Juve fragilissima, morfologicamente neonata intorno ai tre dietro e ai due davanti, fatto il gol si trovi a danzare troppo veloce contro gli avversari velocissimi, e tra distrazioni ed episodi arbitrali molto discutibili si ritrovi, alla fine, con un pari dolce amaro. Il problema è che, in questo grande parlare, diventa difficile fare il punto e valutare questo punto: la sensazione è che non possa essere un punto zero, neanche questa volta.
Juventus-Rennes 2-2: le contropagelle di Marco Sanfelici
Juventus-Rennes 2-2: le contropagelle di Marco Sanfelici
VICARIO  6 -  Prende goal da vicino, per un “non” intervento di Gatti su Al-Tamari che ringrazia e pareggia. Dia lo spiazza sul rigore discutibile. Una paratona e un secondo tempo da spettatore. GATTI  5  - Testa matta, ma talmente matta che rischia in un paio di volte il secondo giallo. Grave l’anticipo di Al-Tamari che lo uccella nell’area piccola e… poi si gioca con la testa e non con la pancia, con tanto cuore, ma con la mente fredda. (NICO GONZALEZ  5.5  Sul centro destra, ma spesso cozza con gli “abitanti” Kalulu e McKennie. Non si capisce, eccezion fatta per non restare in dieci, a cosa serva il suo ingresso) BREMER  6 -  Dia non lo impensierisce, ma la capacità reattiva è ancora deficitaria. Il reparto difensivo non ha ancora quella tranquillità che Gleison assicurava. Rispetto a domenica scorsa va meglio, ma ci voleva così poco… KELLY  5 - Involuzione preoccupante del difendente laterale per necessità che ci aveva abituato abbastanza bene. Dal punto di vista tecnico, Kelly dimostra molti limiti e buon per la Juve che certe giocate da censura non producano guasti.  (LUCUMI  6.5 - Defraudato di una rete meritata e francamente con un V.A.R. assai approssimativo. Perchè l’unica immagine prodotta è ferma? Non si vede la deviazione di un francese che di testa tocca la palla sullo spiovente e questa è una giocata. Se è giocata, Lucumi ritorna in gioco e il suo tiro viene deviato da un avversario, quindi è autorete. Perché l’immagine è fissa? Sarebbe la giusta vittoria contro un avversario rognoso, ma che negli ultimi minuti non esce mai dalla propria metà campo. Ci mancano 2 punti) CELIK  6.5 -  Sblocca lo score al 5° minuto con un tiro in diagonale appena entrato in area, rete da attaccante puro. E forse l’imprecisione nello stop del pallone lo priva del pareggio allo scadere dei primi 45 minuti. Un fastidio alla coscia suggerisce di non rischiarlo nella ripresa  (KALULU  6.5 - Escluso per sua fortuna dai pasticci difensivi del 1° tempo, entra deciso a farsi valere e su un tentativo di colpo di testa si produce un taglio alla fronte che lo costringe a girare per il campo come un marajà. Non si ferma per così poco e lavora di recupero e rilancio contribuendo a far crollare la Maginot – sono francesi - bretone) DOUGLAS LUIZ  5.5 -  Finita la novità di un giocatore recuperato. Ora in campo sta andando il Douglas di prima del prestito e del ritorno da titolare. Lento da imbarazzo, solo passaggi laterali, possibilmente facili, mai una verticalizzazione e tanto tanto rallentamento nel gioco. O si sveglia o al suo posto, fino al ritorno di Locatelli, gioca Koop) KOOPMEINERS  7 -  Tra i migliori in campo. Spinge e piazza palloni importanti per i compagni avanzati. Partecipa appoggiando un bel pallone a Woltemade nell’azione del vantaggio. Catapulta traversoni assai pericolosi e dà sempre l’impressione di non perdere mai il contatto con la partita. Naturale sostituto di D. Luiz? No, ma all’occorrenza… CAMBIASO 5 - E’ sufficiente fargli veder la fascia sinistra bassa per mandarlo in confusione. Il problema è che Andrea in confusione ci resta tutto il tempo, fino alla sostituzione e francamente andrebbe tolto assai prima (ALAJBEGOVIC  S.V.  Perchè entra così tardi? Ai posteri l’ardua sentenza) McKENNIE  5.5 - Alimenta una tale mole di lavoro che se qualche volta stecca, è anche comprensibile. Lo troviamo dietro a raddoppiare, in mezzo a dettare passaggi, avanti a cercare il colpo di testa e spingere sulla fascia destra. Tutto vero, ma il rapporto tra giocate valide ed altre meno, pende per queste ultime. KOLO MUANI  5 - Protagonista del noto film: “ Vorrei ma non posso”, per il quale riceve in seduta stante la “nomination” all’Oscar. La somma delle giocate da censurare è la causa del pareggio juventino, poiché una qualsiasi altra punta, almeno una volta sarebbe stata performante. Randal mai. (BOGA  6  Entra per cercare di penetrare nella difesa rossonera. Ci riesce poco, ma… “eppur si move” – cit. Galileo Galilei.) WOLTEMADE  7  Prestazione convincente, in relazione alla pretesa capacità di fare la punta concreta. Lotta su ogni pallone, è l’unico che rincorre l’avversario che parte per iniziare l’azione di rimessa, Cala sull’erba il suo peso e la sua statura per non mollare e rendersi pericoloso. Tira i rigori da sempre e continua alla Juventus. Samba si tuffa alla sua sinistra e prende goal; se non si muovesse, respingerebbe di piede, da tanto esatto al centro è il tiro di Nick. Ma va bene così. SPALLETTI  6  Riprende il posto in panchina, dove si vede assai meno bene che dalla tribuna. L’approccio, una volta tanto, è ottimo, ma è tutto il resto che lascia a desiderare. Soprattutto la dimenticata propensione al recupero palla alto ed immediato. La squadra arretra  e si consegna mani e piedi al Rennes, non uno squadrone, ma ben messo in campo e non privo di qualche discreto campioncino. Si ritorna nella disperazione fino al rigore che porta la Juve in parità. E non manca nemmeno la volontà di vincere, ma gli agenti esterni si coalizzano contro. I ragazzi di Spalletti denotano mancanza di serenità che porta all’ansia da prestazione: è un momento delicato in cui ogni errore viene subito pagato caro e la mala sorte non cessa di operare: palo di McKennie, parate somme di Samba nel 1° tempo, rete della vittoria annullata allo scadere. Eh già, perché al di là dei limiti intrinsechi, questa squadra non è nemmeno baciata da Eupalla.  Si resta tra le prime 8 a qualificazione diretta, ma settimi e non più primi. Ora occorre concentrazione totale per la delicata gara di Lecce di domenica prossima, Di per sé il campo di via del Mare è ostico a tutti, ma si aggiunga il momento positivo che la squadra di Di Francesco sta attraversando. Occhio.  
La differenza tra calciatore forte e campione secondo Spalletti
La differenza tra calciatore forte e campione secondo Spalletti
Sarà un'altra notte di riflessioni, e per Spalletti anche insonne, in casa Juventus. Una vittoria sarebbe stata boccata d'ossigeno per cancellare, almeno in parte, il retrogusto insopportabile della sconfitta rimediata contro la Lazio. Una notte di riflessioni generali, a partire dalle parole dell'amministratore delegato, Giovanni Carnevali, che ha spiegato il motivo del mancato cambiamento sulla panchina: "Credo che la continuità sia la strada migliore, la recente storia della Juventus dimostra che cambiare così tanto non è servito, anzi, ti porti dietro anche il costo (nel senso assoluto del termine) delle scelte e noi abbiamo a che fare con un Settlement Agreement da rispettare che ti limita già sul mercato. Ci vuole pazienza. E poi credo che Spalletti sappia quello che deve fare. Cambiare in continuazione non serve".   Giornata di riflessione però anche sul mercato fatto. Kolo Muani continua ad essere la grande delusione, anche nella gara contro il Rennes è stato forse il peggiore in campo in senso assoluto: impreciso, mai uno spunto, mai una scelta giusta zero pericoli verso la porta avversaria. Eppure anche il suo costo è stato impegnativo: investimento sbagliato? Non lo diranno mai, ma cominciano a pensarlo. E forse anche lo stesso Spalletti che, non a caso, comincia con la coppia Kolo Muani-Waltemade e finisce con il solo tedesco in campo, peraltro tra i migliori in campo. E non solo per il rigore messo a segno. La conferma che la qualità deve salire arriva diretta anche dalle parole del tecnico di Certaldo a fine gara: "Bisogna colmare quel pezzettino in più per ambire a risultati continuativi. Il primo gol si può evitare, il secondo gol si va a fare calcio d'angolo. Il risultato è frutto di scelte individuali per delle banalità. Questo fa la differenza tra il giocatore forte e il campione, che è quello che anticipa tutto. Contano gli occhi e la testa, dopo c'è il gesto tecnico. Messi, quello che sta succedendo, ce l'ha già chiaro prima che gli arrivi la palla. Per tutti i calciatori forti il gesto viene secondariamente alla conoscenza anticipata".
Quella difficoltà a salire da dietro, un problema che Spalletti considera "vecchio"
Quella difficoltà a salire da dietro, un problema che Spalletti considera "vecchio"
Quando la Juventus deve ripartire, questo è un dato di fatto, perde tanti tempi di gioco, ci mette tempo a trovare le linee di passaggio e manca quell'intuizione che serve a velocizzare le ripartenze. Unica eccezione il gol del vantaggio nato da una rapida, efficace e precisa ripartenza che ha portato al vantaggio firmato da Celik. Ma per il resto, sembrava un film già visto. Un problema atavico, basta tornare sin dai tempi del secondo ciclo di Allegri, passando per la lentezza della manovra di Motta e quella farraginosa di Tudor. Non è un caso che Spalletti l'abbia commentata in questo modo: "Si chiedevo alla squadra più volta di salire, siamo un po' abituati, è un problema che viene da lontano, non ci si sente a nostro agio a prendere campo. Dobbiamo andare alla stessa velocità della palla è lei che comanda. Oggi però è andata meglio, abbiamo scelto di fare diverse volte l'uno contro uno e anche bene. Ritmo bene ma abbiamo preso due gol che non dobbiamo prendere".
Spalletti: "Se non vinco non sono felice, ma abbiamo fatto meglio"
Spalletti: "Se non vinco non sono felice, ma abbiamo fatto meglio"
Chi si aspettava di vedere una Juventus voltare pagina dopo l'umiliante kappaò interno contro la Lazio di domenica scorsa è rimasto deluso. A differenza delle altre italiane impegnate in questa serata di coppe i bianconeri si portano a casa almeno un punticino, visto la pesante sconfitta del Milan in casa del Bournemouth e dell'Atalanta in terra olandese contro l'Ajax. Una magrissima consolazione che serve a poco visto che dopo questo terzo turno di Europa League, la Juventus scala dal primo al settimo posto. Per carità, è ancora presto, ma la sensazione che la luce del tunnel sia lontana c'è tutta. Certo, poi c'è da dire che la Juventus era anche riuscita a vincerla la partita con la conclusione di Lucumi deviata da un difensore del Rennes nella propria porta, salvo poi vedersi annullare in maniera discutibile il gol dal direttore di gara. Ovviamente deluso a fine gara Luciano Spalletti che però vede anche qualcosa di buono: "I giocatori hanno risposto molto bene alla sconfitta contro la Lazio, oggi ci hanno messo un po' di più in campo ma ci manca ancora roba. Continuo a non dormire, anche se abbiamo fatto meglio. Se non vinco non sono felice, potevamo riuscirci quando ci capitano le situazioni lì davanti bisogna andarle a prendere". In realtà, poi, il gol della vittoria la Juventus lo aveva anche trovato ma è stato annullato e a Spalletti non sembra andare giù: "Arbitro molto bravo, un po' meno bravo nella scelta di questo episodio. Non so le regole ma da come è successo ti lascia un po' di interpretazione". 
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