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Gonzalez nega tutto: "Mai detto di voler lasciare la Juventus"
“Nico Gonzalez vuole ancora l’Atletico, contatti in mattinata con il Cholo”. Questo l’articolo che ha fatto arrabbiare l’argentino della Juventus. Secondo indiscrezioni circolate nella giornata di ieri, il calciatore avrebbe espresso alla dirigenza della Juventus la volontà di tornare in Spagna alla corte dei Colchoneros.
Smentita secca da parte del diretto interessato: citando una storia su Instagram, poi cancellata, Gonzalez ha ribadito di non aver mai chiesto la cessione alla Juve. “Sono stanco, quando mai ho detto di voler andare via? È uscito dalla mia bocca? Se non ti piaccio non è un mio problema, dovrai semplicemente sopportarmi”, le parole dell’argentino.
Del resto, la posizione della Juventus è netta: o arriva un’offerta irrinunciabile, o l’ex campione del mondo resta a Torino.
Juve, la stagione è nelle mani delle ultime operazioni di mercato
Due giornate appena, ma qualche piccola riflessione la si può già tracciare: la classifica sorride ai bianconeri, assieme alla super dotata Inter, all'entusiasmo di casa Milan e all'imprevedibilità della Lazio. Qualcuno poi dietro comincia a balbettare sicurezze, nonostante investimenti e chiacchiere tattiche. La Juve è il mix di tutto questo e i conti li ha dovuti fare con un mercato più che mai tarato sulle opportunità che l'hanno tenuta appesa alle decisioni altrui e agli interessi dei procuratori in ballo. Molto meno, almeno fino a questo momento, alle proprie reali volontà. Fortunatamente c'è ancora il tempo (fino alle 20 di domani, martedì) per aggiustare il tiro e dare una sgrossata ai difetti vistosamente mostrati in questo inizio di campionato e palesemente evidenziati dalle caratteristiche strutturali della squadra.
Cosa serve – Come abbiamo spesso ripetuto, e condiviso con i tifosi più attenti, la ricostruzione della Juve sarebbe dovuta partire con assoluto decisionismo con l'innesto di tre pedine: un portiere, un centrocampista e un attaccante, prima o dopo quelle stesse “pesanti” cessioni che ancor oggi negano, invece, di poter arrivare a centrare gli obiettivi che davvero potrebbero riallineare i valori del campionato. Troppo facile adesso entusiasmarsi per Nico Gonazlez e Koopmeiners dopo i gol contro il Parma, anche perché il loro destino rimane comunque segnato da due inconfutabili verità: l'argentino non vuole restare e l'olandese occuperà quasi sicuramente la casella di Thuram, a rischio operazione, dopo cinque mesi di inefficaci terapie conservative al ginocchio. Ad inizio mercato si è investito su Ekhator – tra l'altro nuovamente ko nel corso della partitella d'allenamento di ieri – e sul giovane Alajbegovic prima di lasciarsi trascinare dal vortice dell'operazione Kolo Muani e dall'affare Celik. Peccato che poi le risorse non sono bastate per convincere il procuratore di Kessié a far rispettare la parola data dal suo assistito. Ecco perché, al di là degli infortunati, la strategia sarebbe dovuta cambiare in principio, per non trovarsi ostaggi del cartellino di David fino all'ultimo. Rimediata la posizione in porta, urge chiudere per i prestiti – senza obblighi - di Zirkzee e del nazionale tedesco Woltemade. Un ritorno di fiamma, dopo i corteggiamenti andati a vuoto della Fiorentina, e una interessante novità. Sempre che l'Atletico abbia davvero intenzione e liquidità per puntare su David. Senza dimenticare il nome del centrocampista senegalese Sarr. Ultimo della lista, il primo che serviva. Incrociando le dita...
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Vince una Juventus nuovamente da inventare:tra la sfortuna di Yildiz e la testuggine
C'è un tempo, all'alba di ogni stagione, in cui il futuro assomiglia a una promessa non scritta, a una pagina bianca che odora di inchiostro fresco e di erba appena tagliata, sotto le prime luci dorate d'agosto, quando persino l'aria di sera ha il sapore denso del desiderio. È il giorno dell'esordio, il primo atto di una liturgia laica che si rinnova ogni anno sotto il cielo d'agosto. La malasorte, vecchia bestia randagia che fiuta l'entusiasmo degli uomini per guastargli la festa, ha scelto di azzannare subito la gola. Kenan Yildiz, il ragazzo con il dieci sulle spalle – quel numero che porta il peso e la grazia di una stirpe leggendaria, un ricamo di seta dorata che sembra quasi galleggiare sul tessuto della maglia – si è infortunato gravemente, tradito dal destino alla prima curva del viaggio. Una tegola pesante, un tonfo sordo che ha gelato il sangue di chi ama la Juventus e vede in quel talento puro il riflesso di un'aurora che fatica a compiersi. Un istante prima il campo era una tela pronta a essere dipinta dai suoi piedi leggeri; un istante dopo, si è trasformato in un deserto d'ombra. A volte il destino si diverte a giocare a dadi con i sogni, e i dadi cadono sempre dal lato sbagliato.
Guardando quel corpo giovane fermato dal dolore, viene in mente la lezione di Eduardo Galeano ne Il libro dei abbracci, quando ricorda che la storia umana è un viaggio costante tra il vento della grazia e le intemperie del caso. La sfortuna non ha un volto, non ha una morale; è semplicemente un accidente cieco che irrompe nel campo verde per ricordarci la fragilità di ogni disegno tattico, la vanità di ogni lavagna luminosa. Un infortunio all'esordio è uno schiaffo in piena notte. Spezza il ritmo, svuota l'aria, costringe a riscrivere in un battito di ciglia le coordinate di un'intera annata, lasciando un silenzio sospeso nello stadio, come se la musica si fosse interrotta sul più bello del ballo.
Eppure, chi conosce la letteratura e la vita sa che i momenti di grazia negata celano spesso un rovescio segreto. Ci sono stagioni che nascono sotto il segno della catastrofe e finiscono per scolpirsi nella pietra della leggenda proprio perché gravate da un dolore iniziale. Il numero dieci non è una semplice cifra stampata sulla stoffa. È un vessillo, un fardello metafisico. Indossarlo alla Juventus significa farsi carico di un'eredità pesante come la storia stessa del club, un filo invisibile che lega i piedi di oggi alle ombre illustri di ieri, a quei fantasmi eleganti che ancora volteggiano sui prati d'Europa. Quando Yildiz ha preso quel numero, ha accettato di camminare su un crinale sottile tra l'attesa e la consacrazione. Vederlo con un piede fratturato è un lutto collettivo, la privazione del fuoco che avrebbe dovuto scaldare le prossime domeniche d'autunno, quando le foglie secche cominceranno a volare sugli spalti.
La letteratura è piena di partenze interrotte, di eroi costretti a fermarsi sulla soglia del tempio. Fëdor Dostoevskij, nelle pagine di Delitto e castigo, ci ha insegnato che l'uomo si misura non da ciò che gli accade, ma da come attraversa il deserto che gli viene imposto. L'assenza di Kenan non è soltanto la perdita di un dribbling illuminante o di un tiro a giro che sa di carezza e violenza; è un vuoto emotivo che la squadra deve imparare a colmare in fretta, trasformando il rimpianto in una riserva di energia ferina.
Quando il giocatore più brillante cade, il collettivo si trova davanti a un bivio: perdersi nell'alibi della sfortuna o stringersi a coorte, anzi, a testuggine. La testuggine. Nelle cronache delle antiche legioni romane, non era una formazione difensiva passiva, ma un blocco monolitico di scudi sovrapposti che avanzava implacabile sotto una grandine di frecce nemiche. Un'unica creatura di ferro e cuoio che respirava all'unisono, dove il battito del singolo diventava il rombo dell'intero esercito. Ognuno proteggeva il compagno alla propria sinistra e alla propria destra; lo spazio tra un uomo e l'altro si azzerava, e il ferro nemico scivolava via senza trovare breccia.
È questa la risposta che la Juventus è chiamata a dare adesso. La malasorte ha scoccato la sua freccia migliore alla prima giornata, ma la squadra non può permettersi il lusso di piangersi addosso. L'infortunio di Yildiz deve diventare il catalizzatore di una metamorfosi morale. Nelle grandi narrazioni epiche, la ferita dell'eroe costringe i compagni di viaggio a farsi carico della sua parte di destino. Ieri sera qualcosa del genere contro il Parma si è visto. Il pallone, stasera a Torino ha prima sbadigliato e poi preteso giustizia.
Nel primo tempo la Juventus è stata un fantasma vestito di strisce, un respiro corto che cercava un senso tra le linee e non lo trovava. David, immobile e smarrito, sembrava un estraneo capitato per errore su un palcoscenico troppo grande, un naufrago che guardava la palla passargli accanto come un treno mancato. La noia pesava sull'aria come una cappa di piombo. Poi, al sessantaduesimo, il tempo ha cambiato corsia. È bastato l'ingresso di NIko Gonzalez per strappare il copione: uno scatto, un lampo di insolenza e la partita si è spaccata in due, come un ramo secco che cede all'improvviso. Da quel momento il campo ha ripreso a respirare. La panchina ha continuato a dettare la legge dei ribelli: Koopmeiners è arrivato puntuale a firmare il raddoppio, a ricordare che le fortune di una squadra spesso si pescano tra chi aspetta il proprio turno con la rabbia in tasca. C'è ancora tanta terra da dissodare, un cantiere aperto dove il gioco fatica a farsi fiume e resta torbido, a tratti impacciato. Ma nel frattempo, tra le crepe di una manovra che cerca ancora la sua anima, la porta è blindata da una certezza: Vicario, un guardiano sicuro che sa mettere le mani dove gli altri mettono paura.
La testuggine comincia a prender forma.
Alessandro Manzoni, nei capitoli dei Promessi Sposi in cui la peste e la sventura mettono a nudo l'anima dei personaggi, ci mostra come le prove collettive possano dissolvere le vanità individuali per fare spazio a una solidarietà più dura, ruvida, ma autentica. Senza la pennellata di velluto del suo artista più puro, la Juventus deve scoprire una bellezza diversa: quella della trincea, del lavoro oscuro, della sofferenza condivisa sotto la pioggia battente. Non c'è grazia estetica senza la durezza della materia grezza. La storia di questo campionato bianconero ha rischiato di cambiare subito genere: da commedia brillante a tragedia in divenire, con la possibilità concreta di redimersi nel finale. La sfortuna ha provato a spegnere la luce, ma la reazione degli uomini veri trasforma ogni inciampo in un propulsore.
La testuggine si chiude a riccio, serra i ranghi, compatta le linee. Non si tratta soltanto di difendersi da un avversario in carne e ossa, ma di resistere al demone dello scoramento. Yildiz tornerà, e quando rimetterà piede sul prato verde - quando il suo talento tornerà a pettinare il vento - troverà una squadra che nel frattempo ha imparato a soffrire, a lottare con il sudore della fronte e la bava alla bocca, riscoprendo il senso profondo dell'appartenenza.
Perché la malasorte può ferire un campione, ma non può abbattere un'idea collettiva se questa decide di farsi scudo e cammino. E allora, buona fortuna a chi resta in trincea: il campionato è appena iniziato, e le storie più belle sono quasi sempre quelle che nascono storte, scritte con il fango sulle scarpe e le stelle negli occhi.
Roberto De Frede
L'Atalanta soffia Kessie alla Juventus, Bargiggia: "La vendetta di Giuntoli"
Nonostante l'interessamento e la trattativa prolungata con il suo entourage, la Juventus non riesce a chiudere il colpo Franck Kessie. In pochissimo tempo, invece, l'Atalanta trova l'accordo con giocatore ed agente: merito di Cristian Giuntoli, ex direttore sportivo dei bianconeri. Paolo Bargiggia, giornalista, ha commentato l'accaduto.
Ecco quanto raccolto dal suo post su X: "La Vendetta di Giuntoli sulla @juventusfc . Per non dimenticare...
E per ricordare quanto dicevo agli ottimisti per convenienza: piano ad esaltarvi per l'accoppiata Massara/Carnevali. Il primo è sempre stato un buon secondo!".
Falci dopo Juventus-Parma: "Segnali positivi da Kolo Muani, su Vicario..."
Primo tempo in difficoltà, nel secondo la risolvono gli esuberi: Juventus-Parma termina 2-0 a favore dei bianconeri con gol di Nicolas Gonzalez e Teun Koopmeiners. Prestazione positiva da parte dei ragazzi di Luciano Spalletti, come dichiarato anche dal giornalista Giuseppe Falci sulla piattaforma X:
"La @juventusfc è un cantiere ma il calcio resta semplice. Dopo un primo tempo di difficoltà l’ingresso di Nico Gonzales - giocatore che dimostra di avere altra intensità e personalità - l’inerzia del match cambia totalmente. Madama gioca e cambia passo nella ripresa grazie alla leadership di Nico. Segnali significativi da Vicario, Douglas, dalla difesa ok, da Kolo in crescita nella ripresa, da un gran tiro di Koop. Tre punti importanti. E domenica test importante con il Milan"?
Piantanida (SportMediaset): "Contatto Keita-Alajbegovic, la verità è che..."
Nel secondo tempo di Juventus-Parma, nell'area di rigore bianconera, avviene uno scontro di gioco: Mandela Keita, mediano dei gialloblù, protegge palla e Kerim Alajbegovic, esterno dei padroni di casa, lo colpisce nel tentativo di colpire la sfera di gioco. Il contatto è lieve, ma non sono mancate le polemiche.
Sul proprio account X, il giornalista di SportMediadet Frank Piantanida ha analizzato l'episodio: "Keita non allarga il piede sinistro per “cercare” un contatto con Alajbegovic, dai. Keita in dinamica se non mettesse il piede così non riuscirebbe mai a calciare il pallone…".
Juventus-Sarr, le ultime: formalizzata l'offerta al Tottenham
Dopo il mancato arrivo di Franck Yannick Kessie, nelle ultime ore la Juventus sta ripiegando su Pape Sarr, centrocampista in forza al Tottenham. I bianconeri si sono interessati al senegalese, tanto da formalizzare l'offerta alla società inglese. Ad aggiornare sulle mosse di calciomercato del club torinese è la redazione di SkySport.
Le sue parole: "La Juventus formalizza l’offerta per Pape Sarr: prestito oneroso di 2 milioni di euro con diritto di riscatto che può diventare obbligo in caso di qualificazione in Champions League dei bianconeri fissato a 26 milioni di euro. Si attende adesso la risposta del Tottenham".
Greggio critica David: "In campo conta zero, è come giocare in dieci"
La Juventus vince contro il Parma per 2-0, ma non tutti i calciatori bianconeri hanno effettuato un'ottima prestazione. Ezio Greggio, conduttore televisivo, ha criticato l'operato di Jonathan David nel commento post partita. Di seguito, ecco quanto detto sulla piattaforma social X.
"La @juventusfc “cantiere 2026”fa 3 punti al debutto in casa giocando in 10 il primo tempo, perché David in campo conta zero. Forza Giovanni: vendere i bidoni che hanno comprato altri non è impresa facile, forza. Alajbegović buon debutto. Kolo Muani dobbiamo mandarlo dall’oculista perché la porta non la vede. Conceição insostituibile folletto, uno dei pochi profeti al mondo di quel dribbling del calcio di altri tempi ormai scomparso. Nico Gonzalez e Koopmeiners speriamo si ripetano. Vicario benvenuto!!! #forzaJuve ora e sempre".
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