Menu EditorialeAltre notiziePodcastPrimaveraWomenEsclusivePrimo pianoUltim'oraJuventus Next GenCalciomercatoLa FrecciataMi sveglio col GallOpinionista per unIl mercato Di LellaSuperLegaCurva SilenziosaRitratti in bianconEurorivali: la lavaSocial JuventusI più e i meno delAmarcordGli MVP della storiLa penso così... dLe verità nascosteCaro D(j)ario...Permette SignoraCalciopoli: storiaIl tackle di AndreaBorsino mercato JuvAmichevoli JuventusCentenario proprietFantaRosaBello di notteLe Cine...pagelleArticolo...QuintoMister NicolinoEconomia&Juventus -Le BacchettateL'endovena - drittoFantacalcio bianconLe pallonateAccadde oggi
NetworkRadio Bianconera Calendario Contatti Mobile
Buon compleanno Mauro Camoranesi: il campione del mondo che scelse la Juve anche in Serie B compie Cinquanta anni
Buon compleanno Mauro Camoranesi: il campione del mondo che scelse la Juve anche in Serie B compie Cinquanta anni
Accadde oggi, 4 ottobre 1976. A Tandil, in Argentina, nasce Mauro Germán Camoranesi, uno dei protagonisti della Juventus dei primi anni Duemila e campione del mondo con l'Italia nel 2006. Oggi, a cinquant'anni dalla sua nascita, il ricordo va a un giocatore che ha legato una parte importante della propria carriera alla maglia bianconera e che ha scritto una pagina speciale della storia juventina. Dall'Argentina alla Juventus Camoranesi arriva in Italia nel 2000, all'Hellas Verona, dopo le esperienze in Argentina, Uruguay e Messico. A Verona si mette subito in mostra e conquista la Juventus, che nell'estate del 2002 lo porta a Torino. È l'inizio di otto stagioni in bianconero. Esterno di centrocampo di grande corsa, tecnica e personalità, Camoranesi diventa rapidamente un elemento fondamentale della squadra. Con la Juventus colleziona 288 presenze e 32 gol, numeri che lo inseriscono tra i giocatori più presenti della sua generazione bianconera. La Juve al suo massimo Il suo arrivo coincide con una delle Juventus più forti degli anni Duemila. Nella prima stagione, quella 2002-03, arriva subito lo Scudetto e la Juventus raggiunge anche la finale di Champions League contro il Milan. Poi arrivano gli anni di Fabio Capello, con Camoranesi stabilmente tra i protagonisti di una squadra costruita per vincere. In quegli anni condivide lo spogliatoio con campioni come Buffon, Thuram, Nedved, Del Piero, Trezeguet e Ibrahimovic, diventando uno dei volti di quella Juventus che domina il calcio italiano e si presenta regolarmente ai massimi livelli in Europa. Il 2006 cambia tutto Poi arriva l'estate del 2006. Camoranesi è in Germania con la Nazionale italiana e conquista il Mondiale sotto la guida di Marcello Lippi. Da oriundo argentino diventa campione del mondo con la maglia azzurra, completando la consacrazione internazionale. Poche settimane più tardi, però, la sua Juventus viene retrocessa in Serie B in seguito a Calciopoli. Molti protagonisti lasciano Torino. Camoranesi, invece, rimane. La scelta di scendere in Serie B È questo uno dei motivi per cui il suo nome occupa un posto particolare nella storia recente della Juventus. Da campione del mondo, Camoranesi sceglie di restare in bianconero e affrontare la Serie B, rinunciando a lasciare il club nel momento più difficile. Nella stagione 2006-07 gioca 33 partite di campionato e realizza 4 gol, contribuendo alla straordinaria cavalcata della squadra di Didier Deschamps. La Juventus vince il campionato cadetto e torna immediatamente in Serie A. È una stagione diversa da tutte le altre, ma forse proprio per questo ancora più significativa: Camoranesi non è soltanto uno dei campioni della grande Juventus degli anni precedenti, è anche uno di quelli che aiutano la società a rialzarsi dopo il momento più difficile. Una delle 50 stelle bianconere Camoranesi rimane alla Juventus fino al 2010, vivendo anche le prime stagioni della ricostruzione dopo il ritorno in Serie A. Il suo percorso si chiude con 288 presenze e 32 reti, prima dell'addio e del trasferimento allo Stoccarda. Ma il suo legame con la Juventus va oltre i numeri. Nel 2014 il suo nome viene inserito dai tifosi tra le 50 stelle bianconere più importanti di sempre. Lo stesso Camoranesi ha definito la Juventus “la più bella esperienza” della propria carriera. Oggi, nel giorno dei suoi 50 anni, il ricordo di Mauro Camoranesi è quindi quello di un campione che ha vissuto la Juventus nel suo momento più alto, ha conquistato il Mondiale 2006 e, quando tutto sembrava crollare, ha scelto di rimanere al suo posto e di ripartire dalla Serie B. È anche per questo che Camoranesi è una delle figure che appartengono alla storia della Juventus: per i trofei, per le 288 partite in bianconero, per quel destro sulla fascia e per aver scelto di esserci quando la Juventus aveva più bisogno dei suoi campioni.
Sarr guida il Senegal nella vittoria sulle Comore (1-0)
Sarr guida il Senegal nella vittoria sulle Comore (1-0)
Una gara senza sbavature, vinta con il minimo scarto e gestita con maturità. Il Senegal supera 1-0 le Comore nell'amichevole internazionale, e tra i protagonisti c'è anche Pape Sarr, centrocampista della Juventus, rimasto in campo per tutti i novanta minuti, a conferma che i problemi fisici con cui è sbarcato a Torino sono definitivamente superati. La partita si è decisa nelle prime battute. Al sesto minuto Iliman Ndiaye ha sbloccato il risultato con un destro dal centro dell'area, battendo la difesa avversaria con un tiro piazzato in mezzo alla porta. Da quel momento i senegalesi hanno amministrato il vantaggio, senza concedere rischi eccessivi fino al fischio finale. In questo, il contributo di Sarr è stato prezioso. Il mediano bianconero ha garantito equilibrio alla squadra nella doppia fase, recuperando palloni e facendo ripartire la manovra, permettendo ai compagni di dettare il ritmo della sfida. Per la Juventus, e in particolare per Spalletti, le indicazioni sono più che positive. L'impiego per l'intera durata della gara conferma la centralità di Sarr nei progetti della nazionale e ne ribadisce l'affidabilità anche in maglia bianconera. Fisicità, personalità e capacità di legare i reparti anche con i suoi coast to coast: qualità che il tecnico della Vecchia Signora potrà sfruttare al rientro dagli impegni internazionali, considerando anche la persistente situazione di emergenza.
Zhegrova trascina il Kosovo: assist e dribbling contro l'Austria
Zhegrova trascina il Kosovo: assist e dribbling contro l'Austria
Edon Zhegrova conferma di essere l'uomo copertina del Kosovo, e lo fa contro un avversario di livello come l'Austria. Schierato titolare dopo due panchine consecutive, l'esterno della Juventus ha disputato 81 minuti di grande intensità, ripagando la fiducia del ct con l'assist che ha permesso a Asllani di firmare l'1-1 finale. Il suo peso nella partita, però, va ben oltre il passaggio vincente. I numeri raccontano un giocatore pienamente recuperato dopo mesi di difficoltà per i postumi di una pubalgia: 8 dribbling riusciti su 11 testimoniano la sua capacità fuori dal comune di saltare l'uomo, mentre i 23 passaggi precisi su 28 e i 2 lanci lunghi centrati dimostrano lucidità anche nella costruzione. Con 58 palloni toccati, di cui 13 persi, Zhegrova è stato il vero punto di riferimento offensivo della squadra, sempre cercato e sempre pericoloso. Stavolta, però, sorprende anche il lavoro in fase di non possesso. Otto contributi difensivi, 6 palloni recuperati, 3 contrasti vinti su 6 e soprattutto 15 duelli a terra vinti su 19: cifre da giocatore totale, proprio come gli chiede da tempo mister Spalletti. Per la Juventus, la prestazione è un segnale incoraggiante. Un giocatore che in nazionale si prende responsabilità, crea superiorità e al tempo stesso si sporca le mani in copertura è una risorsa preziosa anche in bianconero. È anche per questo che una fetta della tifoseria della Vecchia Signora non perdona al mister e alla dirigenza la decisione di lasciarlo fuori dalla lista UEFA per l’Europa League.
Juve calciomercato: sogno Gutierrez, ma il prezzo spaventa
Juve calciomercato: sogno Gutierrez, ma il prezzo spaventa
Il calciomercato bianconero guarda già al futuro della corsia mancina, e tra i profili più intriganti compare quello di Miguel Gutierrez. Il terzino spagnolo, passato in estate dal Napoli al Bayer Leverkusen, si è inserito rapidamente nel gruppo tedesco, chiamato a non far rimpiangere Grimaldo. Fin dalle prime partite il 25enne ha mostrato personalità, intelligenza tattica e una buona propensione a spingere in avanti. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa tedesca, a Torino lo seguirebbero con attenzione. Il problema, però, è economico: il Leverkusen non intende fare sconti e valuterebbe il giocatore tra i 50 e i 60 milioni di euro. Una cifra che, allo stato attuale, la Juventus farebbe fatica a sostenere senza prima aver incassato da qualche cessione. Per questo, la dirigenza della Vecchia Signora tiene aperte più strade. Circolano i nomi dell'intramontabile Emerson Palmieri, oggi al Marsiglia, e di Nicolas Tagliafico, esperto difensore argentino del Lione in scadenza a giugno, soluzioni che garantirebbero esperienza a costi più contenuti. Sullo sfondo resta anche l'idea Lorenzo Bernasconi, giovane dell'Atalanta più adatto a un progetto di lungo periodo, anche se i nerazzurri chiedono intorno ai 15-20 milioni. Nelle prossime settimane si capirà se il club vorrà tentare l'affondo per Gutierrez o se sceglierà una via più sostenibile. Per ora, più che un affare vicino, resta un sogno dal prezzo molto alto.
Cronache da un Dopoguerra Bianconero
Cronache da un Dopoguerra Bianconero
Non c'è nulla di più faticoso al mondo che osservare qualcun altro lavorare, specialmente se ti trovi in un bar, tra il gemito di una macchina del caffè e il tintinnio di un cucchiaino, e il lavoro in questione è la ricostruzione della Juventus. Il tempo, ha scritto Marcel Proust, è un tessuto la cui trama è fatta di minuti e l'ordito di vita vera. Ma Proust, con tutta probabilità, non ha mai dovuto attendere l'esito di un controllo del VAR al novantesimo per scoprire il senso della sua esistenza e il sapore del suo tempo perduto. In questo esatto momento sospeso, sotto una spietata luce al neon che svela senza pietà tutta la stanchezza delle nostre retine, il bar sport si fa teatro di un grande e disperato dramma metafisico. La Juventus è un cantiere in corso. I suoi tifosi, gente che fino a ieri alzava scudetti al cielo con la stessa noia impiegatizia di chi timbra il cartellino, oggi siedono su scomode sedie da bar a contemplare le impalcature. Ricordano il signor K. ne Il Castello di Franz Kafka: fissano il campo in perenne attesa di un'autorizzazione per avvicinarsi alla porta avversaria, ma trovano solo un'infinita, assurda nebbia burocratica e tattica in cui è impossibile orientarsi. Viene chiesta loro la cosa più disumana per un appassionato: concedere del tempo. «Bisogna dare tempo a Spalletti e ai suoi compagni», sentenzia un tizio al tavolo accanto, con la solennità di un uomo la cui fede calcistica è superata solamente dalla devozione verso il proprio sarto. La storia ci insegna una verità atroce: i dopoguerra sono infinitamente più logoranti, lunghi e complessi delle guerre stesse. La guerra è un lampo, un cataclisma meraviglioso e terribile che spazza via il superfluo. Il dopoguerra, invece, è polvere che ti entra nei polmoni, è la noia delle scartoffie burocratiche, è la calce che si ostina a non asciugare mai. Assomiglia piuttosto a un capitolo sterminato de La Commedia Umana di Honoré de Balzac, dove la grandezza si impasta fatalmente con la miseria, e ogni domenica va in scena un'opera monumentale costruita sulle fragilità di personaggi fin troppo umani, costretti a rincorrere un pallone invece di un'eredità. In mezzo a questa prosa quotidiana, Spalletti si aggira come un capomastro toscano prestato alla filosofia. Sotto la luce implacabile dei riflettori, la sua pelata brilla mentre urla, gesticola e usa la zappa per inventare geometrie impossibili. Eppure, il nobilissimo e dolcissimo popolo del pallone si fa una domanda legittima: possiamo davvero aspettarci che le rose fioriscano sulle spine? La cruda e spietata realtà è che non esiste alcuna magia per accelerare i tempi biologici di una squadra intenta a mutare pelle, anima e cromosomi. Ci resta solo una via, stretta e scivolosa come un cornicione: la fede. Un misticismo laico che ci spinge a credere ciecamente in giocatori su cui, in gran segreto, avevamo già posato una rassicurante pietra tombale. Questa Juventus è come una vecchia cattedrale gotica dalle vetrate andate in frantumi, e non si può riparare la storia con lo scotch da pacchi. Bisogna soffiare via i cocci taglienti, impastare la malta fresca e piantare ogni nuovo mattone nel cemento armato del futuro, con l'ossessione di non fare mai passi indietro. Soprattutto dopo la sosta per le nazionali, quel limbo crudele da cui i calciatori tornano — come reduci spaesati — con i muscoli fatti di cristallo. A volte, guardandoli rientrare acciaccati e malinconici, sembrano usciti dalle pagine di Giacomo Leopardi: carichi di fiduciose e vibranti promesse il sabato, e inesorabilmente disillusi la domenica, quando la festa sul campo si tramuta in un faticoso affanno. Si passa così, inevitabilmente, da un'epoca di monarchia assoluta alla repubblica democratica del sudore collettivo, dove tutti, dal fuoriclasse ritrovato al ragazzino lanciato nella mischia col cuore in gola, devono fare la propria parte. Mentre il cameriere abbassa la saracinesca con quel lamento metallico che sa di fine dei giochi, l'ultimo avventore fissa il fondo della sua tazzina vuota. Lì, tra i residui scuri di caffè, gli pare di scorgere un 4-3-3 d'emergenza mentale. Sospira, con la tragica gravità di un astronomo che ha appena scoperto una galassia fatta interamente di scommesse perse e calzini spaiati. Alza gli occhi al soffitto scrostato, dove un poster sbiadito di Platini ammicca sornione tra le ragnatele, e comprende che il calcio, alla fine della fiera, non è che una folle, magnifica cospirazione della tenerezza umana. Una baracca sbilenca, tenuta su con sputi, sogni e santini tascabili, dove milioni di poveri cristi si radunano ogni sette giorni implorando un miracolo che profuma di prato bagnato e salamelle. Il tifoso ha bisogno di una squadra proprio come ha bisogno di un paese, non foss'altro per non sentirsi solo; e anche se ogni anno le vecchie illusioni bruciano come stoppie sulla collina, all'alba di ogni domenica sarà di nuovo lì, ostinatamente, a fissare le ceneri in attesa del raccolto. Si sistema la sciarpa al collo con la dignità solenne di un sommo sacerdote del caos, o forse con la rassegnazione cosmica di chi ha compreso che l'universo è in continua espansione, ma il centrocampo, ostinatamente, rimane sempre troppo corto. Sorride alla sua tazzina deserta, venendo folgorato da una verità che sfugge ai grandi trattati di filosofia: la felicità non è un gelido pezzo di metallo da spolverare in una bacheca, ma il terrore puro, meraviglioso e irrazionale di un rigore battuto al novantesimo, vissuto col cuore in gola e le scarpe sfondate. I trofei, in fondo, si limitano a prendere polvere; le tachicardie domenicali, invece, ti ricordano che sei innegabilmente vivo. «Coraggio, mister Spalletti...» mormora al bancone, con la pacata e sublime assurdità di chi si appresta a conversare di massimi sistemi con uno sgabello. «Se i calcoli tattici saltano e questa nostra vecchia cattedrale dovesse crollare del tutto, poco male: vorrà dire che avremo finalmente un bel po' di spazio all'aperto. Ne faremo uno splendido campo di bocce, oppure trapianteremo un orto d'insalata proprio tra i pali della porta, pregando che perlomeno i cespi di lattuga sappiano rispettare le consegne in marcatura. E noi saremo ancora qui, imperturbabili, a disquisire di diagonali difensive e sovrapposizioni fino al suono delle trombe del Giudizio Universale. Ad attendere la fine del mondo, si intende, senza alcuna fretta, rigorosamente a base di barbera e lambrusco, cullati dalla dolcissima e romantica certezza che la palla continuerà a rotolare... e che, persino durante l'Apocalisse, troveremo il modo di lamentarci per un fuorigioco millimetrico». Coraggio anche a Noi, non guasta. Roberto De Frede
Pjanic: "Vi racconto quando Allegri tolse una punizione a Ronaldo..."
Pjanic: "Vi racconto quando Allegri tolse una punizione a Ronaldo..."
Intervenuto al Festival dello Sport di Trento, Miralem Pjanic ha fornito diversi spunti interessanti sulla Juventus del recente passato e del futuro. L’ex centrocampista non ha parlato solo di Alajbegovic, infatti, raccontando anche aneddoti che stanno dietro ad alcune dinamiche di spogliatoio. Come quello relativo ai calci di punizione dall’arrivo di Cristiano Ronaldo. Il numero 7 portoghese è sempre stato molto accentratore, anche dal punto di vista dei calci da fermo, ma in un’occasione mister Massimiliano Allegri lo ha in un certo verso “beffato”. “Dualismo sulle punizioni? Onestamente era tra me e Dybala, sempre. Quando è arrivato Cristiano però non ce n’era per nessuno. Arrivava e prendeva la palla. Con uno che ti fa vincere tutte le partite stai zitto e gliela lasci. Una volta abbiamo vinto a Napoli con un mio gol su punizione, ma vi spiego perché. Cristiano Ronaldo aveva preso una botta e Allegri per farla battere a me ha mandato subito i sanitari in campo, così da costringerlo ad uscire qualche secondo. Io la batto, segno e vinciamo: grazie Max”.
Palmisani alla Juventus? Parla il presidente del Frosinone
Palmisani alla Juventus? Parla il presidente del Frosinone
Maurizio Stirpe, presidente del Frosinone, ha rilasciato oggi una lunga intervista al Corriere della Sera. Il club ciociaro è una delle rivelazioni di questo inizio di campionato. Il mister Alvini sta facendo un ottimo lavoro e alcuni elementi, di cui già si diceva un gran bene, sono ancor più ora sulla cresta dell’onda. Su tutti, Lorenzo Palmisani, portiere che a luglio la Juventus aveva già sondato, sentendosi chiedere – stando alle indiscrezioni circolate – una cifra vicina ai 7-8 milioni. Ora le condizioni, soprattutto dopo il rinnovo fino al 2031, sono nettamente cambiate, ragion per cui ci vorranno almeno tra 15 e 20 milioni. Stirpe, però, a proposito di Pamisani e dell’altro gioiellino, l’attaccante Giorgi Kvernadze, accostato alla Roma, dribbla: “Ad oggi sono solo chiacchiere, non ho ricevuto telefonate. Io aspetto solo e sempre proposte ufficiali e concrete”. La Juve ci pensa seriamente, anche perché Neto e Grabara lasceranno sicuramente Torino a giugno, mentre Vicario dovrebbe essere riscattato. C'è posto per un altro estremo difensore, che dovrà essere il numero uno del futuro.
Verso Cagliari-Juventus, Adopo: "Credo di essere quel giocatore che..."
Verso Cagliari-Juventus, Adopo: "Credo di essere quel giocatore che..."
A una settimana da Cagliari-Juventus, valevole per il sesto turno di Serie A, il centrocampista dei rossoblù Michel Adopo ha rilasciato un'intervista a SkySport: "Credo che in Serie A ci siano tanti centrocampisti bravi a inserirsi, penso a McTominay del Napoli o a Rabiot del Milan. Sono completi e riescono a fare le due fasi, cambiando le partite. lo voglio essere uno di quelli che hanno questo impatto. Se posso migliorare a livello di statistiche rispetto all'anno scorso e fare meglio, sarò contento. lo penso di essere un giocatore che premia il collettivo della squadra quando abbiamo la palla, proponendo il gioco. Se non abbiamo la palla, cerco invece di aiutare il compagno a fare quella corsa in più, quindi per me è normale correre".
Gattuso: "Frattesi non poteva accontentarsi di giocare 20 min a partita"
Gattuso: "Frattesi non poteva accontentarsi di giocare 20 min a partita"
Così Gennaro Gattuso, tecnico della Lazio, si è espresso su Davide Frattesi: "Frattesi è un giocatore che ho avuto la fortuna di allenare in nazionale. E durante quei giorni di raduno gli ho sempre detto che doveva prendere una decisione, non poteva accontentarsi di giocare 15-20 minuti. Ha doti precise e doveva prendersi un po' di responsabilità. Noi venivamo da un mercato in cui potevamo fare poco e la sua scelta di venire da noi è stata incredibile. Questo è il nostro rapporto. Sono contento che si sia preso le sue responsabilità e per la sua carriera"
Economia e Juventus
Le Pallonate
Calciopoli, storia di una farsa
icona APP
Prossima partita
11 ott 2026 20:45
Serie A Enilive 2026-2027
in onda su DAZN
Cagliari VS Juventus
Cagliari Juventus
TMW News TMW News: Italia, il caos federale non tocca la squadra. Mancini pronto al crash test in Francia
Le più lette
Tutte le news sulla Juventus
Supplemento di Radio Bianconera ®
Iscritta al tribunale di Torino al n.70 del 29/11/2018
Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore responsabile Antonio Paolino
Aut. Lega Calcio Serie A 21/22 num. 178

Parte del Newtwork di TMW
© 2026 bianconeranews.it - Tutti i diritti riservati