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Champions League, Italia fa 4 su 4: l’Inter vince in dieci e completa il poker
PodcastSpalletti-Juve: la conferma di Elkann, i fantasmi di Conte e Simone Inzaghi
Spalletti-Juve: la conferma di Elkann, i fantasmi di Conte e Simone Inzaghi
Spalletti resta alla Juve, parola di John Elkann: malgrado questo, si parla già della sua successione, con Conte e Simone Inzaghi candidati principali. Il numero uno della Exor ha buoni rapporti con Lucio ed è ancora convinto sia l'uomo giusto per la ricostruzione. Attenzione perché in queste situazioni la conferma può essere a tempo, o diventarlo nel caso in cui non arrivassero i risultati. E' una regola scontata per le società, molto rigida nella Juve. Spalletti è allenatore navigato e conosce certe dinamiche del mondo pallonaro. Quindi testa bassa, meno chiacchiere e fatti concreti. Vale per tutta la truppa, in Italia e in Europa. Una parte media prefigura una doppia opzione per la panchina della Juve, collegata alla questione temporale. Se le cose dovessero precipitare ulteriormente, subito Conte. Il tecnico salentino è disoccupato e sta aspettando una chiamata. Qualche voce mi dice che Carnevali e Massara sono favorevoli al ritorno di chi fu artefice della rinascita bianconera post Calciopoli. Meno la proprietà, in questi casi però si dice “a mali estremi, estremi rimedi”. L'opzione numero due varrebbe invece per giugno, quando Spalletti, sempre secondo la stampa, lascerebbe, con Simone Inzaghi ipotesi concreta. L'ex tecnico dell'Inter, ora alla guida degli arabi dell'Al-Hilal, fu accostato alla Juve anche in passato, ai tempi di Paratici, suo amico. Viene visto come un aziendalista vincente, in grado di coniugare competitività e sostenibilità, obiettivo fissato da tempo dalla proprietà, ma finora fallito.
Ancora rinforzi… per battere le ultime della classifica
Ancora rinforzi… per battere le ultime della classifica
Da alcuni giorni non si parla di altro: Luciano Spalletti confermato e Juventus che torna sul mercato a gennaio per provare a colmare le lacune lasciate dal mercato estivo. Posto che è un dato di fatto che il tecnico di Certaldo non sia mai del tutto stato accontentato e che la rosa bianconera abbia delle lacune qualitative, viene normale chiedersi se anche questi nuovi investimenti previsti serviranno a cambiare la rotta. Sì, perché da un anno a questa parte la Juve perde stabilmente punti contro le ultime della classifica. E come dicevano quelli che capiscono di calcio quando c’erano i vari Pirlo, Allegri, Motta e Tudor? Ah, sì: possibile che per battere le ultime della classifica servano i giocatori del PSG o del Barcellona? “Possibile che i calciatori della Juventus siano più scarsi di Boloca?”. Strano che questi discorsi non si sentano più… Perché a Luciano Spalletti manca una punta di ruolo da sempre, ma possibile che non si riesca nemmeno a battere Cagliari e Sassuolo, entrambe sconfitte dal Monza? Ogni partita ha una storia a sé ed è fin troppo evidente che le squadre che devono salvarsi abbiano un atteggiamento più prudente quando affrontano la Vecchia Signora. C’è da prendere atto, però, che questa squadra non abbia un piano alternativo quando gli avversari si arroccano in difesa e sembra che tutti ormai sappiano quale sia il modo per bloccare Juve di Spalletti. È chiaro che avere in campo uno come Osimhen aiuterebbe e non poco, ma non è nemmeno normale continuare a bruciare attaccanti, centrocampisti e difensori (perché i numeri dicono che con Spalletti la fase difensiva è diventata un colabrodo), che appena poi lasciano la Juventus tornano ad essere giocatori apprezzabili e apprezzati. Insomma, giusto che la dirigenza voglia provare ad evitare l’ennesimo cambio di allenatore visti i precedenti degli ultimi anni, ma viste le difficoltà economiche e il Fair Play Finanziario, e soprattutto risultati alla mano, c’è davvero la certezza che un nuovo sforzo sul mercato riesca a cambiare la situazione? I nuovi acquisti arrivati in estate stanno facendo meglio dei vari Openda, David e compagnia? E ancora, se comunque il destino di Spalletti sembra segnato in vista della prossima stagione (occhio sempre a Simone Inzaghi con Antonio Conte, ve ne parlo da tempo), ha senso continuare a prendere giocatori seguendo le sue direttive per poi azzerare nuovamente a giugno? Se davvero la Juventus vuole uscire da questo “anti-ciclo” come lo definisce Giorgio Chiellini, deve ricominciare ad avere un certo peso dall’alto. Il mercato lo fa in primis la società, che deve costruire uno zoccolo duro attorno al quale poi plasmare la squadra in collaborazione con l’allenatore. Bisogna tornare a far “arrabbiare” gli allenatori come faceva Marotta con Conte e Allegri, o come faceva Moggi con Lippi, Ancelotti e compagnia.
Champions League, Italia fa 4 su 4: l’Inter vince in dieci e completa il poker
Champions League, Italia fa 4 su 4: l’Inter vince in dieci e completa il poker
Da quattro sconfitte a quattro vittorie: cambia tutto per il calcio italiano in Champions League. Dopo i successi di Roma e Napoli nella giornata di ieri e il clamoroso 4-1 del Como contro il Manchester United nel pomeriggio, anche l’Inter conquista i tre punti battendo 1-0 lo Shakhtar Donetsk a San Siro. I nerazzurri riescono a portare a casa la vittoria nonostante l’espulsione di Alessandro Bastoni al 68’, punito con il secondo cartellino giallo. In inferiorità numerica, la squadra di Chivu trova il gol decisivo al 77’ con Carlos Augusto, su assist di Mkhitaryan, e difende il vantaggio fino al fischio finale. Per l’Inter arrivano così i primi tre punti di questa Champions League, in una serata che completa il poker delle italiane. Dopo il disastro della seconda giornata, con quattro sconfitte, l’Italia risponde con quattro vittorie su quattro: un’inversione di tendenza importante per il calcio italiano in Europa. Domani Juve e Milan in Europa League e Atalanta in Conference proveranno a fare lo stesso.
21 ottobre 2008, Juventus-Real Madrid 2-1: Del Piero guida la rinascita bianconera in Champions
21 ottobre 2008, Juventus-Real Madrid 2-1: Del Piero guida la rinascita bianconera in Champions
Accadde oggi, 21 ottobre 2008. La Juventus torna a vivere una grande notte europea e lo fa contro uno degli avversari più prestigiosi del continente: il Real Madrid. Allo Stadio Olimpico di Torino, nella terza giornata della fase a gironi di Champions League, i bianconeri di Claudio Ranieri si impongono per 2-1 grazie alle reti di Alessandro Del Piero e Amauri. Una vittoria importante, dal valore che va oltre i tre punti: dopo l'inferno della Serie B, la Signora è tornata a confrontarsi con le grandi d'Europa. Il ritorno in Champions dopo la Serie B Per comprendere il significato di quella serata bisogna tornare all'estate del 2006. Lo scandalo Calciopoli aveva trascinato la Juventus in Serie B, costringendola a ripartire dalla seconda divisione e a salutare temporaneamente il palcoscenico europeo. Una ferita profonda per una società abituata a competere ai massimi livelli, ma anche l'occasione per dimostrare il proprio attaccamento alla maglia da parte di campioni come Del Piero, Buffon, Nedved e Trezeguet, rimasti a Torino nonostante la retrocessione. La risalita fu immediata: la Juventus conquistò il campionato cadetto nel 2006-2007 e, nella stagione successiva, chiuse il ritorno in Serie A al terzo posto, guadagnandosi l'accesso alla Champions League. Nell'autunno del 2008, dunque, la sfida contro il Real Madrid rappresentava una tappa simbolica del percorso di rinascita bianconero. La Juventus era di nuovo lì, sul palcoscenico che sentiva suo. Del Piero apre la notte magica La partita si mette subito sui binari giusti. Dopo appena cinque minuti, è il capitano Alessandro Del Piero a sbloccare il risultato con una splendida conclusione dalla distanza, facendo esplodere lo stadio. Un gol da fuoriclasse, il modo migliore per accendere una serata che il numero 10 vuole vivere da protagonista. Il Real Madrid, campione di Spagna e pieno di talento, è costretto a inseguire. La Juventus gioca con personalità, tiene testa ai Blancos e trova il raddoppio all'inizio della ripresa: al 49', Amauri sfrutta il cross di Pavel Nedved e firma il 2-0 di testa. Per i bianconeri è il momento di assaporare un successo che sembra ormai a portata di mano. La squadra spagnola, però, non si arrende. Al 66' Ruud van Nistelrooy accorcia le distanze con un colpo di testa e riapre la partita. Il finale diventa più complicato, con la Juventus chiamata a difendere il vantaggio dagli assalti degli ospiti. I bianconeri resistono e al triplice fischio possono festeggiare una vittoria pesantissima: Juventus-Real Madrid 2-1. Due settimane dopo, il capolavoro al Bernabéu Quella vittoria non rimase un episodio isolato. Il calendario mise nuovamente di fronte le due squadre il 5 novembre 2008, questa volta al Santiago Bernabéu. E fu ancora Del Piero a prendersi la scena: il capitano realizzò una straordinaria doppietta, con un gol per tempo, consegnando alla Juventus un memorabile 0-2 in casa del Real Madrid. Una prestazione talmente prestigiosa da strappare ad Alex anche gli applausi del pubblico madrileno al momento della sostituzione. Con quel successo, la Juventus mise al sicuro la qualificazione agli ottavi di finale con due giornate d'anticipo. La vittoria di Torino era stata il primo atto; quella di Madrid trasformò il confronto in una delle pagine europee più belle di quella stagione. La Juventus era tornata Il 21 ottobre 2008 racconta quindi una Juventus che cercava di ritrovare il proprio posto tra le grandi, dopo una delle pagine più difficili della sua storia. Il gol di Del Piero, la rete di Amauri e la resistenza finale contro il Real Madrid furono molto più di una semplice vittoria nel girone: rappresentarono la conferma che il percorso di ricostruzione stava dando i suoi frutti. La Champions League non avrebbe regalato alla squadra di Ranieri il trionfo finale, ma quella doppia sfida con il Real rimane un ricordo speciale per i tifosi bianconeri. Dalla retrocessione in Serie B al successo contro i campioni di Spagna, passando per il ritorno in Europa: la Juventus era caduta, si era rialzata e stava tornando a far paura anche fuori dall'Italia. E al centro di quella rinascita c'era ancora lui, Alessandro Del Piero, il capitano che non aveva mai abbandonato la Signora.
Juventus, il fantasma di Conte: ma è davvero l'uomo giusto per risolvere la crisi?
Juventus, il fantasma di Conte: ma è davvero l'uomo giusto per risolvere la crisi?
Ogni volta che la Juventus entra in crisi, il copione sembra ripetersi. I risultati non arrivano, la squadra fatica a trovare una propria identità, i tifosi perdono la pazienza e sui social torna a circolare un nome capace di accendere immediatamente la discussione: Antonio Conte. È successo anche dopo il pesante 0-3 contro la Lazio. Una parte della tifoseria bianconera vorrebbe rivedere sulla panchina juventina l'allenatore dei tre scudetti consecutivi, l'ex capitano, l'uomo che ha contribuito a riportare la Juventus al vertice dopo anni difficili. Un allenatore che ha dimostrato di saper trasmettere carattere, intensità e senso di appartenenza alle proprie squadre. Le ragioni per desiderarne il ritorno non mancano. Ma tra riconoscere i meriti di Conte e considerarlo automaticamente l'uomo giusto per risollevare questa Juventus c'è una differenza importante. Perché la domanda non è soltanto se il tecnico salentino sia un grande allenatore. La domanda è se, con questa rosa e in questo momento della stagione, il suo arrivo sarebbe davvero sufficiente a cambiare le cose. Conte e il mito dell'uomo della provvidenza Il ricordo della prima esperienza juventina pesa inevitabilmente. Nell'estate del 2011 Conte trovò una squadra reduce da due settimi posti consecutivi e riuscì a trasformarla in una formazione capace di vincere subito lo scudetto. Il suo calcio era riconoscibile: aggressività, intensità, organizzazione, partecipazione collettiva e una mentalità che non ammetteva cali di tensione. Quella Juventus, però, non nacque da una semplice sostituzione in panchina a campionato iniziato. Conte arrivò prima della preparazione estiva, ebbe tempo per lavorare sul gruppo e contribuì a costruire un progetto che avrebbe dominato il campionato per tre stagioni consecutive. È un dettaglio fondamentale, perché il contesto di un allenatore che prepara una squadra dall'estate è molto diverso da quello di chi deve intervenire in corsa, con una stagione già avviata e problemi da risolvere in tempi stretti. Oggi la tentazione di affidarsi a un nome conosciuto e vincente è comprensibile. Ma il rischio è pensare che basti riportare Conte a Torino per ritrovare automaticamente la Juventus di allora. Il calcio è cambiato, la rosa è diversa e soprattutto sono cambiati i problemi che la squadra deve affrontare. Quando è subentrato, Conte ha sempre cambiato le cose? La carriera dell'allenatore offre precedenti che meritano di essere analizzati senza pregiudizi. Non è vero che Conte abbia fallito ogni volta che è arrivato a stagione in corso. Ma non è vero neppure che il suo impatto sia sempre stato immediatamente risolutivo. All'Arezzo, nel 2007, tornò in panchina a marzo dopo essere stato esonerato nella prima parte della stagione. La squadra migliorò e riuscì a lottare per la salvezza fino all'ultima giornata, ma la retrocessione non fu evitata. Un'esperienza nella quale si videro segnali di reazione, senza che il lavoro fosse sufficiente a raggiungere l'obiettivo finale. Ancora più complicata fu l'esperienza all'Atalanta, dove Conte arrivò nel settembre 2009. I risultati non decollarono e il tecnico si dimise nel gennaio successivo, dopo una serie di prestazioni negative. È il precedente che dimostra come neppure un allenatore dalla personalità forte possa garantire una svolta quando il contesto e i risultati non si allineano alle sue aspettative. Il caso del Bari, invece, racconta una storia differente. Conte arrivò nel dicembre 2007 e contribuì a migliorare il rendimento della squadra nella seconda parte del campionato. Nella stagione successiva costruì un gruppo capace di vincere la Serie B e conquistare la promozione. Anche al Tottenham, subentrato nel novembre 2021, riuscì a centrare il quarto posto e la qualificazione alla Champions League. Il bilancio, quindi, non permette di sostenere che Conte non sappia intervenire in corsa. Dimostra piuttosto che il suo impatto dipende dal contesto, dalla risposta dei giocatori e dalla possibilità di trasferire rapidamente le proprie idee. Il suo nome non rappresenta una garanzia automatica: è un valore potenziale che deve trovare le condizioni giuste per esprimersi. Questa Juventus sarebbe pronta a reggere Conte? È qui che il discorso diventa particolarmente interessante. Conte è un allenatore esigente, che pretende intensità negli allenamenti, applicazione tattica, disponibilità al sacrificio e partecipazione costante nelle due fasi. Le sue squadre devono essere aggressive, fisicamente preparate e capaci di mantenere un livello elevato di concentrazione. Chi non si adegua rischia di perdere spazio. La Juventus attuale è pronta a sostenere queste richieste? È una domanda alla quale non si può rispondere con certezza, ma che merita di essere posta. La squadra ha mostrato difficoltà nel mantenere l'equilibrio, nel reagire alle situazioni negative e nel trovare continuità. Alcuni giocatori sembrano faticare a esprimersi al meglio e, dopo la sconfitta contro la Lazio, sono emerse anche discussioni sulla personalità del gruppo. Non basta, però, invocare un allenatore capace di alzare la voce o di pretendere di più. La personalità non si trasferisce automaticamente da una panchina a uno spogliatoio. Conte può chiedere intensità, sacrificio e coraggio, ma deve trovare giocatori disposti e capaci di rispondere a quelle richieste. E se una parte della rosa non fosse adatta al suo calcio, il problema non scomparirebbe con il cambio di allenatore. La questione riguarda anche la costruzione della squadra. Il calcio di Conte richiede interpreti funzionali alle sue idee, non soltanto giocatori di qualità. Servono caratteristiche fisiche e tattiche precise, disponibilità a ricoprire determinati ruoli e capacità di seguire movimenti collettivi molto codificati. Una rosa costruita per un altro sistema potrebbe aver bisogno di interventi significativi per esprimersi al meglio. Le parole di Bremer e il problema della personalità Le dichiarazioni di Bremer dopo il 3-0 contro la Lazio hanno aggiunto un altro elemento alla riflessione. Il difensore ha parlato di compagni che, in determinate situazioni, sembrano nascondersi quando arrivano i fischi e ha sottolineato le differenze rispetto alla Juventus di qualche anno fa. Parole che hanno alimentato il dibattito sul carattere della squadra e sulla necessità di ritrovare una maggiore compattezza. È comprensibile che, in un momento simile, molti tifosi pensino a Conte. Il suo temperamento e la sua storia bianconera sembrano rappresentare la risposta ideale a una squadra accusata di avere perso personalità. Ma anche questo ragionamento ha un limite: un allenatore può pretendere coraggio dai propri giocatori, non può sostituirsi a loro nelle scelte e nelle responsabilità durante una partita. Lo stesso Bremer, peraltro, non può essere considerato al di sopra delle critiche. Anche lui deve analizzare le proprie prestazioni e riconoscere gli errori commessi, come quelli emersi nella partita contro la Lazio. Chiedere più carattere ai compagni è legittimo, ma l'autocritica deve riguardare tutti, compresi i giocatori più rappresentativi. La personalità di un gruppo si misura anche dalla capacità di assumersi le proprie responsabilità, non soltanto di denunciare le mancanze altrui. Ed è proprio questo il punto: Conte potrebbe contribuire a ricostruire una mentalità più forte, ma non potrebbe farlo da solo. Servirebbero una risposta concreta dello spogliatoio, la disponibilità dei singoli a mettersi in discussione e una società pronta a sostenere l'allenatore anche quando le sue richieste diventassero scomode. Forse la soluzione migliore sarebbe ripartire dall'estate Se la Juventus decidesse davvero di puntare su Conte, una valutazione a stagione conclusa potrebbe offrire condizioni più favorevoli. Non perché un subentro sia necessariamente destinato a fallire, ma perché il tecnico avrebbe la possibilità di analizzare la rosa, individuare i giocatori funzionali al proprio sistema e concordare con la dirigenza gli interventi necessari. Un'estate di lavoro permetterebbe di preparare la squadra sul piano atletico, costruire automatismi e chiarire fin dall'inizio ruoli e gerarchie. Consentirebbe inoltre alla società di affrontare con lucidità le eventuali cessioni e gli acquisti, evitando di affidarsi alla speranza che un allenatore possa correggere ogni problema senza modificare la struttura del gruppo. Naturalmente, non è detto che aspettare sia sempre la scelta migliore. Se i risultati precipitassero e la squadra perdesse completamente fiducia, la società potrebbe ritenere necessario intervenire subito. Ma un eventuale cambio in corsa dovrebbe essere accompagnato da una valutazione realistica: quale obiettivo si vuole raggiungere, quanto tempo rimane e quali strumenti avrebbe il nuovo allenatore per incidere? Conte può essere la risposta, ma non può essere l'unica risposta Il ritorno di Antonio Conte avrebbe un significato forte per la tifoseria juventina. Riporterebbe a Torino un allenatore legato alla storia del club, capace di vincere e di trasmettere una mentalità riconoscibile. Sarebbe una scelta comprensibile, soprattutto in una fase in cui la squadra sembra avere bisogno di ritrovare identità, aggressività e fiducia. Ma proprio perché Conte è un allenatore esigente, il suo eventuale arrivo dovrebbe essere accompagnato da una strategia chiara. Non basterebbe consegnargli una squadra in difficoltà e aspettarsi che, grazie al carattere e alla personalità, riesca a trasformarla nel giro di poche settimane. Servirebbero giocatori pronti a seguirlo, una rosa adatta alle sue idee e una società disposta a condividere il progetto. La Juventus ha bisogno di ritrovare il proprio equilibrio, ma anche di capire perché una squadra con giocatori di qualità fatichi a reagire alle difficoltà e a mantenere un'identità riconoscibile. Conte potrebbe essere parte della soluzione. Non è possibile sapere in anticipo se sarebbe l'uomo giusto per questo gruppo, né se riuscirebbe a risolvere tutti i problemi attuali. La vera domanda, allora, non è se Conte sia abbastanza juventino o se abbia già dimostrato di saper vincere. È se questa Juventus sia pronta per Conte e se la società sia pronta a costruire una squadra davvero adatta al suo calcio. Perché il rischio più grande sarebbe trasformare il suo ritorno in una promessa di rinascita, per poi scoprire che un allenatore, anche uno del suo livello, non può risolvere da solo problemi che coinvolgono l'intero club.
Como da sogno. Gli uomini di Fabregas schiantano il Manchester United per 4-1
Como da sogno. Gli uomini di Fabregas schiantano il Manchester United per 4-1
Il Sinigaglia si conferma fattore assoluto per il Como in questa avventura in Champions League. Dopo il 4-1 dell'esordio contro il Lipsia eccone un altro, stavolta contro il Manchester United. È vero, gli inglesi stanno colando sempre più a picco, ma la prestazione degli uomini di Fabregas rimane lodevole nonostante la pochezza attitudinale dell'avversario. Grande protagonista della sfida è stato Nico Paz, autore del primo (2') e del terzo gol (57'). Gli altri marcatori biancazzurri sono stati invece Douvikas (49') e Ramon (79'). Per Carrick la rete della bandiera è arrivata grazie A Zirkzee, ma solo al 90'+1'. Il Como sale così a sei punti, mentre i Red Devils restano a tre.
Valentini a TMW Radio: “Dopo la Lazio Spalletti non mi è piaciuto per niente”
Valentini a TMW Radio: “Dopo la Lazio Spalletti non mi è piaciuto per niente”
Il dirigente Antonello Valentini è intervenuto in diretta alla radio di Tuttomercatoweb.com. Queste le sue parole sulla Juventus e sulla gestione di Spalletti: "Secondo me la dirigenza ha fatto bene a confermarlo, ma nell'ultima serata di campionato non mi è piaciuto per niente. Non mi sono piaciute neanche le dichiarazioni accusatorie di Bremer, che quelle cose le avrebbe dovuto dire nello spogliatoio, così come non mi sono piaciute alcune parole dello stesso Spalletti. Ora ho letto che la Juventus sta pensando di investire a Gennaio, più precisamente su Raimondo. Faccio presente che ha giocato nelle Nazionali giovanili dall'Under 18 all'Under 21, il che certifica che questi ragazzi meriterebbero maggiore attenzione. In tal senso faccio sempre l'esempio di Kayode, che è transitato dalle giovanili di Juventus e Fiorentina, ma che per esplodere è dovuto andare in Inghilterra".
Juventus, attenta alla concorrenza per Bakola. La Roma si sta muovendo…
Juventus, attenta alla concorrenza per Bakola. La Roma si sta muovendo…
 Darryl Bakola è ormai dichiaratamente un obiettivo della Juventus. Il centrocampista del Sassuolo si sta affermando come uno dei talenti più interessanti della nostra Serie A e per questo Giovanni Carnevali lo sta tenendo d'occhio da tempo. I bianconeri dovranno però fare attenzione alla concorrenza, come riportato da Niccolò Ceccarini sulle colonne di Tuttomercatoweb: "La Roma si sta muovendo e sta monitorando con grande interesse Bakola. Il Sassuolo lo ha acquistato un anno fa dal Marsiglia per 10 milioni di euro. Su di lui ci sono già anche Juventus e Milan. I giallorossi sono alla finestra ma presto potrebbero iniziare a muovere i primi passi. Insomma le idee per i prossimi mesi sono molto chiare. Primo step però il mercato invernale, che sara decisivo per rendere la squadra completa in ogni reparto".
Pogba non vuole cedere, possibile uno suo approdo nella MLS statunitense
Pogba non vuole cedere, possibile uno suo approdo nella MLS statunitense
Paul Pogba non ci sta. Il francese, nonostante sia reduce dall'ennesima avventura fallimentare per colpa dei numerosi infortuni, non sembra avere intenzione di appendere gli scarpini al chiodo. L'ex stella della Juventus compirà 34 anni a marzo e vuole scrivere un nuovo capitolo di una carriera che avrebbe potuto regalare soddisfazioni ben maggiori. Ricordiamo che Pogba si è svincolato dal Monaco pochi mesi fa a causa dei ripetuti guai fisici che non gli hanno permesso mai di essere in campo con continuità. Ora, come riportato da TuttoJuve, il suo futuro potrebbe essere negli Stati Uniti, con Inter Miami, New York City e DC United pronte a litigarselo.
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