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Juventus Next Gen, sconfitta con il Lecco: il racconto del match
Juventus Next Gen, sconfitta con il Lecco: il racconto del match
Attraverso un comunicato ufficiale la Juventus ha raccontato la partita tra la Next Gen e il Lecco. Ecco quanto detto: "La Juventus Next Gen esce sconfitta dalla trasferta contro il Lecco, valida per la tredicesima giornata del Girone A di Serie C. Allo stadio Rigamonti-Ceppi i padroni di casa si impongono 4-0 grazie alle reti di Casarotto, Capello, Manetti e Murillo. LECCO-JUVENTUS NEXT GEN | IL RACCONTO DEL MATCH La partita si mette subito in salita per la Juventus Next Gen, con il Lecco che trova il vantaggio dopo appena sei minuti: Casarotto si rende protagonista di una percussione centrale, supera Corradi e batte Mangiapoco per l'1-0. I padroni di casa continuano a spingere e al 14' sfiorano il raddoppio con Arena, che di testa sugli sviluppi di un calcio d'angolo manda il pallone sul fondo. Al 20' è invece Mallamo a provarci dalla distanza, senza trovare lo specchio della porta. La Juventus cerca di reagire e cresce nella seconda parte della prima frazione. Al 39' arriva la prima grande occasione bianconera: Grelaud riceve il pallone in area, si gira e conclude verso la porta, trovando però un ottimo intervento di Vettorel. Nel finale di tempo è Durmisi a rendersi pericoloso in due occasioni, prima con una conclusione imprecisa e poi sugli sviluppi di un calcio d'angolo, senza riuscire a trovare il pareggio. Si va all'intervallo con il Lecco avanti 1-0. A inizio ripresa Brambilla cambia assetto, inserendo Rizzo e Konate al posto di Van Aarle e Leone e passando a un attacco a tre. Al 50', però, arriva il raddoppio del Lecco: Pellegrino recupera il pallone a Corradi e calcia verso la porta rimasta sguarnita dopo l'uscita di Mangiapoco. La conclusione viene salvata sulla linea, ma sulla ribattuta arriva Capello, che firma il 2-0. Cinque minuti più tardi i padroni di casa trovano anche la terza rete: Casarotto serve in profondità Manetti, che supera Mangiapoco e deposita il pallone in porta. La Juventus prova a cambiare ancora con gli ingressi di Oboavwoduo e Makiobo, ma al 70' il Lecco cala il poker con Murillo, bravo ad approfittare di un errore in fase di impostazione di Mangiapoco. Nel finale i padroni di casa gestiscono il vantaggio, mentre Brambilla inserisce anche Elimoghale al posto di Durmisi. Il risultato non cambia più: la Juventus Next Gen cade 4-0 sul campo del Lecco e chiude senza punti la tredicesima giornata di campionato".
Serie A, i verdetti delle 15: Milan vince e allunga sulla Juventus, l'Atalanta...
Serie A, i verdetti delle 15: Milan vince e allunga sulla Juventus, l'Atalanta...
Due partite alle 15: Genoa-Milan e Monza-Atalanta. Nella prima trionfano i rossoneri: 1-2. Nel primo tempo, precisamente tra il 13' e il 19', Alphadjo Cisse e Christian Pulisic siglano rispettivamente lo 0-1 e 0-2. Nel finale di gara Ellertsson accorcia le distanze ma non evita la sconfitta. I rossoneri allungano sulla Juventus. L'Atalanta, invece, riduce le distanze: 0-1 contro i biancorossi, decisivo il gol di Nikola Krstovic al quarto minuto della ripresa. I bianconeri saranno impegnati stasera contro la Fiorentina al Franchi.
Serie A, le ufficiali di Inter-Como: la scelta su Dimarco
Serie A, le ufficiali di Inter-Como: la scelta su Dimarco
Alle 18 il penultimo incontro della 10ª giornata: Inter-Como. Qui sotto le formazioni ufficiali: INTER (3-5-2): Martinez; Akanji, Bastoni, Carlos Augusto; Spence, Barella, Calhanoglu, Zielinski, Dimarco; Esposito, Thuram. All. Chivu COMO (4-2-3-1): Sanchez; Couto, Ramon, Kempf, Valle; Milla, Ricci; Da Cunha, Paz, Baturina; Douvikas. All. Fabregas
Discreti: "Juventus, l'Europa League è la tua dimensione"
Discreti: "Juventus, l'Europa League è la tua dimensione"
La vittoria della Juventus sull'Az Alkmaar è il preludio della sfida contro la Fiorentina. Stefano Discreti, giornalista, si è espresso così sulla trasferta bianconera in Olanda. Di seguito le sue dichiarazioni: "JUVE, L’EUROPA LEAGUE È LA TUA DIMENSIONE!Vittoria meritata per 2-1 contro l’AZ, ma troppa sofferenza nel finale. #Kolomuani MVP, #Gatti capitano coraggioso, #Koopmeiners si riscatta in Olanda".
Napoli-Lazio 1-1: Allegri ferma Gattuso, ma i biancocelesti rimangono primi
Napoli-Lazio 1-1: Allegri ferma Gattuso, ma i biancocelesti rimangono primi
La Lazio si ferma al Maradona con un 1-1. I biancocelesti sono andati in vantaggio con Frattesi nel primo tempo e nella ripresa con un autogol di Pedraza gli azzurri hanno recuperato. Nonostante il pareggio la squadra d Gattuso resta prima. L'Inter giocherà alle 18 contro il Como, ma anche in caso di vittoria rimarrebbe a meno uno dalla Lazio.
La Juventus a Firenze: prove tecniche di continuità. Il ponte, la rovesciata e il cantiere
La Juventus a Firenze: prove tecniche di continuità. Il ponte, la rovesciata e il cantiere
Nella topografia dell'anima di una squadra di calcio c'è un momento preciso, in cui il brusio logorante dei dubbi lascia il posto a un silenzio gravido di promesse. È quel frangente in cui la palla smette di essere un oggetto contundente, governato dal caso o dall'ansia, e si lascia addomesticare, obbedendo a un disegno invisibile ma palpabile. La Juventus, reduce da due vittorie consecutive, si trova esattamente su questo crinale. E dicono che vincere una volta sia un incidente gioioso, un capriccio degli dèi del prato verde. Vincere due volte, invece, è un indizio. Ma è alla terza, dicono i vecchi saggi seduti sui gradoni di cemento, che si intravede quel fantasma sfuggente e dispotico che chiamiamo continuità. La continuità, nello sport come nella vita, non è una semplice costellazione di risultati positivi messi in fila come perline su un filo; il calcio è una macchina per fabbricare illusioni, e l'illusione più grande è credere che il tempo possa scorrere senza inciampi. Eppure, la continuità è proprio questo: il tentativo titanico, quasi commovente, degli esseri umani in pantaloncini corti di sconfiggere la casualità del cosmo. È il respiro che si fa ritmo, è il passo che si fa marcia. Sotto la guida del mister, uomo di terra, di vigneti e di lavagne tattiche, questa Juventus sta provando a svestire i panni dell'estemporaneità per indossare quelli dell'architettura. Spalletti, con la sua mimica da filosofo di provincia e la sua ostinata ricerca dell'armonia, sta provando a trasformare una tenda da nomadi in un edificio in muratura. E parlando di architettura, non esiste palcoscenico più probante, severo e spietato di quello che attende la Juventus stasera. Firenze. La trasferta al Franchi non è mai una semplice partita di pallone; è un trattato di balistica, un conflitto di linee di fuga, uno scontro tra due diverse concezioni dello stare al mondo. Firenze è la città che ha insegnato all'umanità come ingannare la forza di gravità. La Cupola del Brunelleschi non sta in piedi per magia, ma per una tensione perfetta, un gioco di spinte e controspinte in cui ogni mattone a spina di pesce si fa carico del peso dell'altro, in una solidarietà di terracotta che sfida i secoli. Quando la Juventus scende in campo a Firenze, si trova sempre di fronte a questa pretesa di perfezione estetica e strutturale. Lo stesso Stadio Artemio Franchi, capolavoro in cemento armato di Pier Luigi Nervi, con la sua Torre di Maratona che trafigge il cielo e le sue pensiline a sbalzo che sembrano galleggiare nell'aria senza sostegno, è un monito: qui, per vincere, non basta la forza cruda. Serve l'equilibrio. Serve sapersi reggere sul vuoto. Firenze, che poesia! Gennaio 1950, stesso stadio. Il cielo sputa giù un pallone infame, un piombo travestito da cuoio. Carlo Parola, che ha la faccia amara e vera dei film di De Sica, capisce che la ragione terrestre non serve più: occorre l'eresia. Così, voltando le spalle al suolo, si tuffa verso l'alto. Il suo corpo si fa orizzonte, la gamba scatta come una frustata al destino per rispedire la sfera tra le nuvole. Per un istante perfetto, la dittatura della gravità viene abolita. Un fotografo, Corrado Banchi, ruba quel volo agli dèi, condannando Parola a rimanere sospeso per sempre: un'acrobazia divenuta ostia laica, appiccicata con la saliva e i sogni negli album di milioni di bambini. In quella foto, Carlo Parola non è più un calciatore: è un arco a sesto acuto. È un contrafforte umano, un elemento architettonico vivo che sorregge, da solo, il peso dell'intera squadra e l'impeto degli avversari. Quella rovesciata è il trionfo dell'aria sulla terra, la sublimazione del gesto tecnico che si fa pura statica. Parola, in quel momento, è il Brunelleschi del prato verde: inventa una cupola di carne e muscoli per proteggere la sua area di rigore. Stasera, in quella stessa arena, la Juventus dovrà dimostrare di aver compreso questa lezione. Dovrà capire di che pasta è fatta, se di creta friabile o di pietra serena. Contro il Napoli si è vista per una frazione di gioco la furia, contro l'AZ Alkmaar l'applicazione. A Firenze servirà la struttura. Servirà quella continuità che permette a un edificio di resistere al vento di tramontana che scende da Fiesole, carico di fischi, di sfottò e di storia. A suggello di questa ricerca di solidità, soccorre quella folgorante intuizione che Italo Calvino affida alla voce di Marco Polo nelle sue Città invisibili, una pagina che sembra scritta apposta per chiunque si ostini a voler edificare un collettivo vincente. Nel descrivere al Gran Khan i segreti di un ponte, il viaggiatore veneziano svela il paradosso di ogni architettura: la struttura non è tenuta in piedi da un masso specifico o da un pilastro provvidenziale, ma dall'invisibile linea dell'arco che le pietre, incastrandosi, riescono a tracciare. E al sovrano impaziente, interessato soltanto alla magnificenza della volta e sdegnoso dei singoli detriti, Polo ricorda l'amara, ineludibile legge della statica e del campo: senza il sacrificio di ogni singola, ruvida pietra, l'idea stessa dell'arco non è che aria. Ecco il compito di Spalletti e dei suoi ragazzi stasera: ricordarsi che le giocate dei singoli, i dribbling, i contrasti, sono le pietre. Indispensabili, uniche, ruvide. Ma senza la linea dell'arco – l'idea, il mutuo soccorso, la continuità della corsa per il compagno – il ponte crolla. Il Franchi non perdona i ponti malfermi. Se una sola pietra cede all'egoismo o alla paura, l'intera volta bianconera rischia di sbriciolarsi sotto la pressione viola. E mentre noi, da lontano, pontifichiamo di architetture rinascimentali e di epica sudamericana, si avvicina inesorabile l'ora del calcio d'inizio, portando con sé quell'inevitabile degrado della dignità umana che affligge ogni tifoso. Perché è inutile darsi arie da intellettuali consumati, disquisendo di Calvino e di moduli a zona, quando poi, a due ore dal fischio dell'arbitro, la tensione si impadronisce del sistema nervoso centrale trasformandoci in creature degne di uno studio zoologico. In fondo, questa benedetta continuità che la Juventus insegue è un concetto spaventoso. Un uomo vince una volta, e tutti lo festeggiano. Vince due volte, e gli stringono la mano. Vince la terza, ed ecco che è condannato a vita: se alla quarta perde, nessuno dirà che è scivolato, ma grideranno disperati che ha rotto il sortilegio. Stasera l’allenatore scoprirà di che materia è fatta la sua squadra, se di argilla o di cemento armato. Ma il rischio di affidarsi troppo alla perfezione estetica, ai ponti invisibili e ai calcoli strutturali, è dimenticarsi che il Franchi non è un cantiere. E che a un certo punto, tra un contrafforte tattico e un arco a sesto acuto, si spera che a qualche attaccante sorga l'educato sospetto che quel globo rotolante sul prato non sia un vezzo ornamentale del Brunelleschi, ma vada, se non reca troppo disturbo all'armonia del cosmo, preso banalmente a pedate fin dentro la rete. Roberto De Frede
Verso Fiorentina-Juventus: Zhegrova potrebbe partire dal primo
Verso Fiorentina-Juventus: Zhegrova potrebbe partire dal primo
Edon Zhegrova potrebbe essere tra i titolari nel match di questa sera contro la Fiorentina. Come riportato da la Gazzetta dello Sport, Nick Woltemade non sarebbe al top della condizione e per questo, Luciano Spalletti potrebbe optare al kosovaro per sostituirlo. Il giocatore non scende in campo dal primo minuto da settembre 2025, questa potrebbe essere finalmente la sua occasione. 
Cuadrado: "Aver fatto parte di un pezzo di storia della Juve mi onora. Il passaggio all'Inter? Non mi ero reso conto di questo..."
Cuadrado: "Aver fatto parte di un pezzo di storia della Juve mi onora. Il passaggio all'Inter? Non mi ero reso conto di questo..."
L'ex giocatore della Juventus, Juan Cuadrado, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Tuttosport, nella quale ha ripercorso anche alcuni dei suoi momenti in bianconero. "La prima cosa che mi viene in mente è la grandezza del club, in Colombia me lo ricordano tutti. Aver fatto parte di un pezzo di storia importante della Juve mi onora. Cristiano Ronaldo mi ha insegnato tantissimo: ha una disciplina straordinaria. Ma anche Alex Sandro, Chiellini, Bonucci. Hanno avuto tanta umanità, oltre al talento. Chiello, per esempio, per me è stato un riferimento emotivo. Come lui Buffon e pure Marchisio, giocatori e uomini che ti facevano capire subito cosa fosse la Juve". "La rosa attuale? Ogni squadra è diversa. Allora c’erano leader e giocatori dal talento enorme. Ora la Juve è cambiata: ci sono tanti giovani, che si fanno guidare da Bremer, Locatelli, McKennie e Pinsoglio. Carlo è fondamentale: ti dà allegria, certo, ma ti spinge a dare tutto. Ecco, i giovani sono fortunati ad avere loro come esempi. Piano piano miglioreranno, bisogna considerare gli infortuni. Vedrete quando tornerà Yildiz: è uno che sa cambiare le partite. Ha già qualcosa del campione. Sono sicuro che dopo la sosta prenderanno quota, diventando più maturi". "Gli allenatori? Da tutti ho imparato tantissimo. Ma scelgo Allegri: difensivamente non ero così forte, ma lui mi ha migliorato e aiutato a completarmi con e senza palla. Infatti con altri allenatori ho fatto pure il terzino grazie ai suoi insegnamenti. Non dimentico nemmeno Pirlo, però, che mi ha fatto capire meglio certe dinamiche di gioco". "Il trasferimento a Milano? Mi è dispiaciuto tanto, Allegri mi avrebbe tenuto. In quel momento ero arrivato alla fine del mio contratto, a parole avevamo trovato un’intesa. Alla Juve mancava un quinto e De Sciglio si era appena infortunato. Per me la Continassa era casa, amavo la gente e i tifosi. Ma anche quell’addio, con modalità che non mi erano piaciute, fa parte del calcio. Peccato, perché sono andato all’Inter e in quel momento non mi resi conto di quanto fosse accesa la rivalità. Io volevo solo giocare, quando sei in attività non fai troppi ragionamenti. Quando sono andato da loro ho capito di aver ferito il mondo bianconero, pur involontariamente. Sarei rimasto, avrei voluto chiudere la mia carriera alla Juve. Non volevo ferire nessuno. Ho vinto tanto, sono entrato nella storia del club e spero che il pensiero su di me, nel tempo, venga rivalutato. In campo ho sempre dato il 200% per me e per la Juve, mi sono sentito juventino. Ho cercato di essere all’altezza di un club del genere. Sì, oggi mi sento di chiedere scusa ai tifosi che ho deluso. Spero che possano capire quel mio passaggio all’Inter senza più rancore".
Fiorentina-Juve, i convocati: riecco McKennie e Celik
Fiorentina-Juve, i convocati: riecco McKennie e Celik
Due recuperi importanti per Spalletti quelli di Celik e McKennie. I due sono di nuovo a disposizione e il tecnico bianconero li ha convocati per la sfida di questa sera contro la Fiorentina. Il match del Franchi sarà fondamentale per vivere al meglio la sosta per le Nazionali. Di seguito la lista completa dei giocatori scelti da Spalletti per la partita di stasera. 2 Celik 3 Bremer 4 Gatti 6 Kelly 8 Koopmeiners 9 Kolo Muani 11 Zhegrova 12 Douglas Luiz 13 Boga 15 Kalulu 17 Alajbegovic 18 Ekhator 22 McKennie 23 Pinsoglio 24 Rugani 25 Vicario 26 Lucumi 27 Woltemade 29 Sarr 32 Cabal 33 Neto
TMW News TMW News: Inter-Como, spettacolo assicurato. Fiorentina-Juve spartiacque per due
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