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PodcastJuve poco bastone e troppa carota, Spalletti più coraggio e scelte decise
Spalletti alimenta la sua Juve con l'antico metodo “bastone e carota”. E' la ricetta dei saggi, soprattutto di chi deve guidare un gruppo di persone, con la condanna di vincere. Il tecnico di Certaldo, sulla scia di quanto fatto dopo il tonfo in casa del Sassuolo, ha avuto un faccia a faccia con la squadra anche per analizzare la gara di Cagliari, un pari dal sapore di sconfitta. L'allenatore ha invertito l'ordine della metafora. Prima la carota, più o meno con queste dosi: “Siamo sulla strada giusta sotto il profilo tattico e di gioco”. Poi il bastone, seppure in modo soft: “Dobbiamo fare di più, serve maggiore cattiveria agonistica”. Un discorso tutto sommato ordinario.
La Juve invece ha bisogno di qualche misura straordinaria per uscire dal tunnel della discontinuità. Intanto la fermezza nel rapportarsi con i giocatori, qualche rimprovero in più non guasta, della serie “più bastone e meno carota”. Poi le scelte di formazione. Partendo dalla difesa, spontaneo chiedersi il motivo per cui Gatti non venga mai impiegato, o meglio molto poco. Questione tattica? Qualche problema con Spalletti? Visto che serve mentalità Juve, Federico è uno dei pochi ad averla. Cambiaso. Se continua a dare segnali di disconnessione (confermati anche a Cagliari) a gennaio servirà una riflessione. Infine Alajbegovic. Il bosniaco in questo momento fa la differenza, quindi deve essere nell'undici di partenza. Fermo restando l'autoctitica, per il decollo della sua Juve, Spalletti deve avere più coraggio.
Il loop della caccia all’attaccante
Secondo le ultime indiscrezioni provenienti da radio mercato, la Juventus sarebbe alla ricerca di un nuovo attaccante in vista della sessione di gennaio. Se non è una bocciatura per i vari Kolo Muani, Woltemade ed Ekhator, poco ci manca. Il discorso è relativo per il giovane centravanti italiano, prelevato dal Genoa e mai praticamente visto in azione per via di due infortuni muscolari seri che lo vedranno ai box per ancora qualche settimana.
Paradossalmente, pur non avendo ancora avuto modo di “demeritare”, è proprio lui il principale indiziato di fare spazio a gennaio. Lo avevano richiesto in prestito lo stesso club rossoblu, ma anche il Parma durante la sessione estiva del calciomercato. A gennaio, se nei prossimi mesi non dovesse giocare molto, si potrebbero riaprire le porte per una sua cessione, con la Juve che ovviamente ne manterrebbe il controllo con qualche formula particolare.
Pleonastico citare Arkadiusz Milik, che se non avrà un moto d’orgoglio accettando di sedersi al tavolo della risoluzione consensuale, rimarrà a libro paga fino a giugno, ma sempre fuori dalle liste Serie A e UEFA.
Di sicuro, Luciano Spalletti qualcosa di diverso rispetto a ciò che ha lo vorrebbe, considerato che né Kolo Muani, né Woltemade, né Nico Gonzalez, definito dallo stesso Spalletti come “seconda punta”, sembrano essere quel terminale offensivo di cui la Juventus ha bisogno. Serve l’ariete, un centravanti tipo Sorloth, che non a caso sembrava essere il preferito dell’allenatore bianconero questa estate. In queste ore è circolato nuovamente il nome di Zirkzee, ma non sembra essere lui il prototipo preferito. Anzi, costringerebbe Spalletti ancora una volta ad adattarsi.
Che la rosa della Juventus lasci un senso di incompiuta soprattutto per quel che riguarda il terminale offensivo e il ruolo di terzino sinistro (a centrocampo Sarr a regime dovrebbe dare una mano importante) è chiaro a tutti. C’è però il contraltare, che è rappresentato dal modello di gioco e soprattutto dalla strategia scelta di gara in gara, che sembra essere purtroppo monotematica.
Tutti ormai sanno affrontare la Juve e disinnescare la proposta di gioco targata Spalletti: blocco basso, densità nei propri 30 metri, i bianconeri portano tanti uomini nei pressi dell’area avversaria e continuano a palleggiare in orizzontale, fino all’errore che poi spalanca le porte alle ripartenze che di solito, alla prima occasione, portano Vicario a dover capitolare.
Se è vero che alla Juve manca un bomber di razza, è altrettanto vero che tutti gli attaccanti che si sono avvicendati alle dipendenze di Spalletti, oltre a pagare il peso della maglia bianconera, sono stati comunque serviti col contagocce (vedansi i risultati di Openda e David una volta andati via da Torino). Spesso li vediamo sbracciarsi chiedendo servizi in profondità, ma la manovra è lenta e si perdono inutilmente tempi di gioco. I numeri dicono che da quando c’è Spalletti la Juventus perde tanti punti con le squadre sulla carta più “deboli”: è mai possibile che per battere Lecce, Verona, Cagliari, Sassuolo serva per forza Osimhen? Non può e non deve essere così.
Insomma, giusto che il tecnico della Juventus avanzi richieste (altre, rispetto a quelle già avanzate in estate), ma è altrettanto giusto chiedergli dei correttivi. Dalla Continassa giungono voci di esperimenti di 3-5-2 (o 5-3-2), con Conceicao testato anche nel ruolo di quinto. Attendiamo fiduciosi che ci siano propositi redditizi e che non si generi altra confusione. Ce n’è già abbastanza.
Champions League, disastro italiane: anche Roma ko contro il Real per 3-4
È un bilancio pesantissimo quello delle squadre italiane in Champions League: quattro sconfitte su quattro nella seconda giornata della fase campionato. A completare il quadro negativo è la Roma, battuta 4-3 all'Olimpico dal Real Madrid al termine di una partita incredibile.
I giallorossi passano in vantaggio con De Roon, prima del pareggio di Mbappé. Nella ripresa arriva la doppietta di Malen, che porta la Roma sul 3-1 e sembra indirizzare definitivamente la sfida. Ma nel finale succede di tutto: Espí all'83', Endrick all'85' e Rüdiger al 90' ribaltano il risultato, regalando al Real Madrid una vittoria clamorosa.
Una sconfitta amarissima per la Roma, che si aggiunge ai risultati negativi delle altre tre rappresentanti italiane in Champions. Domani toccherà a Juventus, Milan e Atalanta, impegnate rispettivamente in Europa League le prime due e in Conference League la formazione bergamasca, provare a risollevare il bilancio del calcio italiano nelle competizioni europee.
Juventus, la lezione di Cagliari per affrontare il Celta: gli spagnoli concedono poco, serve una Juve più concreta
La Juventus è chiamata a dare continuità al proprio percorso europeo, ma la sfida contro il Celta Vigo nasconde insidie diverse rispetto al 5-0 rifilato al NEC. I numeri della formazione spagnola raccontano una squadra solida, ma ancora poco incisiva in fase offensiva. Dopo il pareggio di Cagliari, per i bianconeri sarà soprattutto un esame di pazienza, lucidità e capacità di trovare soluzioni contro avversari ben organizzati.
Celta Vigo, un rendimento che racconta due facce
Dopo otto giornate di Liga, il Celta Vigo occupa il nono posto con otto punti. Un bilancio da metà classifica, che nasconde però un dato significativo: la formazione galiziana ha raccolto finora risultati migliori nella fase difensiva che in quella offensiva.
Le reti realizzate sono appena otto, uno dei bottini più bassi del campionato, mentre quelle incassate sono soltanto sei. Il dato offensivo è condizionato soprattutto dalla vittoria per 5-0 contro il Racing Santander: cinque delle otto marcature complessive sono arrivate in quella partita. Nelle altre sette gare di Liga, il Celta ha segnato soltanto tre volte.
Numeri che descrivono una squadra capace di mantenere equilibrio e limitare gli avversari, ma che finora ha faticato a trovare continuità negli ultimi metri. Per la Juventus, quindi, il rischio è quello di ritrovarsi davanti a una partita bloccata, nella quale la qualità individuale dovrà essere accompagnata da precisione e pazienza.
La sconfitta con l'Omonia: tante conclusioni, poca concretezza
Anche il debutto in Europa League offre indicazioni interessanti. Il Celta ha perso 1-0 in trasferta contro l'Omonia Nicosia, subendo la rete decisiva all'88' con Jure Balkovec. Il risultato, però, non racconta da solo l'andamento della gara.
Gli spagnoli hanno chiuso con circa il 54% di possesso palla, 19 tiri complessivi, cinque conclusioni nello specchio e 11 calci d'angolo. L'Omonia ha risposto con dieci tiri, quattro nello specchio e tre corner. Il Celta ha dunque prodotto più gioco e occasioni, senza riuscire a concretizzare la propria superiorità statistica.
È un precedente che suggerisce due considerazioni: la squadra galiziana può creare pericoli anche in trasferta, ma il volume di gioco non sempre si traduce in un risultato positivo. Dopo quella sconfitta, inoltre, avrà una motivazione ulteriore davanti al proprio pubblico, con la necessità di muovere la classifica europea.
Questo non significa che i padroni di casa attaccheranno necessariamente a viso aperto. Contro una Juventus tecnicamente superiore sulla carta, potrebbero scegliere di privilegiare l'organizzazione, cercando il momento giusto per colpire.
Spalletti avverte la Juventus: equilibrio e attenzione ai dettagli
Nella conferenza stampa della vigilia, Luciano Spalletti ha insistito sulla necessità di mantenere la squadra compatta, evitando quei momenti in cui il gruppo si allunga e perde le distanze tra i reparti. Il tecnico ha sottolineato che gli avversari possono sfruttare immediatamente queste disconnessioni, soprattutto quando la linea difensiva non accompagna il pressing degli attaccanti.
È un richiamo che si lega direttamente alle caratteristiche del Celta. Per superare una formazione organizzata non basta portare più uomini in avanti: occorre farlo senza perdere equilibrio, evitando di concedere ripartenze e spazi che possano trasformare una gara bloccata in una situazione pericolosa.
Spalletti ha parlato anche della necessità di essere più feroci nei momenti che possono cambiare una partita. Un concetto che riguarda la finalizzazione, ma anche la gestione delle occasioni decisive. Contro il Cagliari, la Juventus ha faticato nella prima parte di gara e ha dovuto cambiare ritmo e soluzioni nella ripresa per trovare il pareggio. Il problema non è stato soltanto costruire gioco, ma riuscire a renderlo davvero incisivo.
La sfida europea diventa quindi un banco di prova per verificare se la squadra abbia recepito il messaggio dell'allenatore: maggiore compattezza quando non ha il pallone, ma anche più lucidità quando deve attaccare avversari raccolti nella propria metà campo.
Dal 5-0 contro il NEC al pareggio di Cagliari: cambia lo scenario
Il successo per 5-0 contro il NEC aveva mostrato una Juventus capace di sfruttare gli spazi concessi dagli avversari. La formazione olandese aveva scelto di giocare a viso aperto, accettando di lasciare campo ai bianconeri. In quelle condizioni, la qualità della rosa juventina ha potuto fare la differenza.
Il Celta Vigo potrebbe proporre uno scenario molto diverso. Se gli spagnoli riusciranno a chiudere gli spazi e a mantenere le distanze tra i reparti, la Juventus dovrà dimostrare di avere soluzioni sufficienti per superare anche questo tipo di ostacolo.
È qui che torna d'attualità il pareggio di Cagliari. Quella partita ha ricordato quanto possa diventare complicato trovare la giocata giusta quando l'avversario protegge la propria area e concede poche opportunità. La reazione nella ripresa ha mostrato che la Juventus può cambiare ritmo e aumentare la propria pericolosità, ma adesso serve trasformare quella risposta in un metodo più costante.
Contro il Celta serviranno pazienza nel palleggio, movimento senza palla, precisione negli ultimi passaggi e capacità di attaccare gli spazi con i tempi giusti. Forzare le giocate o perdere equilibrio per cercare subito il vantaggio potrebbe essere controproducente. Allo stesso tempo, una circolazione lenta e prevedibile rischierebbe di agevolare il lavoro degli spagnoli.
La partita che può misurare la maturità della Juventus
La sfida contro il Celta Vigo non va letta soltanto attraverso la differenza tecnica tra le due rose. Sulla carta, la Juventus dispone di maggiori individualità, ma il campo può ridurre questo divario quando una squadra riesce a organizzarsi e a limitare gli spazi.
I numeri degli spagnoli sono indicativi: otto reti realizzate in Liga, appena sei subite e una sconfitta europea maturata nonostante una netta superiorità nel volume delle conclusioni. Non è il profilo di una squadra da considerare imbattibile, ma neppure quello di un avversario da affrontare pensando che la qualità individuale possa risolvere automaticamente la partita.
La Juventus dovrà dimenticare il risultato contro il NEC e ripartire dalla lezione di Cagliari. Spalletti ha chiesto maggiore ferocia nei momenti decisivi e più equilibrio tra i reparti: contro una formazione organizzata, entrambe le indicazioni possono diventare determinanti.
La domanda, dunque, è semplice: la Juventus ha imparato dal pareggio di Cagliari oppure rischia di ritrovarsi nuovamente in difficoltà contro un avversario che concede poco? La partita contro il Celta Vigo darà una risposta importante sulla capacità dei bianconeri di adattarsi a contesti differenti e di trovare soluzioni anche quando gli spazi sono ridotti.
PodcastGiannichedda a RBN: “Juventus, serve bastone e carota. Serve lavorare sull’autostima”
L'ex calciaotre della Juventus Giuliano Giannichedda è stato ospite della trasmissione Fuori di Juve, in onda su Radio Bianconera: "Nella gestione di una squadra come la Juve c'è l'uso di bastone e carota. Dopo una partita, a seconda di come va, ci si chiarisce nello spogliatoio. C'è un confronto, che può essere più o meno acceso. Conoscendo Spalletti, i confronti sono giornalieri. Perché manca continuità? Perché come lo scorso anno, c'è bisogno di lavorare molto sull'autostima dei giocatori, sulla presa di coscienza che ora sono alla Juve. E' vero che sono ottimi giocatori, ma non vengono da realtà molto importanti. Una mentalità vincente non si costruisce in pochi mesi. Poi il campione riesce con l'abilità tecnica a gestire certe cose, gli altri ci mettono più tempo. Questi alti e bassi fanno capire che si deve lavorare su questo".
"Giusto dare minuti a quei giocatori che hanno giocato di meno, parlo di Cambiaso che se torna al 100% è molto importante, così come Woltemade, che deve ancora inserirsi negli schemi. Le partite sono tante, è giusto provare. Poi non puoi cambiare sempre tanti giocatori, perché devi trovare una fisionomia, ma i cambi ci stanno. Io ho visto chi è entrato contro il Cagliari molto bene. Ha cambiato mentalità nella ripresa, i giocatori ce li hai, peccato si sia fatto male Yildiz perché senza fai fatica, così come senza Thuram. Vedi che succede alle altre se togli elementi importanti come questi due".
"E' la sorpresa del campionato, al di là della squadra che negli 11-12 è buonissima, ma con tutti i problemi che ci sono all'interno non ci si aspettava potesse fare così. Viene libera di testa, per stupire ancora. Chi gioca a testa libera è molto pericoloso. La Juve un piccolo passo falso lo ha già fatto, dovrà fare la partita e vincerla. Se non fai bottino pieno cominci a staccarti dalle altre. E dopo è difficile recuperare tutte quelle che ti superano".
Italia a picco, perde anche il Como. Il Feyenoord batte gli uomini di Fabregas per 3-2
Ennesima delusione per le italiane in Champions, che incappano nella terza sconfitta in tre partite in questa giornata. Dopo Inter e Napoli è il turno del Como, che nell'anticipo delle 18:45 perde 2-3 contro il Feyenoord. A Rotterdam partono meglio i lombardi, che al 18' trovano il gol del vantaggio con Diao, anche se nei successivi minuti arriva prima l'immediato pareggio di Zechiel e poi l'infortunio al flessore dello stesso Zechiel.
Nella ripresa i biancorossi si dimostrano più cinici e trovano altre due reti con Moussa (52') e poi con lo sfortunato autogol di Sanchez (81'). A nulla serve nel finale il gol di Douvikas al 90+3'.
Bernardo Silva desaparecido a Madrid. Alla Juventus piace da tempo
Non è un momento facilissimo per il Real Madrid, nè tantomeno per Bernardo Silva. Il portoghese era arrivato quest'Estate a parametro zero, entusiasta di trovare in panchina il connazionale José Mourinho. Lo special one effettivamente all'inizio lo ha schierato con continuità, ma con il passare del tempo le cose sono cambiate.
L'ex Manchester City nelle ultime tre gare ha racimolato appena sette minuti e il malcontento potrebbe addirittura sfociare in un prematuro addio se le cose non dovessero cambiare. TuttoJuve ricorda come la Juventus abbia già apprezzato il profilo del giocatore e sarebbe disposta a provare ad ingaggiarlo, per quanto l'unico vero ostacolo sarebbe rappresentato dallo stipendio.
Pavlidis l’uomo giusto per Spalletti? Convincere il Benfica non sarà facile
Tra i profili che la Juventus sta osservando in vista delle prossime sessioni di calciomercato c'è anche quello di Vangelis Pavlidis. Il centravanti greco del Benfica del resto sta dimostrando ancora una volta le proprie abilità da stoccatore d'area di rigore, avendo già messo a segno 8 gol in 6 giornate in Portogallo.
Non sarà il calciatore più tecnico in circolazione, ma il classe '98 è esattamente il prototipo di attaccante che manca ora alla Vecchia Signora (68 gol in poco più di due stagioni in Portogallo) . Giovanni Carnevali sarebbe disposto a trattare per lui, anche se, secondo quanto riferito da TuttoJuve, il problema sarebbe relativo alla valutazione. Il prezzo del greco per il Benfica sarebbe infatti di addirittura 50 milioni di euro.
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15 ott 2026 21:00
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