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Pedullà sgancia la bomba su Icardi: «Proposto alla Juventus negli ultimi mesi»
Ci sono nomi che nel mercato non spariscono mai davvero. Fanno un giro, cambiano maglia, attraversano campionati e stagioni, poi prima o poi tornano davanti alla stessa porta. Quello di Mauro Icardi, quando si parla di Juventus, è uno di questi.
A riportarlo d’attualità è stato Alfredo Pedullà, che durante il suo consueto punto sul mercato delle squadre italiane pubblicato sul proprio canale YouTube ha svelato un retroscena riguardante l’attaccante argentino. Parlando del futuro di Icardi e del suo pesante ingaggio, Pedullà ha spiegato: «Ha altre idee, ha un ingaggio importante, è stato proposto in Italia anche negli ultimi giorni, negli ultimi mesi alla Juve. Di altro non ho e non voglio andare oltre».
Poche parole, ma abbastanza per far drizzare le antenne del mercato juventino. La precisazione è importante: Pedullà non ha parlato di una trattativa in corso e nemmeno di un’offerta della Juventus. Ha raccontato che Icardi è stato proposto ai bianconeri negli ultimi mesi. Che è cosa diversa, naturalmente, ma non per questo priva di interesse.
Anche perché Icardi e la Juventus sembrano due personaggi di una storia che il mercato prova a far incontrare da anni senza riuscire mai a scriverne il finale. L’argentino è stato accostato più volte ai bianconeri già ai tempi dell’Inter, quando era uno dei centravanti più prolifici della Serie A. Poi Parigi, quindi la Turchia, altri gol e altre estati nelle quali il suo nome è puntualmente tornato a circolare dalle parti di Torino.
Adesso succede ancora. E il momento rende il retroscena inevitabilmente interessante. La Juventus sta ragionando anche sull’attacco e un centravanti con il senso del gol di Icardi, almeno sulla carta, continua a essere un nome capace di accendere discussioni. Poi c’è lo stipendio, naturalmente. Nel calcio moderno spesso il problema non è desiderare un giocatore, ma riuscire a farlo entrare nei conti. Ed è probabilmente per questo che Pedullà ha sottolineato immediatamente il peso dell’ingaggio.
Per il momento, dunque, niente voli pindarici: Icardi è stato proposto alla Juventus, non risulta una trattativa.
Ma nel mercato esistono notizie che raccontano un affare e altre che raccontano semplicemente che una porta è stata bussata.
Quella della Juventus, a quanto pare, qualcuno l’ha bussata ancora una volta con il nome di Mauro Icardi.
E conoscendo la storia, non è nemmeno la prima.
Spalletti, e se la Juve cambiasse modulo? Il 4-3-2-1 può liberare Yildiz e Thuram
Il 4-2-3-1 non è una malattia, naturalmente. Ma neppure una promessa di matrimonio. Se una squadra comincia a stare stretta dentro il proprio modulo, forse conviene cambiare il modulo prima dei giocatori. Alla Juventus la domanda potrebbe farsela Luciano Spalletti.
Il 4-3-2-1, quello che una volta veniva chiamato albero di Natale perché nel calcio si aveva ancora tempo per dare nomi alle cose, avrebbe qualche argomento dalla sua. Dietro servirebbero poche invenzioni: Kalulu, Bremer, Lucumí e soprattutto un terzino sinistro di livello, capace di andare e tornare senza trasformare ogni discesa in un viaggio della speranza.
La vera differenza sarebbe qualche metro più avanti. Kessié e un regista vero, di personalità, se arriveranno entrambi, e Thuram. Thuram soprattutto. Ha fisico, passo e quella qualità rara di chi può prendere il pallone in un posto e restituirlo trenta metri più avanti. Da mezzala sinistra avrebbe strada davanti, che per certi centrocampisti è come avere aria. Nel centrocampo a due, invece, ogni tanto sembra uno invitato a cena con l'obbligo di non alzarsi mai da tavola.
Kessié dall'altra parte porterebbe muscoli, inserimenti e mestiere. In mezzo servirebbe uno capace di dare ordine. Non necessariamente quello che corre di più: quello che sa dove devono correre gli altri. Poi ci sarebbero Yildiz e Alajbegović dietro la punta. Ed è forse qui che l'idea diventa interessante. Yildiz non avrebbe più l'obbligo di abitare sulla riga laterale come un casellante. Potrebbe partire da sinistra, entrare dentro, cercare la porta e il centravanti. In sostanza fare più spesso ciò che gli riesce meglio.
Alajbegović avrebbe il privilegio concesso ai giovani bravi: muoversi dove lo porta il pallone prima che qualcuno gli spieghi troppo presto dove dovrebbe stare. Davanti, naturalmente, servirebbe una punta vera. Il vantaggio sarebbe anche dietro ai titolari. McKennie, Locatelli e Cambiaso potrebbero formare un secondo centrocampo: l'americano a destra con i suoi inserimenti, Locatelli centrale, Cambiaso mezzala sinistra. Tre riserve, se proprio si vuole chiamarle così, senza dover inventare loro un mestiere nuovo ogni domenica.
Rimarrebbe il problema dell'ampiezza. Il 4-3-2-1 tende a portare tutti verso il centro, come succede davanti al buffet quando arriva il piatto migliore. Per questo il terzino sinistro diventerebbe fondamentale, mentre Kalulu potrebbe garantire maggiore equilibrio sull'altra fascia. Non sarebbe la rivoluzione d'ottobre. Sarebbe semplicemente un tentativo di adattare il sistema agli uomini invece di continuare ad adattare gli uomini al sistema. La Juventus negli ultimi anni ha cambiato parecchi giocatori e parecchie idee. Forse, questa volta, potrebbe bastare cambiare qualche metro.
Daffara-Parma: debutto rinviato per il portiere ex Juventus
Giovanni Daffara, 21enne estremo difensore che il Parma ha acquistato a titolo definitivo dalla Juventus, deve rinviare il suo debutto in un match ufficiale con la maglia dei Ducali. Gli emiliani hanno infatti battuto all’esordio in Coppa Italia il Catania per 2-0 grazie a una doppietta del 18enne Lontani, ma per l’ex Juve non c’è stato spazio.
Reduce da un infortunio muscolare che lo ha tenuto fermo per diversi giorni, Daffara ha recuperato nei giorni scorsi ed è stato convocato da mister Cuesta, ma in porta contro il Catania c’è andato Corvi. Dopo la cessione di Suzuki, il 21enne estremo difensore che lo scorso anno ha ben figurato in Serie B dovrebbe essere il titolare, ma guai a dare le cose per scontate.
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Lucumí-Juve, tutto nasce da quella sfida a Conceição: Spalletti lo aveva già scelto?
Jhon Lucumí è ormai a un passo dalla Juventus. La trattativa con il Bologna è arrivata alle battute finali e, salvo clamorose sorprese, il difensore colombiano vestirà presto la maglia bianconera. Un'operazione che consegna a Luciano Spalletti un altro centrale mancino, ma che porta con sé anche una curiosa coincidenza: qualche mese fa, proprio all'Allianz Stadium, il futuro difensore della Juventus aveva acceso un duello personale con Francisco Conceição.
“Vallo a puntare”: quella sfida che fece infuriare Spalletti
Era Juventus-Bologna e Lucumí si trovò ad affrontare Conceição in uno dei tanti duelli sulla fascia. Il colombiano, dopo aver chiuso sull'esterno portoghese, iniziò ad applaudirlo in maniera ironica, invitandolo di fatto a puntarlo e a cercare l'uno contro uno.
Un gesto di personalità, forse anche di provocazione, che però non passò inosservato a Spalletti. Il tecnico bianconero reagì immediatamente, chiedendo al suo giocatore di accettare la sfida: “Vallo a puntare, vuole che tu lo vada a puntare”.
La scena raccontava qualcosa di Lucumí che oggi, con il suo arrivo a Torino, assume un significato ancora più interessante. Perché sfidare apertamente un giocatore come Conceição, uno dei migliori specialisti dell'uno contro uno della Juventus, significa avere una certa personalità.
Spalletti non aveva apprezzato la provocazione, tanto da andare a parlare direttamente con il colombiano al termine della partita. Ma quella scena, oggi, può essere riletta anche in un altro modo: il tecnico aveva avuto modo di osservare da vicino un difensore che non sembrava avere paura di affrontare nessuno.
Lucumí, un difensore che ama giocare con campo alle spalle
La personalità, però, non è l'unico motivo per cui la Juventus ha deciso di puntare su Lucumí. Il colombiano porta a Torino caratteristiche tecniche particolarmente interessanti per il modo in cui Spalletti vuole costruire la squadra.
Uno degli aspetti più importanti riguarda la capacità di difendere con tanto campo alle spalle. Durante la sua esperienza al Bologna, soprattutto sotto la gestione di Vincenzo Italiano, Lucumí ha dovuto abituarsi a giocare con la linea difensiva alta, accettando spesso di difendere in campo aperto.
Non è un dettaglio secondario. Una Juventus che vuole provare a mantenere un baricentro più alto e che in fase di possesso vuole portare molti uomini nella metà campo avversaria ha bisogno di difensori capaci di reggere anche quando alle loro spalle c'è spazio.
Lucumí ha velocità, forza fisica e una buona capacità di lettura dell'azione. Non è quindi soltanto un centrale che può difendere dentro l'area: è un giocatore che può essere chiamato a coprire grandi porzioni di campo.
Il mancino che mancava a Spalletti
Un'altra caratteristica fondamentale è il piede. Lucumí è un centrale mancino naturale e questo permette alla Juventus di aggiungere una soluzione che può diventare importante nella costruzione dal basso.
La presenza di un difensore mancino permette infatti di sviluppare l'azione con maggiore naturalezza sul centrosinistra, aprendo anche diverse possibilità nelle uscite palla al piede e nella gestione della prima costruzione.
In questo senso può completarsi bene con Bremer. Il brasiliano garantisce fisicità, aggressività e capacità di difendere l'area, mentre Lucumí può offrire caratteristiche differenti nella gestione del pallone e nella copertura degli spazi.
Non significa che la coppia sia già scritta, ma sulla carta è una combinazione che può avere una logica tattica interessante.
Lucumí e Kelly, concorrenza ma anche una possibile soluzione insieme
L'arrivo del colombiano non significherebbe necessariamente soltanto scegliere tra lui e Lloyd Kelly. I due possono infatti essere alternativi nel ruolo di centrale, ma in determinate situazioni possono anche convivere.
Kelly ha dimostrato di poter giocare da centrale mancino, ma possiede anche caratteristiche che gli consentono di essere utilizzato sulla fascia sinistra. E proprio questa duttilità potrebbe diventare preziosa per Spalletti.
Con Lucumí al centro, il tecnico potrebbe infatti valutare in alcune partite Kelly come terzino sinistro, con compiti più orientati alla copertura che alla spinta. Una soluzione che permetterebbe alla Juventus di avere maggiore solidità dietro e contemporaneamente di liberare altri giocatori in posizione più avanzata.
Non sarebbe una soluzione da utilizzare necessariamente sempre, ma rappresenterebbe un'altra possibilità all'interno di una rosa nella quale la duttilità tattica sembra essere uno degli elementi sui quali Spalletti vuole costruire.
E Cabal? Il suo futuro sembra sempre più lontano
L'arrivo di Lucumí ha inevitabilmente conseguenze anche sulle gerarchie del reparto. Juan Cabal può giocare sia da centrale sia da terzino sinistro, ma il colombiano non sembra aver convinto completamente durante la sua esperienza alla Juventus.
Non è un caso che il suo nome sia stato accostato proprio al Bologna nell'ambito della trattativa per Lucumí. L'eventuale partenza di Cabal permetterebbe alla Juventus di liberare uno spazio nel reparto e contemporaneamente di inserire un difensore che, almeno sulla carta, offre caratteristiche maggiormente aderenti alle esigenze attuali di Spalletti.
Un difensore per una Juventus più aggressiva
Il vero valore dell'operazione, quindi, non è soltanto aggiungere un centrale alla rosa. Lucumí sembra essere stato scelto anche per ciò che può permettere alla Juventus di Spalletti di fare davanti a lui.
Un difensore rapido, fisico, mancino e abituato a giocare con tanto campo alle spalle può consentire alla squadra di mantenere una linea più alta e di non rinunciare immediatamente alla propria struttura offensiva quando perde il pallone.
È una caratteristica particolarmente importante per una squadra che vuole aumentare il proprio livello di aggressività senza esporsi continuamente alle ripartenze avversarie.
Da quella provocazione a Torino: forse Spalletti aveva già visto qualcosa
Ed è qui che torna quell'immagine di Lucumí che applaude Conceição.
All'epoca era semplicemente un episodio curioso, una provocazione durante una partita. Oggi, invece, può essere riletto come una piccola fotografia delle caratteristiche del difensore che la Juventus sta per acquistare.
Personalità, coraggio nell'uno contro uno, aggressività e voglia di accettare la sfida. Qualità che non si possono misurare soltanto attraverso statistiche e numeri.
Spalletti quel giorno si era arrabbiato perché voleva che Conceição accettasse la provocazione e puntasse il difensore. Qualche mese dopo, quello stesso Lucumí potrebbe diventare un giocatore della sua Juventus.
Forse è soltanto una coincidenza. O forse, osservandolo da vicino in quella partita, Spalletti aveva già capito che quel difensore poteva essere utile alla sua idea di Juventus.
Adesso resta soltanto da aspettare l'ultimo passaggio. Poi Lucumí sarà bianconero e quella sfida con Conceição, da episodio curioso di una partita di campionato, potrebbe diventare il primo capitolo di una nuova storia a Torino.
Tanti auguri Chiello! Giorgio Chiellini, quando un giocatore diventa la storia della Juventus
Ci sono giocatori che passano dalla Juventus. E poi ci sono quelli che, con il tempo, finiscono per diventare la Juventus. Giorgio Chiellini appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Oggi, 14 agosto, il capitano per eccellenza della difesa bianconera compie gli anni. Un compleanno che permette di ripercorrere una storia lunga quasi due decenni, iniziata nel 2005 e diventata una delle più importanti nella storia recente del club.
Chiellini arrivò alla Juventus nell'estate del 2005 e debuttò il 15 ottobre dello stesso anno contro il Messina. Da quella prima apparizione al Delle Alpi sarebbero passati 17 anni, centinaia di battaglie e 561 presenze ufficiali, che lo hanno portato al terzo posto assoluto nella classifica delle presenze juventine, alle spalle soltanto di Alessandro Del Piero e Gianluigi Buffon.
Il numero 3 è diventato quasi una seconda identità. Un difensore capace di trasformare la forza fisica in un'arte, di giocare d'anticipo, di leggere il pericolo prima ancora che arrivasse e di mettere la propria personalità al servizio della squadra. Chiellini è stato il difensore che gli attaccanti non avrebbero mai voluto incontrare.
E proprio per questo il suo nome merita di stare accanto a quello dei grandi difensori che hanno fatto la storia della Juventus. Gaetano Scirea, Antonio Cabrini, Claudio Gentile e, in un'epoca più recente, Giorgio Chiellini: interpreti diversi dello stesso ruolo, ma accomunati dalla capacità di diventare simboli della maglia bianconera.
Scirea rappresentava l'eleganza e l'intelligenza, Cabrini la classe e la spinta sulla fascia, Gentile la marcatura e la ferocia agonistica. Chiellini ha raccolto un'eredità diversa, costruendo la propria leggenda attraverso la forza, il carattere, la leadership e una straordinaria capacità di sacrificarsi per la squadra.
Ma ridurre la sua storia ai contrasti, alle marcature e alle battaglie sarebbe impossibile. Perché Giorgio è diventato soprattutto un leader. Prima compagno, poi vicecapitano e infine capitano, ha rappresentato una delle figure più importanti del ciclo dei nove Scudetti consecutivi. È stato inoltre l'unico giocatore ad aver conquistato tutti e nove i campionati consecutivi della Juventus.
La sua storia bianconera è stata fatta anche di momenti difficili. Chiellini ha attraversato la ricostruzione dopo Calciopoli, la rinascita della Juventus, l'arrivo del nuovo stadio e il dominio nazionale. Ha conosciuto vittorie, sconfitte, infortuni e serate europee indimenticabili, diventando nel frattempo uno dei volti più riconoscibili della Juventus nel mondo.
E non c'è soltanto la Juventus. C'è la Nazionale italiana, con la quale ha costruito un'altra parte fondamentale della propria leggenda. Oltre cento presenze, la fascia da capitano e soprattutto quella notte di Wembley dell'11 luglio 2021, quando alzò al cielo la Coppa degli Europei dopo la vittoria dell'Italia sull'Inghilterra.
Quella fotografia di Chiellini con il trofeo tra le mani è diventata una delle immagini più belle della sua carriera: il coronamento di un percorso nel quale aveva rappresentato l'Italia per quasi vent'anni con la stessa ferocia, la stessa serietà e lo stesso senso di appartenenza mostrati con la maglia bianconera.
Il suo addio al calcio giocato è arrivato nel 2023, dopo aver chiuso anche l'esperienza negli Stati Uniti con il Los Angeles FC. La sua storia con la Juventus, però, non poteva finire davvero. Perché certi uomini, quando hanno rappresentato così tanto un club, trovano semplicemente un modo diverso per continuare a farne parte.
Nel settembre 2024 Chiellini è infatti tornato ufficialmente alla Juventus, iniziando il proprio percorso dirigenziale come Head of Football Institutional Relations. Un ruolo nel quale mettere a disposizione del club non soltanto la conoscenza del calcio, ma anche la formazione accademica e la credibilità costruita in tanti anni ai massimi livelli.
Dal luglio 2025 aveva assunto il ruolo di Director of Football Strategy, occupandosi anche delle relazioni con le istituzioni calcistiche nazionali e internazionali. Nel 2026 la Juventus ha poi ulteriormente modificato la propria struttura societaria, affidandogli il nuovo incarico di Chief Club Affairs Officer, con il compito di rappresentare il club nei rapporti con istituzioni, stakeholder strategici e organizzazioni sportive in Italia e nel mondo.
È un altro capitolo di una storia che, in fondo, racconta sempre la stessa cosa: Chiellini è rimasto alla Juventus anche dopo aver smesso di giocare per la Juventus.
Prima c'erano le maglie sudate, le fasce, i duelli e i trofei. Oggi ci sono le istituzioni, le strategie e la rappresentanza del club. È cambiato il ruolo, non è cambiato il legame.
Perché il "Chiello" non è stato soltanto uno dei più grandi difensori della storia bianconera. È stato uno di quei giocatori capaci di diventare un punto di riferimento per una generazione di juventini.
Buon compleanno, Giorgio. La maglia numero 3 è stata indossata da tanti calciatori, ma per 17 stagioni ha avuto un solo significato.
Chiellini.
Juve, la porta resta un rebus: Vicario in pole, ma c’è un’idea che intriga
La Juventus è tornata a guardarsi intorno. Il capitolo Zion Suzuki, che sembrava poter portare a Torino il nuovo portiere attraverso un prestito dal Paris Saint-Germain, si è infatti complicato dopo l'accordo tra il club francese e il Parma per il trasferimento del portiere giapponese. La pista, a questo punto, sembra destinata a tramontare e i bianconeri devono nuovamente valutare le alternative.
Sullo sfondo c'è Guglielmo Vicario, portiere del Tottenham che sembra essere in uscita e che la Juventus sta valutando. Ma proprio mentre il mercato sembra indirizzarsi verso una soluzione già conosciuta, viene spontaneo chiedersi: e se la sorpresa fosse proprio tra i pali?
Spalletti aveva parlato di sorprese
Prima della partenza per la tournée, Luciano Spalletti aveva lasciato intendere che il mercato della Juventus avrebbe potuto regalare qualche sorpresa. Una frase che, con il senno di poi, ha accompagnato anche l'arrivo di Alajbegovic e di altri movimenti che hanno modificato la rosa bianconera.
E allora perché non immaginare che una sorpresa possa arrivare proprio nel ruolo che, in questo momento, rappresenta uno dei problemi più evidenti della rosa?
La Juventus deve infatti decidere cosa fare con Michele Di Gregorio. Il portiere ha vissuto una stagione complessivamente al di sotto delle aspettative e le ultime amichevoli non hanno fatto altro che confermare i dubbi già emersi nel corso dell'annata.
Di Gregorio, una stagione che non ha convinto
Il problema, quindi, non nasce soltanto dalla tournée estiva. Di Gregorio ha avuto un rendimento deludente per gran parte della scorsa stagione, soprattutto considerando le aspettative con cui era arrivato alla Juventus dopo l'ottima annata disputata al Monza.
Il portiere aveva lasciato la Brianza come uno dei profili emergenti più interessanti del calcio italiano, ma a Torino non è riuscito a confermare con continuità quel livello di rendimento.
Gli errori commessi nell'amichevole contro l'Inter hanno semplicemente riportato in superficie una problematica che non era mai stata completamente risolta. In una Juventus che sta cercando di costruire maggiore solidità difensiva, avere un portiere che non trasmette piena sicurezza rischia di diventare un problema importante.
Vicario è la pista concreta, Carnesecchi la suggestione
Il nome di Vicario è quello che oggi sembra avere maggiore concretezza. Il portiere del Tottenham è in uscita e la Juventus lo sta valutando come possibile soluzione per il ruolo di numero uno.
Ma se il mercato portasse a un'altra soluzione? Se la Juventus stesse semplicemente aspettando l'occasione giusta?
È qui che entra in gioco Marco Carnesecchi.
Carnesecchi, il portiere che la Juventus conosce bene
Carnesecchi non è un nome casuale. È uno dei migliori portieri italiani della sua generazione e negli ultimi anni ha consolidato il proprio ruolo all'Atalanta.
Prima di arrivare a questo livello aveva già attirato l'attenzione di diversi club italiani, grazie a un percorso di crescita costante e a prestazioni che lo hanno portato a essere considerato uno dei portieri più interessanti del calcio italiano.
Non stiamo quindi parlando di un portiere da rilanciare o di una scommessa. Carnesecchi è un portiere di livello, giovane, italiano e già abituato a giocare ad alto livello.
E poi c'è Giuntoli
A rendere la suggestione ancora più particolare c'è un altro elemento: Cristiano Giuntoli.
Il dirigente che aveva puntato forte su Di Gregorio quando era alla Juventus oggi lavora proprio all'Atalanta. E conosce quindi perfettamente il valore di Carnesecchi e il contesto nel quale il portiere è cresciuto.
L'Atalanta, dal canto suo, considera Carnesecchi un elemento importante del proprio progetto e non sembra avere intenzione di privarsene facilmente. Questo rende naturalmente molto difficile immaginare oggi un'operazione con la Juventus.
Ma il calcio mercato vive anche di incastri e di opportunità che possono cambiare rapidamente.
Di Gregorio all'Atalanta e Carnesecchi alla Juve?
La suggestione sarebbe quella di uno scambio di portieri, naturalmente accompagnato da un conguaglio economico in favore dell'Atalanta.
Da una parte Carnesecchi arriverebbe alla Juventus per diventare il nuovo numero uno bianconero. Dall'altra Di Gregorio potrebbe trasferirsi a Bergamo e provare a rilanciare una carriera che, dopo la straordinaria stagione disputata al Monza, ha vissuto una fase molto più complicata a Torino.
Non è una trattativa che oggi possiamo definire concreta. Non ci sono elementi per parlare di un'operazione già avviata. È una suggestione di mercato costruita mettendo insieme due situazioni che, almeno sulla carta, potrebbero avere un punto d'incontro.
Il contratto di Carnesecchi può diventare un fattore
C'è poi un altro elemento da considerare: Carnesecchi è legato all'Atalanta fino al 2028. Non è quindi in scadenza immediata, ma dopo questa stagione entrerebbe nell'ultimo biennio del suo contratto.
Questo potrebbe diventare un elemento da valutare in prospettiva, soprattutto se il portiere dovesse continuare a confermarsi ai massimi livelli.
L'Atalanta, naturalmente, non ha alcuna necessità di regalarlo. Anzi, proprio la centralità del portiere nel progetto nerazzurro fa pensare a una società intenzionata a considerarlo un punto fermo. Ma una proposta importante potrebbe comunque cambiare le valutazioni.
La Juventus deve decidere: soluzione immediata o investimento?
Il vero tema per la Juventus è proprio questo. Vicario rappresenterebbe una soluzione immediata per un ruolo che il club vuole sistemare rapidamente. Carnesecchi sarebbe invece un investimento più ambizioso, con l'idea di affidargli la porta per diversi anni.
La differenza non sarebbe soltanto tecnica, ma anche progettuale.
La Juventus ha bisogno di un portiere che dia sicurezza alla difesa e che sappia soprattutto evitare quegli errori individuali che nelle ultime uscite hanno pesato troppo. Carnesecchi, per caratteristiche e rendimento, rappresenterebbe un profilo particolarmente interessante.
Per ora è soltanto una suggestione. Ma il mercato...
Oggi, dunque, la situazione è più semplice: Suzuki sembra allontanarsi, Vicario torna a essere una possibilità e la Juventus deve scegliere come sistemare definitivamente la porta.
Carnesecchi resta una suggestione, soprattutto considerando la volontà dell'Atalanta di tenerlo. Ma proprio perché il mercato è fatto di occasioni, incastri e operazioni che spesso vengono costruite lontano dai riflettori, vale la pena tenere aperta anche questa porta.
E allora la domanda rimane: e se la sorpresa di Spalletti fosse proprio Carnesecchi?
Per Ferragosto Juventus Play ripropone l'estate della prima squadra maschile e femminile
Sabato 15 e domenica 16 agosto, il momento in cui l’estate fa il suo ultimo giro di boa, a una settimana esatta dall’inizio della Serie A - si legge sul sito ufficiale del club - Juventus Play, il FAST Channel ufficiale bianconero, dedica allora un weekend intero all’estate della Juventus, maschile e femminile. Sabato 15 si parte dal mattino: alle 8 in onda l’esordio stagionale dei bianconeri a Basilea, e poi a seguire, durante la giornata, le partite a Liegi, quella in casa con il Nizza, e i tre impegni della tournée, contro Chelsea, Inter e Palermo. Il tutto intervallato dalle immagini più divertenti e interessanti della nostra estate, i primi giorni dei nuovi arrivi, le puntate del Diario del Tour intercontinentale.
Domenica 16, da mezzogiorno in poi, pomeriggio dedicato alla Juventus Women: le due amichevoli con il Servette e con il Como Women, e le due importanti sfide del Mini Tournament UWCL, contro Torreense e Hammarby, che hanno portato le bianconere al terzo turno di qualificazione alla massima competizione europea, che si svolgerà il 26 agosto e 2 settembre contro il St.Polten. Lunedì, in serata, riproporremo l’amichevole in famiglia, che potrete vedere live alle 18 su Juventus.com.
Zidane sceglie un ex Juve per lo staff della francia...è lo chef Falvo
Trent'anni dopo, le loro strade tornano ad incrociarsi: Roberto Falvo, chef torinese per il quale Zinedine Zidane stravedeva ai tempi della Juve anni Novanta, torna con Zizou nelle vesti di ct dei Bleus. L'ex campione del mondo, oggi allenatore, che adorava soprattutto i rigatoni con i pomodorini pachino e il basilico dello chef Falvo, lo ha richiamato nominandolo cuoco della sua Nazionale. Le Parisien ricorda che la storia "stellata" di Falvo nacque in un modesto ristorante a gestione familiare che, negli anni, diventò il punto di ritrovo dei calciatori bianconeri e poi il loro cuoco ufficiale. Un sodalizio solidissimo, al punto che gli juventini, quando andavano in nazionale, mal digerivano i piatti loro preparati con ingredienti e metodi così diversi da quelli del "loro" chef. "Non sopporto più la pasta troppo cotta" sembra si lamentasse una volta Zizou, dall'Olanda dove giocava con i Bleus gli Europei del 2000, al telefono con Falvo. Lo chef si mise in macchina con pasta fresca, olio, basilico e pomodori, e lo raggiunse nei Paesi Bassi. Ora, la coppia si è ritrovata: Falvo, che ha un ristorante a Cap-d'Ail, in Costa Azzurra vicino al Principato di Monaco, sarà ora responsabile della tavola dei Bleus, ai quali proporrà i celebri "rigatoni alla Zidane". (ANSA)
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