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Woltemade sotto esame: allenamenti speciali per diventare un vero bomber da Juve
Woltemade sotto esame: allenamenti speciali per diventare un vero bomber da Juve
La Juventus vuole tirare fuori tutto il potenziale di Nick Woltemade. Il centravanti tedesco sta svolgendo esercitazioni specifiche in area piccola, con un’attenzione particolare alle conclusioni e alle situazioni che possono trasformare un’occasione in un gol. Come riporta Tuttosport, il lavoro coinvolge anche le palle inattive, dai corner alle punizioni laterali, considerate opportunità preziose per aumentare la sua pericolosità sotto porta. La missione è chiara: conservare la qualità tecnica e l’intelligenza calcistica di Woltemade, rendendolo al tempo stesso più concreto e incisivo negli ultimi metri. Non si tratta di snaturarne le caratteristiche, ma di completarne il repertorio, aggiungendo quella cattiveria agonistica che distingue un giocatore capace di rifinire da un attaccante in grado di finalizzare con continuità. I tre gol segnati in Europa, due dei quali su rigore, rappresentano già un segnale positivo. Per la Juventus, però, il percorso non è finito: l’obiettivo è far crescere il peso offensivo del tedesco e renderlo sempre più decisivo nelle diverse situazioni di gioco. Il lavoro quotidiano punta proprio a questo equilibrio: unire la qualità del rifinitore alla concretezza dell’uomo d’area. La Juve cerca un bomber capace non soltanto di partecipare alla manovra, ma anche di trasformare in gol il volume di gioco prodotto dalla squadra.
Juventus, è caccia al terzino sinistro: spunta Araujo dello Sporting
Juventus, è caccia al terzino sinistro: spunta Araujo dello Sporting
La Juventus prepara le mosse per il mercato invernale e torna a valutare rinforzi sulla corsia sinistra. Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, tra i profili finiti sotto osservazione c’è anche Araujo dello Sporting Lisbona, giocatore che i bianconeri avrebbero seguito più volte nelle ultime settimane. Il suo nome si aggiunge a quello di Rayan Aït-Nouri, che al Manchester City starebbe trovando poco spazio e potrebbe diventare un’opportunità in prestito. Le due piste presentano caratteristiche differenti: Araujo, 26 anni, rappresenterebbe un investimento più strutturato, mentre la formula temporanea potrebbe rendere più accessibile l’operazione per il laterale del City. Prima di affondare il colpo, però, la Juventus dovrà fare i conti con gli equilibri della rosa. Per inserire un nuovo terzino sinistro, infatti, sarà necessario liberare spazio e Cabal è indicato tra i possibili partenti. La corsia mancina si prepara così a diventare uno dei dossier da seguire in vista di gennaio. Araujo e Aït-Nouri sono due opzioni sul tavolo, ma molto dipenderà dalle condizioni delle eventuali operazioni e dalle uscite che il club riuscirà a concretizzare.
Juve, rebus Lecce: Spalletti studia tre moduli e valuta una mossa a sorpresa
Juve, rebus Lecce: Spalletti studia tre moduli e valuta una mossa a sorpresa
La lunga lista degli indisponibili complica i piani della Juventus in vista della trasferta contro il Lecce. Luciano Spalletti è chiamato a ridisegnare la squadra e, secondo la Gazzetta dello Sport, deve valutare tre possibili soluzioni tattiche. Non c’è ancora una scelta definitiva: il modulo dipenderà anche dagli uomini a disposizione e dagli equilibri da garantire a una squadra alle prese con numerose assenze. La prima ipotesi è la conferma del 3-5-2, sistema già utilizzato nelle ultime uscite. Un’alternativa è il 3-4-1-2, con Alajbegovic o Zhegrova alle spalle dei due attaccanti: una soluzione che permetterebbe di aggiungere qualità e imprevedibilità tra le linee. Resta aperta anche la possibilità di tornare al 3-4-2-1, con un solo centravanti e due giocatori alle sue spalle. In questo caso, il principale dubbio riguarderebbe proprio il riferimento offensivo: Woltemade e Kolo Muani si giocherebbero una maglia da titolare. La scelta del centravanti sarà legata al sistema che Spalletti deciderà di adottare. Con due punte, entrambi potrebbero trovare spazio dall’inizio; con il ritorno alla punta unica, invece, uno dei due sarebbe destinato a partire dalla panchina. Le assenze restringono il ventaglio delle possibilità e rendono più delicata la scelta dell’assetto. Per Spalletti, la sfida di Lecce diventa così un doppio rebus: individuare il modulo più adatto e trovare la combinazione offensiva capace di garantire maggiore incisività nonostante l’emergenza.
PodcastSe la reazione è la qualità principale, la Juve di Spalletti non ha speranze
Se la reazione è la qualità principale, la Juve di Spalletti non ha speranze
Quando prendi schiaffi ricorrentemente e ti rialzi per evitare il crollo definitivo, dimostri una buona dose di cuore, ma anche una debolezza di fondo perché non riesci ad evitarli: questa è la Juve di Spalletti. Mai il dominio dell'avversario, come si conviene alle grandi squadre. Il salto di qualità tarda ad arrivare, ammesso ci siano i presupposti. Le solite occasioni fallite alimentano qualche rimpianto, allo stesso tempo acuiscono però i dubbi rispetto ad una squadra galleggiante, tra alti (pochi) e bassi (troppi). E' come se i bianconeweri avessero dato continuità alla parte finale della passata stagione, chiusa con la mancata qualificazione in Champions League. Solo tre, quest'anno, le gare prive di problemi: Parma, NEC e in parte Atalanta. Il resto delle prestazioni, a prescindere dai risultati ottenuti, sono state contraddistinte da fatica e sofferenza. Spalletti si è detto soddisfatto per la “risposta” dei suoi dopo i colloqui in settimana, ma la Juve dovrebbe essere altro. La sensazione di abituarsi alla mediocrità è tremendamente concreta, anche da parte dell'allenatore. Come il dubbio se lo stesso Lucio, al di là delle dichiarazioni, abbia ancora la forza per incidere, a livello tecnico/tattico e sotto il profilo emotivo. Detto di Spalletti, più di qualche elemento non è da Juve e non c'entra più il peso della maglia, forse addirittura diminuito viste le ultime stagioni. Si tratta di una vera e propria disconnessione dal contesto bianconero. Ormai nessun avversario può essere considerato alla portatai, se non sulla carta. Tradotto: è cambiato lo status, la Vecchia Signora non fa più paura. Bisogna accettarlo. Prossimo impegno a Lecce. Speriamo bene.
23 ottobre 2018, Manchester United-Juventus 0-1: Dybala firma il capolavoro bianconero a Old Trafford
23 ottobre 2018, Manchester United-Juventus 0-1: Dybala firma il capolavoro bianconero a Old Trafford
Accadde oggi, 23 ottobre 2018. La Juventus espugna l'Old Trafford, batte il Manchester United per 1-0 e firma una delle prestazioni europee più convincenti della gestione di Massimiliano Allegri. A decidere la sfida è Paulo Dybala, ma quella sera la Signora dimostra soprattutto di essere una squadra matura, capace di dominare in uno degli stadi più prestigiosi del mondo. Una vittoria che, a oggi, rimane l'ultimo successo bianconero sul campo dei Red Devils e coincide anche con l'ultima visita della Juventus a Old Trafford. Ronaldo torna a Manchester da avversario La terza giornata della fase a gironi della Champions League 2018-2019 propone una sfida dal fascino particolare. Da una parte c'è il Manchester United di José Mourinho, dall'altra la Juventus di Allegri, che può contare su una rosa ricca di campioni e sull'entusiasmo generato dall'arrivo estivo di Cristiano Ronaldo. Per CR7 è una serata speciale: il portoghese torna nello stadio in cui si era consacrato a livello internazionale, dopo aver vestito la maglia dei Red Devils dal 2003 al 2009. Stavolta, però, è un avversario. E insieme ai suoi nuovi compagni vuole conquistare Manchester. Una Juventus dominante, Dybala colpisce al 17' Fin dai primi minuti la squadra di Allegri prende il controllo della partita. Il centrocampo bianconero gestisce il pallone con qualità, mentre le fasce diventano un'arma fondamentale per mettere in difficoltà la difesa inglese. La Juventus gioca con personalità, senza lasciarsi intimidire dall'atmosfera dell'Old Trafford. Il gol decisivo arriva al 17'. Cristiano Ronaldo riceve sulla destra e mette il pallone in area; Juan Cuadrado prova a concludere, ma la sua conclusione viene deviata e diventa un assist involontario per Paulo Dybala, che da pochi passi non sbaglia. La Joya festeggia e la Juventus passa in vantaggio. Il risultato premia soltanto in parte la superiorità bianconera. Nel primo tempo la squadra di Allegri costruisce diverse occasioni e concede pochissimo allo United, che fatica a trovare spazi e a rendersi pericoloso. La Juventus avrebbe anche le opportunità per raddoppiare, ma non riesce a chiudere la partita. Il palo di Pogba e la resistenza finale Nella ripresa il Manchester United prova a reagire e aumenta la pressione, mentre la Juventus arretra progressivamente il proprio baricentro. Cristiano Ronaldo va vicino al gol con una conclusione potente, respinta da David de Gea, ma l'occasione più pericolosa per i padroni di casa arriva al 75'. Paul Pogba, ex bianconero, trova lo spazio per calciare dal limite dell'area: il pallone supera Szczesny, ma si stampa sul palo e torna in campo. È il brivido più grande per la Juventus, che nel finale si compatta e difende il vantaggio senza concedere altre vere occasioni da gol. Al triplice fischio il tabellone recita Manchester United-Juventus 0-1. I bianconeri conquistano la terza vittoria consecutiva nel girone, salgono a nove punti e mantengono la porta inviolata dopo le prime tre giornate. La qualificazione agli ottavi è ormai vicinissima. Una vittoria storica a Old Trafford Il successo ha anche un significato statistico importante: la Juventus torna a vincere a Manchester contro lo United per la prima volta dal 1996, quando fu proprio un calcio di rigore di Alessandro Del Piero a decidere la sfida. Ventidue anni dopo, un altro numero 10 bianconero firma il gol decisivo: questa volta è Dybala a prendersi la scena. La storia di quella Champions, però, non finisce qui. Il 7 novembre 2018, allo Stadium, il Manchester United si prenderà la rivincita vincendo 2-1 in rimonta nel finale, dopo il vantaggio di Cristiano Ronaldo. Ma quella sera di ottobre resta una delle immagini più nitide della Juventus di Allegri: una squadra forte, consapevole dei propri mezzi e capace di imporre il proprio gioco anche in trasferta contro una grande d'Europa. Il 23 ottobre 2018 resta così una data speciale nella storia europea bianconera. Dybala decide, Ronaldo si prende gli applausi della sua ex casa e la Juventus firma una vittoria di prestigio. Un successo che, a distanza di anni, conserva un fascino particolare anche perché Old Trafford non è più tornato a ospitare la Signora: quella rimane, fino a oggi, l'ultima notte europea della Juventus nello storico stadio di Manchester.
Serie A, il Torino stende il Monza 3-2: granata ottavi
Serie A, il Torino stende il Monza 3-2: granata ottavi
Il Torino supera il Monza per 3-2 nell'anticipo del venerdì che apre l'ottava giornata di Serie A. I granata sbloccano il risultato al 39' con Fitz-Jim, su assist di Simeone, e nella ripresa incassano il pareggio di Varela al 47'. La squadra di casa reagisce e torna avanti al 61' con Belghali, prima del sigillo definitivo di Nikola Vlasic al 72'. Il Monza accorcia le distanze a tempo scaduto con l'autogol di Patterson ma non basta  e il Torino conquista tre punti importanti davanti al proprio pubblico. Con questo successo i granata salgono momentaneamente a 13 punti e all'ottavo posto, superando la Juventus, ferma a quota 11. Il Monza resta invece a 7 punti, in quattordicesima posizione.
Juventus, il 3-5-2 può essere una soluzione: Woltemade convince, ma i problemi restano
Juventus, il 3-5-2 può essere una soluzione: Woltemade convince, ma i problemi restano
Un punto in Europa League, una reazione che ha evitato un'altra sconfitta e qualche indicazione positiva da cui ripartire. Il 2-2 contro il Rennes lascia alla Juventus più di un motivo per riflettere, ma non abbastanza per parlare di svolta. La squadra di Spalletti ha mostrato qualcosa di diverso rispetto alle ultime uscite, soprattutto grazie al nuovo assetto tattico, senza però riuscire a nascondere le fragilità difensive e le difficoltà nel trovare continuità durante la partita. Il pareggio dell'Allianz Stadium ha raccontato una gara dai tanti volti. La Juventus è partita con il piglio giusto, trovando il vantaggio dopo appena cinque minuti con Çelik, servito da una bella intuizione verticale di Woltemade. Poi, però, sono riemersi i soliti problemi: il Rennes ha trovato il pareggio al 15' con Al-Tamari e ha completato la rimonta prima dell'intervallo con il rigore trasformato da Boulaye Dia, concesso per un tocco di mano di Douglas Luiz. Nella ripresa i bianconeri hanno provato a reagire, trovando il 2-2 ancora dagli undici metri con Woltemade. Nel finale è arrivato anche il gol di Lucumí, annullato per fuorigioco, che avrebbe potuto regalare una vittoria importante. La Juventus ha quindi dimostrato di avere ancora la forza per provarci, ma il risultato non può nascondere una prestazione nella quale le occasioni concesse e la difficoltà nel gestire i momenti della gara hanno pesato ancora una volta. Il 3-5-2 offre nuove soluzioni, ma non basta cambiare modulo La novità più interessante della serata è stata la scelta di Spalletti di partire con un sistema a tre difensori e due attaccanti. Più precisamente, il 3-4-1-2 prevedeva McKennie alle spalle di Woltemade e Kolo Muani, con Douglas Luiz e Koopmeiners in mezzo al campo e Çelik e Cambiaso sulle corsie esterne. L'avvio sembrava dare ragione all'allenatore. La Juventus ha trovato subito il vantaggio con una combinazione che ha messo in evidenza una delle qualità più importanti di Woltemade: la capacità di ricevere palla, partecipare alla manovra e servire i compagni con i tempi giusti. Il tedesco ha letto bene l'inserimento di Çelik, premiandolo con un pallone in profondità che il turco ha trasformato nell'1-0. La presenza di tre centrocampisti, o comunque di un giocatore in più nella zona centrale rispetto ad altre soluzioni adottate nelle ultime settimane, può aiutare la Juventus a gestire meglio il pallone e a sostenere le due punte. Il sistema permette inoltre di dare ampiezza attraverso gli esterni, a patto che questi riescano a garantire spinta e copertura per tutta la partita. Il problema è che il vantaggio iniziale non ha portato la squadra a controllare davvero la gara. Il Rennes ha trovato spazi per reagire e la Juventus ha nuovamente mostrato difficoltà nella fase difensiva. Il nuovo modulo ha offerto indicazioni interessanti, ma non ha risolto automaticamente le disattenzioni e i problemi di concentrazione che continuano a condizionare il rendimento bianconero. Woltemade è il riferimento che serviva: Kolo Muani resta in difficoltà Se c'è una nota positiva dalla partita contro il Rennes, questa porta il nome di Nick Woltemade. Il centravanti tedesco ha mostrato di poter essere molto più di un semplice finalizzatore: sa proteggere il pallone, far salire la squadra e partecipare alla costruzione dell'azione. L'assist per Çelik è l'esempio più evidente, ma anche nella ripresa ha continuato a rappresentare un riferimento per i compagni, trovando il gol del pareggio su rigore e andando vicino alla doppietta con altre conclusioni. Per chi aveva considerato Woltemade un giocatore poco adatto alle necessità della Juventus, la prestazione contro il Rennes rappresenta un invito a rivedere il giudizio. Il tedesco ha caratteristiche che possono aiutare la squadra a sviluppare una manovra più diretta, offrendo una soluzione quando il centrocampo è sotto pressione e permettendo agli altri attaccanti di trovare spazi. Il discorso è diverso per Kolo Muani. Il francese non è riuscito a lasciare un segno significativo sulla partita e ha sprecato alcune situazioni nelle quali avrebbe potuto fare meglio. La coppia può avere senso dal punto di vista tattico, ma non basta schierare due attaccanti per ottenere automaticamente più pericolosità. Serve che entrambi trovino il modo di completarsi, con movimenti coordinati e una partecipazione più continua alla manovra. Woltemade sembra avere le caratteristiche per diventare un riferimento importante, ma la Juventus deve ancora capire quale sia la soluzione migliore per affiancargli un compagno. Il 3-5-2 può essere una strada da percorrere, soprattutto se permette al tedesco di giocare più vicino alla porta e di sfruttare le proprie qualità senza rimanere isolato. Çelik convince, Cambiaso continua a non dare garanzie Un'altra indicazione positiva è arrivata da Çelik, schierato sulla corsia destra. Il turco ha trovato il gol del vantaggio con un inserimento efficace e una conclusione precisa, confermando di poter dare un contributo importante quando riesce ad accompagnare l'azione con i tempi giusti. La sua partita, però, è durata soltanto un tempo: all'intervallo è stato sostituito da Kalulu, e la Juventus ha perso una soluzione che nella prima frazione aveva prodotto risultati interessanti. Se a destra sono arrivati segnali incoraggianti, la situazione è stata meno positiva sulla fascia opposta. Cambiaso continua a non offrire le garanzie che ci si aspetterebbe da un giocatore chiamato a interpretare un ruolo così importante nella costruzione e nella copertura della corsia sinistra. In occasione del pareggio del Rennes, le responsabilità difensive sono condivise. Gatti si fa anticipare nell'azione che porta al pallone in area, mentre Cambiaso appare in ritardo nel seguire lo sviluppo dell'azione e lascia spazio all'avversario per intervenire. Non è un episodio da attribuire a un solo giocatore, ma l'ennesima situazione nella quale la Juventus mostra difficoltà nel leggere i movimenti avversari e nel proteggere la propria area. Il problema della fascia sinistra rimane quindi aperto, indipendentemente dal sistema di gioco. Con la difesa a quattro o con tre centrali, Cambiaso deve ritrovare continuità e attenzione, mentre Spalletti è chiamato a valutare le alternative a disposizione. Il rientro di Cabal potrebbe offrire una possibilità in più, ma sarà necessario capire se il colombiano riuscirà a dare garanzie concrete. Anche l'adattamento di Çelik a piede invertito resta un'opzione, senza però rappresentare necessariamente la soluzione ideale. La solidità difensiva resta il vero problema Il passaggio alla difesa a tre non ha impedito al Rennes di trovare due reti e di mettere in difficoltà la Juventus. Il primo gol nasce da una situazione nella quale i bianconeri non riescono a leggere correttamente l'azione, mentre il secondo arriva su calcio di rigore dopo il tocco di mano di Douglas Luiz. L'episodio è sfortunato, ma non può diventare un alibi per una squadra che continua a concedere troppo. Il centrocampo più folto può aiutare a proteggere la difesa e a controllare meglio le zone centrali, ma il lavoro deve essere collettivo. I difensori devono mantenere le distanze, gli esterni devono rientrare con attenzione e i centrocampisti devono essere pronti a coprire gli spazi quando la squadra perde il pallone. Contro il Rennes, questo equilibrio è mancato a più riprese. La Juventus ha chiuso la partita con 14 tiri contro i 16 degli avversari, nonostante una percentuale di possesso superiore al 53%. Numeri che raccontano una gara equilibrata sul piano del volume di gioco, ma nella quale i bianconeri non sono riusciti a imporre un controllo costante. La squadra ha avuto le occasioni per vincere, compreso il gol di Lucumí annullato nel finale, ma ha anche lasciato al Rennes troppe possibilità per rendersi pericoloso. Il 3-5-2 può essere un'alternativa, ma non per tutte le occasioni Il pareggio contro il Rennes non promuove definitivamente il nuovo sistema, ma offre a Spalletti una soluzione da valutare con attenzione. La presenza di due attaccanti può valorizzare Woltemade, mentre un centrocampo più strutturato può aiutare la squadra a gestire meglio alcune fasi della partita. Anche la possibilità di sfruttare le corsie esterne con maggiore continuità rappresenta un elemento interessante. Resta però il problema della rosa. La Juventus dispone di numerosi giocatori offensivi capaci di agire da esterni o trequartisti e, quando saranno tutti a disposizione, sarà difficile immaginare il 3-5-2 come sistema fisso senza rinunciare a diverse soluzioni. Gli infortuni possono rendere questa disposizione particolarmente utile in determinati momenti, ma Spalletti dovrà trovare un equilibrio tra le caratteristiche dei singoli e le esigenze della squadra. Il punto non è scegliere un modulo e considerarlo la risposta a ogni problema. La Juventus deve trovare una struttura che permetta ai suoi giocatori migliori di rendere al massimo, senza perdere compattezza e senza continuare a concedere occasioni evitabili. Il 3-5-2 può essere una strada, ma dovrà essere accompagnato da una crescita nella fase difensiva e da una maggiore continuità nell'interpretazione della partita. La Juventus ha trovato una strada, ma deve ancora percorrerla Il 2-2 contro il Rennes lascia in eredità qualche segnale positivo, soprattutto per la prestazione di Woltemade e per le prime risposte offerte dal nuovo assetto. La Juventus ha reagito dopo essere andata sotto, ha cercato la vittoria fino all'ultimo e ha trovato anche il gol del possibile sorpasso, poi annullato dal VAR. Ma sarebbe un errore considerare questo pareggio come la prova che la squadra abbia finalmente imboccato la strada giusta. Le fragilità difensive restano, la fascia sinistra continua a rappresentare un problema e Kolo Muani non ha ancora trovato la continuità necessaria per essere un partner affidabile del centravanti tedesco. Spalletti ha ora un'alternativa in più da valutare, ma dovrà capire se riproporla già nella prossima partita di campionato e con quali interpreti. Il 3-5-2 può dare equilibrio e valorizzare Woltemade, ma non può risolvere da solo le difficoltà di una Juventus che continua ad alternare buone iniziative a errori che compromettono il risultato. La strada per uscire dalla crisi è ancora lunga: qualche indicazione è arrivata, ma servono conferme.
PodcastDe Biasi a RBN: “È una Juventus che fa fatica. Spalletti? È lì da un anno ormai…”
De Biasi a RBN: “È una Juventus che fa fatica. Spalletti? È lì da un anno ormai…”
Mister Gianni De Biasi è stato ospite di Radio Bianconera, nel corso della trasmissione Fuori di Juve. Questo il suo commento dopo il pareggio della Juventus contro il Rennes: "Non sta malissimo la Juve, potrebbe fare di più è vero. Meglio prendere per buono il pari di ieri, dove hai rischiato anche di vincere. E' una Juve che fa tanta fatica, ha rischiato molto nel primo tempo, loro molto più vivi e fluidi nelle giocate. Spalletti si interroga per capire quali sono i problemi di questa squadra. Fatica contro chiunque la Juve? Probabilmente c'è grande pressione attorno alla squadra e i ragazzi l'avvertono. Pur avendo tanti giocatori non italiani che potrebbero viverla con più leggerezza, potrebbero bypassarla una tensione così. E' una squadra che ha alcune carenze, assenze pesanti, ma deve cercare di vincere partite come quella di ieri sera. Capisco tutto ma è inspiegabile, perché il tempo passa, Luciano Spalletti è lì da un anno ormai, credo che lui non è uno stupido, è uno intelligente, conosce il calcio. Ma in questo momento non si accorge della soluzione, che magari ha sotto mano. Sono situazioni che si vivono in carriera". "Nelle situazioni problematiche, la semplicità è la chiave. Serve chiedere cose base ma con grande partecipazione. Io credo che sia questo l'aspetto su cui lavorare, senza sovraccaricare. perché se aggiungi difficoltà ai giocatori non fai un buon lavoro. Devi smussare le situazioni complicate, quei giocatori che non si sentono ancora al 100%. Spalletti deve fare lo psicologo. Woltemade e Kolo Muani hanno fisicità e possono far gol, ma se gli metti le palle dentro con i tempi giusti. Devi giocare sfruttando gli esterni e le punte centrali. Servono due esterni che ti mettono i cross. Serve poi una squadra compatta e aggressiva, che cerca di rubare palla in alto". "Il ritorno di Antonio Conte? Se sarà ancora libero, se non andrà a Manchester sì. Dipende se vuole prendersi questa gatta da pelare, che non è semplicissima subentrare. Per me fa fatica a subentrare ora, è più propenso a fare un progetto dall'inizio. Poi c'è da capire quanto sia plausibile con le aspirazioni della Juve, anche dal punto di vista economico".
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