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PodcastIl centravanti ideale per la Juve è Icardi: pro e contro dell'argentino
Il centravanti ideale per la Juve è Icardi: pro e contro dell'argentino
Icardi alla Juve è un po' come la celebre favola di Esopo, in cui un giovane pastore per gioco grida “al lupo, al lupo”, fino a quando l'animale arriva davvero. L'attaccante argentino da diversi anni è accostato ai bianconeri, alla fine l'affare non è mai decollato. La situazione attuale delle due parti rende vive le voci su questa ipotesi. Il giocatore è svincolato ed è a caccia di una nuova sistemazione, i bianconeri hanno seri problemi in fase realizzativa e cercano un vero nove, capace di trasformare in gol le occasioni create dalla squadra. Hanno enormi difficoltà a farlo Kolo Muani e Woltemade, entrambi con caratteristiche diverse. La squadra di Spalletti ha il quattordicesimo attacco del campionato, con 13 reti, meno della metà della Roma, in vetta a questa speciale classifica con 28. Soprattutto in una stagione in cui si segna molto, la Juve deve invertire la rotta se vuole sperare nella zona Champions League. La vena realizzativa di Icardi è un pro rispetto alle esigenze della Juve. Nell'ultima stagione con il Galatasaray, il trentatreenne di Rosario ha totalizzato 16 gol in 47 presenze, 19 reti la media nell'intero quadriennio turco. Niente male, anche se la Super Lig non è un campionato top. Ci sono però anche dei contro su questo giocatore. Intanto il fattore economico. Nel club di Istanbul ha percepito 9 milioni netti l'anno. Insostenibili per le casse e la politica societaria dei bianconeri. Nel caso, dovrebbe abbassare le pretese. L'altro aspetto è di natura caratteriale. O meglio, c'è qualche timore possa essere un elemento nocivo per gli equilibri dello spogliatoio. A proposito, Icardi fu allenato da Spalletti all'Inter, di cui era capitano. Tra i due ci furono attriti, ma parliamo di altri tempi. Certe cose si possono sistemare, per reciproca convenienza e soprattutto per il bene della squadra. Al momento siamo nel perimetro di ragionamenti e ipotesi. Icardi alla Juve resta una favola stile Esopo. Le vie del mercato però sono infinite e chissà, magari il lupo un giorno può arrivare per davvero.
Spalletti più tranquillo, ma non sono ammessi passi indietro
Spalletti più tranquillo, ma non sono ammessi passi indietro
Luciano Spalletti sta sicuramente vivendo qualche giorno più tranquillo dopo l’altissima pressione scatenatasi nelle ultime settimane. La vittoria contro il Napoli ha ridato i tre punti e un po’ di serenità all’ambiente Juve, poi ieri ci ha pensato Giovanni Carnevali a levare le altre castagne dal fuoco. L’amministratore delegato bianconero, davanti all’Assemblea degli azionisti (sua prima apparizione in questo contesto), ha ricordato che la Juventus è ben lontana dal vincere e di conseguenza al momento non ci sono obiettivi alti a breve termine. Inoltre, lo stesso ad ha tenuto a precisare che l’allenatore è Spalletti e che è sostenuto da tutti nell’ambiente. Fine dei giochi? Manco per scherzo, perché tutti siamo legati ai risultati, nella vita di tutti i giorni, non solo nello sport e nell’attività lavorativa in genere. È chiaro che Carnevali abbia fatto un quadro realistico quanto per certi versi impietoso della situazione Juve, con la mannaia dell’UEFA dietro al collo e le difficoltà a risalire la china dopo anni di errori in serie, ma non significa di certo che si accetta qualsiasi cosa. I tifosi sono tornati a sostenere la squadra dopo la vittoria col Napoli, ma nel prepartita e durante il match stesso non hanno usato mezzi termini per mettere giocatori e allenatore di fronte alle loro responsabilità. Una rondine non fa primavera, una vittoria in un match tanto importante, non fa di certo una stagione. Almeno non alla Juventus. La situazione in Europa League è ottima dopo due vittorie e un pareggio, cosa che consentirà di affrontare la trasferta olandese con poca pressione e meno pensieri. Discorso diverso riguarda il campionato, in cui la Juve è già incappata in 1 pareggio e 3 sconfitte in 10 gare. Uno score che va invertito perché la media punti non è da Champions League, anzi visto che le altre davanti hanno un ritmo forsennato, il rischio è quello di rimanere proprio fuori dall’Europa. A meno che non si vinca appunto la coppa che si gioca quest’anno. Insomma, la gara importante sarà la trasferta con la Fiorentina in programma domenica. È lì che la Juventus non potrà più sbagliare e di conseguenza, fischiettare o trastullarsi oggi non serve a nulla. Serve mantenere alta l’attenzione e la tensione per fare una buona partita con l’AZ Alkmaar in modo da arrivare in condizioni mentali ottimali a Firenze. E poi conterà anche l’aspetto atletico: con pochi giocatori a disposizione bisognerà dosare le energie e rientrare a Torino venerdì con tanto ancora da spendere. Insomma, bene la ritrovata serenità, ma che non si trasformi per l’ennesima volta in leggerezza e distrazioni.
La sicurezza dei calciatori prima del risultato: gli scontri in campo e i rischi del calcio
La sicurezza dei calciatori prima del risultato: gli scontri in campo e i rischi del calcio
La tragica morte di Jesús de Miguel, attaccante del Tenerife, dopo lo scontro con il portiere dell'Andorra Jesús Owono, ha riportato al centro dell'attenzione un tema che troppo spesso viene sottovalutato: la sicurezza dei calciatori durante le azioni di gioco. L'episodio è avvenuto il 2 novembre 2026, nel finale della partita tra Tenerife e Andorra. Durante un'uscita, il portiere Owono è intervenuto sul pallone colpendo con il ginocchio il petto dell'attaccante avversario. De Miguel è rimasto a terra e ha avuto un arresto cardiaco. Trasportato in ospedale e ricoverato in terapia intensiva, è morto il giorno successivo, a soli trent'anni. Una tragedia che ha scosso il mondo del calcio e che impone una riflessione: quanto siamo consapevoli dei rischi che possono derivare da uno scontro di gioco? Non si tratta soltanto di stabilire se un contrasto sia regolare o meno, né di invocare automaticamente sanzioni più severe. Il regolamento prevede già provvedimenti per gli interventi imprudenti, negligenti o effettuati con vigoria sproporzionata. Il problema è anche culturale e riguarda la consapevolezza dei calciatori. La voglia di arrivare per primi sul pallone, la pressione del risultato, la tensione della partita e la stanchezza possono portare un giocatore a compiere, in una frazione di secondo, un gesto estremamente rischioso. Non sempre c'è la volontà di fare male all'avversario, ma le conseguenze possono essere gravissime. È proprio per questo che occorre insistere sulla prevenzione e sulla sensibilizzazione. Ogni calciatore dovrebbe essere consapevole che, in determinate situazioni, un intervento scomposto può mettere seriamente in pericolo l'incolumità di un collega. Il regolamento c'è già: cosa prevede la Regola 12 Per comprendere il problema bisogna partire dalle regole del gioco. La Regola 12 dell'IFAB, quella dedicata a falli e scorrettezze, prevede già una distinzione tra interventi imprudenti, negligenti e condotti con vigoria sproporzionata. Un calciatore che interviene in maniera imprudente commette un'infrazione per la quale è previsto un calcio di punizione, ma non necessariamente un provvedimento disciplinare. Quando invece l'intervento è negligente, il giocatore deve essere ammonito. Se utilizza una forza eccessiva o mette in pericolo l'incolumità dell'avversario, l'intervento viene considerato condotta violenta e può comportare l'espulsione. Il regolamento, quindi, non è privo di strumenti per sanzionare i comportamenti pericolosi. La valutazione spetta all'arbitro, che deve considerare la dinamica dell'azione, l'intensità del contatto e il rischio corso dall'avversario. Questo non significa che ogni collisione debba essere punita con un cartellino rosso. Nel calcio esistono contatti inevitabili e situazioni nelle quali due giocatori arrivano contemporaneamente sul pallone. Ma proprio per questo diventa fondamentale distinguere un normale contrasto da un intervento che, per modalità e intensità, mette a rischio l'incolumità di chi lo subisce. Il punto, dunque, non è soltanto aumentare le sanzioni, ma fare in modo che i calciatori comprendano sempre meglio la responsabilità che accompagna ogni intervento. Gli episodi che hanno segnato la storia del calcio Quello di De Miguel non è purtroppo un caso isolato. Nel corso degli anni si sono verificati episodi che dimostrano quanto possa essere pericoloso uno scontro di gioco, soprattutto quando un portiere esce per contendere il pallone a un attaccante. Uno dei precedenti più drammatici del calcio italiano risale al 22 novembre 1981. Durante Fiorentina-Genoa, il capitano viola Giancarlo Antognoni venne colpito alla tempia sinistra dal ginocchio del portiere rossoblù Silvano Martina, intervenuto in uscita per anticiparlo. Il centrocampista riportò una grave frattura cranica e il suo cuore si fermò per circa trenta secondi. Furono decisivi i soccorsi immediati: il massaggiatore della Fiorentina Ennio Raveggi e il medico del Genoa Pierluigi Gatto intervennero per rianimarlo. Antognoni venne sottoposto a un delicato intervento chirurgico e, dopo la convalescenza, riuscì a tornare a giocare, partecipando anche al Mondiale del 1982. Un altro episodio che riguarda da vicino la storia della Juventus è quello di Filippo Inzaghi. Il 15 aprile 1998, durante la semifinale di ritorno di Champions League contro il Monaco, l'attaccante bianconero fu costretto a lasciare il campo dopo pochi minuti a causa di una profonda ferita al labbro, conseguenza di uno scontro con il difensore Diawara. Un episodio che ricorda come anche un contrasto possa provocare conseguenze fisiche importanti. Nel 2006 il mondo del calcio rimase impressionato dall'infortunio di Petr Čech. Il 14 ottobre, durante Reading-Chelsea, il portiere ceco riportò una frattura cranica depressa in seguito a uno scontro con Stephen Hunt. Fu sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza e tornò a giocare nel gennaio 2007 indossando un caschetto protettivo, diventato poi uno dei tratti distintivi della sua carriera. Nel gennaio 2010 fu Cristian Chivu a vivere un'esperienza drammatica. Durante Chievo-Inter, il difensore rumeno riportò una frattura cranica in seguito a uno scontro di gioco con Sergio Pellissier. Fu necessario un intervento chirurgico per trattare l'ematoma e Chivu dovette affrontare un lungo periodo di recupero prima di tornare in campo. Più recentemente, il 25 luglio 2022, il portiere Kamil Grabara, oggi alla Juventus, rimase vittima di un violento scontro durante una partita del Copenhagen contro l'AaB. Il club danese comunicò che il giocatore aveva riportato fratture al volto e che sarebbe stato sottoposto a un intervento chirurgico. Un altro caso che ha fatto molto discutere è quello di Gianluigi Donnarumma. Il 18 dicembre 2024, durante Monaco-Paris Saint-Germain, il portiere italiano rimase ferito al volto in uno scontro con Wilfried Singo. L'impatto provocò profonde ferite alla guancia destra, per le quali furono necessari dieci punti di sutura. Il problema non è soltanto l'uscita del portiere Gli episodi ricordati non riguardano tutti la stessa dinamica e non sarebbe corretto ricondurre ogni infortunio a un'unica tipologia di intervento. Il tema, però, è comune: la necessità di tutelare l'incolumità dei calciatori in ogni situazione di gioco. Le uscite dei portieri rappresentano sicuramente uno dei momenti più delicati. Quando l'estremo difensore abbandona la propria area per contendere un pallone a un attaccante, la velocità dell'azione e la vicinanza tra i due giocatori possono rendere il contatto particolarmente pericoloso. Il ginocchio sollevato durante un'uscita, per esempio, non costituisce automaticamente un'infrazione. Tuttavia, se il gesto provoca un contatto con l'avversario, soprattutto all'altezza del volto o del torace, la sua pericolosità deve essere valutata con grande attenzione. Lo stesso vale per gli interventi con il pugno: un gesto utilizzato per respingere il pallone può diventare estremamente rischioso se finisce per colpire l'avversario, in particolare alla testa. Non è quindi sufficiente parlare genericamente di gesti consentiti o vietati. Occorre valutare le modalità dell'intervento, la dinamica del contatto e il grado di pericolosità, applicando le disposizioni previste dal regolamento. E il discorso non deve riguardare soltanto i portieri. Contrasti aerei, interventi in scivolata, palloni contesi a distanza ravvicinata e situazioni nelle quali i giocatori arrivano l'uno contro l'altro ad alta velocità possono trasformarsi in occasioni di grave pericolo. La prevenzione deve riguardare tutte queste situazioni. Serve una maggiore cultura della sicurezza FIFA e UEFA hanno già promosso campagne di sensibilizzazione sui traumi cranici e sulle commozioni cerebrali, sottolineando l'importanza di riconoscere tempestivamente i segnali di un infortunio e di non sottovalutare i rischi. Ma la prevenzione deve cominciare anche prima che si verifichi un trauma. La sensibilizzazione dovrebbe coinvolgere calciatori, allenatori e settori giovanili. Bisognerebbe insegnare a riconoscere le situazioni nelle quali la ricerca del pallone può trasformarsi in un intervento pericoloso, favorendo comportamenti più responsabili. Il calcio è uno sport di contatto e il contrasto fa parte del gioco. Non si può eliminare ogni rischio, ma si può lavorare per ridurre quelli evitabili. La tutela dell'avversario deve essere un principio che accompagna ogni gesto tecnico, anche nei momenti più concitati della partita. Perché alla fine c'è una considerazione che dovrebbe essere più forte di qualsiasi risultato: perdere un pallone, concedere un gol o addirittura una partita non può mai valere il rischio di provocare a un altro calciatore un danno che potrebbe accompagnarlo per tutta la vita. La sicurezza viene prima del risultato. Sempre.
Champions League, Como da impazzire: 9-1 al Lens! Napoli travolto 4-1 dal Porto
Champions League, Como da impazzire: 9-1 al Lens! Napoli travolto 4-1 dal Porto
Serata dai due volti per il calcio italiano nella quarta giornata di Champions League. Da una parte l'impresa clamorosa del Como, che espugna il campo del Lens con un incredibile 9-1 e si prende addirittura il quarto posto nella classifica unica con 9 punti. Dall'altra il pesante ko del Napoli, sconfitto 4-1 dal Porto in Portogallo. La squadra di Allegri incassa un'altra battuta d'arresto dopo la sconfitta in campionato contro la Juventus a Torino. Gli azzurri erano riusciti a chiudere il primo tempo sull'1-1 grazie alla rete di McTominay al 43', dopo il vantaggio portoghese firmato da Bednarek. Nella ripresa, però, il Porto dilaga: Veiga al 71', Kiwior all'80' e Samu all'89' fissano il risultato sul 4-1. Per il Napoli, fermo a 3 punti, anche la classifica europea comincia a farsi complicata. La serata consegna invece alla storia il Como di Fabregas, protagonista di una goleada incredibile in Francia. Douvikas apre le marcature al 7' e raddoppia al 32', prima del tris di Paz al 40'. Nella ripresa i lombardi dilagano con Da Cunha, Kempf, ancora Douvikas, Liberali, Baturina e Papaccioli. L'unica rete del Lens porta la firma di Aguilar al 65'. Un 9-1 clamoroso, con il Como che sale a quota 9 punti e si ritrova al quarto posto della graduatoria generale. Un bilancio contrastante per le italiane: ieri l'Inter aveva vinto 3-0 in trasferta contro il Feyenoord, mentre la Roma era stata sconfitta 3-2 dal Manchester United. Il Como si prende la scena, il Napoli invece deve fare i conti con una situazione europea sempre più difficile.
4 novembre 2014, Juventus-Olympiacos 3-2: rimonta in 46 secondi, Pogba firma la notte europea
4 novembre 2014, Juventus-Olympiacos 3-2: rimonta in 46 secondi, Pogba firma la notte europea
Accadde oggi, 4 novembre 2014. Una serata europea da ricordare per la Juventus, capace di ribaltare una partita che sembrava ormai compromessa e di conquistare una vittoria fondamentale nella corsa alla qualificazione agli ottavi di Champions League. Allo Juventus Stadium, contro l'Olympiacos, i bianconeri vanno in vantaggio, subiscono la rimonta greca e si ritrovano sotto 1-2 nella ripresa. Poi, nel giro di appena un minuto, trovano due gol e completano una rimonta che vale il definitivo 3-2. Pirlo sblocca, Botia risponde subito. La squadra di Massimiliano Allegri parte con determinazione e al 21' trova il vantaggio con una specialità della casa: Andrea Pirlo si presenta su un calcio di punizione e disegna una traiettoria perfetta, spedendo il pallone in rete. Per il centrocampista è una serata speciale anche perché raggiunge le 100 presenze nelle competizioni UEFA per club. La gioia juventina, però, dura pochissimo: al 24', sugli sviluppi di un calcio d'angolo battuto da Domínguez, Alberto Botia svetta di testa e firma l'1-1. L'Olympiacos passa in vantaggio, Llorente riaccende la Juve. Nella ripresa la formazione greca trova il sorpasso al 61': su un cross di Giannis Maniatis, Delvin N'Dinga anticipa la difesa juventina e di testa indirizza il pallone sotto l'incrocio, battendo Buffon. Allegri inserisce Fernando Llorente al posto di Morata e proprio lo spagnolo diventa decisivo. Al 65' colpisce di testa, il pallone sbatte sul palo, rimbalza sul portiere Roberto e termina in rete. Il tabellino registra l'autorete dell'estremo difensore greco, ma l'azione nasce dalla conclusione di Llorente. Pogba completa la rimonta in meno di un minuto. La Juventus non si accontenta del pareggio e riparte immediatamente all'attacco. Al 66', appena dopo il 2-2, Paul Pogba riceve al limite dell'area, si sistema il pallone e lascia partire un potente destro che supera Roberto. In appena 46 secondi i bianconeri passano dallo svantaggio al vantaggio, facendo esplodere lo Juventus Stadium. Nel recupero c'è ancora spazio per un brivido: l'arbitro concede un calcio di rigore alla Juventus, ma Arturo Vidal si fa respingere la conclusione da Roberto. Tre punti fondamentali per la qualificazione. Il 3-2 consente alla Juventus di raggiungere l'Olympiacos a quota sei punti nel Gruppo A, riaprendo la corsa verso gli ottavi dopo le sconfitte contro l'Atlético Madrid e la stessa formazione greca nella gara d'andata. Una vittoria costruita con carattere, qualità e una reazione straordinaria: quella notte Pirlo, Llorente e Pogba regalano ai tifosi bianconeri una rimonta europea destinata a restare nella memoria.
Juve, Spalletti non dimentica il passato: il messaggio dopo la fiducia della società
Juve, Spalletti non dimentica il passato: il messaggio dopo la fiducia della società
Le parole pronunciate da Luciano Spalletti nella conferenza stampa alla vigilia della sfida di Europa League contro l'AZ Alkmaar meritano una riflessione che va oltre la semplice presentazione della partita. Perché, tra le considerazioni sulle assenze, le scelte di formazione e la fiducia ritrovata dopo il successo contro il Napoli, il tecnico bianconero ha toccato un tema particolarmente delicato: il rapporto tra allenatore, squadra e dirigenza. In particolare, colpisce il passaggio dedicato ai calciatori, abituati negli ultimi anni a vedere cambiare diversi allenatori. Una frase che non sembra casuale e che, probabilmente, rappresenta uno dei messaggi più significativi dell'intera conferenza. «Qui i calciatori sono stati abituati a veder andare via gli allenatori», ha spiegato Spalletti, sottolineando poi quanto sia diventato fondamentale che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Il passato della Juventus e la necessità di cambiare mentalità Non è un mistero che la Juventus abbia attraversato negli ultimi anni una fase di grande instabilità tecnica. Da Massimiliano Allegri a Thiago Motta, passando per Igor Tudor, fino all'attuale gestione di Spalletti, la panchina bianconera è diventata spesso il primo punto sul quale intervenire quando i risultati non hanno rispettato le aspettative. Cambiare allenatore, in alcune circostanze, può essere una scelta necessaria. Ma quando il problema si ripresenta con tecnici diversi e con gruppi di giocatori che nel frattempo sono cambiati in maniera significativa, diventa inevitabile interrogarsi anche su altri aspetti. È proprio questo il senso delle parole di Spalletti: i calciatori non possono continuare a vivere le difficoltà come se la soluzione dovesse arrivare necessariamente da un nuovo allenatore. Il successo contro il Napoli ha mostrato una squadra diversa sotto il profilo dell'atteggiamento, della partecipazione e della disponibilità al sacrificio. I giocatori si sono aiutati, hanno lottato e hanno dimostrato di voler uscire da un momento complicato. Lo stesso Spalletti ha riconosciuto che, nell'ultima partita, i suoi ragazzi si sono aiutati da soli. Una risposta importante, ma ancora tutta da confermare. Il ringraziamento alla dirigenza è anche una richiesta di continuità Un altro passaggio significativo riguarda il rapporto con la nuova dirigenza. Spalletti ha voluto ringraziare apertamente l'amministratore delegato Carnevali, Massara e Ottolini, riconoscendo quanto sia importante sentire la vicinanza e la fiducia della società. Le parole pronunciate da Carnevali in occasione dell'Assemblea degli azionisti hanno rappresentato un segnale positivo per l'allenatore, che ha ammesso di averne ricavato ulteriore forza anche nel rapporto con la squadra. Ma dietro questo ringraziamento potrebbe esserci anche un messaggio più ampio. La fiducia nei confronti di un allenatore non può essere soltanto una dichiarazione di circostanza, pronunciata dopo una vittoria importante. Deve tradursi in una linea societaria chiara, capace di mantenere la propria direzione anche quando arriveranno inevitabilmente nuove difficoltà. Spalletti ha bisogno di sentire la società al proprio fianco, soprattutto in un ambiente che negli ultimi anni ha visto cambiare più volte la guida tecnica. E la Juventus, se davvero vuole costruire qualcosa di diverso, deve evitare di ricadere nel meccanismo che ha caratterizzato le ultime stagioni: risultati negativi, tensioni, dubbi sull'allenatore e ripartenza da zero. AZ Alkmaar e Fiorentina: due trasferte per capire se la svolta è reale Naturalmente, la fiducia non può prescindere dai risultati. La vittoria contro il Napoli ha restituito entusiasmo e convinzione, ma non basta da sola a certificare che la Juventus abbia finalmente imboccato la strada giusta. Le prossime due partite rappresentano un passaggio molto importante per capire se quella vista contro gli azzurri sia stata una reazione isolata oppure l'inizio di un cambiamento più profondo. Prima ci sarà la trasferta in Olanda contro l'AZ Alkmaar, un appuntamento europeo nel quale la Juventus dovrà confermare l'atteggiamento mostrato in campionato. Successivamente arriverà la sfida di Firenze contro la Fiorentina, una partita sempre particolare, in uno stadio e in un ambiente che rendono la trasferta tradizionalmente complicata. Due impegni lontano da Torino, dunque, che metteranno alla prova la tenuta mentale del gruppo. Perché è proprio quando le difficoltà aumentano che si misura la solidità di una squadra e la convinzione in un percorso. Se la Juventus riuscirà a dare continuità alla prestazione contro il Napoli, allora il successo contro gli azzurri potrà davvero rappresentare un punto di ripartenza. Al contrario, due risultati negativi rischierebbero di riportare la squadra nel vortice delle incertezze, riaprendo inevitabilmente anche le discussioni sulla posizione di Spalletti. Ed è proprio questo che la Juventus deve cercare di evitare: non si può continuare a ripartire ogni volta da capo. Adesso la responsabilità è di tutti Il messaggio di Spalletti, in definitiva, sembra rivolto a tutto l'ambiente bianconero. Ai giocatori, ai quali viene chiesto di non considerare il cambio dell'allenatore come una possibile via d'uscita dalle difficoltà. Alla società, che ha dimostrato vicinanza al tecnico e che ora dovrà confermare questa posizione anche nei momenti meno favorevoli. E allo stesso allenatore, chiamato a trasformare la fiducia ricevuta in risultati e prestazioni convincenti. Il ringraziamento a Carnevali, Massara e Ottolini è sincero, ma non è soltanto una questione di rapporti personali. Spalletti sembra chiedere alla Juventus una stabilità che negli ultimi anni è mancata, una società capace di sostenere il proprio progetto senza lasciarsi condizionare da ogni passaggio a vuoto. Perché il successo contro il Napoli può aver restituito fiducia, ma la vera svolta arriverà soltanto attraverso la continuità. La Juventus ha davanti due trasferte impegnative per dimostrare di aver imboccato la strada giusta. E questa volta, al di là di chi siede in panchina, la responsabilità non potrà essere scaricata soltanto sull'allenatore.
PodcastMartorelli a RBN: “Juventus, la vittoria sul Napoli non deve illudere. Icardi? Negli ultimi anni…”
Martorelli a RBN: “Juventus, la vittoria sul Napoli non deve illudere. Icardi? Negli ultimi anni…”
Il procuratore Giocondo Martorelli ha rilasciato alcune dichiarazioni a Radio Bianconera. Questo il suo bilancio sulla situazione attuale della Juventus, fatto in diretta nel corso della trasmissione Fuori di Juve: SUL MOMENTO "La situazione a Torino è un po' da decifrare. I bilanci sono pesanti e gravosi, abbiamo visto quanto è stato problematico fare un mercato per dare a Spalletti dei giocatori importanti. Aver preso un attaccante in prestito negli ultimi giorni di mercato la dice lunga. In questi momenti bisogna essere prudenti e centrare gli obiettivi, come quello della Champions, che è fondamentale. E non possono mancare questi per poter sperare di fare un mercato importante, soprattutto a giugno. Carnevali è persona seria, competente, equilibrata, dovrà guardarsi bene dal non commettere errori commessi in passato. Se non hai continuità di risultati e rubare punti a chi ti sta davanti, l'obiettivo lo manchi. E' ovvio questo. Non deve illudere la vittoria sul Napoli. E' vero che anche la Juve ha tanti giocatori fuori, ma le assenze del Napoli sono state altrettanto importanti e pesanti. La Juve ha almeno degli esterni che ti hanno risolto la partita, il Napoli non ce li ha proprio. E mancava anche Hojlund. Non è stata poi una Juve dominante che fa sperare che tutto è risolto. La Juve ha fatto meglio, ha meritato, ma deve ancora migliorare molto, perché incontrerà altre squadre forti. C'è la Lazio lì davanti, il Milan sta ritrovando autostima. Ripeto, serve continuità e speriamo che Spalletti, che le sta provando tutte, trovi un equilibrio tattico. Non gli si può rimproverare nulla. Poi non so se il mercato di gennaio possa consegnargli qualche giocatore importante". ATTACCO E MERCATO "Bisognerebbe sapere la realtà delle cose, nel senso che chi ha voluto a tutti i costi Kolo Muani? E' stata una spesa importante, è stata la società o Spalletti? Io non so ancora chi lo ha voluto. Con quella cifra forse potevi cercare altro. Però c'è tempo e modo per poter intervenire ora. Icardi? Onestamente negli ultimi anni non ha dimostrato continuità. Da fare da titolare alla Juve e che possa darti una mano è difficile pensarlo. Magari come alternativa ok, se sta bene, ma io dirigente della Juve punterei non su Icardi".
Il talento Kroupi si mette in mostra con il Bournemouth. Alla Juventus piace, ma c’è concorrenza
Il talento Kroupi si mette in mostra con il Bournemouth. Alla Juventus piace, ma c’è concorrenza
Continua a far parlare di sé Eli Junior Kroupi, talento offensivo del Bournemouth classe 2006. Il francese è esploso definitivamente nelle ultime due stagioni, prima con il Lorient in Ligue 2 (22 gol) e poi proprio con i rossoneri in Premier League (13 gol). Quest'anno purtroppo invece lo si è visto con il contagocce per via di un infortunio al piede, ma questo non ha di certo fatto desistere le contenendi. Come riportato da TuttoJuve la Juventus lo avrebbe inserito nella lista dei desideri, per quanto la concorrenza faccia paura. Bayern Monaco, Barcellona, Paris Saint-Germain, Arsenal, Manchester United e Liverpol sarebbero tutte sulle sue tracce. Delle competitor da nulla insomma...
TMW News TMW News: Roma, l’Europa è indigesta. Bologna, la cura Palladino
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