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Il retroscena di Branca: "Tevez poteva essere dell'Inter ma..."
Il retroscena di Branca: "Tevez poteva essere dell'Inter ma..."
Carlos Tevez poteva essere un giocatore dell'Inter. A rivelarlo è Marco Branca, ex direttore tecnico dei nerazzurri che racconta come l'argentino era stato vicinissimo al trasferimento a Milano, che venne poi bloccato per un problema di liste. "È vero, avevamo praticamente impostato l'accordo per portare Carlos Tevez all'Inter, ma in quella rosa avevamo finito i posti da extracomunitario e ci trovammo a scegliere tra lui e Maicon. Decisi di puntare sul brasiliano, l'idea era di mettere Zanetti a centrocampo e Maicon dietro sulla destra, anche se nel Monaco non aveva mai giocato in quel ruolo".
A gennaio la Juve potrebbe riprovarci, Bakola resta un obiettivo
A gennaio la Juve potrebbe riprovarci, Bakola resta un obiettivo
La Juventus continua a seguire con interesse Darryl Bakola, uno dei giovani più promettenti del Sassuolo. Il centrocampista francese classe 2007, acquistato dagli emiliani dal Marsiglia per una cifra vicina ai 10 milioni di euro, potrebbe diventare un obiettivo concreto dei bianconeri nei prossimi mesi. Tra il centrocampista e l'attuale ad bianconero Giovanni Carnevali c’è poi un legame diretto, dato che il dirigente conosce molto bene il giocatore: durante la sua esperienza al Sassuolo era stato infatti tra i principali sostenitori dell’operazione che aveva portato il francese in Emilia. Proprio questa conoscenza potrebbe avere un peso nelle strategie future. La Juventus starebbe valutando anche la possibilità di muoversi già durante il mercato di gennaio, provando così ad anticipare eventuali concorrenti. L’obiettivo sarebbe evitare di arrivare troppo tardi qualora Bakola dovesse consacrarsi definitivamente nei prossimi mesi, scenario che potrebbe provocare un aumento sia del prezzo del cartellino sia dei club interessati. L’altra strada porta invece alla prossima estate, quando i bianconeri potrebbero tornare sull’argomento con maggiore decisione. Indipendentemente dalle tempistiche, Bakola rimane dunque uno dei giovani centrocampisti osservati con particolare attenzione dalla Juventus.
Il 7 novembre il rugby torna allo Stadium, ci sarà Italia-Sudafrica
Il 7 novembre il rugby torna allo Stadium, ci sarà Italia-Sudafrica
Attraverso un comunicato sul proprio sito ufficiale, la Juventus conferma il ritorno del grande rugby all'Allianz Stadium. Il prossimo 7 novembre infatti, la casa dei bianconeri ospiterà la sfida tra Italia e Sudafrica. "Un nuovo capitolo di sport internazionale sta per essere scritto nella nostra casa. Sabato 7 novembre 2026, l’Allianz Stadium tornerà a trasformarsi nel palcoscenico d’eccezione per il grande rugby, ospitando la sfida tra l’Italia e i Campioni del Mondo in carica del Sudafrica. Dopo il successo degli appuntamenti precedenti, il nostro impianto si conferma punto di riferimento per test-match di altissimo livello. Quello tra gli Azzurri di Gonzalo Quesada e gli Springboks sarà un importante incontro di “Nations Championship”, competizione che mette di fronte alcune nazionali rugbistiche degli emisferi Nord e Sud. Per l’Italia, l’appuntamento di Torino aprirà il trittico di gare interne di novembre — che toccherà poi anche Genova e Udine — portando sotto la Mole l’atmosfera unica di una disciplina che fa della passione e del rispetto i suoi pilastri. Vedere i giganti del rugby mondiale sul rettangolo verde che ogni settimana vibra per i colori bianconeri sarà, ancora una volta, un’esperienza imperdibile. Un’occasione speciale per tutti i tifosi e gli appassionati di sport di vivere una giornata all’insegna dell’eccellenza, all’interno di una struttura all’avanguardia capace di regalare emozioni. L’Allianz Stadium è pronto: l’appuntamento con il rugby è per il 7 novembre 2026".
Juve già in crisi a metà settembre
Juve già in crisi a metà settembre
Non posso essere il solo ad aver visto segnali preoccupanti già nelle gare precedenti. Col Frosinone e col Milan soprattutto, quando in troppi si sono adagiati sullo 0-0 contro una squadra comunque “forte”. Sta di fatto che la Juventus aveva fatto meglio dei rossoneri semplicemente per questi avevano costruito 0. Basta quindi 0,1 per dire di aver fatto meglio. E la gara del Mapei Stadium contro il Sassuolo ha presentato il conto tutto in una volta a Luciano Spalletti. Canovaccio tattico al solito monocorde, che si discosta dal palleggio orizzontale sterile e inutile se e solo se qualcuno parte palla al piede e si inventa qualcosa. Lo hanno fatto nel primo tempo soprattutto Nico Gonzalez, che quando si mette in proprio può essere pericoloso, così come Alajbegovic, che ha confermato di avere talento, ma che deve ancora accumulare esperienza. Nulla di nuovo da parte di Conceicao, che come sottolineato anche da Spalletti lo scorso anno, non può sbagliare sempre 5 scelte su 6. In generale è la questione equilibrio a preoccupare, perché appena il tecnico ha chiesto ai suoi di alzarsi e provare a vincere la partita, effettivamente la Juve è stata più pericolosa, ma si è esposta anche in maniera dilettantesca alle transizioni veloci della squadra di Aquilani. I tre gol neroverdi sono da manuale del gioco del calcio... al contrario: bianconeri con 8 giocatori nell'area avversaria o comunque con una difesa che rompe la linea e si trova su 4-5 linee diverse, errori tecnici individuali e infine Vicario a raccogliere la palla nel sacco come un uomo solo. In certi frangenti si è rivista la squadra totalmente in balìa della partita che si è vista lo scorso anno in Champions League a Istanbul contro il Galatasaray, quando Spalletti elogiò la prestazione, ma in realtà mise a nudo tutti i limiti della filosofia del “meglio attaccare sempre”. Allora, la Juve rimasta in 10 uomini sul 2-2, fu mandata allo sbaraglio dal tecnico toscano mettendo un attaccante in più, piuttosto che cercare di limitare i danni per giocarsi la gara al ritorno. I turchi chiusero con 5 reti, ma potevano tranquillamente essere anche 6-7. Copione analogo al Mapei Stadium, con la squadra bianconera sul 2-2 e a pochi minuti dalla fine a portare 8 uomini sulla linea dell’area neroverde, esponendosi a un altro gol da calcio di provincia. Ok voler vincere, ma come dichiarato nel post partita dal saggio Vicario, la Juventus non può prendere certe imbarcate. Del resto, i campanelli di allarme erano già scattati ben prima dei minuti finali citati a lungo da Spalletti nel post gara: sullo 0-0 la Juventus si è fatta infilare con una difesa altissima, ma se l’è cavata per il rotto della cuffia, ripetendo l’errore con una linea ballerina poco dopo aprendo le porte al vantaggio neroverde di Esposito. Il resto è stato un continuo susseguirsi di azioni da una parte e dall’altra e quando le gare diventano di questo tipo, può vincere una, l’altra o finire in pari. Esattamente come la passata stagione, dunque, la Vecchia Signora è sull’altalena e una volta le va bene e una male. Anche per filosofia del suo allenatore, che dice di essere più soddisfatto delle montagne russe della ripresa piuttosto che dell’equilibrio del primo tempo. E allora tanti auguri, perché le partite con NEC e Atalanta potrebbero già essere decisive per la panchina.
Vicario in conferenza: «La Juve ha voluto vincerla, ma abbiamo perso l’equilibrio»
Vicario in conferenza: «La Juve ha voluto vincerla, ma abbiamo perso l’equilibrio»
La Juventus torna da Reggio Emilia con una sconfitta difficile da digerire. Il 3-2 contro il Sassuolo è maturato dopo una rimonta che sembrava aver rimesso i bianconeri nella condizione di poter conquistare i tre punti, prima del colpo decisivo dei neroverdi nel finale. Guglielmo Vicario, intervenuto in conferenza stampa, ha analizzato la prestazione partendo proprio dalla volontà della squadra di cercare la vittoria. «La Juve ha voluto vincerla» Secondo il portiere bianconero, l'atteggiamento della Juventus non può essere messo in discussione. Il problema è stato piuttosto non aver accompagnato la spinta offensiva con la necessaria attenzione alle ripartenze avversarie. «La Juve ha voluto vincerla, penso sia palese per l'atteggiamento che abbiamo assunto, per la voglia e la foga che abbiamo avuto e per i gol fatti. Ci portiamo dietro questa gara storta per il risultato, ma il mister aveva insistito parecchio in settimana per avere questo equilibrio difensivo preventivo e oggi ce l'hanno fatta pagare». Vicario chiede quindi una maggiore consapevolezza nella gestione della partita. Le qualità della squadra non sono in discussione, ma devono essere accompagnate da una lettura più lucida dei momenti decisivi. «Dobbiamo avere più coscienza e la consapevolezza di avere più equilibrio e più calma per fare i risultati, perché le qualità le abbiamo e abbiamo visto quante situazioni abbiamo creato negli ultimi 10 minuti. A noi non piace spiegare, ci piace giocare a pallone, ma per fare i fatti bisogna avere un'idea collettiva che ci aiuti e oggi non siamo riusciti a sfruttarla. Ora si volta pagina, da giovedì bisogna mettere in campo tante cose e non vogliamo venire qui a spiegare le sconfitte». Seconda rimonta consecutiva: «Ci siamo sbilanciati troppo» Per la seconda partita consecutiva la Juventus si è trovata a dover rimontare uno svantaggio. Rispetto alla gara contro il Milan, però, contro il Sassuolo la squadra ha concesso maggiormente nelle ripartenze, proprio a causa della ricerca insistita del gol. «Mi è difficile trovare delle spiegazioni su questo, oggi questa grande voglia di riuscire a fare gol in maniera più semplice perché avevamo più tempo rispetto alla gara col Milan. Ci siamo sbilanciati troppo, questo è un argomento che va attenzionato, e si è persa questa componente qua e se non stiamo attenti poi nelle ripartenze rischiamo di pagarla cara». Vicario e il ruolo di leader: «Ognuno a modo proprio lo deve essere» Da giocatore esperto e da nuovo riferimento dello spogliatoio, Vicario non si tira indietro davanti alle responsabilità. Il portiere spiega però di non amare particolarmente il momento in cui bisogna presentarsi davanti ai microfoni dopo una sconfitta. «Io penso che ognuno a modo proprio lo debba essere. Io vengo qui perché sono uno dei più vecchi nello spogliatoio e penso sia corretto farlo per tutti i tifosi, ma non mi piace venire a dare troppe spiegazioni sulle sconfitte, poi è giusto che ve le dia su certe letture». Nessun alibi, dunque, e soprattutto la consapevolezza che alcuni errori erano stati preparati e discussi durante la settimana. «Oggi è brutto venire a spiegare, noi alibi non dobbiamo averne, dobbiamo fare le cose bene, come ne abbiamo fatte tante stasera, ma ci sono situazioni che avevamo studiato in settimana e oggi sono venute meno e secondo me abbiamo le qualità, umane e non solo, per affrontare certi momenti». Le polemiche dopo il Milan non hanno condizionato la squadra Vicario respinge anche l'idea che l'arrembaggio finale possa essere stato una conseguenza delle discussioni nate dopo la gara contro il Milan. La Juventus, secondo il portiere, deve concentrarsi esclusivamente su ciò che può controllare. «Noi non possiamo influenzarci dalle cose che non possiamo controllare, noi dobbiamo pensare alle nostre cose, a quello che ci dice l'allenatore e quello che succede dentro le nostre mura». La rimonta è stata figlia della voglia della squadra, ma proprio quella spinta avrebbe dovuto essere accompagnata da maggiore attenzione nella copertura preventiva. «Stasera abbiamo la presa di coscienza che negli ultimi 10 minuti abbiamo avuto la voglia e la foga di rimetterla in piedi e lo abbiamo fatto ma ci vuole anche la prevenzione, perché loro hanno qualità in avanti e bisognava prestare più attenzione. Abbiamo avuto grande spirito e grande voglia ma siamo stati un po' leggeri su certe dinamiche». «La maglia della Juve la devi sentire addosso» Infine, Vicario parla del suo nuovo percorso in bianconero e del significato di indossare una maglia così importante. Il portiere considera la responsabilità una parte fondamentale del suo ruolo, soprattutto nei momenti complicati. «Sono soddisfatto, non posso avere gratificazione migliore. Da giocatore della Juve però sento senso di responsabilità e devo trasferirlo, nelle maniere corrette, perché la maglia della Juve la devi sentire addosso ed è giusto metterci la faccia quando le cose non vanno bene». Il pensiero finale è già rivolto al prossimo appuntamento. La sconfitta contro il Sassuolo deve essere archiviata rapidamente, trasformando gli errori commessi in indicazioni utili per la prossima gara. «La Juve deve ambire sempre a fare il miglior risultato, oggi non è venuto e da domani si punta dritti alla partita di giovedì che è molto importante». Una presa di responsabilità che fotografa il momento della Juventus: la voglia di vincere c'è, le qualità anche, ma la squadra dovrà trovare il giusto equilibrio tra aggressività e gestione. È questo il passaggio indicato da Vicario per evitare che una rimonta costruita con carattere possa trasformarsi nuovamente in una sconfitta.
Spalletti dopo in conferenza: «Mi porto dietro la voglia di vincere. Adžić? Avrà possibilità importanti»
Spalletti dopo in conferenza: «Mi porto dietro la voglia di vincere. Adžić? Avrà possibilità importanti»
La Juventus esce sconfitta dal Mapei Stadium, ma Luciano Spalletti sceglie di non fermarsi soltanto al risultato. Nella conferenza stampa post partita, l'allenatore bianconero ha riconosciuto gli errori commessi, soprattutto sul piano dell'equilibrio, ma ha anche sottolineato la reazione della squadra e la capacità di costruirsi, nella ripresa, le occasioni per ribaltare completamente la gara. «Mi porto dietro la voglia di vincere la partita» Spalletti parte proprio dall'atteggiamento mostrato dalla Juventus dopo essere andata sotto. Una reazione che, nonostante il risultato finale, rappresenta per il tecnico un elemento positivo da cui ripartire. «Mi porto la reazione, la voglia di vincere la partita, pur avendo perso diverse volte l'equilibrio e per certi versi eravamo riusciti a ribaltare la partita. Poi non siamo stati ad affondare e a portarlo fino in fondo quello che avevamo costruito, però mi porto dietro la voglia, il fatto di averla ribaltata». Il primo tempo e il poco coinvolgimento di Kolo Muani Secondo Spalletti, nella prima frazione la Juventus ha faticato soprattutto a trovare le combinazioni giuste nello stretto e a sfruttare alcune situazioni che si erano comunque create. Un aspetto sul quale il tecnico ha insistito è stato il coinvolgimento di Kolo Muani, utile soprattutto quando gli avversari scelgono di difendere uomo contro uomo. «Non siamo riusciti a trovare tanti spazi, queste giocate nello stretto dove si riesce poi a tagliare fuori delle linee della squadra avversaria. Abbiamo giocato poco su Kolo Muani perché quando loro avevano creato l'uomo contro uomo bisogna giocare sulla prima punta e ribaltargli il senso delle intenzioni perché sono costretti a trovare la possibilità di conquistare palla girandoti le spalle». Il tecnico, tuttavia, ritiene che anche nel primo tempo ci fossero stati segnali incoraggianti. Il problema, più che nella capacità di arrivare vicino alla porta, è stato trasformare quelle situazioni in occasioni realmente pericolose. «Mi è sembrato che siamo arrivati diverse volte vicino al palo con Conceiçao per mettere dentro queste palle, abbiamo tirato due volte dal limite dell'area dove si poteva calciare dove ci pareva, e io ho visto che si erano creati i presupposti per vincere anche nel primo tempo, non facendo moltissimo perché sbagli l'ultimo passaggio, il cross va lungo, non trovi l'uomo in area. A me fa più piacere il secondo tempo come atteggiamento che non quello del primo tempo». L'equilibrio perso nel finale: «Sono stato io a chiedere di provarci» Il tema centrale resta però quello dell'equilibrio. La Juventus, nel tentativo di trovare il gol della vittoria, ha portato troppi uomini oltre la linea della palla e ha finito per concedere al Sassuolo la ripartenza decisiva. Spalletti si assume anche parte della responsabilità, ricordando di essere stato lui a chiedere alla squadra di insistere. «Chiaro che vanno mantenuti degli equilibri e delle possibilità di gestire quello che poi avviene. Noi andando a sovraccaricare una situazione, una ricerca, abbiamo perso l'equilibrio nell'altra, ma ci eravamo scavati la possibilità di andare a vincere la partita». Il tecnico torna poi sull'azione del definitivo 3-2 e sulla discussione relativa alla superiorità numerica del Sassuolo in ripartenza. «Ora mi chiedono tutti come si fa a prendere un tre contro due in quella maniera. Chiaro, è vero, non si può rimanere così, ma laggiù siamo otto contro sette, se la gestiamo bene riusciamo a finire l'azione, perché loro sono lì, chiusi in area, noi la facciamo circolare e poi si vede». La differenza, secondo Spalletti, sta nella scelta dell'ultimo possesso: invece di forzare una giocata individuale in uno spazio ristretto, sarebbe stato necessario conservare la palla e cercare una soluzione migliore. «Mentre andiamo a forzare con la conduzione della palla entrando in una situazione angusta, si perde palla ed è tutto più difficile, ma almeno in parità numerica bisognava rimanere. Sono stato io a chiedere, poi sono andati in troppi a provare di scavarsi lo spazio per ribaltarla, ma l'atteggiamento avuto dalla squadra a me piace, perché è molto più difficile questo che dirgli di rimanere in equilibrio con un uomo in più sotto la linea della palla». «La mentalità di andare a cercare il risultato mi è piaciuta» La sconfitta fa arrabbiare Spalletti, ma non al punto da rinnegare l'atteggiamento mostrato dai suoi giocatori. Il tecnico chiede naturalmente maggiore lucidità, ma considera positiva la mentalità con cui la squadra ha provato fino alla fine a conquistare i tre punti. «Io sono arrabbiato sempre quando perdo, sono arrabbiato se la mia squadra non ragiona in maniera corretta però questo fatto di perdere un po' di misure e di ragione è stato determinato dalla voglia di vincere la partita. Il carattere deve essere questo qui, poi mantenere degli equilibri, la parità numerica, buttare o mantenere la palla invece di andare a guidarla lateralmente o entrare in un vicolo angusto dove rischi di perderla per cui bisogna ragionare in maniera diversa». Spalletti sottolinea quindi quanto sia difficile costruire una squadra capace di avere sempre una mentalità offensiva senza smarrire la struttura. «La voglia di andare a cercare il risultato a tutti i costi, anche facendosi del male, mi è piaciuta. Quella mentalità è più difficile da creare, mantenere la squadra in equilibrio è più facile, si dice a quei quattro-cinque di restare sempre sotto la linea e non subisci ripartenze». Le occasioni create: «La partita poteva avere totalmente il risultato opposto» Per Spalletti, il 3-2 non racconta completamente le possibilità avute dalla Juventus durante la gara. Alcune situazioni avrebbero potuto cambiare ulteriormente l'inerzia del match e consentire ai bianconeri di portare a casa un risultato completamente diverso. «Se Woltemade la passa prima a Kolo arriva in porta, se Nick di testa sul secondo palo la colpisce bene quella è una palla importante, poi siamo arrivati a tirare diverse volte dove il portiere è stato bravo a fare degli interventi importanti, poi è chiaro che qualcosa concedi e abbiamo concesso troppo ma la partita poteva avere totalmente il risultato opposto». Adžić, Spalletti vede qualità: «Avrà possibilità importanti» Infine, un passaggio dedicato a Vasilije Adžić, entrato nella ripresa e autore di una stagione molto positiva con il Sassuolo. Spalletti riconosce al giovane montenegrino un bagaglio tecnico importante, ma sottolinea anche la necessità di accumulare esperienza e continuità. «Lui ha moltissime qualità, ha un bagaglio di molte cose positive perché ha resistenza, tecnica, calcia la palla come pochi, è un calciatore che ha una sua creatività. La qualità importante è il piede che ha, poi però in tutto questo deve fare delle conoscenze, deve giocare, ha bisogno di crescita». Secondo il tecnico bianconero, Adžić deve soprattutto continuare a giocare e confrontarsi con situazioni diverse per completare il proprio percorso. «Stasera è entrato nel secondo tempo, ha bisogno di giocare con continuità, poi a un altro che non ha il suo piede se gli lasci la possibilità di essere solo in quella zona del campo diventa tutto più semplice. Adžić avrà delle possibilità importanti in futuro». La lettura di Spalletti dopo Sassuolo-Juventus resta quindi in equilibrio tra autocritica e fiducia. La squadra ha commesso errori evidenti nella gestione delle ripartenze, ma ha anche mostrato la volontà di non accontentarsi e di provare a vincere fino all'ultimo. Il prossimo passo sarà trasformare quella voglia in una maggiore capacità di gestire i momenti decisivi.
La formazione ideale contro il Sassuolo. La Signora delle Stampelle: tragicommedia in bianco e nero.
La formazione ideale contro il Sassuolo. La Signora delle Stampelle: tragicommedia in bianco e nero.
C’era una volta, nei regni fatati e un po’ sgarrupati della pedata sferica, una nobile casata in bianco e nero che, anziché scendere in campo con la classica formazione titolare, pareva ormai un reduce sgangherato dell’Armata Brancaleone dopo una scampagnata nella Transilvania dei crampi e dei legamenti capricciosi. A Torino, sponda juventina, l’infermeria non è più un locale asettico con il lettino in skai e l’odore di alcol canforato: è diventata il club più frequentato della metropoli, un salotto mondano dove i muscoli fanno sciopero bianco e le caviglie si danno appuntamento per un tè con i biscotti. Lì dentro, tra una risonanza magnetica e una sfilata di stampelle modello haute couture, si respira la stessa allegria di una sala d’aspetto dell’INPS a fine mese. Mister Spalletti, pover’uomo, guarda la lista dei convocati alla vigilia della partita con la stessa espressione di un capostazione che riceve l’orario ferroviario scritto in geroglifico azteco. Non schiera più undici giocatori: fa la conta. «Tu cammini? Bene, vai ala destra. Tu respiri senza l’ausilio di una bombola d’ossigeno? Perfetto, regista basso davanti alla difesa». Nelle sedute di rifinitura ormai non si provano più gli schemi su palla inattiva, ma si sperimenta l'idroterapia avanzata, le sedute di sciamanesimo tibetano e il lancio del ferro di cavallo propiziatorio verso la Val di Susa. La sfortuna non ci vede benissimo, si sa, ma con la Juventus ha sviluppato un mirino laser degno di un cecchino galattico. Si rompono persino i panchinari mentre guardano la partita dalla tribuna: uno starnuto scomposto in tribuna stampa e zac, lesione al bicipite femorale; un’esultanza troppo energetica per un gol all’ultimo minuto e patatrac, menisco in frantumi. È un bollettino di guerra che farebbe impallidire un ospedale da campo della Somme. I terapisti lavorano a ciclo continuo, oliando ginocchia con unguento santo e massaggiando polpacci con creme ricavate da lacrime di coccodrillo e radici di mandragora colte nelle notti di luna nuova. Ora, la riflessione che sorge spontanea nel petto di un uomo di buonsenso — o quantomeno di un tifoso che ha pagato l’abbonamento allo stadio o in tv — è perché mai la Sfortuna debba dimostrare una fedeltà così noiosa e monotona nei confronti di un solo club. È un principio di cortesia elementare, persino nella sventura, saper ruotare i propri favori. Un gentiluomo non occuperebbe mai la stessa poltrona al club per cinque anni consecutivi senza offrire il posto a un altro associato; perché dunque la Malasorte non dovrebbe impacchettare i suoi stiramenti, i suoi legamenti crociati e le sue misteriose influenze intestinali per farne gradito omaggio, di tanto in tanto, anche alle floride ed esultanti rose rivali? Sarebbe un gesto di squisita equità sportiva se domenica, nei dintorni di Reggio Emilia, la suddetta Signora con la Falce decidesse di sgarrare strada e andare a bussare alla porta dello spogliatoio adiacente, anche solo per chiedere un'informazione stradale o un pizzico di sale. Eppure, in questo panorama da bollettino meteorologico catastrofico, dovrebbe accadere il miracolo laico dello sport, ciò che il tifoso si aspetta trepidante. Ecco che dalle nebbie della disperazione spuntano ragazzi sconosciuti, scovati nei tornei rionali o direttamente tra le file dei raccattapalle, sbalzati sul prato verde con la stessa grazia di un elefante in un negozio di cristalleria. Entrano in campo con le scarpette nuove che odorano ancora di scatola e la faccia pulita di chi pensava di passare il pomeriggio a fare i compiti di matematica, e invece si ritrova a marcare centravanti grandi come armadi a due ante. Corrono per tre polmoni a testa, spinti da un misto di furia agonistica e pura e semplice fifa, compensando con la sfrontatezza dell’incoscienza i muscoli di cristallo e d'alabastro dei veterani, ormai buoni tutt'al più per fare da testimonial a una marca di linimento o per dirigere il traffico nei pressi dello Stadium brandendo le stampelle come clave. C'è qualcosa di profondamente educativo nel contemplare un giovane debuttante che, catapultato in campo per pura disperazione numerica, si batte contro l'avversario con la stessa determinazione di un terrier che tenta di sottrarre un osso a un alano. Ci si domanda, a questo punto, se non sarebbe opportuno estendere questa salutare esperienza d'incertezza anche a tutti i loro colleghi d'alta classifica. Non per cattiveria, s'intende, ma per pura curiosità scientifica: sarebbe oltremodo interessante osservare con quale contegno i loro patinati campioni accoglierebbero l'improvvisa comparsa di un crampo bilaterale al novantesimo, o la bizzarra sensazione di dover sostituire il proprio centravanti stellare con il secondo magazziniere o con un passante colto da improvvisa nostalgia per la giovinezza. Perché alla fine la palla rotola lo stesso, incurante dei muscoli stirati e dei bilanci in rosso della clinica ortopedica. La Juventus con le stampelle, zoppicante e rattoppata, continua a lottare contro il destino cinico e baro, aggrappata a quella sua ostinazione antica che profuma di fatica, di sogni e di vittorie. La morale di questa tragicommedia in pantaloncini corti e ghiaccio sintetico è che la vita, esattamente come il pallone, non ti dà mai la formazione ideale. Ti ritrovi sempre a giocare con una rosa dimezzata, i cambi finiti al novantesimo e l’arbitro che guarda il cronometro con aria complice. Il segreto non sta nell’avere tutti i muscoli al loro posto: sta nell'imparare a correre anche con l'anima rotta, tenendo duro e ricordando che, finché c’è un pallone da calciare nel fango, c’è sempre un miracolo imprevisto pronto a sbucare dall’angolo più buio dell’infermeria. Sicché, nell'attesa che arrivi la sera di domenica, ci mettiamo comodi con la nostra tazza di caffè, un bel libro sulla scrivania e un rosario di scongiuri tra le dita. Guardiamo al match con il rassegnato eppur brillante ottimismo di chi sa che il destino è un arbitro volubile: magari questa volta si ricorderà di fischiare a favore, o quantomeno si distrarrà un istante, permettendo alla nostra nobile e rattoppata Armata di trovare un gol di tibia e tre punti d'oro, mentre la sfortuna, stanca di Torino, si prende finalmente una meritata vacanza al mare di settembre. Roberto De Frede
Vicario a Sky: «Troppa foga, la Juventus non può perdere l’equilibrio»
Vicario a Sky: «Troppa foga, la Juventus non può perdere l’equilibrio»
La sconfitta contro il Sassuolo lascia rammarico in casa Juventus, soprattutto per il modo in cui è arrivata. Guglielmo Vicario, intervenuto ai microfoni di Sky Sport al termine della gara, ha puntato il dito sulla troppa foga mostrata dai bianconeri nel tentativo di chiudere subito la partita, sottolineando la necessità di ritrovare equilibrio e lucidità. Vicario: «Abbiamo peccato un po’ di equilibrio» Il portiere bianconero non nasconde la delusione per una sconfitta che, a suo giudizio, poteva essere evitata con una gestione migliore dei momenti decisivi. La Juventus ha avuto grande voglia di vincere, ma si è esposta troppo alle ripartenze del Sassuolo. «A me dispiace, perché è difficile e non mi piace venire qua a dare spiegazioni quando si perdono le partite. Secondo me abbiamo peccato un po’ di equilibrio. C’era tanta, tanta foga, tanta voglia: bello da vedere, perché volevamo questa partita, però bisogna avere un po’ più di calma. Noi in campo abbiamo la personalità e i giocatori per arrivare a capire i momenti della partita. Oggi abbiamo fatto più fatica in quel versante». Il problema, secondo Vicario, è stato soprattutto il desiderio di trovare immediatamente il gol della vittoria, senza considerare che una partita può cambiare fino all'ultimo minuto. «Troppa, troppa foga, troppa voglia di andare a chiuderla subito. Poi la partita dura 95 minuti. Oggi siamo stati puniti in due ripartenze che il mister ci aveva detto per tutta la settimana di mantenere: questo equilibrio, queste preventive, questa possibilità di soffocare il Sassuolo una volta che ripartiva. Oggi ci siamo riusciti meno». «La Juventus non può perdere l’equilibrio» È questo il concetto che Vicario considera più importante da portare via dalla trasferta di Reggio Emilia. La sconfitta non deve cancellare quanto di buono fatto dalla squadra, ma deve diventare un'occasione per correggere immediatamente ciò che non ha funzionato. «Questo è il rammarico che, di squadra, dobbiamo subito mettere dentro e voltare pagina da domani, perché giovedì abbiamo subito un altro impegno. Nella nostra stagione sarà così almeno fino a dicembre». Il portiere ribadisce poi un concetto che aveva già espresso nell'immediato post-partita: la Juventus ha le qualità e l'esperienza necessarie per leggere meglio le diverse fasi delle gare. «Psicologicamente il giudizio del calcio arriva ogni tre giorni. Oggi è una serata in cui il risultato per la Juventus non è arrivato e bisogna farlo arrivare giovedì. Sicuramente giocare giovedì ci aiuta e abbiamo voglia di mettere in campo le nostre qualità». «Dobbiamo analizzare cosa non abbiamo fatto bene» Vicario invita quindi la squadra a non farsi condizionare eccessivamente dalla sconfitta. Prima del prossimo appuntamento bisognerà capire gli errori commessi, senza però perdere di vista gli aspetti positivi mostrati dalla Juventus. «Dobbiamo arrivare a giovedì analizzando quello che non si è fatto bene stasera e quello che si è fatto bene, perché ci sono tante cose che sono state fatte bene. Però resta il fatto che la Juventus, dal mio punto di vista, non può perdere l’equilibrio, come ci eravamo detti per tutta la settimana». «A Sassuolo si conoscevano le difficoltà» Il ko non viene però interpretato come il segnale di una Juventus in difficoltà strutturale. Vicario ricorda come la squadra fosse consapevole della qualità degli uomini di Aquilani e delle insidie che avrebbe comportato la trasferta. «Buonasera. In difficoltà perché abbiamo perso stasera, ma io di difficoltà… Si sa che si viene a Sassuolo e che hanno giocatori di grande qualità, da Berardi a Laurienté. Si sa quali sono le difficoltà, noi ne siamo coscienti e consapevoli». Per il portiere, dunque, non è il caso di trasformare una sconfitta in una bocciatura generale. Il modo in cui è arrivato il risultato, però, deve servire da lezione alla squadra. «Oggi, non perché si perde una partita, è tutto da buttare. Si è persa in un modo in cui, probabilmente, con più accortezza si poteva fare un altro risultato. Dobbiamo avere questa presa di coscienza: oggi abbiamo preso dei gol un po’ sporchi, un po’ non da noi, un po’ troppo aperti, un po’ troppo leggeri per questa voglia di andare a vincerla subito». «Ci si mette la faccia e da domani si riparte» Il messaggio finale di Vicario è quello della reazione immediata. La Juventus non ha tempo per rimuginare sulla sconfitta: il prossimo appuntamento è già alle porte e dovrà rappresentare l'occasione per rispondere sul campo. «Però, insomma, si volta pagina, ci si mette la faccia e da domani si riparte, perché giovedì abbiamo un altro grande impegno». Una presa di responsabilità chiara da parte del portiere: la voglia di vincere resta un punto di forza della Juventus, ma deve essere accompagnata da equilibrio, preventive e capacità di leggere i momenti della partita. È questa la lezione che Vicario vuole portare con sé dopo il passo falso contro il Sassuolo.
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