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Solet, la Juve studia la formula: Carnevali e Massara al lavoro
Solet, la Juve studia la formula: Carnevali e Massara al lavoro
Oumar Solet può diventare uno dei nomi da seguire per la difesa della Juventus. Il centrale dell’Udinese ha una situazione contrattuale particolare: il suo contratto scade ufficialmente il prossimo anno, ma il club friulano può esercitare unilateralmente l’opzione per prolungare l'accordo fino al 30 giugno 2028. Una carta importante anche in ottica mercato. Proprio per questo, l'ipotesi di arrivare al giocatore a parametro zero non sarebbe così semplice. Carnevali e Massara lavorano alla situazione, mentre la Juventus starebbe valutando una strada alternativa per provare a portare Solet a Torino senza affrontare un investimento elevato. La soluzione potrebbe essere costruita attraverso una formula dilazionata, con un prestito oneroso e un riscatto contenuto, magari accompagnato da bonus legati alle presenze e agli obiettivi della squadra. Un modo per ridurre l'esborso immediato e, allo stesso tempo, garantire all'Udinese un'entrata. Per la Juventus sarebbe un'operazione coerente con la necessità di rinforzare la difesa senza appesantire il bilancio. Solet rappresenterebbe così un'occasione da cogliere attraverso la formula giusta, più che attraverso una spesa importante. A farglispazio dovrebbe essere Lloyd Kelly, per il quale simuove qualcosa dalla Premier.
Juve, ora è Amatucci l'obiettivo principale per la mediana. Romano alternativa
Juve, ora è Amatucci l'obiettivo principale per la mediana. Romano alternativa
La Juventus continua a muoversi in anticipo per costruire il centrocampo del futuro. La dirigenza bianconera guarda soprattutto ai giovani talenti italiani e tra i profili monitorati è finito anche Lorenzo Amatucci. Classe 2004, cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina, il centrocampista sta vivendo un'esperienza positiva in Spagna con il Deportivo La Coruña, che lo ha acquistato questa estate proprio dal club Viola. In questo avvio di stagione ha mostrato personalità, qualità nella gestione del pallone e una buona capacità di dettare i tempi della manovra, diventando subito titolare. Amatucci è un giocatore in grado di agire davanti alla difesa e ricoprire il ruolo di regista, caratteristiche che lo rendono particolarmente interessante per una Juventus alla ricerca di nuove soluzioni in mezzo al campo. Non è però l'unico giovane seguito dai bianconeri. Sul taccuino resta anche Darryl Bakola, protagonista con il Sassuolo e considerato un altro profilo interessante per la mediana del futuro, così come Alessandro Romano del Cagliari, entrato nel giro della Nazionale italiana. Il centrocampista continua a piacere alla Juventus e viene seguito con attenzione, ma al momento rappresenta soprattutto una possibile alternativa, mentre Amatucci sembra aver guadagnato una posizione più avanzata nelle valutazioni. La strategia bianconera è chiara: anticipare la concorrenza e individuare oggi i centrocampisti che possono diventare protagonisti domani. Amatucci, intanto, sta facendo bene in Spagna e ha scalato posizioni. La Juventus osserva, valuta e prepara le prossime mosse.
Basta interferenze dall'esterno, l'ambiente sia compatto con Spalletti
Basta interferenze dall'esterno, l'ambiente sia compatto con Spalletti
Finalmente la lunga pausa dedicata alle Nazionali, e allo scempio del commissariamento, sta per concludersi e si torna in campo. Certo, si torna in un campionato che non ha, fino al 14 dicembre, un presidente federale, un calcio commissariato, per carità, poco cambia visto che si passa dal presidente federale Malagò, al commissario Malagò, al possibile neo eletto a dicembre Malagò, ma è pur vero che questo balletto irresponsabile e insensato delle nostre istituzioni qualcuno ce lo dovrebbe spiegare, ma non lo farà. L'importante è difendere le poltroni e un sistema che non funziona ma, evidentemente, deve andare avanti così.  In questo scenario, dicevamo, si ritorna finalmente al campionato e all'Europa League, con la Juventus che riparte dalla vittoria convincente contro l'Atalanta e alla manita all'esordio europeo contro il Nec, il difficile sarà ripartire dal questo trend positivo e portarlo avanti contro due delle squadre più in forma del campionato (fino alla sosta) Cagliari e Lazio. Sarà un cammino difficile e pieno di ostacoli che, però, non devono interrompere la marcia bianconera come accaduto, a detta di Spalletti, nella passata stagione quando le cose sembravano andare bene e invece un paio di "falli tattici" l'hanno complicata. Quest'ultima, spallettiana, considerazione non l'ho capita molto, a dire il vero, la Juventus non si può fermare davanti a "falli tattici", se vogliamo che questa squadra e questa società tornino a primeggiare bisogna renderla inattaccabile dall'esterno, dall'interno e, a maggior ragione, capace di non cadere al primo fallo tattico. Ci vuole tempra, mentalità e continuità.  La tempra deve arrivare dall'allenatore, ma anche dai chi scende in campo che deve cominciare a remare nella stessa direzione, dare il massimo sempre e non dover aspettare la coccola giusta per contribuire in maniera considerevole alla causa. La mentalità è quella che lo stesso Spalletti ha ammesso di dover allenare "alla Roma allenavo una tifoseria, al Napoli una squadra, alla Nazionale un Paese, alla Juventus una mentalità". E la continuità deve arrivare dall'allenatore, che sappia stuzzicare la reazione della squadra ai "falli tattici"; dai giocatori, nel rendimento; dalla società nel non farsi prendere dalla smani adi cambiare pensando che, a furia di cambiare, prima o poi si toverà la quadra. La quadra molto spesso la dà proprio la continuità. E, a proposito di quest'ultima, mi auspico la fine delle interferenze esterne. Soprattutto da parte di chi ha già avuto la possibilità di allenare la Juventus ma prima è scappato via per un capriccio, e poi ha preferito non tornarci preferendo altre piazze. Certi treni non passano due volte, si può anche aspettare in eterno ma senza interferire. Perché se ami davvero una squadra speri che le cosa vadano bene con chiunque l'alleni, perché se vuoi essere per forza tu l'artefice della rinascita allora significa che ami più te stesso che la Juventus. Ma questo, caro Conte, lo si era giò capito. 
Tacconi scuote la Juve: "È partita ammalata, speriamo Spalletti trovi la quadra"
Tacconi scuote la Juve: "È partita ammalata, speriamo Spalletti trovi la quadra"
Stefano Tacconi torna a parlare di Juventus e lo fa senza nascondere le difficoltà di questo avvio di stagione. A margine della consegna del Premio Gianluca Vialli 2026, a Rimini, l’ex portiere bianconero ha affrontato diversi temi ai microfoni raccolti da Sportmediaset. Prima il ricordo dell’amico Gianluca Vialli, con cui ha condiviso sei anni in Nazionale: «Abbiamo fatto sei anni assieme, quando lui era alla Sampdoria. È stato un periodo importante per il calcio italiano, a differenza di oggi». Tacconi ha poi commentato il momento dell’Italia, reduce dalla sfida contro la Turchia: «Un po’ meglio, ci hanno messo anche un po’ di carattere, cattiveria». Il passaggio più diretto riguarda però la Juventus. L’ex portiere non usa mezze misure per descrivere l’avvio dei bianconeri e si affida al nuovo allenatore: «La Juve è partita ammalata, speriamo che Spalletti trovi la quadra, lo speriamo tutti quanti». Infine, una promozione per la scelta di Guglielmo Vicario tra i pali: «Hanno scelto il meglio che c’era in giro». E sull’arrivo di un altro portiere svincolato aggiunge: «Credo abbiano fatto un buon affare». Parole che fotografano il momento della Juventus secondo uno dei suoi storici protagonisti: fiducia in Spalletti, ma anche la consapevolezza che per rimettere in piedi la squadra servirà trovare presto la soluzione giusta.
Pedullà sul caso Malagò: “Mi vergogno di far parte di questo sistema. Benvenuti a Narnia”
Pedullà sul caso Malagò: “Mi vergogno di far parte di questo sistema. Benvenuti a Narnia”
Parole pesanti, senza sconti. Alfredo Pedullà, nel suo ultimo intervento sul proprio canale YouTube, ha commentato con durezza il caso che coinvolge Giovanni Malagò e la FIGC, soffermandosi in particolare sulla decisione di ricorrere al commissariamento come soluzione alla vicenda. “Mi vergogno di far parte di questo sistema”, ha esordito Pedullà, esprimendo solidarietà soprattutto ai giovani giornalisti che, a suo giudizio, rischiano di trovarsi dentro un ambiente nel quale lo spirito critico lascia troppo spesso spazio al compromesso. Il giornalista ha poi definito paradossale la situazione di Malagò, arrivando a ironizzare sull'ipotesi di un presidente che diventa commissario per poi tornare presidente. “Mi sembrava una barzelletta di quelle che non fanno ridere”, ha spiegato, contestando un meccanismo che, secondo la sua lettura, avrebbe trasformato una vicenda tutt'altro che ordinaria in qualcosa di quasi normale. Il punto centrale della critica riguarda proprio il compromesso. Per Pedullà, nel calcio italiano troppo spesso si preferisce trovare una soluzione che consenta di mantenere gli equilibri e non rompere i rapporti, anziché affrontare fino in fondo le questioni. Da qui il riferimento provocatorio a “Narnia, il mondo fantastico”, utilizzato per descrivere un sistema nel quale, a suo giudizio, accadono situazioni difficili da spiegare secondo criteri di normalità. Pedullà si è soffermato anche sulla vicenda della candidatura di Malagò, sostenendo che la questione relativa ai requisiti necessari avrebbe dovuto essere verificata prima dell'elezione e non successivamente. Da qui la sua analogia con una patente: non avrebbe senso sostenere l'esame e scoprire soltanto dopo che mancava un documento indispensabile. La parte più dura arriva quando Pedullà allarga il discorso al sistema calcistico italiano e al ruolo dell'informazione. Il giornalista critica l'assenza, a suo giudizio, di un vero spirito critico nei confronti dei vertici del calcio, ricordando le numerose delusioni della Nazionale e chiedendosi perché, in quelle occasioni, non siano state poste con maggiore forza domande sulle responsabilità e sulle eventuali dimissioni. Il ragionamento diventa così più ampio del solo caso Malagò. È una critica a un metodo, quello che Pedullà considera tipicamente italiano: trovare una soluzione di compromesso, evitare lo scontro e mantenere in piedi gli equilibri. Una logica che, nella sua interpretazione, finisce per rendere ordinario anche ciò che ordinario non dovrebbe essere. “Pensavamo di essere ridicoli, ma siamo ancora peggio”, ha detto in uno dei passaggi più duri del video, tornando poi sulla vicenda FIGC e sul ruolo della politica. La conclusione è affidata ancora all'ironia: “Giovanni Malagò diventa commissario per poi tornare presidente tra 60-90 giorni. Fatevi una risata, che ormai c'è rimasto soltanto questo. Benvenuti a Narnia”.
Pochettino esalta David: “È uno dei migliori attaccanti al mondo”
Pochettino esalta David: “È uno dei migliori attaccanti al mondo”
Jonathan David si prende i complimenti di Mauricio Pochettino. Il ct degli Stati Uniti, alla vigilia dell’amichevole contro il Canada, ha parlato dell’attaccante di proprietà della Juventus, protagonista di un ottimo avvio di stagione con l’Atletico Madrid. “Dobbiamo concentrarci su di lui perché oggi è uno dei migliori attaccanti al mondo. Vederlo nella Liga, in un club come l’Atletico Madrid e con un allenatore come Diego Simeone, è fantastico. È un attaccante eccezionale, dotato di un ottimo mix di qualità”, ha dichiarato Pochettino. Numeri che confermano le parole del tecnico: tre gol e un assist nelle prime tre partite di Liga, oltre a una presenza in Champions League. Anche con la nazionale David è stato decisivo, firmando il gol vittoria nell’amichevole contro il Cile. L’attaccante canadese è arrivato all’Atletico in prestito dalla Juventus con diritto di riscatto. Il suo rendimento in Spagna, intanto, sta già facendo rumore: Simeone se lo gode, Pochettino lo esalta e a Torino osservano con attenzione.
E se Yildiz portasse 150 milioni? Da Sesko a Bruno Fernandes, il sacrificio che può cambiare la Juve
E se Yildiz portasse 150 milioni? Da Sesko a Bruno Fernandes, il sacrificio che può cambiare la Juve
Nel calcio ci sono giocatori che hanno un prezzo e giocatori che hanno un valore. Il problema nasce quando le due cose si incontrano. Kenan Yildiz è uno di questi casi. Il numero 10 che la Juventus vorrebbe tenersi stretto, il ragazzo sul quale costruire il futuro, potrebbe diventare improvvisamente la chiave per aprire una porta molto più grande. Gianluca Di Marzio, come vi abbiamo riportato oggi, ha indicato proprio il turco come il possibile prossimo grande sacrificio bianconero: una cessione da 150 milioni, o comunque una cifra che si avvicini a quel livello. Fantamercato? Forse. Ma il calcio spesso comincia proprio così: con un'ipotesi che prende forma prima ancora di diventare una trattativa. E allora proviamo a immaginare. Yildiz parte, ma la Juventus non incassa semplicemente 150 milioni: li trasforma. Il primo mattone potrebbe essere Benjamin Sesko. Un centravanti giovane, potente, con la porta negli occhi. A Manchester United il matrimonio non sembra più quello dei primi giorni e un'operazione nell'ordine dei 70 milioni potrebbe diventare uno scenario da seguire. Non sarebbe soltanto sostituire un giocatore con un altro. Sarebbe cambiare il modo di attaccare: dal talento che parte da lontano al nove che vive nell'area, tra difensori e palloni sporchi. Poi servirebbe qualcuno capace di mettere ordine nel caos. Di dare una forma alle partite. Bruno Fernandes gratis, se il Manchester United non dovesse esercitare l'opzione per prolungare il contratto oltre il 30 giugno 2027, sarebbe il tipo di giocatore che alla Juventus manca per esperienza e personalità. Non un investimento sul futuro, ma un investimento sul presente. Uno che sa dove mettere il pallone quando gli altri ancora stanno cercando lo spazio. E resterebbero circa 80 milioni. Ottanta milioni per il centrocampo, cioè per quella zona del campo dove spesso si decide se una squadra può diventare grande oppure resta soltanto interessante. Un grande interprete, uno di quelli capaci di prendere la partita per il bavero. Oppure due giovani da accompagnare, far crescere, mettere dentro una squadra che avrebbe già Alajbegovic, Licina e Adzic come altre carte offensive da giocare. Perché la Juventus, in fondo, non avrebbe bisogno di vendere Yildiz per ricominciare. Avrebbe bisogno di capire se può permettersi di non trasformarlo. È questa la parte più difficile. Vendere un talento è semplice quando quel talento non ti appartiene più emotivamente. Yildiz invece ha il numero 10, ha il volto del futuro, ha ancora quella leggerezza di chi sembra poter diventare qualsiasi cosa. Cederlo significherebbe rinunciare a una promessa per comprare certezze. Ma il calcio non è una collezione di figurine. È una squadra. E una squadra può perdere una stella per guadagnare un centrocampo, un centravanti, un leader. La domanda, allora, non è quanto vale Yildiz, la domanda è quanto vale la Juventus che potrebbe nascere dalla sua cessione. Perché a volte il pallone ti mette davanti a una scelta crudele: proteggere il talento oppure usarlo per costruire la squadra che quel talento, da solo, non può ancora diventare. E forse è proprio lì che comincia il vero mercato della Juventus.
Juve, occhi sul talentuoso terzino argentino: piace Simón Escobar
Juve, occhi sul talentuoso terzino argentino: piace Simón Escobar
La Juventus guarda anche al Sudamerica per il futuro e tra i giovani talenti argentini da seguire c’è Simón Escobar, difensore classe 2009 di proprietà del Vélez Sarsfield. Nato a Merlo il 17 luglio 2009, Escobar ha appena 17 anni, ma è già entrato nel calcio dei grandi: il club lo ha inserito in prima squadra dal luglio 2026 e il suo contratto è attualmente in scadenza a dicembre 2027. Escobar è un terzino sinistro mancino, alto 1,85, ma può essere utilizzato anche più avanti, come ala sinistra. Un dettaglio interessante per un giocatore ancora tutto da costruire, perché racconta una certa duttilità e la possibilità di sviluppare il suo percorso in più ruoli Il suo percorso con le Nazionali giovanili è altrettanto interessante: dopo una presenza con l’Argentina Under 16, Escobar è entrato stabilmente nell’Under 17, con cui ha partecipato anche al Mondiale Under 17 del 2025. Un profilo ancora giovanissimo, ma già affacciatosi al calcio dei grandi. La Juventus, sempre attenta ai talenti con margini di crescita, potrebbe seguire con interesse l’evoluzione del giovane argentino e anticipare la folta concorrenza.
Cristiano Ronaldo rompe il silenzio: «Jorge Jesus non ha mantenuto la sua parola»
Cristiano Ronaldo rompe il silenzio: «Jorge Jesus non ha mantenuto la sua parola»
Cristiano Ronaldo rompe il silenzio e racconta la sua versione dei fatti sul rapporto con Jorge Jesus e su quanto accaduto durante l’ultimo raduno del Portogallo. A riportare le parole del fuoriclasse è Fabrizio Romano sul proprio profilo X. Ronaldo spiega di aver incontrato il nuovo commissario tecnico al termine delle sue vacanze, dopo un primo contatto nel quale Jesus gli aveva manifestato la volontà di puntare su di lui. Durante quell'incontro, secondo il racconto del portoghese, l'allenatore gli aveva illustrato un piano di gestione: Cristiano avrebbe giocato la prima e l'ultima partita del raduno, con un minutaggio controllato per motivi fisici. Tra le ipotesi c'era anche quella di non farlo viaggiare con la squadra per le gare in Norvegia e Danimarca, facendolo rimanere in Portogallo per poi aggregarsi nuovamente al gruppo prima della sfida al Dragão. Ronaldo racconta di aver rifiutato immediatamente la proposta, ritenendo che non sarebbe stato un buon esempio per il resto della squadra. «Mi ha detto che avrei giocato 30 minuti». Il momento decisivo, secondo la ricostruzione di Ronaldo, arriva alla vigilia della partita in Norvegia. Il commissario tecnico lo avrebbe incontrato a casa sua a Lisbona, confermando gli accordi presi in precedenza. Poi, il giorno della partita, un assistente di Jesus avrebbe raggiunto Ronaldo durante il pranzo per comunicargli che l'allenatore voleva parlargli. La richiesta sarebbe stata precisa: giocare 30 minuti. «Ho detto sì», racconta Ronaldo, spiegando che la richiesta non rientrava nel programma di recupero fisico che aveva concordato, ma che era comunque pronto a scendere in campo.  Il portoghese si è quindi riscaldato dall'intervallo, aspettando il momento del suo ingresso. Ma quel momento non è mai arrivato. «L'allenatore non ha mantenuto la sua parola nei miei confronti», è la conclusione di Ronaldo, che ha così deciso di raccontare pubblicamente la propria versione dell'accaduto. Una ricostruzione destinata inevitabilmente ad alimentare il caso attorno alla Nazionale portoghese e al rapporto tra il suo capitano e Jorge Jesus
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