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Doppietta di Mbappè al Nou Camp, 2-1 di Mou e Liga riaperta
Il Real Madrid fa suo il Clásico vincendo 2-1 al Camp Nou con una doppietta di Kylian Mbappé. Per il Barcellona è il primo ko in Liga, un risultato che riapre la corsa per il titolo.
Gara subito vivace, sbloccata da un episodio fortunato: cross di Bernardo Silva, rinvio errato di Gerard Martin e rimpallo vincente su Mbappé. La reazione blaugrana porta al pari con un sinistro potente di Raphinha, ma Lunin si riscatta poco dopo salvando il risultato su colpo di testa di Gerard Martin.
Quando i catalani sembrano avere l'inerzia del match, all'88' arriva la doccia fredda: splendida spunto di Camavinga su Cubarsí e assist per Mbappé, che a porta vuota firma il 2-1 definitivo per la squadra di José Mourinho.
Dopo la sconfitta europea contro il PSG, il Barcellona frena anche in campionato: resta primo a 27 punti, ma vede l'Atletico Madrid avvicinarsi a -2 e il Real Madrid a -3.
La Vecchia Signora al bicarbonato. Dai salotti d'Europa al dopolavoro col Rennes: quando l'indigestione passa dagli avversari ai tifosi
Per affrontare il primo tempo della Juventus di questi tempi non servirebbe l’abbonamento allo stadio, ma una vecchia bottiglia di Fernet bevuto d’un fiato, di quello amaro che rimette in bolla i cristiani. Dopo la Caporetto casalinga contro la Lazio — una disfatta così tonda e priva d’appello da far sembrare quasi allegro il bollettino del generale Cadorna — ci si aspettava almeno un sussulto d’orgoglio contro il Rennes. Macché. Quarantacinque minuti di pura ipnosi regressiva, eseguita attraverso un palleggio laterale con lo slancio vitale di un impiegato del catasto alla vigilia della pensione, dentro un’architettura tattica in cui le pochissime idee presenti facevano di tutto per non incontrarsi mai. È il solito, rassicurante mal di mare che ormai funge da antipasto fisso all’Allianz. In campo si è vista la feroce intensità agonistica di una bocciofila di provincia nell’ora della controra, con i giocatori impegnati a passarsi il pallone come se fosse un parente serpente a Natale: l’importante era toglierselo di torno il prima possibile. Nessuno scatto, nessuna illuminazione, ma solo una tristezza perpendicolare alla porta avversaria che nemmeno una damigiana di Barbera riuscirebbe a mandare giù.
Poi, puntuale come una cartella esattoriale, nella ripresa è scattata l’ora della disperazione. Smaltita la camomilla dell’intervallo, la Signora ha improvvisamente deciso di togliersi la pelliccia (ormai parecchio tarlata) per indossare la tuta da metalmeccanico. Palla lunga, spallate, nervi scoperti e mischioni furibondi gettati in area sperando in qualche rimpallo benevolo della provvidenza, più che in uno schema, per raddrizzare la baracca fino al 2-2. Un furore generoso ma disordinato, da saloon di periferia più che da salotto europeo, che i bretoni hanno assorbito senza nemmeno spettinarsi troppo, negandoci quel terzo gol che avrebbe almeno salvato la contabilità della serata.
C’è però una legge non scritta del pallone che a Torino farebbero bene a ripassare in fretta: l’assalto all’arma bianca è l’eccezione dei naufraghi, non può diventare la regola di un grande club. Se ti riduci a chiudere ogni santa partita con la bava alla bocca, a rincorrere il risultato con l’acqua alla gola buttando all’aria la geometria per aggrapparti solo alla clava, allora non è sfortuna e non è nemmeno un episodio. Significa che qualcosa — o molto più che qualcosa — nel motore e nella testa si è rotto per davvero. Scriveva Ennio Flaiano che «la situazione è grave, ma non è seria»; ecco, la Juventus attuale prende tremendamente sul serio la propria confusione.
Ma il guaio vero non è il pareggio col Rennes, che in epoche più felici avremmo liquidato come una fastidiosa formalità del mercoledì di coppa e non in questo purgatorio del giovedì sera. Il delitto perfetto che questa squadra sta compiendo è l’anestesia dei sentimenti: sta togliendo l’entusiasmo alla sua gente, che è la cosa più difficile da rimettere insieme quando va in frantumi. Cesare Pavese, nel Mestiere di vivere, annotava che «le cose si ottengono quando non si desiderano più». A furia di assistere a frazioni iniziali inguardabili e rimonte disperate che si fermano a metà del guado, il popolo bianconero rischia di raggiungere presto il nirvana dell’indifferenza: non s’arrabbia nemmeno più, fissa il vuoto, sospira e si chiede se valga ancora la pena rovinarsi il fegato per un calcio d’angolo battuto corto.
Con questo bagaglio di spleen sabaudo in stiva, domenica si scende a Lecce. Il Salento è terra di vento, di barocco luminoso e di gente che il calcio lo vive ancora col sangue agli occhi. Al Via del Mare non stenderanno tappeti rossi per consolare gli aristocratici decaduti venuti dal Nord; lì bisognerà correre sul serio fin dal fischio d’inizio, perché regalare il solito tempo agli avversari significherebbe consegnarsi al martirio sportivo. Alla squadra non si chiede di trasformarsi d’incanto nel Brasile del ’70, ma almeno di onorare il prezzo del biglietto e restituire una scintilla a chi la guarda.
Del resto, viene quasi da sorridere — di quel sorriso obliquo e un po’ grigio che assomiglia a certe nebbie sul Po, tipico di chi ha molto amato e ora si ritrova a contare i resti di un trasloco — se ci si ferma a riguardare le fotografie ingiallite sul comò. C’era una stagione della vita in cui a Torino sbarcavano i granatieri di Manchester o gli hidalgos di Madrid e sentivano i garretti farsi d’acqua già all’uscita degli spogliatoi, al cospetto di una squadra spietata nel portamento, capace di ricamare di fioretto prima di calare la mannaia. Adesso ci si ritrova a battere le mani, quasi con gratitudine, per un quarto d’ora scarso di confusa baruffa nel dopolavoro dell’Europa League contro gli onesti scolari bretoni, celebrando un punticino casalingo con l’enfasi eroica di chi ha appena trasvolato le Ande a cavallo di una bicicletta da fornaio. Gli ospiti se ne tornano in Francia con il bottino in tasca e il garbo di chi ringrazia per l’ospitalità; a noi tocca rassettare la tavola, preparare il baule per le Puglie e custodire il ricordo sbiadito di quando le proporzioni gastronomiche erano invertite. Allora, infatti, la Juventus procurava solenni indigestioni agli avversari; adesso preferisce procurarle ai propri paganti. Bisogna tuttavia riconoscere alla società un’ammirevole coerenza industriale: pur avendo smarrito la ricetta della grande cucina europea, lo stomaco rimane pur sempre il bersaglio prediletto della casa. Tanto che si pensa già, per le prossime gare interne, di sostituire la sciarpa d’ordinanza all’ingresso con un ben più pratico cucchiaino di bicarbonato: meno coreografico sugli spalti, certo, ma di una formidabile efficacia tattica verso la fine del primo tempo.
Roberto De Frede
il Milan sbanca Udine e appaia la Roma al terzo posto
Il Milan riscatta il passo falso di Bournemouth e vince 2-0 in casa dell'Udinese, raggiungendo la Roma al terzo posto con 18 punti. Per i friulani si tratta della sesta sconfitta consecutiva, un ko che mette a rischio la panchina di Runjaic.
La gara si sblocca dopo appena sei minuti grazie a una giocata di Modric, che batte velocemente una punizione e serve Pulisic: l'americano controlla e trafigge Okoye. Il Milan domini la prima frazione, sfiorando ripetutamente il raddoppio con lo stesso Pulisic e Bartesaghi, mentre l'Udinese fatica a pungere con un isolato Davis.
Nella ripresa Runjaic inserisce Zaniolo, ma i rossoneri chiudono i conti: Jashari impegna Okoye dalla distanza e Hutchinson è il più rapido a ribadire in rete per il suo primo gol in rossonero. Nel finale, Okoye e la traversa negano a Ramos il tris.
Juventus: tre punti importanti, guai a storcere il naso
La Juventus espugna il "Via del Mare" superando il Lecce per 2-0 grazie alle reti nel primo tempo di Weston McKennie e Douglas Luiz. Tre punti pesantissimi per la classifica dei bianconeri, che si trovano a sole tre lunghezze di distacco dal quarto posto. Eppure, nonostante il risultato pieno, il tecnico Luciano Spalletti ha chiuso la sfida con il morale a metà, visibilmente contrariato per un secondo tempo in cui la squadra ha concesso troppo campo e ha peccato di eccessiva leziosità.
Nel primo tempo la partita ha visto una netta prevalenza territoriale della formazione bianconera. La manovra, tuttavia, ha evidenziato alcuni limiti cronici già visti in precedenza: la scarsa propensione a tirare da fuori area (ma perfino da dentro l’area) — con diverse occasioni in cui i giocatori hanno preferito tergiversare anziché calciare verso la porta — e una tendenza fin troppo marcata a rallentare il gioco servendo palla all'indietro anziché premiare i tagli in verticale. La svolta, però, è arrivata dai calci piazzati e dalle giocate dei singoli. Su una punizione ben congegnata, McKennie ha sbloccato il risultato, seguito 12 minuti dopo da un pregevole destro dal limite di Douglas Luiz che ha indirizzato la gara sui binari giusti.
Nella ripresa, complice anche la spinta del Lecce guidato da Eusebio Di Francesco, la Juventus ha sofferto più del previsto. Una sofferenza, però, figlia principalmente di demeriti propri: troppi errori tecnici in fase di uscita e una pericolosa tendenza a complicarsi la vita con giocate individuali anziché chiudere la pratica con maggiore cattiveria. Nonostante ciò, la retroguardia a cinque — in cui mi è piaciuto molto Gatti, molto bravo nelle chiusure e nelle marcature preventive— ha retto l'urto senza correre pericoli particolari davanti a un inoperoso Vicario.
Nel complesso, la prova dei bianconeri offre spunti di riflessione importanti. Da un lato permangono margini di miglioramento evidenti nella gestione dei ritmi e nella cattiveria sotto porta; dall'altro, la capacità di soffrire e di portare a casa il risultato in un momento di piena emergenza (con ben otto assenti) dimostra che il gruppo sta imparando a badare al sodo. Il processo di crescita della squadra passa inevitabilmente anche attraverso queste partite “sporche”, dove contano unicamente la concretezza e i tre punti.
Ora per i bianconeri è già tempo di voltare pagina: l'attenzione si sposta rapidamente verso il prossimo e ravvicinatissimo turno infrasettimanale, che vedrà la Juventus impegnata nella sfida contro il Genoa. E Spalletti sembra assolutamente intenzionato a proseguire sulla via del 5-3-2.
Di Francesco in conferenza stampa: "Juve più efficace, ma nel secondo tempo abbiamo reagito"
L'allenatore del Lecce, Eusebio Di Francesco, si è presentato davanti ai media al termine del confronto contro la Juventus per commentare la prestazione dei suoi uomini e analizzare i momenti chiave del match.
Sui motivi che hanno determinato l'andamento del primo tempo e sulle scelte tattiche iniziali:
"La Juventus l'ha interpretata meglio nel primo tempo, volevo dare continuità al nostro sistema di gioco sapendo che potevamo avere difficoltà nelle ampiezze. Abbiamo subito gol nel nostro momento migliore, a volte hai caratteristiche in certi giocatori e a Fatah e N'Dri non puoi chiedere di essere il Pierotti di turno, così rischi in fase difensiva. Il cambio di sistema ci ha permesso di essere più aggressivi, creando le possibilità di far gol, poi il gol va fatto. La differenza è stata che nei due tempi c'è chi ha concretizzato e chi no".
Sollecitato sul trend negativo negli scontri diretti con le formazioni di vertice e sulla gestione dei dettagli:
"Sul primo gol siamo stati ingenui, la differenza la fanno i particolari. Io ho preparato la partita parlando solo di coraggio. Ricordiamo la differenza di valori fra i giocatori in campo, questo ha fatto la differenza., Con le grandi ci capita di non portare a casa nulla ma oggi ho avuto la sensazione di stare più tempo dentro la gara. Anche nel cambio modulo ho visto una risposta ottima".
Riguardo alle condizioni del reparto arretrato e alle sanzioni disciplinari in vista dei prossimi impegni:
"Gaspar è stato ingenuo, poteva evitare, sono stato anch'io calciatore, magari Maresca poteva chiudere un orecchio. Avremo Tiago Gabriel in dubio, ha preso una botta al ginocchio e mi auguro di poterlo riavere per la prossima. I ragazzi hanno messo dentro l'anima, dispiace non aver dato una soddisfazione al nostro pubblico".
Spiegando la mossa della ripresa che ha riaperto l'inerzia tattica dell'incontro:
"Il 3-4-2-1 ti permette di essere aggressivo in base al loro sistema di gioco, siamo arrivati a questa partita senza sapere come avrebbe giocato la Juventus. Non volevo toccare quello che ci ha fatto fare una prestazione di alto livello contro la Juventus, gli interpreti dall'altra parte hanno avuto maggiore qualità. Ho cambiato sistema per non soffrire i cambi di gioco e per essere più aggressivi senza perdere la qualità dei tre attaccanti. Peccato non aver trovato il gol. Nei novanta minuti non c'è stata superiorità della Juve, ma la differenza sta nella qualità".
In merito all'ipotesi di riproporre stabilmente l'assetto difensivo a tre:
"L'ho fatto contro la Roma e mi avete massacrato...certe cose vanno lavorate, non metto squadre in campo che non sanno cosa fare durante la gara. La difesa a tre ha senso, oggi abbiamo pochi centrocampisti, può essere una soluzione anche per il futuro".
Infine, un commento sullo spirito mostrato dalla squadra nonostante la sconfitta:
"Mi piace il Lecce propositivo contro le big, togliendo l'ampiezza siamo stati una squadra migliore. Peccato per il secondo gol preso".
Manchester United: Carrick a un passo dall'esonero
Ennesiuma sconfitta per il Manchester United e la posizione di Michael Carrick è ormai compromessa. Secondo quanto riportato da SKY UK, il tecnico di Wallsend sarebbe ad un passo dell'esonero, conm Eddie Howe e Julian Nagelsmann come principali candidati a sostituirlo. Il 3-0 casalingo contro il Bornemouth di oggi è solo l'ultima delusione della gestione del tecnico inglese, subebntrato l'anno scorso ad Amorim.
Dovesse essere confermata, questa indiscrezione confermerebbe che Antonio Conte non avrebbbe convinto appieno il management dei Red Devils, restando quindi sul mercato...
A Lecce è 0-2 Juve: dopo oltre un mese torna la parola vittoria
Se vincere è l’unica cosa che conta, la trasferta di Lecce è un passaggio che contribuirà alla storia dei numeri di questo campionato: tre punti pesanti, due gol fatti, zero subiti.
Con nove indisponibili e una sequenza fittissima di partite ravvicinate alle spalle, la Juve si presenta al Lecce abbottonata come si compete ai primi freddi: tre dietro che si muovono poco da lì, due esterni molto difensivi, un trequartista molto difensivo, due giocatori davanti e due in mezzo al campo.
Un po’ per stanchezza, un po’ per caratteristiche, questa compassatissima muscolarità al trotto dei ragazzi di Spalletti, senza neanche Zhegrova e Alajbegovic per scelta tecnica, lascia tutto l’estro nei piedi di Douglas Luiz. Per un tempo il brasiliano domina la scena, anche perché Maleh lo tiene sempre ad almeno una decina di metri sul radar. Suo è l’assist su punizione centrale per il gol di McKennie, che trova la difesa giallorossa aperta come non si vedeva dalle acque dei tempi di Mosè. Suo è il gol, su entrata dal limite e successiva stoccata all’angolo basso opposto. Obiettivamente, tutta la Juve è poco più. Alle strette, pragmatica oltremodo nella difesa del fortino in un secondo tempo dedicato totalmente a raggiungere il triplice fischio senza troppi affanni.
Dopo un mese di astinenza, ritrovare la parola “vittoria” è comunque un risultato importante. Anzi fondamentale, quando è l’unica cosa che conta.
Lucumi: "Giochiamo dove dice il Mister"
Il difensore della Juventus, Jhon Lucumì, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport al termine della sfida contro il Lecce per analizzare la prestazione della squadra.
Interpellato sull'andamento dei due tempi, l'analisi del calciatore si è allineata a quella espressa dai compagni e dal tecnico:
“Sì, l’analisi è la stessa. Credo che abbiamo fatto un buon primo tempo, in cui la squadra ha fatto tutto quello che il mister ci ha chiesto in questi giorni. Nel secondo tempo, invece, credo che non siamo stati al nostro livello con la palla e che abbiamo sbagliato tanto. Però credo che oggi la cosa più importante fosse vincere e che la squadra ci sia riuscita. Abbiamo capito che non eravamo messi bene con la palla, ma in fase difensiva la squadra si è comportata molto bene, è stata unita. Credo che abbiamo lottato e che abbiamo ottenuto un risultato giusto, con una vittoria importante oggi.”
Infine, rispondendo a una domanda sull'adozione del nuovo sistema di gioco e sul passaggio al 3-5-2 voluto da Luciano Spalletti per garantire maggiore compattezza ed equilibrio, Lucumì ha commentato così la novità tattica:
“Sì, credo che quando sei alla Juventus devi essere disponibile a giocare dove il mister ti dice. Noi siamo contenti. Credo che questa vittoria sia molto importante per il nostro percorso e per continuare così. Speriamo che questo cambio di modulo ci porti tante vittorie, perché è quello di cui abbiamo bisogno per salire in classifica.”
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28 ott 2026 20:45
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