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Adžić sfida la Juventus: l’ex bianconero vuole dimostrare di essere già cresciuto
Adžić sfida la Juventus: l’ex bianconero vuole dimostrare di essere già cresciuto
Domenica sera sarà Sassuolo-Juventus, ma per Vasilije Adžić la partita avrà un significato particolare. Il centrocampista montenegrino si ritroverà infatti di fronte quella che fino a poche settimane fa era la sua squadra e che, in realtà, continua a credere fortemente nelle sue qualità. Il passaggio in neroverde è arrivato con la formula del prestito con diritto di riscatto e controriscatto a favore della Juventus: il Sassuolo può quindi puntare sul giocatore, ma a Torino hanno mantenuto la possibilità di riportarlo alla base. Adžić, dal gol all'Inter a una nuova sfida La Juventus conosce bene il potenziale del classe 2006. Lo aveva già fatto vedere nella passata stagione, quando il montenegrino era riuscito a lasciare il segno nel modo più importante possibile: il gol decisivo contro l'Inter nel 4-3 dello scorso settembre, arrivato nei minuti di recupero e diventato uno dei momenti più emozionanti della sua prima esperienza in bianconero. Quella rete aveva acceso i riflettori su un ragazzo ancora giovanissimo, ma il percorso successivo non gli ha permesso di trovare quella continuità che avrebbe voluto. La concorrenza e le esigenze di una squadra come la Juventus hanno inevitabilmente limitato il suo spazio. Non perché a Torino avessero smesso di credere in lui, ma proprio perché per un giocatore della sua età diventava fondamentale giocare con maggiore continuità. Il Sassuolo gli ha dato spazio, Adžić ha risposto presente Ed è qui che entra in gioco la scelta del Sassuolo. L'ambiente neroverde gli sta offrendo esattamente ciò di cui aveva bisogno: minuti, responsabilità e la possibilità di sbagliare e imparare giocando. Adžić ha iniziato a sfruttare l'opportunità nel migliore dei modi. Nelle quattro partite disputate con il Sassuolo ha già messo insieme due gol e un assist. Ha segnato in Coppa Italia contro il Cesena, ha servito l'assist di tacco a Volpato nella vittoria contro il Torino e, nell'ultima giornata, ha trovato nuovamente la via del gol contro il Bologna. Una crescita che non passa soltanto dai numeri, ma anche dalla maggiore presenza all'interno della squadra di Alberto Aquilani. Proprio al Dall'Ara Adžić è stato uno dei migliori del Sassuolo: entrato nel tabellino dei marcatori con il gol del momentaneo 2-1, ha lasciato il campo al 60' con una prestazione che ha confermato il buon momento attraversato dal giovane montenegrino. Due gol e un assist nelle sue prime quattro gare giocate con il Sassuolo sono un biglietto da visita importante per un giocatore che sta finalmente trovando continuità. Ora davanti c'è proprio la Juventus E il calendario sembra quasi avergli preparato l'occasione perfetta. Domenica 13 settembre, al MAPEI Stadium, Adžić ritroverà la Juventus. Sarà la prima volta da avversario contro il club che lo ha portato in Italia, che ha creduto nelle sue qualità e che ha scelto di mandarlo in prestito proprio per permettergli di crescere. 1 Per il centrocampista non sarà una partita come le altre. Non soltanto perché dall'altra parte ci saranno tanti dei suoi ex compagni, ma perché sarà anche la prima occasione per mostrare direttamente alla Juventus quanto sia cambiato in queste settimane. Più spazio, più responsabilità e soprattutto più continuità: il Sassuolo gli sta dando la possibilità di trasformare il talento in qualcosa di più concreto. La Juventus lo osserva e il futuro è ancora bianconero La formula dell'operazione racconta bene la fiducia della Juventus. Il Sassuolo ha la possibilità di riscattare il giocatore, ma i bianconeri hanno mantenuto il controriscatto, lasciandosi aperta la porta per riportare Adžić a Torino. Non è quindi un addio, ma un passaggio intermedio nel percorso di crescita di un ragazzo sul quale la società continua a puntare. E allora Sassuolo-Juventus arriva nel momento migliore per Adžić. Il montenegrino ha già iniziato a mostrare con la maglia neroverde quelle qualità che a Torino avevano intravisto, ma che finora non aveva avuto modo di esprimere con continuità. Domenica avrà davanti proprio la Juventus: l'occasione ideale per far vedere ai bianconeri che il prestito sta funzionando e che, rispetto a pochi mesi fa, c'è già un Adžić diverso. La Juventus lo ha lasciato partire per farlo crescere. Adesso sarà interessante capire quanto sarà cresciuto quando, per la prima volta, se lo ritroverà dall'altra parte del campo.
11 settembre 2022: Juventus-Salernitana 2-2, il clamoroso caso Candreva
11 settembre 2022: Juventus-Salernitana 2-2, il clamoroso caso Candreva
Accadde oggi, 11 settembre 2022. Quattro anni fa la Juventus vive una delle serate più incredibili e controverse dell'era VAR. All'Allianz Stadium i bianconeri rimontano la Salernitana da 0-2 a 2-2, ma nel finale vedono annullarsi il gol del 3-2 di Arkadiusz Milik per un fuorigioco di Leonardo Bonucci. Una decisione destinata a diventare uno dei casi più discussi nella storia della tecnologia nel calcio. La Juve va sotto 2-0 La partita comincia nel peggiore dei modi per la squadra di Massimiliano Allegri. La Salernitana passa in vantaggio al 18' con Antonio Candreva e raddoppia nel recupero del primo tempo con Krzysztof Piatek su calcio di rigore. La Juventus sembra avere la partita in salita, ma nella ripresa reagisce. Al 51' Bremer accorcia le distanze con un colpo di testa, poi nel finale arriva l'assalto bianconero. Bonucci sbaglia, poi segna Al 90' la Juventus ha l'occasione per pareggiare dal dischetto, ma Leonardo Bonucci si fa parare il rigore da Sepe. La palla però torna sui suoi piedi e il difensore bianconero ribadisce in rete per il 2-2. La rimonta sembra completa e, poco dopo, arriva addirittura il sorpasso. Al 95' Milik svetta in area e manda il pallone alle spalle di Sepe. Il polacco si toglie la maglia, festeggia il 3-2 e sembra aver regalato alla Juventus una vittoria incredibile. Il gol viene annullato: entra in scena Candreva Il VAR richiama però l'arbitro Marcenaro per valutare la posizione di Bonucci, considerata attiva e in fuorigioco al momento del colpo di testa di Milik. Dopo la revisione, il gol viene annullato e il risultato torna sul 2-2. La decisione scatena una vera e propria protesta in campo, con Milik, Cuadrado, Fazio e Allegri espulsi nel convulso finale. Ma nelle ore successive emerge un dettaglio clamoroso: nelle immagini utilizzate dal VAR non compare Antonio Candreva, posizionato vicino alla bandierina del calcio d'angolo. Ed è proprio Candreva a tenere in gioco Bonucci. Le immagini provenienti da una telecamera tattica mostrano infatti il giocatore della Salernitana molto più indietro rispetto agli altri difensori, rendendo evidente che la posizione di Bonucci non poteva essere valutata correttamente senza considerare anche lui. La spiegazione dell'AIA Il giorno successivo l'AIA chiarisce che quelle immagini non erano a disposizione della Sala VAR: la telecamera che inquadrava Candreva era una telecamera tattica non fruibile dal VAR. Allo Stadium, peraltro, quella sera erano disponibili soltanto cinque telecamere specificamente utilizzabili per la rilevazione del fuorigioco. È proprio questo il particolare che rende l'episodio ancora oggi incredibile. Il problema non fu soltanto la decisione sul fuorigioco di Bonucci, ma il fatto che la verifica venne effettuata senza avere nell'immagine il giocatore che teneva in gioco il difensore della Juventus. Una serata che resta nella storia del VAR Juventus-Salernitana finisce quindi 2-2, ma quella partita viene ricordata molto più per ciò che accade nei minuti finali che per il risultato. La Juventus era riuscita a rimontare due gol, aveva trovato il 3-2 al 95' e sembrava aver completato una delle rimonte più spettacolari della stagione. Invece, il gol viene annullato e soltanto dopo la partita emerge la fotografia che cambia completamente la lettura dell'episodio: Antonio Candreva, quasi nascosto vicino alla bandierina, era l'uomo che teneva in gioco Bonucci. Quattro anni dopo, quel Juventus-Salernitana resta così uno degli episodi più singolari dell'era VAR in Italia. Una partita finita 2-2, una rimonta sfumata e una domanda rimasta nella memoria dei tifosi: ma alla fine, dov'era Candreva? ```0
Serie A, Fiorentina, 4-2 al Venezia: Mastantuono show e primi tre punti
Serie A, Fiorentina, 4-2 al Venezia: Mastantuono show e primi tre punti
La Fiorentina conquista i primi tre punti della stagione con una vittoria pesante in trasferta: i viola battono 4-2 il Venezia e ritrovano subito il sorriso dopo il cambio in panchina. Mastantuono show, la Fiorentina passa a Venezia La squadra viola, dopo l'esonero di Grosso e il ritorno di Vanoli sulla panchina, trova una prestazione convincente e porta a casa un successo importante. Grande protagonista è Franco Mastantuono, autore di una splendida tripletta. Il Venezia sblocca il risultato al 22' con Adams, ma la Fiorentina reagisce immediatamente e ribalta la partita in appena due minuti: Mastantuono firma l'1-1 al 29' e completa la rimonta al 30', portando i viola sull'1-2. Nella ripresa arriva anche il terzo gol, con Pellegrino che al 66' porta la Fiorentina sull'1-3. All'84' è ancora Mastantuono a trovare la via della rete per il definitivo 1-4, prima del gol di Hainaut che nel finale accorcia sul 2-4. Una vittoria importante per la Fiorentina, che dopo il cambio in panchina riparte con tre punti e una super prestazione del giovane talento argentino Mastantuono.
PodcastComolli un brutto ricordo: metà Juve è targata Giuntoli, l'altra Carnevali
Comolli un brutto ricordo: metà Juve è targata Giuntoli, l'altra Carnevali
La Juve di Spalletti, anzi di Giuntoli e Carnevali: certamente non di Comolli. L'ex ad ormai è in archivio, con la consapevolezza in casa bianconera di aver perso un anno, affidando totalmente al manager francese la guida della Vecchia Signora. Troppi gli errori sul mercato, alcuni gravi vedi Openda e David. E certamente non ha brillato a livello di empatia con il pianeta bianconero. Giuntoli invece molto probabilmente sbagliò la scelta di Motta (pensava di prendere l'emergente del momento) e la modalità con cui liquidò Allegri, un atteggiamento quasi carbonaro. Basti ricordare che il tecnico livornese seppe del suo allontanamento da Galliani durante una cena. Cose dell'altro mondo, certamente non da Juve. Sull'attuale ds dell'Atalanta, ad onor del vero, l'errore fu di Elaknn nel delegargli tuuto, rendendolo un sostanzaile plenipotenziario. Idem con Comolli. Nella Juve non si può. La Juve deve avere una società strutturata, come quella attuale, con Carnevali ad, Massara dt e Otttolini direttore sportivo. Una nuova Triade. In ogni caso, se venissero confermate le indiscrezioni, la squadra che Spalletti domenica opporrà al Sassuolo, è un mix di giocatori targati Carnevali e Giuntoli. Appartengono al lavoro del primo Vicario, Lukumi, Celik e Alaibegovic. Idem Woltemade, in ballottaggio con il bosniaco. Al mercato del secondo Kalulu, Douglas Luiz, Koopmeiners, Conceicao e Nico Gonzalez: praticamente metà squadra. Per questo ha anche ironizzato. E Kolo Muani? Potremmo idealmente distribuire i meriti (sperando siano tali) ad entrambi: Giuntoli lo portò in prestito, Carnevali lo ha preso a titolo definitivo dopo una lunga trattativa, l'anno prima fallita da Comolli.
Juve l'emergenza può diventare un'opportunità: il metodo Spalletti che ha già fatto la storia
Juve l'emergenza può diventare un'opportunità: il metodo Spalletti che ha già fatto la storia
Ci sono allenatori che davanti a un'emergenza cercano semplicemente di sostituire il giocatore che manca. E poi ci sono allenatori che provano a chiedersi se, proprio perché manca quel giocatore, non sia possibile cambiare qualcosa nel modo di giocare. Luciano Spalletti appartiene alla seconda categoria. È una caratteristica che ha accompagnato diverse tappe della sua carriera e che oggi torna d'attualità alla Juventus, alle prese con un centrocampo decimato e con una rosa che obbliga il tecnico a cercare soluzioni alternative. L'ultimo esempio è quello di Federico Gatti, trasformato nel finale contro il Milan in un centravanti aggiunto e autore del gol dell'1-1. Ma la vera domanda è un'altra: quanto può diventare importante per Spalletti la capacità di trasformare una necessità in una nuova idea di calcio? Perché nella sua carriera è già successo. E il precedente più famoso porta inevitabilmente a Roma. La Roma di Totti nacque anche da un'emergenza Quando si parla della più celebre invenzione tattica di Spalletti, il pensiero va immediatamente a Francesco Totti centravanti. Una soluzione che oggi appare quasi naturale, ma che all'epoca rappresentò una vera rottura rispetto al modo tradizionale di interpretare il ruolo del numero 10. La Roma si trovò in una situazione di emergenza nel reparto offensivo. Le assenze di Montella e Nonda, insieme alla partenza di Cassano, ridussero le alternative davanti. Spalletti avrebbe potuto semplicemente cercare un'altra soluzione interna per sostituire una punta. Invece fece qualcosa di diverso: tolse il centravanti classico dall'equazione e mise Totti al centro dell'attacco. La struttura era quella di un 4-2-3-1, ma sul campo diventava qualcosa di molto più fluido. Totti partiva centralmente ma poteva abbassarsi, venire incontro, muoversi fuori dalla posizione e trascinare con sé i difensori. Alle sue spalle giocavano uomini capaci di attaccare lo spazio, con Simone Perrotta diventato uno degli interpreti fondamentali di quel sistema. Ed è proprio questo il punto che interessa oggi la Juventus: Spalletti non cercò un clone del giocatore che gli mancava. Cambiò il sistema per esaltare le caratteristiche dei giocatori che aveva a disposizione. Totti centravanti, Perrotta trequartista: l'idea che nessuno aveva previsto La genialità di quella soluzione non stava soltanto nello spostare Totti in avanti. Stava nella relazione che si creò tra lui e gli uomini alle sue spalle. Perrotta, centrocampista di corsa e inserimento, venne utilizzato in una posizione molto più avanzata rispetto a quella abituale. Totti poteva abbassarsi e attirare i centrali, Perrotta poteva attaccare lo spazio lasciato libero. La Roma non aveva più un centravanti statico da servire: aveva un sistema nel quale le posizioni diventavano riferimenti mobili. Il risultato fu una squadra più imprevedibile. E soprattutto una squadra nella quale l'assenza di una punta tradizionale smise di essere soltanto un problema. Totti chiuse la stagione 2006/07 con 26 gol in Serie A, conquistando la classifica dei marcatori e la Scarpa d'Oro. Numeri enormi, certamente legati al talento straordinario del capitano giallorosso, ma anche alla capacità di Spalletti di costruirgli attorno un sistema nel quale le sue qualità potessero essere sfruttate al massimo. L'emergenza aveva prodotto una nuova soluzione. E quella soluzione era diventata un'arma. Non era la prima volta che Spalletti cambiava le carte Quello di Totti non è però un episodio isolato nella carriera di Spalletti. Il tecnico ha spesso dimostrato di essere disposto a modificare il ruolo di un giocatore o la struttura della squadra quando le condizioni lo richiedono. Il principio è sempre lo stesso: non chiedersi soltanto chi manca, ma cosa si può fare con chi rimane. È una differenza apparentemente sottile, ma enorme nella costruzione di una squadra. Perché un allenatore può reagire a un'assenza cercando semplicemente il sostituto naturale. Oppure può chiedersi se quella stessa assenza non apra uno spazio per qualcosa che prima non aveva mai provato. Spalletti, nella sua carriera, ha spesso scelto la seconda strada. E proprio per questo il momento attuale della Juventus diventa particolarmente interessante. La Juve oggi ha lo stesso problema, ma giocatori diversi Naturalmente sarebbe sbagliato paragonare Gatti a Totti. Il confronto tecnico non esiste e non avrebbe alcun senso. Il punto non sono i giocatori, ma il metodo. La Juventus ha perso Manuel Locatelli, mentre Thuram non è mai stato realmente disponibile in questa stagione. McKennie deve ancora recuperare completamente e Sarr non è ancora al cento per cento. Di conseguenza Spalletti deve ragionare su una mediana molto più corta di quella che avrebbe voluto avere a disposizione. Ma nello stesso momento il tecnico ha recuperato due giocatori che sembravano poter essere ai margini del progetto: Douglas Luiz e Koopmeiners. Il brasiliano è stato rivalutato e trasformato in un titolare, mentre l'olandese ha risposto nelle ultime due partite con un gol contro il Parma e un assist per Gatti contro il Milan. È esattamente questo il tipo di situazione nel quale il metodo Spalletti può diventare interessante: l'emergenza costringe a guardare la rosa con occhi diversi. Gatti è l'ultimo esempio della “spallettata” Il gol contro il Milan è probabilmente l'esempio più evidente di questa filosofia applicata alla Juventus. La squadra aveva bisogno di attaccare l'area e di aumentare il peso offensivo. Spalletti non aveva necessariamente bisogno di inserire un altro attaccante: aveva bisogno di un giocatore capace di occupare l'area in un modo diverso. Ha scelto Gatti. Il difensore si è trasformato in un riferimento offensivo, ha sfruttato il cross di Koopmeiners e ha segnato di testa. Una soluzione che Spalletti aveva già utilizzato a Roma e che Gatti aveva già dimostrato di poter interpretare anche in passato, con il gol al 90'+4' contro il Monza e quello al 90'+3' contro la Roma. È una piccola “spallettata”, se vogliamo chiamarla così. Non perché ci sia qualcosa di spettacolare nello spostare un difensore in avanti, ma perché Spalletti sa riconoscere caratteristiche che possono essere utili in un contesto diverso da quello abituale. Cambiaso a centrocampo può essere un'altra invenzione E allora anche altre soluzioni che oggi sembrano soltanto ipotesi acquistano un significato diverso. Andrea Cambiaso, per esempio, potrebbe essere utilizzato più dentro al campo per permettere alla Juventus di modificare il proprio sistema e passare, in determinate situazioni, dal 4-2-3-1 al 4-3-3. Non sarebbe un centrocampista naturale. Ma nemmeno Perrotta era nato trequartista. E proprio questa è la lezione più interessante: il ruolo sulla carta non racconta sempre quello che un giocatore può diventare dentro un determinato sistema. Cambiaso possiede qualità tecniche, intelligenza tattica, capacità di occupare gli spazi e soprattutto una conoscenza del gioco che gli permette di adattarsi. Potrebbe quindi diventare una soluzione per dare equilibrio a una squadra che oggi ha bisogno di reinventare la propria mediana. La vera “invenzione” sarà trovare nuove relazioni È qui che si può leggere il lavoro di Spalletti sulla Juventus. Non è detto che dalla situazione attuale debba nascere una rivoluzione tattica come quella di Totti centravanti. Sarebbe impossibile replicare un'idea nata da un talento irripetibile. Ma il principio può essere lo stesso. Douglas Luiz può diventare ancora più centrale nella costruzione. Koopmeiners può recuperare spazio e responsabilità. Cambiaso può essere utilizzato in una posizione diversa. Gatti può diventare l'arma per gli assalti finali. E dalla Next Gen può arrivare una risorsa come Owusu. Non si tratta di sostituire perfettamente gli assenti. Si tratta di compensarli attraverso caratteristiche diverse. Da Totti a Gatti, la lezione è sempre la stessa La Roma di Totti è naturalmente un caso irripetibile. Aveva a disposizione uno dei più grandi talenti della storia del calcio italiano e Spalletti ebbe la capacità di costruirgli intorno una squadra che ne esaltasse le qualità. Ma proprio perché quel precedente è così importante, può essere utile ricordarlo oggi. Perché Spalletti ha già dimostrato che un'emergenza non deve necessariamente restringere le possibilità di una squadra. A volte può allargarle. Quando mancano giocatori importanti, cambiano gli equilibri. E quando cambiano gli equilibri, un allenatore può essere costretto a guardare diversamente ciò che ha a disposizione. La Juventus oggi non ha Totti e non ha bisogno di trovare un nuovo Totti. Ha bisogno di trovare il modo migliore per far convivere e valorizzare i giocatori che Spalletti ha ancora a disposizione. Forse sarà Douglas Luiz accanto a Koopmeiners. Forse sarà Cambiaso dentro il centrocampo. Forse sarà ancora Gatti nell'area avversaria quando resteranno cinque minuti da giocare. Oppure sarà una soluzione che oggi non abbiamo ancora immaginato. Ed è proprio questo il bello dell'emergenza, quando sulla panchina c'è un allenatore come Spalletti: non sai mai se quello che sembra un problema possa diventare, domani, l'idea che cambia una stagione.
PodcastMattioli a RBN: “Douglas Luiz buon giocatore, ma alla Juventus serve altro”
Mattioli a RBN: “Douglas Luiz buon giocatore, ma alla Juventus serve altro”
Il giornalista Mario Mattioli ha rilasciato alcune dichiarazioni a Radio Bianconera, nel corso della trasmissione Fuori di Juve. Queste le sue parole: INFORTUNI "Non sono preoccupato, gli infortuni accadono durante il campionato, ma ora ne stanno accadendo un po' troppi. Ora dovranno salvare la baracca due giocatori che erano stati messi sul mercato, ossia Douglas Luiz e Koopmeiners. Il brasiliano non ha cambiato questo sua andamento lento, strano perché quando era all'estero giocava più veloce. Forse seguire le direttive del tecnico gli rimane difficile. Koopmeiners rimane un mistero, quello in bianconero è diverso da quello conosciuto a Bergamo. Ho sperato che Gasperini lo prendesse a Roma...Detto questo siamo ridotti ad affidarci a due esuberi. Per fortuna sono rimasti, altrimenti non so chi avrebbe giocato". DOUGLAS LUIZ "E' un buon giocatore, ma non quello che serve alla Juve. Sa giocare col pallone ma non riesce a velocizzare i movimenti, gli inserimenti. E' l'unico che sa servire in verticale, ma ci pensa sempre un tempo in più del previsto. E' un problema questo. Forse ha paura di sbagliare? Può essere. Meglio averlo che non averlo comunque adesso. Quando la Juve lo prese fui molto felice, visto cosa aveva fatto in Premier". SASSUOLO "Chi schierare col Sassuolo in attacco? Col Milan Kolo Muani ha toccato tre palle in tutto, io lo metterei nel ruolo in cui ha sempre giocato, ossia laterale a sinistra. Però non lo so, mi dà questa immagine di insipienza generale che non capisco. Woltemade è uno che è molto bravo con i piedi, vediamolo com'è. Con quel fisico deve giocare centravanti, ma anche lui non è abituato a giocare fisso lì. Ma deve abituarsi a farlo". Mentre su Nico Gonzalez: "Lo vedo più vivace, soprattutto più convinto di se stesso. Però questi sprazzi di partite che ha fatto, sinceramente, l'ho visto più determinato. Forse crede ora di più in quello che fa".
Totti esalta Dybala: “Questo è il giocatore che conosciamo, grande inizio di campionato”
Totti esalta Dybala: “Questo è il giocatore che conosciamo, grande inizio di campionato”
L'ex capitano della Roma Francesco Totti ha rilasciato alcune dichiarazioni sui giallorossi, soffermandosi però sull'avvio di stagione di Paulo Dybala. Queste le sue parole, riprese da TuttoJuve: "Le somme si tireranno a febbraio-marzo. Dybala-Malen la coppia più forte della Serie A? Una delle più forti, sono due grandi giocatori che si capiscono a occhio chiuso, spero che possano continuare così. Paulo sta facendo un grande inizio di campionato, dopo le ottime partite di fine anno scorso. Questo è il Dybala che conosciamo, se continuerà così sarà tanta tanta roba".
Conceicao sempre più importante. Tra adeguamento e sirene inglesi
Conceicao sempre più importante. Tra adeguamento e sirene inglesi
Fra i nomi che nella calda Estate di calciomercato sono circolati di più in casa Juventus figura senza ombra di dubbio quello di Francisco Conceiçao. Dopo un'altra stagione da titolarissimo sono stati diversi i club che hanno cercato di intavolare dei discorsi per prelevarlo. In particolare alcune inglesi, Chelsea e Liverpool, hanno tastato il terreno, trovando però la porta sbarrata. Come riportato da TuttoJuve il portoghese infatti non avrebbe mai preso in considerazione l'idea di lasciare Torino, preferendo rimanere come titolare sotto la guida di Spalletti. Il suo contratto è ancora lontano dalla scadenza (2030), ma ora potrebbero essere ridiscussi degli adeguamenti come pegno per la fedeltà dimostrata.
Kalulu ha la fila dalla Premier League. In testa c’è il Manchester United
Kalulu ha la fila dalla Premier League. In testa c’è il Manchester United
Pierre Kalulu è ormai considerabile uno dei pretoriani di Spalletti e più in generale della Juventus. Quando arrivò dal Milan c'erano aspettative relative e in pochi avrebbero scommesso su un'affidabilità tanto decisiva e continua. Ad ogni modo, come per ogni giocatore che raggiunga un determinato grado di continuità, ora il profilo del francese viene accostato a varie squadre. In particolare, come riportato da fussball-news.de, i riflettori puntati su Kalulu provengono dalla Premier League. In testa c'è il Manchester United, che ha mandato in più occasioni degli osservatori per seguirlo, ma si rilevano interessamenti anche da parte di Liverpool, Aston Villa e Tottenham.
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