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PodcastLa Juve di Spalletti questa volta non avrà alibi: il messaggio di Chiellini
La società sta facendo il possibile per allestire una rosa all'altezza della Juve, poi la palla passerà a Spalletti e ai suoi ragazzi, Chiellini non ha dubbi sul rafforzamento della truppa. Non ci saranno più scuse, il minimo sindacale è il ritorno in Champions League. Per il prestigio, ma soprattutto per le note questioni economiche, i mancati introiti per la mancata qualificazione sono uno dei motivi per cui fare mercato per Carnevali e Massara è più complicato. La passta stagione, parliamoci chiaro, è stato fallimentare, anche perché l'obiettivo era a portata di mano, salvo poi il crollo della squadra squadra, forse mentale, a pochi metri dal traguardo. Come sempre responsabilità da distribuire. Tra società, alias Comolli, per un mercato disastroso e Spalletti che probabilmente preparò male le ultime gare, va ricordato che arrivò all'undicesima giornata. Attenzione, non si salvano i giocatori, cui è mancata la personalità nel momento decisivo della stagione.
Questa volta ci sono tutti i presupposti per rivedere una Juve all'altezza. Sull'argomento chiaro il messaggio di Chiellini: “Quest'anno Spalletti parte dall'inizio e per un tecnico è importante. Abbiamo acquistato personalità e solidità, la squadra è più forte, saremo competitivi. Peccato per l'infortunio di Yildiz”. Dunque testa bassa e pedalare, senza perdere mai di vista l'obiettivo e soprattutto con la consapevolezza di indossare una maglia tanto prestigiosa, quanto pesante. Sinonimo di responsabilità maggiore rispetto a chi frequenta altri lidi calcistici. Gli ultimi giorni di mercato rafforzeranno ulteriormente la rosa di Spalletti. Bisogna provare ad arrivare fino in fondo in Europa League. Rispetto al campionato, come ha sottolineato Chiellini, l'Inter è in vantaggio su tutte. Guai però a partire battuti in partenza. Il calcio spesso regala situazioni inaspettate e, nel caso, la Juve deve farsi trovare pronta.
28 agosto 2005, Juventus-Chievo 1-0: l’inizio di una stagione che nessuno poteva immaginare
Il 28 agosto 2005 la Juventus iniziava il campionato di Serie A con una vittoria di misura sul Chievo. Al Delle Alpi finì 1-0, grazie al gol di David Trezeguet, in una partita che oggi viene ricordata con un significato completamente diverso rispetto a quello che aveva quel giorno.
Una Juventus già fortissima
Fabio Capello poteva contare su una squadra costruita per vincere ancora. In campo c'erano campioni come Gianluigi Buffon, Lilian Thuram, Fabio Cannavaro, Gianluca Zambrotta, Pavel Nedved, Patrick Vieira, Emerson, Mauro Camoranesi, Zlatan Ibrahimovic e David Trezeguet.
Il Chievo provò a rendere complicata la serata ai bianconeri, ma la Juventus prese progressivamente il controllo della gara. Al 36' arrivò il gol decisivo: Trezeguet trovò la rete che regalò alla squadra di Capello i primi tre punti della stagione.
Non fu una partita spettacolare, ma fu una vittoria concreta, esattamente nello stile di quella Juventus. Una squadra piena di campioni, profonda in ogni reparto e con l'obiettivo dichiarato di continuare a dominare il calcio italiano.
Nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo
Guardando oggi quella formazione e quel primo successo, è impossibile non pensare a ciò che sarebbe accaduto nei mesi successivi.
Quella stagione, iniziata con la Juventus apparentemente lanciatissima verso un altro Scudetto, sarebbe infatti diventata una delle più tormentate e discusse della storia del calcio italiano. Pochi mesi dopo sarebbe esploso il caso Calciopoli, con le sentenze dell'estate 2006 che portarono alla revoca dello Scudetto 2004-05, alla retrocessione della Juventus in Serie B e a una frattura destinata a lasciare strascichi per molti anni.
Quel 28 agosto, però, nessuno poteva immaginarlo.
Al Delle Alpi c'era soltanto una Juventus fortissima, appena rinforzata dall'arrivo di Vieira e pronta a cominciare una nuova stagione da protagonista.
Juventus-Chievo 1-0 fu semplicemente la prima tappa di un'annata che, da lì a meno di un anno, avrebbe cambiato per sempre la storia recente della Juventus.
Buon compleanno Padovano e McKennie: due storie, un’unica anima bianconera
Due compleanni, due epoche, la stessa capacità di conquistare la Juventus. Oggi la Juventus festeggia Michele Padovano e Weston McKennie, due giocatori appartenenti a generazioni completamente diverse, ma accomunati da una caratteristica: essere arrivati a Torino senza l'etichetta del grande campione e aver saputo conquistare, con il tempo, un ruolo importante in bianconero.
Padovano, dalla provincia alla notte della Champions
Michele Padovano arrivò alla Juventus nel 1995, dopo le esperienze con Cosenza, Pisa, Napoli e Genoa. Non era certamente il nome più altisonante della rosa, ma nella Juventus di Marcello Lippi riuscì rapidamente a diventare una pedina preziosa.
Con la maglia bianconera conquistò Scudetto, due Supercoppe italiane, Champions League e Coppa Intercontinentale, diventando protagonista soprattutto nella straordinaria stagione europea del 1995-96.
La sua immagine è inevitabilmente legata alla notte del 22 maggio 1996. Nella finale di Champions League contro l'Ajax, Padovano entrò in campo e trasformò uno dei rigori della serie che consegnò alla Juventus la Coppa dei Campioni. Ma già nei quarti di finale contro il Real Madrid era stato decisivo, segnando il gol del definitivo 2-0 che aveva qualificato i bianconeri alla semifinale.
Il lungo calvario dopo il calcio
La carriera di Padovano sarebbe stata però segnata anche da una lunghissima vicenda giudiziaria. Arrestato nel 2006 nell'ambito di un'inchiesta sul traffico di droga, trascorse mesi tra carcere e domiciliari e affrontò un procedimento durato anni.
Nel 2023 è arrivata l'assoluzione definitiva, chiudendo un calvario che aveva profondamente segnato la sua vita. Una storia difficile, affrontata sempre proclamando la propria innocenza, che rende ancora più significativo ricordare oggi il Padovano calciatore e protagonista di una delle Juventus più vincenti della sua epoca.
McKennie, dal rischio di essere fuori alla centralità assoluta
Ventidue anni dopo Padovano, la Juventus ha accolto Weston McKennie. Anche l'americano, arrivato dallo Schalke 04 nel 2020, non sembrava inizialmente destinato a diventare un punto fermo della squadra.
Dopo il prestito al Leeds nel 2023, McKennie tornò a Torino in una situazione tutt'altro che semplice: sembrava addirittura fuori dal progetto Juventus, ma invece di arrendersi riuscì a riconquistarsi spazio, fiducia e centralità.
Da quel momento è diventato una costante per gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina bianconera, fino ad arrivare alla Juventus di Luciano Spalletti, nella quale è diventato una delle pedine più importanti e duttili della rosa.
La Juventus stessa ha recentemente sottolineato come McKennie sia diventato un vero e proprio punto di riferimento, rinnovandogli il contratto fino al 2030. La sua capacità di giocare praticamente ovunque, dal centrocampo alla fascia, fino alla difesa e persino in posizione offensiva, lo ha trasformato in una risorsa preziosa per il gruppo.
Due storie diverse, la stessa anima bianconera
Padovano e McKennie appartengono a epoche diverse e hanno vissuto percorsi completamente differenti. Ma entrambi rappresentano bene una caratteristica che alla Juventus ha spesso fatto la differenza: la capacità di conquistarsi il proprio posto sul campo.
Padovano è arrivato fino alla Champions League e alla Coppa Intercontinentale. McKennie, dopo essere sembrato addirittura fuori dai piani della società, si è trasformato in un punto fermo della Juventus del presente.
Due storie diverse, dunque, ma entrambe profondamente bianconere.
Buon compleanno Michele, buon compleanno Weston.
“Togliere pressione”: la lezione di Sinner che Spalletti può portare dentro la Juve
Non è stata soltanto una visita. Jannik Sinner è stato ospite della Juventus, si è allenato nelle strutture bianconere e ha avuto modo di incontrare Luciano Spalletti e la squadra. Un rapporto che nasce anche dalla qualità del centro sportivo e del J|Medical, strutture che il numero uno del tennis mondiale conosce già e che utilizza quando si trova in zona.
Ma a colpire, più della visita in sé, sono state le parole che Spalletti ha scelto di riportare durante la conferenza stampa. L'allenatore della Juventus ha definito Sinner “il Maradona del tennis” e ha sottolineato soprattutto un concetto espresso dal campione altoatesino: “Bisogna focalizzarsi sulla scelta da fare per togliere la pressione del momento”.
Una frase apparentemente semplice, ma che Spalletti ha voluto sottolineare. E forse non è un caso.
La lezione di Sinner alla Juventus
Tennis e calcio sono sport profondamente diversi. Nel primo sei solo davanti al problema, nel secondo hai dieci compagni che condividono con te responsabilità, movimenti e decisioni. Ma c'è un elemento che li accomuna: quando arriva il momento della pressione, la qualità della scelta diventa determinante.
Sinner lo sa bene. Quando si trova davanti a un punto importante non può permettersi di pensare al risultato, al pubblico, alla possibilità di perdere o alla pressione che cresce. Deve concentrarsi sul colpo successivo, sulla scelta tecnica da fare e sulla sua esecuzione.
È proprio questo il passaggio che può diventare una lezione per la Juventus di Spalletti.
Frosinone, quando la pressione ha cambiato la Juve
Il collegamento con la prima giornata di campionato viene quasi naturale. A Frosinone la Juventus ha giocato un'ora abbondante di ottimo calcio, creando diverse occasioni per chiudere la partita. Avrebbe potuto segnare il secondo gol e mettere definitivamente al sicuro il risultato, ma non ci è riuscita.
Il problema non è stato soltanto non aver trovato il 2-0. È quello che è successo dopo.
Quando il Frosinone ha iniziato a spingere con maggiore intensità, mettendo in campo soprattutto fisicità e aggressività, la Juventus ha progressivamente perso quella sicurezza mostrata nella prima parte della partita. Ha iniziato a liberarsi del pallone, a giocare meno e a pensare maggiormente alla possibilità di subire il pareggio.
Eppure, per gran parte della ripresa, il Frosinone non ha costruito occasioni clamorose. La grande paura è arrivata praticamente all'ultimo respiro, quando il colpo di testa che poteva valere l'1-1 si è stampato sulla traversa.
Bastavano pochi centimetri in meno e oggi parleremmo di una Juventus che ha buttato via due punti.
Non pensare al pericolo, pensa alla giocata
Ed è qui che la frase di Sinner assume un significato particolare.
La Juventus, nel momento in cui ha sentito crescere la pressione, avrebbe dovuto continuare a concentrarsi sulla scelta successiva: uscire dal pressing, trovare l'uomo libero, gestire il possesso, attaccare lo spazio, ripartire quando c'era la possibilità.
Non significa giocare senza prudenza. Significa non trasformare la prudenza in paura.
Perché quando inizi a giocare pensando soltanto a non prendere gol, rischi proprio di mettere l'avversario nelle condizioni di segnare.
È quello che è sembrato accadere a Frosinone. La Juventus aveva un vantaggio tecnico evidente, ma per alcuni minuti ha smesso di sfruttarlo. Non è riuscita a trasformare la propria superiorità in controllo e, soprattutto, non ha trovato quelle ripartenze che avrebbero potuto chiudere definitivamente la partita.
Il calcio non è il tennis, ma la testa funziona allo stesso modo
Naturalmente non si può pretendere di trasferire automaticamente un principio dal tennis al calcio. Sinner è responsabile della propria scelta, mentre un calciatore deve rispettare un sistema, leggere i movimenti dei compagni e dell'avversario e prendere decisioni all'interno di una struttura collettiva.
Ma il principio mentale resta valido.
Quando la partita si sporca, quando l'avversario alza il ritmo, quando il risultato comincia a pesare, il giocatore forte deve continuare a pensare alla giocata e non alla paura di sbagliare quella giocata.
È anche una questione di personalità. La tecnica permette di fare una determinata giocata, la tattica indica dove farla, ma è la personalità che permette di farla anche quando il momento della partita suggerirebbe di nascondersi.
La differenza tra Frosinone e un avversario più forte
Contro il Frosinone la Juventus è riuscita comunque a portare a casa la vittoria. La traversa ha evitato che l'ultimo assalto producesse una beffa e il risultato ha protetto una prestazione che, per almeno un'ora, aveva mostrato segnali molto positivi.
Ma contro un avversario di livello superiore lo stesso atteggiamento potrebbe costare molto di più.
Una squadra più forte avrebbe probabilmente sfruttato meglio quei palloni persi, quegli attacchi non portati fino in fondo e quella difficoltà nel gestire la pressione. E allora il problema non sarebbe più soltanto aver rischiato l'1-1 al novantesimo: potrebbe diventare una partita persa.
È proprio in quei momenti che la Juventus dovrà dimostrare di essere cresciuta rispetto al passato.
Spalletti non vuole una Juventus senza pressione
Forse è questo il messaggio più interessante nascosto dietro le parole di Spalletti su Sinner. L'allenatore non può eliminare la pressione e probabilmente non vuole nemmeno farlo.
La Juventus è una squadra chiamata a vincere, a competere per obiettivi importanti e a gestire partite nelle quali ogni errore può avere un peso enorme. La pressione farà parte della stagione.
Quello che Spalletti può insegnare ai suoi giocatori è un'altra cosa: come convivere con quella pressione senza permetterle di modificare il proprio modo di giocare.
Sinner, in fondo, ha spiegato una delle regole più semplici dello sport di alto livello: non puoi controllare il risultato, puoi controllare la scelta che fai per arrivarci.
La Juventus dovrà imparare a fare la stessa cosa.
Spalletti non ha bisogno che i suoi diventino Sinner. Ha bisogno che, quando arriva la pressione, ricordino la sua lezione: smettere di pensare al pericolo e concentrarsi sulla giocata successiva.
Europa League, conosciamo tutte le avversarie della Juventus
Il sorteggio della fase a gironi della UEFA Europa League 2026/27 si è svolto oggi nel Principato di Monaco. Per la Juventus si prospetta un percorso tutto sommato equilibrato, dove le insidie maggiori saranno rappresentate da avversarie spagnole e olandesi, mentre le sfide sulla carta più accessibili la vedranno impegnata contro compagini di movimenti calcistici minori (Cipro, Ungheria e Israele).
I bianconeri partono favoriti contro tutte le rivali, sulla carta, e l'urna ha evitato l'incrocio contro il declassato Lione di Openda, mina vagante, e altre squadre storiche come il Benfica e il Marsiglia. Anche il Leverkusen, sconfitta alcune edizioni fa in finale dall'Atalanta (ultima italiana ad alzare la coppa), è stato evitato. È bene, tuttavia, non prendere sottogamba nessun impegno, poiché l’effetto sorpresa potrebbe rappresentare l’insidia più grande.
Andiamo dunque ad approfondire la conoscenza di queste otto squadre cercando di sviscerarne pregi e difetti, tenendo conto chiaramente di una formula che non prevede il doppio incontro e in cui l’effetto casa/trasferta può spostare molto gli equilibri di forza.
Real Sociedad (prima fascia)
I baschi vantano una solida tradizione europea. Questo aspetto va certamente sottolineato, trattandosi di una competizione all’interno della quale figurano molte società prive di uno storico significativo in ambito continentale. La Real Sociedad si distingue nel panorama spagnolo ed europeo per un'identità tattica definita, un modello di gestione virtuoso e un'impronta societaria fortemente radicata nel territorio basco. L’anno scorso, peraltro, ha coronato una stagione importante vincendo la Copa del Rey in finale contro l’Atlético Madrid (4-3 ai rigori, dopo il 2-2 nei 120 minuti). L’inizio di stagione, tuttavia, è cominciato male con due sconfitte su due in Liga.
Sotto la guida di Matarazzo, tecnico statunitense con chiare origini italiane e con esperienza pluriennale in Bundesliga, la squadra pratica un calcio di possesso posizionale ma verticale, flessibile e con una riconquista molto feroce. Gli elementi di spicco, nonché giocatori chiave per la riuscita di questo modello di gioco, sono indubbiamente Oyarzabal, neo campione del mondo e protagonista assoluto nella campagna spagnola conclusa col trionfo del MetLife Stadium, e Kubo, esterno offensivo giapponese. Non mancano poi i prodotti della Zubieta (la cantera del club) come Gorrotxategi, cervello ed equilibratore della squadra, capace di garantire copertura alla linea difensiva, schermare le linee di passaggio centrali e gestire l'uscita del pallone sotto pressione.
Il mercato ha poi portato in prestito dal Chelsea il centrale difensivo Sarr, che aggiunge fisicità ed esperienza internazionale al reparto arretrato.
Sarà sicuramente un vantaggio affrontarla allo Stadium evitando l’ostica trasferta all’Anoeta di San Sebastián; in particolare, la gestione delle forze con il doppio impegno risulterà chiave per i baschi, che praticano un calcio molto dispendioso sul piano fisico pur non disponendo di una rosa particolarmente profonda.
AZ Alkmaar (prima fascia)
L'AZ Alkmaar di Lee-Roy Echteld si conferma un modello di sostenibilità ed eccellenza tattica nel calcio olandese, trovando il giusto compromesso tra la valorizzazione dei giovani attraverso un calcio identitario e il raggiungimento degli obiettivi sportivi. Vincitore della Coppa d’Olanda l’anno scorso (battendo in finale l’altra olandese sorteggiata con la Juventus, il NEC), l’AZ ha stravinto anche la Supercoppa olandese strapazzando il PSV con un netto 4-0.
Nel suo fluido 4-2-3-1, la regia di Clasie e Peer Koopmeiners (fratello del bianconero Teun) garantisce equilibrio, mentre Smit e Stengs rifiniscono tra le linee per l'attaccante Meerdink e gli esterni Daal e Patati, supportati dalle continue e spregiudicate sovrapposizioni dei terzini.
Occhio al pressing alto e aggressivo che soffoca la prima costruzione, alle verticalizzazioni rapide in transizione e a un modello societario basato sui dati che permette, anno dopo anno, di sostituire i talenti ceduti senza perdere competitività (Parrot al Betis l'ultima vendita illustre).
I bianconeri, che affronteranno gli olandesi all’AFAS Stadion di Alkmaar (piccolo gioiello da 20.000 posti), dovranno uscire bene dalla prima pressione per trovare profondità alle spalle di una linea difensiva molto alta e non impeccabile. L’età media, molto verde, potrebbe rappresentare un altro punto a favore della Juve, soprattutto nella gestione dei momenti chiave della partita.
Rennes (seconda fascia)
Il Rennes è un club storico della Ligue 1, noto per la sua strategia di mercato basata sulla valorizzazione dei giovani (per lo più francesi), poi rivenduti per generare ricche plusvalenze. La cessione di Jérémy Jacquet al Liverpool per oltre 60 milioni di euro è emblematica di questo indirizzo societario, per quanto sul piano prettamente di campo stia costando molto caro al tecnico Franck Haise, alle prese con grandi difficoltà in questo inizio di stagione.
L'impianto tattico del classico 4-4-2, che diventa 4-2-4 in fase di possesso, è rimasto intatto. Se da un lato la prolificità offensiva mostrata l’anno scorso e impreziosita dal titolo di capocannoniere di Lepaul non è in discussione, vista anche l'acquisizione di Mayenda dal Sunderland, la cessione di Jacquet non è stata minimamente assorbita finora. La squadra subisce troppi gol e questo rappresenta uno dei punti deboli su cui la Juventus dovrà far leva. Anche in questo caso la gara si disputerà a Torino, garantendo il vantaggio di evitare l’atmosfera del Roazhon Park.
Ferencváros (seconda fascia)
Veniamo ai campioni della Coppa d’Ungheria, che la Juve dovrà affrontare in trasferta. Passati dal biennio firmato Robbie Keane alla guida di Balázs Borbély, gli ungheresi si schierano con un 3-4-3 aggressivo e offensivo, costruito attorno al tridente Yusuf–Zachariassen–Levi. Il centrocampo bilancia copertura e creatività ed è guidato da Naby Keïta (ex Liverpool), vero leader ed elemento di caratura della squadra. Da rimarcare la retroguardia affidabile, che concede pochissimo (una media di un gol subito ogni due partite), composta da elementi validi anche in fase di prima costruzione.
I principali punti deboli del Ferencváros derivano dall'atteggiamento aggressivo del loro 3-4-3. Proiettando i quinti molto alti, la squadra concede ampi spazi sui corridoi esterni e soffre tremendamente il ribaltamento di fronte, mettendo in difficoltà i braccetti difensivi nell'uno contro uno in velocità.
La rapidità e la tecnica nell'uno contro uno di Conceição&CO potrebbe risultare decisiva, anche perchè quando costretto a gestire un possesso palla prolungato contro difese chiuse, il Ferencváros tende a diventare prevedibile, affindosi quasi esclusivamente alle giocate di Keita e commette errori nelle spaziature e nelle marcature preventive.
Celta Vigo (terza fascia)
Altra trasferta ostica è senza dubbio quella in terra galiziana. Al Balaídos di Vigo, la Juventus troverà il Celta di Claudio Giráldez. Anche qui milita uno degli eroi della nazionale spagnola vittoriosa sotto la guida di De la Fuente: il bomber Borja Iglesias. Insieme a Iago Aspas, veterano trentanovenne e bandiera assoluta del club, guida la squadra sul piano della leadership.
I principali punti di forza risiedono nella costante superiorità numerica sulle corsie esterne, dove Álvarez e Rueda macinano chilometri garantendo qualità, e a centrocampo, reparto in cui Moriba supporta le geometrie di Miguel Román. La squadra si muove a memoria, mostrando grande maturità nell'interpretazione dei principi del tecnico.
Va detto però, e qui arrivano le buone notizie per la Juve, che mantenere una linea difensiva molto alta espone i galiziani a rischi enormi sulle verticalizzazioni veloci qualora si eluda la prima pressione (tema attualissimo in casa bianconera). Il dispendio energetico di un calcio così intenso è un altro fattore determinante, poiché le alternative nelle rotazioni non sono all’altezza dei titolari per limitare i cali fisici nel finale. Davanti la manovra dipende ancora fortemente dall'estro di Iago Aspas, ma a 39 anni il doppio impegno potrebbe offuscarne la brillantezza.
Omonia Nicosia (terza fascia)
L'Omonia Nicosia del norvegese Henning Berg, squadra cipriota campionessa in carica del proprio campionato, è una squadra pragmatica. Basata su un 4-2-3-1 compatto e organizzato, concede pochissimo spazio centrale grazie al blocco medio-basso guidato dalla cerniera Eiting–Marić e dalla fisicità dei centrali Duverne e Šatka. La Juventus li affronterà allo Stadium, per cui è facile prevedere la classica partita ostica con spazi intasati, dovendo disinnescare le ripartenze in verticale e i duelli fisici con Dion, centravanti francese esperto e spigoloso.
Per caratteristiche, vista la solidità difensiva, la rapidità nelle transizioni e l'impatto sui calci piazzati, giocare in trasferta agevolerà molto i ciprioti. Al contrario, l'Omonia fatica nel possesso posizionale quando deve scardinare blocchi bassi e va in affanno nella prima costruzione se aggredito da un pressing alto e feroce.
NEC Nijmegen (quarta fascia)
Dick Schreuder e il suo NEC rappresentano per gli amanti della tattica e per gli appassionati del calcio offensivo un vero e proprio fenomeno da studiare. Il tecnico olandese attua infatti una versione rivoluzionaria del 3-4-2-1: una struttura iper-offensiva in cui i quinti giocano da ali, i braccetti si sovrappongono e persino il centrale difensivo si proietta in avanti dopo ogni scarico per creare superiorità numerica e opzioni di triangolazione costante. La parola d’ordine dopo ogni passaggio è semplicemente "correre in avanti".
La forza della squadra risiede nella varietà e nella gestione del caos: il NEC attacca simultaneamente in ampiezza, in verticale e per vie centrali, disinteressandosi del controllo posizionale rigido. Attraverso un pressing a uomo aggressivo, passaggi verticali ad alto rischio e la ricerca delle seconde palle, la squadra forza continue transizioni veloci.
Non si tratta di sconsideratezza "kamikaze", ma di una precisa codifica tattica basata su sincronismi perfetti e letture corali del terzo uomo. Ispirandosi a Bielsa e Flick, ma con un’interpretazione ancora più radicale, Schreuder accetta consapevolmente la vulnerabilità difensiva in cambio di una saturazione sistematica della fase d’attacco, creando un volume impressionante di palle gol. L’anno scorso, grazie a questo calcio spregiudicato, De Enige Echte, così chiamati localmente in olandese, sono riusciti a raggiungere la finale di Coppa d’Olanda (persa 5-1 contro l’AZ) e a sfiorare la qualificazione in Champion's League.
Inutile dire che la citata vulnerabilità difensiva è ciò su cui la Juve dovrà puntare. Assorbire il caos organizzato avveersario senza andare in confusione, sfruttando poi i limiti tecnici individuali di una squadra in cui l’esperienza di Tadić rappresenta il riferimento massimo. Non vanno sottovaluti neanche Monteiro (protagonista al Mondiale con Capo Verde), il danese Bischoff, ex Salisburgo eil veterano trentottenne Tjaronn Chery.
Hapoel Beer Sheva (quarta fascia)
L'Hapoel Beer Sheva è una squadra pragmatica e intensa, guidata da una spiccata fisicità e dal calore del proprio fortino casalingo, il Turner Stadium.
Il suo principale punto di forza risiede nella solidità difensiva e nell'efficacia del gioco aereo, doti che le permettono di difendere con un blocco solido per poi colpire con transizioni offensive veloci sugli esterni ed essere estremamente pericolosa sui calci piazzati.
Di contro, i suoi punti deboli affiorano quando subisce un pressing alto, a causa dei limiti tecnici nella costruzione dal basso, o quando deve affrontare difese molto chiuse, dove mostra lentezza di manovra e poca qualità nell'ultimo passaggio. Soffre inoltre di una cronica mancanza di un bomber da venti gol e di cali di compattezza nelle gare in trasferta. Da tenere d'occhio l'attccante giamaicano Javon East, partito benissimo in questa stagione, e l'isaraelinao Zahi Ahmed, dotato di buona tecnica e dribbling efficace.
Leao, finita la telenovela. Lascerà il Milan e si trasferirà al Galatasaray
Fra le telenovele interminabili di questo mercato ha spiccato senza dubbio quella inerente a Rafael Leao. Il portoghese aveva di fatto annunciato l'addio prima del Mondiale, poi sembrava aver ritrattato e infine, dopo che Amorim lo ha escluso dal progetto tecnico, saluterà il Milan.
Come riferito da SkySport Leao si accaserà in Turchia, più precisamente al Galatasaray, che ha messo sul piatto 40 milioni più tre bonus. per il calciatore invece è pronto un lauto stipendio, da circa un milione di euro al mese.
PodcastDi Livio a RBN: “Perché la Juventus non dovrebbe lottare per lo scudetto?”
Angelo Di Livio a Radio Bianconera, durante Fuori di Juve, ha parlato del mercato e dell'inizio di stagione della Juventus.
Come giudichi ad oggi il mercato della Juventus?
"Io credo che siano stati fatti dei buonissimi acquisti. Con Lucumì-Bremer-Kalulu la Juventus ha una delle difese più forti d'Italia, a cui aggiungo un elemento come Celik. Poi hanno investito su un talento come Alajbegovic. Sono rimasto male di non averlo visto a Frosinone, perché questi giocatori vanno coinvolti anche solo per quindici minuti. Con l'infortunio di Yildiz avrà piu spazio. Kessié poi è un giocatore completo, si inserisce ed imposta. Porterebbe qualità al reparto. Certo, mancherebbe un attaccante diverso da Kolo Muani; a me piace molto Mateta, ma anche Sorloth devo dire. Il norvegese mi piace in particolare per la prestanza e per la cattiveria. Non so poi che cosa vuole fare David, se può andare via. Nonostante tutto comunque ripeto che vedo la Juventus come una buona squadra. L'Importante è che non ne osserviamo al vecchia versione, come accaduto a Frosinone. Sotto porta bisogna migliorare tanto".
Cambiaso al momento è un elemento bocciato?
"Io vorrei capire che cosa vuole fare. In questo momento preferisco tutta la vita Celik adattato a sinistra. Il turco è funzionale, mentre Cambiaso ad oggi è troppo deludente. Non riesce a ritrovare sé stesso, perché in realtà avrebbe veramente tutto. Ha un piede delicato, ma ad oggi è troppo sotto al suo potenziale".
Che idea ti sei fatto sulle dichiarazioni di Spalletti su Kolo Muani dopo la partita contro il Frosinone?
"Quello è Spalletti. Lui vuole spronare il giocatore, che ha mancato un gol incredibile. Anche Conceicao ha sbagliato una grande occasione, ma è stato dentro la partita. Devo dire però che forse avrebbe avuto più senso un faccia a faccia con il francese, piuttosto rilasciare queste dichiarazioni davanti alle telecamere. Su queste cose la gente ci marcia e la Juventus ha sempre i fucili puntati contro".
Per Spalletti si può dire che non ci sono alibi quest'anno?
"Quando sei in un grande club devi avere anche un po' di pressione. Perché non dovrebbe lottare per vincere lo scudetto? La Juventus si è rinforzata e quest'anno vogliamo vedere dei miglioramenti. Serve quella voglia di spaccare la partita, che ad oggi manca. Mi auguro che si possano fare dei passi avanti".
De Paola a TMWRadio: “Kessié sarebbe fondamentale per cambiare assetto”
Il giornalista Paolo De Paola ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla Juventus a TMWRadio. Queste le sue parole:
"Kessié è un giocatore che manca e questo colpo sarebbe fondamentale per cambiare l'assetto della squadra. Manca ancora un centravanti come Sorloth e Kolo Muani non basta. Anche l'infortunio di Yildiz ha un peso, ma quantomeno c'è un doppione come Alajbegovic. Per il resto c'è questa grande epurazione, che ha visto tanti esuberi lasciare Torino. Lo spogliatoio è in ebollizione da anni, ma perlomeno ora si è messo mano. Nel complesso non so se sia più forte, va valutata nelle mani di Spalletti".
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