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Juve, finalmente Lucumi e sembra il giorno anche di Vicario
Juve, finalmente Lucumi e sembra il giorno anche di Vicario
In casa Juve ci si gode l'ultimo arrivato, il difensore Lucumi, ma a meno di una settimana dall'inizio del campionato ci si interroga ancora sul nome del portiere più adatto – o facilmente contrattualizzabile – per difendere i pali “insicuri” della porta. Effettivamente le tempistiche del mercato messo in atto dalla dirigenza bianconera lasciano qualche perplessità, a dimostrazione comunque di quanto sia stato difficile classificare le operazioni in base alle priorità, alle richieste (pressanti) dell'allenatore e ai compromessi necessari per portare a termine anche la più banale delle operazioni. Lucumi è certamente quella meglio riuscita nel rapporto qualità/prezzo ed esperienza. Bologna e Juventus sapevano che avrebbero dovuto aspettare qualche settimana di più, spinti dalla necessità di trovare un accordo senza fronzoli, vista la convinta volontà del calciatore di vestire assolutamente il bianconero nonostante sirene estere e anche quelle di un Como alla ricerca di forza e esperienza per il suo primo anno di champions. Decaduta la clausola rescissoria fissata a 28 milioni e attesa la fine dei mondiali, ci si è palleggiati la palla fino a raggiungere l'accordo per 20 milioni – compresi i 2 di eventuali bonus – e l'aggiunta di un extra pari al 10% sull'eventuale rivendita. Ancora aperta l'ipotesi, concretizzabile già in giornata, di una cessione a titolo definitivo di Cabal in direzione opposta, anche se nell'ultima settimana si sono fatte avanti Sassuolo e Monza per accaparrarsi, con la formula però del prestito secco, il difensore prelevato due anni fa dal Verona per 11 milioni.  Portiere – La Juve, tassello dopo tassello, sta cominciando a prendere quella forma che tanto piace al suo allenatore pur mancando un regista top, anche se si è avallata l'idea di puntare su Douglas Luiz, un attaccante d'area e senza dubbio – potendo – anche un portiere con la giusta dose di esperienza e non solo nei piedi. Nelle ultime settimane sono circolati più nomi che certezze e la Juve non ne è uscita assolutamente bene. La rincorsa alla figurina perfetta era cominciata con gli ultimi svarioni di Di Gregorio al termine dello scorso campionato e si è trascinata, tra mille balzelli confusi, fino alla retromarcia di Suzuki e al tentativo dell'Aston Villa di ributtare nella mischia il nome del Dibu Martinez. Qualcosa, o qualcuno, ha provato a giocare sporco e quindi è rispuntato il nome di Vicario che a questo punto ridiventa la prima certezza post confusione. La giornata di oggi sembra essere quella decisiva perché nella tarda serata di ieri (prima dell'ultima amichevole di questa sera), la società bianconera ha voluto mettere le cose in chiaro con chi ha giocato su più tavoli. Dal rischio intervento alla mano per Martinez, agli impegni in Coppa d'Asia per Suzuki, fino al giro di parole di Aston Villa e Psg, la Juve ha deciso di puntare dritta sul portiere del Tottenham. In giornata l'annuncio battezzato anche da tre grandi ex numeri uno del passato come Tacconi convinto che «Vicario, già nel giro della Nazionale, al Totthenam ha maturato un'esperienza importante», o Buffon sicuro che «...affidabile e funzionale alle richieste di Spalletti, sarebbe un'operazione intelligente», così come il laconico Zoff che ne intravede «bravura e miglioramenti maturati in Premier». Stasera riapre lo Stadium per la consueta partitella in famiglia con la Next Gen, purtroppo reduce dalla prematura eliminazione in Coppa Italia patita ai rigori dal Forlì. Sperando che il tifo a favore prevalga, nei 90 minuti, su dubbi e mugugni. 
Juventus 2026-2027: acquisti e cessioni ufficiali, formazione tipo
Juventus 2026-2027: acquisti e cessioni ufficiali, formazione tipo
In attesa dell'apertura ufficiale del calciomercato estivo in programma il 1° luglio, la Juventus ha già salutato alcuni elementi che hanno fatto parte della rosa nell'ultima stagione, su tutti i serbi Vlahovic e Kostic, per scadenza di contratto. Rientrati dai prestiti ben cinque elementi, anche se per alcuni di loro ci sono già trattative in corso per una nuova cessione. Colpo in prospettiva per i bianconeri, che dal Tolosa prelevano Louis Reynaud, difensore classe 2008: il ragazzo ha già esordito in prima squadra in Coppa di Francia. Jeremie Boga è stato riscattato dalla Juventus: al Nizza 4,75 milioni di euro, mentre il calciatore firma un nuovo contratto valido fino al 30 giugno 2029. Dal MVV Maastricht (Olanda), sbarca a Torino un altro classe 2008: si tratta del terzino sinistro belga Antoine Beydts, di cui si dice un gran bene. Partirà dalla Primavera di mister Padoin. Pedro Felipe, difensore classe 2004, rientra dal prestito al Sassuolo: andrà in ritiro con la juve, poi si cercheranno altre destinazioni. Giacomo Faticanti è stato riscattato dalla Juventus dal Lecce per 1 milione di euro, ed è stato girato in prestito all'Avellino assieme a Brando Moruzzi. Dopo il riscatto da parte dell'Avellino, il portiere Giovanni Daffara è stato controriscattato dalla Juventus e poi rivenduto a titolo definitivo al Parma per 6 milioni di euro e il 20% sulla rivendita a favore della Signora. Jeff Ekhator è un calciatore della Juventus: al Genoa 16 milioni più 2 di bonus per l'attaccante di 19 anni. Ai rossoblu, che mantengono anche il 15% sulla rivendita, finisce a titolo definitivo David Puczka per 6 milioni con i bianconeri che mantengono il 20% sulla rivendita. Il Racing Santander ha riscattato il difensore classe 2003 Facundo Gonzalez: alla Juventus 2,5 milioni di euro. Alessandro Pietrelli (2003), rientrato dal prestito al Venezia, si trasferisce al Vicenza in prestito con diritto di riscatto e controriscatto in favore della Juventus. Allo stesso tempo, la Juve mette sotto contratto fino al 2028 Daniel Okolo, centravanti classe 2007 ex Triestina e Cesena, che andrà a rafforzare inizialmente la formazione NextGen. Alessio Marcu, portiere classe 2007, dopo una sola stagione torna al Grosseto.  Ismael Konate, centravanti classe 2006 si trasferisce dall'Empoli alla Juventus a titolo definitivo. I bianconeri, invece, cedono a titolo definitivo Gianmarco Di Biase, attaccante classe 2005, al Crawley Town (League Two inglese). Con un vero e proprio blitz, Carnevali e Massara soffiano alla Roma a parametro zero Zeki Celik (29 anni), terzino turco per il quale la Juve pagherà 1 milione di euro di commissioni. L'ex giallorosso ha firmato un contratto triennale.  Lois Openda si trasferisce in prestito secco al Lione fino al 30 giugno 2027: nelle classe della Juventus 3,5 milioni di euro, con i francesi che si accollano tutto l'ingaggio del belga. Doppo 15 anni, Simone Scaglia lascia la Juve: 13 presenze e 4 clean sheet con la Next Gen non gli valgono la conferma a Torino, l'estremo difensore non trova l'accordo per il prolungamento di contratto ed è a tutti gli effetti libero.  Il difensore Alessandro Bassino rinnova il suo contratto con la Juventus fino al 30 giugno 2028 e, contestualmente, si trasferisce in prestito alla Folgore Caratese per la stagione 2026-2027. Lorenzo Villa, altro difensore classe 2003, si trasferisce a titolo definitivo al Sion. Randal Kolo Muani torna alla Juventus dopo una stagione al Tottenham: per l'attaccante francese i bianconeri spenderanno a titolo definitivo 38 milioni pagabili in 4 esercizi, più 12 di eventuali bonus. Contestualmente, dal Bayer Leverkusen arriva alla Juve Kerim Alajbegovic (18): 30 milioni pagabili in 4 esercizi più 5 di bonus ai tedeschi (la nota ufficiale). Pedro Felipe (difensore, 2004) lascia la Juventus: si trasferisce a titolo definitivo al Racing Santander, raggiungendo Facundo Gonzalez. Francesco Crapisto, centrocampista classe 2006, si trasferisce in prestito secco dalla Juventus al Crotone. Leonardo Cerri si trasferisce al Grenoble a titolo definitivo con diritto di riacquisto, mentre Vasilje Adzic giocherà la stagione 2026-2027 con il Sassuolo: 500mila euro per il prestito, diritto di riscatto  12 milioni pagabili in 4 esercizi e controriscatto a favore della Juve fissato a 1,7 milioni. Joao Mario, invece, rientrato dal prestito al Bologna, passa alla Fiorentina in prestito (1,8 milioni) con diritto di riscatto fissato a 9,5 milioni. Preso in prestito con diritto di riscatto dalll'Hellas Verona il difensore classe 2005 Cristian Corradi: centrale adattabile a terzino, partiràla NextGen. Dal Bologna sbarca alla Juventus il difensore colombiano Jhon Lucumi: 20 milioni al club rossoblu, contratto di 4 anni più 1 per il centrale che ha scelto la maglia numero 26. Tommaso Mancini, attaccante classe 2004, rinnova con la Juventus fino al 2029 e poi viene ceduto in prestito al Livorno. Juventus 2026-2027: acquisti e cessioni estive ACQUISTI: Rugani (Fiorentina, fp), Arthur (Gremio, fp), Nico Gonzalez (Atletico Madrid, fp), Douglas Luiz (Aston Villa, fp), Joao Mario (Bologna, fp), Jona Rouhi (Carrarese, fp), Reynaud (Tolosa, def), Boga (Nizza, def), Beydts (MVV Maastricht, def), Pedro Felipe (Sassuolo, fp), Faticanti (Lecce, def), Daffara (def. Lecce), Ekhator (Genoa, def), Okolo (Triestina, def), Konate (Empoli, def), Celik (svincolato), Kolo Muani (PSG, def), Alajbegovic (Bayer Leverkusen, def), Corradi (p, Hellas Verona), Lucumi (Bologna, def). CESSIONI: Vlahovic (fc), Kostic (fc), Holm (Bologna, fp), Daffara (Parma, def), Puczka (Genoa, def), Facundo Gonzalez (Racing Santander, def), Pietrelli (Vicenza, p). Faticanti (Avellino, p), Moruzzi (Avellino, p), Marcu (Grosseto, def), Di Biase (Crawley Town, def), Openda (Lione, p), Scaglia (fc), Villa (Sion, def), Bassino (Folgore Caratese, p), Pedro Felipe (Racing Santander, def), Crapisto (Crotone, p), Cerri (Grenoble, def), Adzic (Sassuolo, p), Mancini (Livorno, p). Juventus 2026-2027, formazione tipo: oggi giocherebbe così JUVENTUS (1-4-2-3-1): Perin; Kalulu, Bremer, Lucumi, Cambiaso; Locatelli, K. Thuram; Conceicao, Alajbegovic, Yildiz; Kolo Muani. A disposizione: Di Gregorio, Pinsoglio, Gatti, Cabal, Kelly, Rugani, Arthur, Celik, McKennie, Douglas Luiz, Zhegrova, Koopmeiners, Boga, Nico Gonzalez, Milik, David, Ekhator. Allenatore: Spalletti Legenda:  def: trasferimento definitivo p: prestito fp: fine prestito fc: fine contratto
Rosa Juventus 2026-2027: giocatori e ruoli
Rosa Juventus 2026-2027: giocatori e ruoli
Rosa Juventus 2025-2026 (allenatore Luciano Spalletti) 23 C. PINSOGLIO P 1990 1 M. PERIN P 1992 16 M. DI GREGORIO P 1997 2 Z. CELIK D 1997                3 G. BREMER D 1997 27 A. CAMBIASO D 2000 4 F. GATTI D 1998 15 P. KALULU D 2000 32 J. D. CABAL D 2001 6 L. KELLY D 1998 19 K. THURAM C 2001 8 T. KOOPMEINERS C 1998 5 M. LOCATELLI C 1998 21 F. MIRETTI C 2003 22 W. MCKENNIE C 1998 7 F. CONCEICAO ES 2002 11 E. ZHEGROVA  ES 1999 13 J. BOGA ES 1997 9 R. KOLO MUANI A 1998 14 A. MILIK A 1994 10 KENAN YILDIZ A 2005 30 JONATHAN DAVID A 2000 18 JEFF EKHATOR A 2006 12 D. LUIZ C 1998 17 K. ALAJBEGOVIC ES 2007 26 J. LUCUMI D 1998 XX M. ARTHUR C 1996 XX D. RUGANI D 1994 XX N. GONZALEZ A 1998 Legenda: numero di maglia, nome, cognome, ruolo e anno di nascita.
Ecco a voi la nuova Juventus… Il cantiere della fenice e l’infallibile arte dell’incompiuto
Ecco a voi la nuova Juventus…  Il cantiere della fenice e l’infallibile arte dell’incompiuto
C’è un luogo indefinito dove il pallone rifiuta di farsi pura aritmetica. È lì, tra l’asfalto che scotta e il soffio del vento, che il gioco torna a essere un’arte imperfetta. Un’arte dell’incompiuto. A Torino, mentre il mese di agosto distende la sua calura pesante sul corso del Po e le piazze si svuotano d’uomini per riempirsi di silenzio, il tempo sembra fermarsi. La città sabauda, famosa per la sua compostezza rigida, per le sue geometrie perfette e la sua solida razionalità, d'estate pare sospendere il giudizio. Le persiane dei palazzi d'epoca si chiudono per proteggere l'ombra; i viali alberati giacciono sotto la luce accecante come giganti stanchi. Ma se ci si spinge verso la periferia nord, là dove l’asfalto della Continassa incrocia i confini dell’utopia e del ferro, si scopre che c’è un cantiere dove le macchine non riposano mai. È il cantiere della Vecchia Signora. Mentre il tifoso cerca refrigerio all'ombra di un'illusione o lungo una spiaggia lontana, alla Continassa si lavora senza sosta. Non si sentono solo i tacchetti sui campetti d'allenamento, ma il picchiettare metallico degli scalpelli, il fragore delle travi demolite e il fischio dei capomastri che tentano di gettare le fondamenta di una nuova cattedrale. La stagione 2026/2027 sorge all’orizzonte senza l'inaugurazione ufficiale di un monumento finito, senza il taglio del nastro rosso a cui la storia bianconera aveva abituato i suoi devoti. È una vigilia strana, sospesa, quasi metafisica. La Juventus non si presenta al gran ballo con l'abito da gran gala già stirato e impeccabile; si presenta in maniche di camicia, con le mani sporche di calce, la polvere sulle scarpe e lo sguardo fisso sul disegno di un progetto che ancora non si vede nella sua interezza. Tutti noi siamo fatti di atomi, ma anche di storie. E la storia recente della Juventus è stata un poema epico fatto di colossi e di giganti, una rincorsa sfrenata verso una grandezza che a un certo punto ha preteso di superare persino la natura delle cose. L’addio di Dusan Vlahović, consumatosi a parametro zero come un veliero che svanisce nella nebbia senza lasciare un solo soldo di dazio nella cassaforte del porto, segna la fine definitiva e irrevocabile di quell’epoca. Un’era iperbolica, muscolare, costruita sulla convinzione che il talento potesse essere comprato a gettone e che la grandezza si misurasse solo attraverso l'assegno più alto. Vlahović, il centravanti monolite, l'eroe tragico arrivato per spaccare le porte e rimasto imbrigliato nel peso del suo stesso costo, se n'è andato. Con lui si sgretola l'ultimo pilastro di una filosofia che confondeva il valore con il prezzo. Ed è proprio qui che sorge il paradosso supremo. La Juventus si ritrova oggi spogliata dei suoi costosi ed estrosi simulacri, priva di un centro di gravità permanente. Come l'uomo moderno descritto dai filosofi dell'esistenzialismo, non ha più un dogma centrale a cui aggrapparsi per sentirsi sicura. Eppure, per una legge non scritta ma scolpita nel marmo di cento anni di storia, essa resta inesorabilmente condannata a dover vincere. Vincere per statuto esistenziale, vincere per pretesa genetica, vincere perché non conosce altro modo di abitare il tempo. Come si può esigere la perfezione da chi si sta ancora ricostruendo? Come si può chiedere l'oro a chi sta ancora fondendo il metallo? È il dilemma dell'alchimista. La Juventus deve rinascere dalle sue stesse ceneri — come la Fenice dei miti antichi — ma deve farlo correndo, senza avere il tempo di specchiarsi nella propria vulnerabilità. Se il calcio fosse unicamente logica, basterebbe un foglio di carta, un gesso bianco e una lavagna tattica per spiegare il futuro. Ma il calcio è passione, è errore, è teatro dell’assurdo. E la Madama che si appresta a varcare la soglia del nuovo campionato assomiglia molto più a un’opera lirica di cui i musicisti stanno ancora accordando gli strumenti mentre il sipario si sta già alzando sordo di fronte al pubblico pagante. Prendete la questione della porta. Il portiere, nel dizionario poetico del pallone, non è un giocatore qualunque. È il solitario per eccellenza, l'uomo vestito di un colore diverso che guarda il mondo alla rovescia, l'unico a cui è concesso l'uso delle mani per fermare la fuga del tempo e della palla. È l’ultimo baluardo tra l’ordine e il caos. In questa estate strana, la sedia del custode della porta bianconera è rimasta drammaticamente vuota. Michele Di Gregorio, simbolo di discreta normalità, il portiere artigiano giunto a Torino tra gli applausi dell'umiltà, si è ritrovato improvvisamente scaricato, messo da parte come un abito fuori moda prima ancora di aver potuto mostrare del tutto la trama del suo tessuto, a quanto pare non proprio di pregio. E così si è scatenata la caccia affannosa, quasi nevrotica. Dalla ricerca dell'usato sicuro fino alla tentazione di scommesse esotiche e suggestive — da Vicario, custode dai riflessi di gatto, fino alla suggestione venuta da lontano, il giapponese Suzuki. La porta della Juventus, per decenni tempio sacro custodito da sacerdoti della continuità e da italiani campioni del mondo, somiglia oggi a quel gioco d'infanzia in cui la musica suona, tutti girano in tondo e quando il suono tace ci si accorge che le sedie non bastano per tutti. C'è un'angoscia filosofica nel vedere la porta incerta: se trema la solitudine del numero uno, trema l'intera architettura della casa. Poco più avanti rispetto a quella solitudine incerta, le mura perimetrali del castello raccontano un'altra storia fatta di cicatrici e lavori in corso. La difesa della Juventus, storicamente scolpita nel granito e nell'incrollabile culto del non prenderle, si ritrova oggi riprogettata con il gesso e la squadra da disegno. Se Bremer rappresenta la colonna superstite di una logica muscolare — l'ultimo baluardo capace di reggere l'urto dei giganti avversari — attorno a lui si consuma una vera e propria rivoluzione geometrica. Non ci sono più i vecchi senatori a dettare il passo con la severità dei padri fondatori; c’è invece una truppa di guardie giovani, dinamiche, chiamate a difendere non più occupando uno spazio rigido, ma leggendo il tempo prima ancora dell'avversario. Gatti – salvo cessioni probabili - porta in dote il suo orgoglio ruvido, quella grinta d'altri tempi che profuma di polvere e rivalsa; attorno a lui si muovono terzini e braccetti moderni, ibridi, spinti dalla necessità di farsi interpreti di un calcio liquido dove il confine tra il difendere e il costruire sfuma in una continua transizione. È una retroguardia che promette coraggio, ma che deve ancora imparare l'arte della sintonia assoluta. Perché una difesa non è soltanto la somma dei centimetri dei suoi interpreti, ma un'orchestra muta che deve saper respirare allo stesso ritmo: un passo di troppo in avanti ed è la catastrofe, un centimetro di ritardo indietro ed è il crollo. Che Kelly, Kalulu e Cedrik siano all’altezza! E poi c’è la terra di mezzo, il centrocampo. In quella porzione di campo dove si decide la sorte delle battaglie, la Juventus si presenta con un abito arlecchino, fatto di pezzi cuciti insieme da sarti diversi in epoche diverse. Da una parte ci sono le certezze del popolo, i soldati della continuità che hanno firmato rinnovi vissuti quasi come un atto di fede: Manuel Locatelli e Weston McKennie. Giocatori di fatica, di appartenenza, di sostanza senza fronzoli, comunque lontanissimi dai campioni che erano soliti calcare quelle zolle di campo. Dall'altra parte, invece, galleggiano i nodi irrisolti, gli enigmi costati decine di milioni che dovevano cambiare il volto della squadra e che invece stanno ancora cercandosi nello specchio: Douglas Luiz e Teun Koopmeiners. Il brasiliano dal palleggio vellutato e l'olandese – augurandomi in partenza - dalla ex falcata geometrica si aggirano per il campo come aristocratici caduti in disgrazia, in perenne cerca di dote e d'identità. Possono coesistere la ruvida concretezza di chi corre per sopravvivere e la sofisticata incompiutezza di chi dovrebbe illuminare la scena? È il grande dilemma del centrocampo bianconero: un reparto fisicamente imponente, colossale negli uomini, che deve ancora scoprire se le sue gambe sapranno danzare la stessa musica. Spostando lo sguardo venti metri più avanti, la situazione non svela certezze, ma moltiplica le domande. Senza più il centravanti totemico intorno a cui far ruotare i pianeti della squadra, il reparto d'attacco bianconero si presenta lungo, imprevedibile, affollato ed eclettico. Ci sono i volti nuovi e i ritorni di fiamma: la velocità elettrica di Kolo Muani, l'astuzia sorniona di Jonathan David, la fantasia anarchica di Jeremie Boga e le accelerazioni quasi fanciullesche di Francisco Conceição, e il redivivo ex ospedalizzato Milik. Un'accoppiata di piedi veloci, di dribbling stretti, di calciatori che amano la sfumatura piuttosto che l'urto frontale. Ma la domanda s'impone, severa come un dogma filosofico: siamo di fronte alla nascita di una splendida e moderna democrazia del gol, dove chiunque può farsi carnefice e poeta, o siamo immersi in una pericolosa confusione d'identità? Un attacco senza una gerarchia di pietra rischia di essere come un'orchestra senza un primo violino: ogni strumento suona una splendida melodia, ma il risultato rischia di sfociare in una faticosa cacofonia. Quando manca il riferimento fisso, la squadra deve imparare a pensare per assonanze, a fidarsi dell'intuito, ad accettare che il gol non sia più una sentenza annunciata, ma la conseguenza di un'ispirazione estemporanea. Eppure, a dispetto della polvere del cantiere, a dispetto di una dirigenza targata Carnevali costretta a navigare a vista nel mare perennemente agitato delle plusvalenze necessarie, delle uscite dolorose e delle trattative lampo concluse prima del crepuscolo, c’è una luce che brilla nella notte della Continassa. C'è un filo d'oro a cui l'anima del tifoso può aggrapparsi per non smarrirsi. In un calcio ormai ridotto a un freddo algoritmo di numeri, metriche attese ed expekted goals, c'è un ragazzo che porta sui piedi la sovversione della bellezza. Kenan Yıldız. La maglia numero 10, posata sulle sue spalle giovani ma non fragili, non è più un azzardo o una scommessa da copertina. È diventata l'unico dogma tattico e filosofico su cui ha senso posare gli occhi. Quando Yıldız tocca il pallone, la gravità sembra concedersi una pausa. Il suo controllo di palla ha la grazia di un verso di Neruda e la spietatezza di un taglio di tela di Fontana: è la rottura dello schema, è l'estetica pura che sopravvive all'impero dei bilanci. In un cantiere pieno di tubi innocenti e mattoni a vista, Yıldız è la statua di marmo già scolpita al centro della piazza. È il faro nella nebbia. Quando il gioco si fa buio, quando le idee dei compagni si annebbiano sotto la fatica dell'estate, basta dare la palla a quel ragazzo con la Dieci per ricordare a tutti perché siamo qui. Non per contare i denari, ma per trattenere il fiato di fronte a un dribbling che sterza il destino. E poi c'è il capomastro. Luciano Spalletti. Non è mai stato un allenatore da piatti pronti, di quelli che pretendono la spesa fatta nei mercati più lussuosi del mondo per poi limitarsi a girare la chiave nell'accensione del motore. No. Spalletti è un artigiano. È uno scultore toscano che ama il blocco di pietra che presenta venature imperfette, crepe e asperità. È un sarto che preferisce cucire l'abito prendendo le misure direttamente sulla carne viva del tessuto che ha a disposizione. La sua storia parlante, scolpita nei campi di provincia come sulle panchine più prestigiose d'Italia, racconta che il suo calcio migliore non è mai nato dall'opulenza o dalla certezza di schemi prestabiliti. È nato sempre dal caos apparente. Nasce quando gli si consegna una collezione di equivoci tattici e lui, con la pazienza del filosofo e l'ostinazione dell'agricoltore, comincia a spostare i pezzi di pochi centimetri. Un trequartista convertito in regista, un'ala trasformata in falso centravanti, un terzino allineato sulla linea dei mediani. Spalletti vede ciò che gli altri non vedono ancora. Nel cantiere sgangherato di questo agosto toscano e piemontese, il tecnico di Certaldo non scuote la testa sconsolato di fronte ai ritardi di mercato. Al contrario, si rimbocca le maniche, affila l'ironia e comincia a plasmare il materiale umano che possiede. La sua Juventus non sarà una squadra costruita in laboratorio, ma una creatura viva, figlia dell'adattamento, della sofferenza e dell'ingegno. C'è un'antica lezione che la filosofia ci insegna e che il calcio, nella sua immortale saggezza popolare, conferma ogni domenica: la perfezione è sterile. Le cose perfette non cambiano, non crescono, non riservano sorprese. La perfezione appartiene ai musei, alle teche di cristallo, ai ricordi imbalsamati. La vita, invece, risiede nell'imperfezione, nel movimento, nel divenire. La Juventus che si affaccia alla stagione 2026/2027 non svela del tutto le sue carte perché, forse, non le ha ancora finite di stampare nella tipografia del mercato. Ma è precisamente in questo stato di grazia e di terrore, in questo "non essere ancora pronti", che risiede il fascino imprevisto e magnifico della nuova stagione. Per troppi anni il popolo bianconero è stato abituato alla dittatura della certezza: la vittoria come un atto dovuto, l'avversario come un intralcio burocratico da sbrigare con il minimo sforzo. Ma quella certezza, alla lunga, aveva finito per anestetizzare l'emozione, trasformando il trionfo in un adempimento e la sconfitta in un dramma inconsolabile. Oggi, l'estate ci regala un dono insperato: il diritto al brivido. Il brivido di non sapere come finirà la prima partita. Il brivido di scoprire se quella difesa rimodellata saprà reggere l'urto; se quei centrocampisti svogliati troveranno l'anima; se la giovinezza di Yıldız saprà caricarsi sulle spalle il peso d'una gloria antica; se la sartoria di Spalletti saprà trasformare un puzzle sgangherato in un capolavoro d'avanguardia. Galeano ha scritto che nella vita un uomo può cambiare di tutto: può cambiare casa, famiglia, fidanzata, religione o partito politico. Ma c’è una sola cosa che non può cambiare: la passione per la propria squadra del cuore. E la passione non si nutre di certezze contabili, si nutre di mistero. La vera forza della Vecchia Signora, alla vigilia di questo nuovo viaggio, non sta nella certezza di ciò che è, ma nel mistero di ciò che Spalletti saprà farla diventare. Perché tifare Juve quando tutto è perfetto è un dovere; amarla quando è un cantiere d'agosto, è pura poesia. Roberto De Frede
Next Gen, Tommaso Mancini rinnova fino al 2029 e passa in prestito al Livorno
Next Gen, Tommaso Mancini rinnova fino al 2029 e passa in prestito al Livorno
Tommaso Mancini prolunga il suo accordo con la Juventus: l’attaccante classe 2004 firma un contratto che lo legherà ai colori bianconeri fino al 30 giugno 2029 - si legge sul sito ufficiale del club - Arrivato a Torino nell’estate del 2022, Mancini nelle prime tre stagioni alla Juventus ha raccolto complessivamente 50 presenze con 14 reti con l’Under 20 e 29 partite giocate e tre gol con la Next Gen, oltre a ricevere la prima convocazione in Prima Squadra nell’autunno del 2023. Reduce dall’esperienza in prestito della passata annata alla Virtus Verona - con cui ha giocato 28 partite nel campionato di Serie C - Mancini è pronto ora per una nuova avventura in prestito, questa volta al Livorno.
L'Allianz Stadium continua a rinnovarsi, tutte le novità per il 2026/27
L'Allianz Stadium continua a rinnovarsi, tutte le novità per il 2026/27
La stagione 2026-27 segnerà un nuovo capitolo nell’evoluzione dell’Allianz Stadium, confermando la volontà di Juventus di continuare a investire sullo sviluppo della propria casa, rendendola sempre più moderna, connessa e vicina alle esigenze dei tifosi. Un percorso che guarda al futuro, partendo dai risultati record raggiunti nella stagione appena conclusa. Le novità per la stagione 2026-27 Il continuo miglioramento della struttura passerà innanzitutto dall’incremento della capacità dello stadio, con 70 nuovi posti VIP, e dal nuovo layout della Tribuna Autorità, progettato per ottimizzare gli spazi e valorizzare ulteriormente un’esperienza hospitality già di riferimento, anche grazie alla cura del gruppo Da Vittorio, la cui collaborazione è stata da poco rinnovata. Entro la fine di settembre sarà inoltre completata l’implementazione del 5G in tutta l’area dell’Allianz Stadium: un traguardo che garantirà una connettività sempre più stabile e performante durante tutta l’esperienza partita, aprendo nuove opportunità per attività di fan engagement live in tutti i settori dello stadio. La stagione 2026-27 sarà la prima con accesso completamente digitale. Grazie al nuovo sistema di biglietteria e all’introduzione di lettori ai tornelli più performanti, l’Allianz Stadium diventerà il primo stadio italiano con accesso 100% digitale: i titoli d’ingresso potranno essere caricati esclusivamente sull’app Allianz Stadium o su wallet/passbook tramite tecnologia NFC, superando definitivamente biglietti stampati e PDF. Un’evoluzione che renderà l’ingresso allo stadio più semplice, rapido e sicuro e che conferma l’impegno di Juventus nel contrasto al secondary ticketing e al bagarinaggio, grazie a soluzioni tecnologiche sempre più efficaci e controllate. Dai record 2025-26 a un nuovo standard di esperienza Le novità della prossima stagione si inseriscono in un percorso di crescita già certificato dai risultati raggiunti nel 2025-26, una stagione che ha fatto registrare il record d’incasso di sempre per lo stadio, superando anche il precedente riferimento della stagione 2018-19, anche grazie alla diversificazione delle attività e degli eventi. Anche sul fronte della partecipazione del pubblico, l’Allianz Stadium ha confermato numeri di assoluto rilievo: nella stagione di Serie A 2025-26 la media spettatori è stata pari a 40.711, con un riempimento medio del 97,7%, che sale al 98,9% escludendo il settore ospiti. Particolarmente significativo anche il dato relativo al no-show, sceso al 7,8%: ciò significa che il 92,2% dei posti è stato effettivamente occupato, un risultato di grande valore se confrontato con il dato superiore al 15% registrato nel 2018-19. Un miglioramento favorito anche dalla flessibilità concessa agli abbonati, con la possibilità di cedere o rivendere il proprio posto. Ai risultati dello stadio si affiancano quelli dello Juventus Museum che, stabilmente tra i 50 musei più visitati d’Italia, conferma il proprio ruolo sempre più centrale come destinazione capace di vivere e generare valore anche oltre il matchday. In questo percorso si inserisce anche il successo della mostra tributo "The Art of a Legend: Alessandro Del Piero Through the Eyes of Creativity", che ha registrato oltre 14.000 visitatori nel solo periodo delle festività natalizie. Con queste premesse, l’Allianz Stadium si prepara ad accogliere la nuova stagione con un’offerta ancora più evoluta, digitale e integrata: un luogo in cui tecnologia, servizi e passione bianconera continuano a incontrarsi per definire nuovi standard di esperienza per tutti i tifosi.
Women, Dorotea Del Piero passa in prestito al Moncalieri Women
Women, Dorotea Del Piero passa in prestito al Moncalieri Women
Esperienza in prestito per Dorotea Del Piero che giocherà nella stagione 2026/27 con il Moncalieri Women - si legge sul sito ufficiale della Juventus - la giocatrice classe 2009 dell’Under 17 bianconera indosserà la maglia della squadra piemontese fino al 30 giugno 2027. In bianconero dal 2024 dopo l’esperienza nella Juventus Academy di Los Angeles, è pronta per questa nuova avventura: in bocca al lupo, Dorotea!
La Juve torna a trattare per il Dibu, ma ha un dubbio...
La Juve torna a trattare per il Dibu, ma ha un dubbio...
La Juventus è tornata prepotentemente su Dibu Martínez. Dopo il finale a sorpresa della trattativa tra il giapponese e il PSG — saltata all'ultimo a causa dei dubbi del portiere sulla formula e sulle garanzie di impiego a Parigi — l'Aston Villa ha infatti chiuso in pochissime ore l'accordo con il Parma e trovato un'intesa con il ragazzo, assicurandosene le prestazioni. La Juventus, sempre vigile e spettatrice interessata, dopo aver dimostrato interesse per l'argentino per diverse settimane ed averlo poi accantonato per virare proprio su Suzuki, è ora tornata alla carica per il vicecampione del mondo, che con l'arrivo del pari ruolo diventerebbe praticamente una seconda scelta in quel di Birmingham. La trattativa, tuttavia, resta complessa a causa delle richieste del club inglese, fermo a 10 milioni. La Juventus, infatti, non vorrebbe spingersi oltre i 6-7 milioni, considerato il problema fisico (frattura di una falange) con il quale Martínez convive già da prima del Mondiale. Resta da capire quali siano le condizioni attuali del portiere e se, come si mormora, possa necessitare di un intervento chirurgico. In tal caso, l'assenza dai campi potrebbe essere di circa tre mesi, il che rappresenterebbe un grosso problema per Spalletti.
Lucumì è al J-Medical: visite mediche e firma
Lucumì è al J-Medical: visite mediche e firma
Domenica importante in casa Juventus. In attesa di scoprire chi difenderà i pali della Vecchia Signora nella stagione che sta per cominciare, non vi sono dubbi su chi arriverà a rafforzarne la retroguardia: Jhon Lucumì è arrivato al J-Medical questo pomeriggio per svolgere le visite mediche di rito e firmare il contratto.  Sceso dall'auto che lo ha accompagnato al centro medico, il colombiano è apparso visibilmente felice sfoggiando sorrisi in serie e confermando la voglia matta di cominciare questa nuova avventura. Per un colombiano che arriva, uno che esce. Sono attese novità importanti nelle prossime ore infatti per quanto riguarda l'uscita, direzione Bologna, di Juan Cabal. Domenica rovente, dunque, nel segno dei Cafeteros.
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