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Il cambiamento continuo non è servito, ci sono ferite più profonde
Il cambiamento continuo non è servito, ci sono ferite più profonde
Prima Allegri, poi Motta, a seguire Tudor e ora si vuole la testa anche di Spalletti. A nessuno, a parte me, comincia a venire in mente che i ripetuti cambiamenti siano stati palliaivi utili solo a mascherare le reali problematiche? Quando ho sollevato questo questito in diretta o, meglio, quando ho detto e ripetuto più volte che non voglio arrendermi all'idea che Conte sia l'unica soluzione, mi sono sentito chiedere da molti, anche con toni accesi, "allora facci tu un nome, sentiamo!". Ecco, è proprio questo il problema. La soluzione all'italiana: cambiare l'allenatore per risolvere i problemi, pensando che la Juventus sia una squadra come le altre, con una storia come le altre. No, non è così. E fin quando non si inquadra il problema, e lo si risolve alla radice, allora continueremo a cambiare allenatori. Uno dietro l'altro. E dirigenti, uno dietro l'altro. E giocatori, sbagliandoli continuamente. Sia chiaro, mi aspettavo infinitamente di più da Luciano Spalletti, e sono convinto che sia in un momento di grande confusione, ma è lui il primo vero stato di confusione? E se il caos sia a monte, per poi trasferirsi costantemente ai piani bassi? Dal fischio finale di Juventus-Lazio non riesco a fare altro che pormi domande. Com'è possibile che chiunque venga alla Juve, che sia dirigente, allenatore o giocatore perde qualcosa invece di portare ciò che ha in dote e che lo ha portato ad essere scelto? E se queste famose sabbie mobili di cui parla Spalletti fossero all'interno e non all'esterno? Se si fosse definitivamente smarrita l'identità juventina al punto da non riuscire a farla più riemergere? Come la tiri fuori? E qui arriva la risposta più semplice che farebbe l'80% delle persone: ci vuole Antonio Conte, lui ci porterebbe subito alla vittoria, lui ricostruirebbe il dna in un secondo.  Ma ne siete davvero sicuri? E non venite a dirmi che la prima Juve di Conte era scarsa, perché altrimenti mi basta limitarmi a fare i nomi di Buffon, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner, Pirlo, Marchisio e Del Piero per smentirvi. Si, il resto della rosa non era di primissimo livello e certamente non era all'altezza del Milan di Allegri a cui venne strappato lo scudetto, ma avete c'era la pura essenza di juventinità in quella squadra, c'erano Buffon, Del Piero e Pirlo (tanto per sceglerne qualcuno) campioni del mondo. C'erano giocatori scesi nell'inferno della Serie B per amore della Juventus. C'erano campioni che amavano la Juventus. Lì Conte è stato devastante, perché aveva terreno fertile. Ora su quale terreno metterebbe mani?  Chi, in questa rosa ama la Juventus, la difenderebbe con talento e sentimento? Ve lo dico io: nessuno. Sono tutti pseudo campioni di passaggio, qualcuno si sente anche più forte di questa squadra. La dileggiano da anni, sotto i nostri occhi. E per dieci giocatori mandati via ne sono stati scelti dieci costosi che non avevano un centesimo di juventinità nelle vene. Di quella leadership che pretende la storia della Juventus. Non ho nulla contro Locatelli ma può essere lui il capitano della Juventus? Può esserlo Bremer? O Gatti? Direi proprio di no.  Unico problema la rosa e i giocatori scelti? No. Un altro grande problema è l'unità di intenti che manca del tutto. Dalla caduta del CdA guidato da Andrea Agnelli è subentrato prima un governo tecnico, che di calcio conosceva nulla. Poi Giuntoli, schiacciato dalla storia che ha cercato di smantellare da subito mandando via Allegri, Szczęsny, Bonucci e Danilo. In seguito da Comolli, che ha provato a ricreare "al computer" un qualcosa che è difficile anche da spiegare e che viene continuamente mortificato. E infine Carnevali e Massara. Quanto ci vorrà prima che anche due dirigenti navigati del loro calibro vengano risucchiati da questo inquitatante buco nero? Poco, se si continua così e se si gira attorno al problema: non c'è unità di intenti. La proprietà parla una lingua, i dirigenti ne parlano un'altra e a scendere ognuno ragiona e pensa diversamente. Non si va nella stessa direzione, ognuno ha scelto la sua e ha provato a proteggerla. Come Giuntoli che difendeva la scelta Motta, Spalletti che scaricava Comolli ed Elkann che ora protegge la scelta Spalletti. In mezzo, altri pensieri, tutti diversi. Come in uno spogliatoio figlio di chi lo ha creato negli anni e distrutto in quell'identità che non c'è più.  Allora qual è la soluzione? Trovare una via comune e unità di intenti con chi, intanto, c'è. Mettere ancora una volta mano alla rosa costruendola con intelligenza e con coerenza. Affidarsi ai famosi uomini dietro il campione, posto che qualche campione vero sia arrivato. Lavorare dall'interno piuttosto che cambiare illudendosi di aver risolto problemi mai neanche capiti o inquadrati. 
PodcastPatto Spalletti-giocatori, altrimenti la Juve resta vittima dei suoi problemi
Patto Spalletti-giocatori, altrimenti la Juve resta vittima dei suoi problemi
La Juve è sulle rime pagine dei giornali, con il faccione di Spalletti, corredato da titoloni. Tutto come previsto quando la Vecchia Signora arranca. Spesso si dice “Un uomo solo al comando”, Forse non in questo caso. La società ha confermato il tecnico, almeno per il momento. Serve però una connessione tra allenatore e squadra, un vero e proprio patto. Lucio ha incontrato alcuni senatori singolarmente, Bremer, Kalulu e McKennie. Con il capitano c'è stato anche un chiarimento rispetto al botta e risposta di domenica. In realtà Luciano ha incontrato anche Vicario. Il portiere è una new entry, ma ha tratti caratteriali da leader. Uno dei focus del confronto è stato l'assetto tattico, la ricerca di equilibrio la missione. Pare si vada verso una difesa a tre fino al termine della stagione. Vedremo. La Juve ha dimostrato, sulla scia delle ultime stagioni, una carenza di personalità. Questa non si compra al supermercato, per dirla alla Luis Enrique. Quindi? Spalletti deve lavorare su stesso e sulla testa dei calciatori, avere la certezza che questi lo seguano, qualche dubbio lo ha sotto questo aspetto. Bisogna ritrovare l'autostima, la medicina si chiama vittoria. Altro fattore importante è la comunicazione. Meglio evitare certe dichiarazioni davanti alle telecamere. Vale per tutti. Ammettere pubblicamente le proprie debolezze e i problemi in generale, offre un assist alle rivali e alla stampa. E basta attacchi. Una sana e accesa discussione nello spogliatoio o tra le mura della Continassa è più salutare. Bisogna tornare al passato, quando la Juve i panni sporchi li lavava in famiglia.   
Champions, Roma show e Napoli da brividi: Gasperini cala il poker, Allegri vince al fotofinish
Champions, Roma show e Napoli da brividi: Gasperini cala il poker, Allegri vince al fotofinish
Due vittorie, ma con copioni completamente diversi. La Roma di Gasperini travolge lo Slovan Bratislava 4-0 all’Olimpico e convince per solidità e concretezza. Il Napoli di Allegri, invece, soffre fino all’ultimo prima di piegare il Bodo/Glimt per 4-3 al Maradona. I giallorossi indirizzano la gara con Hermoso e Molina, prima delle reti di Pisilli e Malen che completano il poker. Una prestazione autoritaria, con pochi rischi concessi agli avversari. Molto più movimentata la serata del Napoli, che passa in vantaggio con Politano e trova nuovamente il gol con McTominay, ma viene raggiunto in entrambe le occasioni da Hauge e Helmersen. Nel finale lo scozzese firma la doppietta personale, poi l’autorete di Bjortuft sembra mettere al sicuro il risultato. Fet riapre tutto con il 4-3, ma gli azzurri riescono a difendere il vantaggio fino al triplice fischio. La Roma convince, il Napoli vince ma deve riflettere: il bottino europeo è pieno per entrambe, ma la squadra di Allegri dovrà lavorare sulle disattenzioni difensive per evitare altri finali da brividi.
Juve, Ravezzani frena su Conte: «Non è una crocerossina». E su Pioli boccia la scelta
Juve, Ravezzani frena su Conte: «Non è una crocerossina». E su Pioli boccia la scelta
Il futuro della panchina della Juventus resta da decifrare e, in caso di nuovi passi falsi, Stefano Pioli potrebbe entrare in gioco. A riferirlo è Fabio Ravezzani, che nel suo intervento su YouTube ha analizzato le alternative a Luciano Spalletti, spiegando perché un ritorno di Antonio Conte sarebbe tutt’altro che scontato. «Chi pensa che Conte sia una specie di crocerossina che corre con il cuore gonfio d’amore verso la Juventus a qualsiasi condizione non ha capito niente», ha dichiarato il giornalista. Secondo la sua analisi, il tecnico salentino chiederebbe garanzie economiche e tecniche importanti, con un costo complessivo per lui e lo staff di almeno 20 milioni di euro lordi, oltre a rinforzi adeguati sul mercato. Per Ravezzani, Conte potrebbe tornare soltanto se non trovasse alternative più interessanti oppure accettando condizioni molto lontane dalle sue abituali richieste. Un’eventualità che appare difficile, considerando la volontà dell’allenatore di avere una squadra attrezzata per vincere. Più tiepido il giudizio su Pioli, indicato come possibile alternativa in caso di peggioramento dei risultati: «È un buon allenatore, nulla più». Il giornalista ritiene che il problema della Juventus non sia soltanto tecnico, ma riguardi anche la mancanza di carisma e leadership all’interno della società.
Juve, Spalletti si gioca tutto in sei partite: la sosta di novembre può decidere il suo futuro
Juve, Spalletti si gioca tutto in sei partite: la sosta di novembre può decidere il suo futuro
La fiducia non è un assegno in bianco. Luciano Spalletti lo sa, perché alla Juventus il tempo delle valutazioni è già cominciato. Secondo alcune indiscrezioni provenienti da Torino, l’allenatore resterà sotto osservazione fino alla sosta di novembre: circa sei partite per convincere la società che il progetto possa andare avanti, non soltanto attraverso i risultati, ma anche con segnali di crescita sul piano del gioco e nella gestione dello spogliatoio. Il futuro del tecnico, dunque, non sarebbe ancora definito. La dirigenza vuole capire se gli interventi delle ultime settimane saranno sufficienti a rimettere in carreggiata la squadra. Vincere resta la priorità, ma non sarà l’unico parametro: conteranno anche le prestazioni e la capacità di ricostruire un rapporto solido con i giocatori. Le prossime settimane serviranno proprio a capire se la situazione può cambiare. Il confronto tra società, allenatore e giocatori è già parte del percorso: l’obiettivo è recuperare chi si sente ai margini, trovare nuovi equilibri e provare a ottenere risultati migliori senza stravolgere necessariamente il progetto. La Juventus vuole verificare se un diverso metodo di lavoro e una gestione più efficace delle tensioni possano bastare per rilanciare la squadra. Se arriveranno risposte positive, Spalletti potrà proseguire con maggiore serenità. In caso contrario, la sosta di novembre potrebbe diventare il momento delle decisioni. Sei partite per cambiare il giudizio della società: per Spalletti non conta soltanto fare punti, ma dimostrare che la Juventus può ritrovare compattezza dentro e fuori dal campo. Le alternative al tecnico, per ora, non vengono approfondite nell’analisi citata: il primo verdetto arriverà dal campo.
PodcastCorapi a RBN: “Con la Lazio i giocatori della Juventus ridacchiavano, follia pura”
Corapi a RBN: “Con la Lazio i giocatori della Juventus ridacchiavano, follia pura”
Ospite di Fuori di Juve, trasmissione di Radio Bianconera, è stato il mental coach Sandro Corapi. Questo la sua introspezione sul momento complicato della Juventus. ASSENZA DI LEADER "La Juventus deve far diventare la collettività il leader che ad ora non c'è individualmente. La leadership non si acquista, ma bensì è qualcosa che in parte si ha dentro e che in parte si crea con la determinazione e la fame. Non so se quello che manchi alla Juventus sia proprio quella fame o l'orgoglio di appartenenza. Con questa maglietta questi giocatori dovrebbero dare mezzo litro di sangue al giorno pur di giocare in bianconero". LA COMUNICAZIONE DI SPALLETI "Un leader i suoi uomini li deve esaltare in pubblico e riprendere in privato, è una legge della leadership. Quando ci sono invece queste piccole parole dette e non dette la cosa peggiora. Il calciatore ha bisogno di chiarezza e genuinità, perché al contrario lo stesso calciatore percepisce quando la comunicazione è differente. Questo poi porta a dare l'80% in partita invece che il 100%". ALLENAMENTO FISICO E MENTALE "L'allenamento fisico è fondamentale, ma è la parte mentale a fare la differenza. Quante volte abbiamo visto una squadra mediocre battere una squadra top per via della fame? Del resto se c'è grande motivazione quando vai ad allenarti gli allenamenti sono leggeri. Bisogna avere il mindset del sacrificio, altrimenti le cose non funzionano". CONTRO LA LAZIO "Con la Lazio ho visto i calciatori della Juventus che parlavano con il compagno di turno con quel sorrisino preoccupante e disarmante. Tu sei appena stato umiliato in campo ed esci sorridendo? È una follia pura. Qui parliamo di onor proprio, anche di fronte al pubblico. Poi si può anche perdere se si dà il fritto, ma in questo caso no. A monte, chi si occupa di psicologia in casa Juve, dovrebbe fare dei colloqui individuali per chiedere a giocatori quali sono i loro valori e le loro identità". L'OMBRA DI CONTE SU SPALLETTI "Secondo non lo disturba minimamente conoscendo il carattere di Spalletti. Ora il mister deve fare un lavoro certosino con la squadra e trovare insieme le soluzioni. I ragazzi non aspettano altro che vedere la loro guida scendere al loro livello, anche umanamente parlando. A monte dev'esserci una forte assunzione di responsabilità e Spalletti dovrebbe parlare con i ragazzi a cuore aperto. Il mister del resto ha un'esperienza notevole, per cui mi meraviglia che non riesca a trovare una via per la testa e soprattutto per il cuore dei calciatori".
Pedullà lancia l’allarme su Spalletti: «Sta sbagliando nei rapporti con la squadra»
Pedullà lancia l’allarme su Spalletti: «Sta sbagliando nei rapporti con la squadra»
Il futuro di Luciano Spalletti alla Juventus passa dai risultati, ma anche dalla capacità di ricucire i rapporti all’interno dello spogliatoio. È questa la lettura di Alfredo Pedullà, che sul proprio canale YouTube ha analizzato il momento dei bianconeri, soffermandosi sui malumori di diversi giocatori e sulla gestione del gruppo da parte dell’allenatore. Secondo il giornalista, il calendario delle prossime partite offre alla Juve un’occasione importante per arrivare alla sosta con risultati convincenti: in Europa League c’è la possibilità di centrare la terza vittoria consecutiva e consolidare la posizione tra le prime otto. Ma, al di là degli impegni sulla carta abbordabili, sarà decisivo soprattutto l’atteggiamento della squadra e il clima che si respirerà nello spogliatoio. Pedullà individua diverse situazioni da monitorare, e tra queste c’è quella di Bremer, costretto a chiarire davanti ai compagni alcune dichiarazioni. Per il giornalista, il fatto stesso che si sia arrivati a un confronto interno rappresenta un segnale negativo, al di là dei chiarimenti successivi. Nella sua analisi finiscono anche Gatti, che secondo Pedullà sarebbe stato disposto a lasciare la Juventus, e Kelly, il cui minutaggio sarebbe diminuito sensibilmente. Attenzione pure a Cambiaso, descritto come un giocatore incostante nel rendimento e nelle gerarchie, oltre a Koopmeiners, sul quale il giornalista esprime forti perplessità. Un altro caso riguarda Zhegrova, escluso dalla lista UEFA per l’Europa League: una scelta che, secondo Pedullà, contribuisce ad alimentare le situazioni di insoddisfazione presenti nella rosa. Il giornalista parla di diversi giocatori che non si sentirebbero valorizzati, che avrebbero voluto cambiare squadra o che faticano ad accettare il proprio ruolo. «Spalletti sta sbagliando qualcosa»: ora servono risposte. «Quando tu non sei contento durante e fuori dal campo poi vai a esprimere quel tipo di rendimento in campo», osserva Pedullà, arrivando alla sua conclusione più netta: «È evidente che nei rapporti Spalletti stia sbagliando qualcosa». Sul futuro dell’allenatore, il giornalista non individua una soluzione legata esclusivamente alla situazione economica della società o alla possibilità di nuovi investimenti. Il punto, piuttosto, è ciò che la Juventus riuscirà a dimostrare sul campo nelle prossime settimane. Per Spalletti, la risposta dovrà arrivare dai risultati e dalla capacità di ricompattare uno spogliatoio che, secondo l’analisi di Pedullà, presenta più di un segnale di tensione.
Sabatini: “I tifosi della Juventus spingono per il ritorno di Conte, ma lui…
Sabatini: “I tifosi della Juventus spingono per il ritorno di Conte, ma lui…
Il giornalista Sandro Sabatini, noto volto di SportMediaset ha detto la sua sul momento della Juventus. Questa la sua analisi, ripresa da TuttoJuve: "Come può uscire la Juve da questo momento? Non è facile rispondere; la mia risposta vale meno quella di John Elkann, di Carnevali o dello stesso Spalletti. Naturalmente, si esce da questa situazione attraverso i risultati. E come conquistare i risultati? Attraverso la compattezza dello spogliatoio, che è stata un po' minata dalle dichiarazioni di Bremer con allegata risposta di Spalletti. Al di là dell'armonia interna, c'è poi qualche questione tattica che evidentemente fa ancora discutere: per esempio, l'utilizzo delle due punte in contemporanea. In fondo Kolo Muani, tanto criticato, ha comunque segnato due o tre gol considerando l'Europa League quando in campo c'era insieme a lui anche l'altrettanto criticato Woltemade. Magari è un esperimento da provare anche dall'inizio. In ogni caso, la posizione di Spalletti è solida per quanto può essere solida la posizione di qualsiasi allenatore, che dipende dai risultati. La Juventus naturalmente vuole tenerlo. La piazza e i tifosi spingono per il ritorno di Antonio Conte che, da quello che mi risulta, è però molto più orientato sul Manchester United, tant'è vero che sta già studiando tutte le partite dello United. Potrebbe entrare in corsa per la panchina della Juventus anche Deschamps, perché è un nome di un certo fascino, anche se non allena una squadra di club da tantissimi anni visto che si è dedicato alla nazionale francese. Ha un certo fascino e in qualche modo rappresenta anche la storia, non soltanto per il suo passato da calciatore, ma anche perché fu vent'anni fa il primo allenatore di John Elkann; quindi, in qualche modo, ci potrebbe essere questa soluzione". 
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