IL FUTURO: la scelta giusta non esiste, esistono le scelte.

IL FUTURO: la scelta giusta non esiste, esistono le scelte.TUTTOmercatoWEB.com
domenica 27 marzo 2022, 19:54Editoriale
di Roberto De Frede
Dybala e il futuro della Juventus

Chissà, questione di accenti. Se la “e” tra Dybala e il futuro della Juventus fosse rimasta accentata, cosa sarebbe cambiato? Ormai non potremo saperlo più. Saluti, rimpianti, occasioni… è la vita. Però, quando sono per sempre, gli addii dovrebbero essere rapidi, esclamava Lord Byron. Quello tra Dybala e la Juve è stato invece a dir poco paragonabile ad una telenovela sudamericana inutilmente lunga, dal finale scontato, visti gli atteggiamenti delle parti, e triste per gli amanti dell’attore protagonista.

La scelta, quella di disfarsi dell’argentino, la società l’aveva bella e fatta molto, ma molto tempo addietro, dettata da vari fattori: idee tattiche degli ultimi allenatori che escludevano in parte l’argentino dalla centralità del progetto; infortuni a raffica; opacità in Champions (ma a dir la verità, in Europa negli ultimi anni non ricordo brillanti bianconeri). Solo particolari contingenze contabili, acquisti sbagliati, mancate cessioni, arrivi mai pervenuti, covid, avevano permesso il prosieguo delle magie della Joya in maglia bianconera.

Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni, si legge ne Lʼinsostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera. Però tutti, o quasi, almeno una volta nella vita abbiamo provato la sofferenza legata al rimpianto per una scelta fatta. Del resto solo il superuomo di Nietzsche non ha proprio mai rimpianti per il passato, né timori o speranze per il futuro, accettando ogni istante dellʼesistenza. Ma non è il caso nostro. La convinzione o il dubbio fortissimo di aver fatto la scelta sbagliata può diventare assillante, rovinando anche i momenti più belli presenti e futuri.

E se l’avessimo tenuto? Dybala ha 28 anni, Platini arrivò alla Juventus proprio a questa età, e sappiamo bene cosa fece e cosa regalò alla Vecchia Signora. E se andasse a giocare il derby della Madonnina cosa penseremmo del nostro capitano e numero 10? Crea maggiori rimpianti l’averlo ormai lasciato andare, o avrebbe creato caos tattico e di mercato il suo rinnovo? Sarà una frase fatta, ma la verità in primis è che nel calcio moderno non esistono più le bandiere. Quei calciatori che legano la propria carriera a una sola maglia, sin dagli esordi. Calciatori e uomini di razza come Franco Baresi, Paolo Maldini, Alessandro Del Piero, Javier Zanetti, Francesco Totti, per citare gli ultimi non più in attività, non esistono più. Adesso il calcio è in mano ai procuratori e ai ragionieri delle società: il cuore e la fede ormai hanno un valore fino a quando i conti tornano.

Tornando alla decisione presa, tutti per lottare contro i rimpianti eccessivi dovremmo liberarci dal mito della “scelta giustaˮ. Questa semplicemente non esiste, in quanto solo noi abbiamo il potere di rendere le nostre scelte giuste o sbagliate. Dovremmo evitare di vedere la nostra vita come un susseguirsi di momenti decisivi e definitivi: vivere con più leggerezza, che come diceva Calvino non significa superficialità.

Ma come la mettiamo con i rimpianti che ad alcuni già fanno compagnia? E se Paulo avesse rinnovato? Come possiamo renderli meno dolorosi e convincerci che quella sensazione che spesso torna a perseguitarci in fondo ci può essere utile e ci sta insegnando qualcosa? In realtà faremmo volentieri a meno anche dell’insegnamento oltre che della sensazione dolorosa. Però eliminare del tutto e in poco tempo i rimpianti è quasi impossibile, possiamo solo mitigarli con qualche strategia. Nellʼattesa di metabolizzare la lezione e di sentirci meno schiacciati da questa fastidiosa compagnia, potremmo provare a credere a queste parole di Arthur Golden tratte da Memorie di una geisha: «Il rimpianto è un tipo di dolore molto particolare; di fronte a esso siamo impotenti. È come una finestra che si apra di sua iniziativa: la stanza diventa gelida e noi non possiamo fare altro che rabbrividire. Ma ogni volta si apre sempre un po’ meno, finché non arriva il giorno in cui ci chiediamo che fine abbia fatto».

Questo giorno di sicuro sarà quando la Juventus, quella dei Vlahovic, Chiesa, Morata e di un centrocampo degno di quelli gloriosi del recente passato (Nedved-Emerson-Camoranesi-Vieira) (Pirlo-Pogba-Vidal-Marchisio) (Pianic-Khedira-Matuidi) alzerà nuovi trofei con il suo nuovo numero 10; in caso contrario il “se” sarà sempre noiosamente in tutti i post partita.

Quello che ci mancherà di lui saremo noi stessi quando ci emozionavamo delle sue giocate. Ma questo, diciamo la verità, è capitato anche per altri nostri beniamini, che in passato hanno lasciato volente o nolente la Juventus.

Si, è pur vero che i calciatori passano e la Juventus resta; che i bianconeri, anche quelli rattristati dall’addio, sono i tifosi della Juventus e non del singolo calciatore; ma è altrettanto vero che la Juventus se resta deve pur ringraziare i suoi campioni che sono passati… e uno di questi è senza dubbio Paulo Dybala.

Dunque, invitando il lettore ad ascoltare Edith Piaf nella sua interpretazione di Non, je ne regrette rien, salutiamo senza rancore e con un sorriso il ragazzo dalla faccia pulita, per più di 100 volte celata dalla sua maschera, augurandogli di portare con sè sogni e speranze, e quella pelle bianconera che non scolorirà mai, regalando al popolo bianconero, perché no, ancora due trofei!

Consentitemi brevi riflessioni finali. Le due settimane appena trascorse, per il calcio nostrano, sono da dimenticare. Addio alla Champions, addio a Dybala, addio al Mondiale. Già, anche la Nazionale ci ha propinato amarezza: dopo i fasti europei è arrivata la sciagurata eliminazione contro la Macedonia. Si sa, a volte la frutta rimane sullo stomaco, soprattutto se mangiata la sera e a “stomaco pieno”…

Mi auguro che dalla prossima domenica si possa ricominciare a parlare più di “benvenuti” che di “addii”, più di “certezze” che di “dubbi”, più di “vittorie bianconere in campo” che di “ragionamenti nelle stanze dei bottoni”, ma soprattutto finalmente confido negli addii ad atteggiamenti sterili e attendisti, come quelli che disprezzando i novanta minuti, aspettano per una vita i tempi supplementari invano! Il tempo ci darà tutti i responsi, ma ce ne vuole un bel po’ di tempo. La storia e le sue risposte hanno bisogno di tempo, altrimenti non sarà mai una chiara spiegazione dei fatti, ma solo rabbiosa politica, in questo caso, sportiva.