Il VAR colpisce anche a Cagliari, ma “giustamente omologato l’1 a 1 tra Juventus e Inter”…

Il VAR colpisce anche a Cagliari, ma “giustamente omologato l’1 a 1 tra Juventus e Inter”…TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
domenica 10 aprile 2022, 00:01Editoriale
di Roberto De Frede
Sia benedetta l’invenzione del VAR… ma che lo si faccia presto, perché fino ad ora pare sia ancora in un pericolosissimo limbo: dolosamente o colposamente al Lettore l’ardua sentenza!

La Juventus sul difficile campo del Cagliari vince e porta a casa i tre punti, facendo muovere una classifica sempre più altezza “champions”, con la “cinematografia Variana” sempre con prepotenza “protagonista” sul prato verde. Lo spioncino magico dall’alto si accorge che Rabiot ha in dotazione per natura oltre al tronco, anche le braccia lì attaccate… e per i Variani non è normale… da rifare quindi il corpo umano!  Il regolamento disarticolato… regola 12…pagina 90, colpito e affondato.

Ma intanto…

Fino a qualche tempo fa, ma ancora oggi tra i più, era dubbio, tra le innumerevoli altre sue peculiarità, anche il suo genere. È maschietto o femminuccia? Nella lingua italiana le sigle derivano il loro genere dalla parola principale, e in questo caso, se vogliamo ragionare esclusivamente sull’inglese, oltretutto il problema non si pone nemmeno per la grammatica, dal momento che tutti i sostantivi che esplicitano la sigla (video, assistant, referee) sono riconducibili al genere maschile e hanno da tempo un corrispettivo maschile italiano (video, assistente, arbitro). Nientedimeno è stata fatta scomodare l’Accademia della Crusca per stabilire che dinanzi a VAR si deve mettere l’articolo “il”, proseguendo la tradizione quindi degli arbitri con i baffi alla Concetto Lo Bello.  VAR è l’acronimo di Video Assistant Referee, che letteralmente si traduce con “arbitro assistente video”, ma una versione più poetica potrebbe essere “assistente (dell’arbitro) al video”, visto che il direttore di gara, abbiamo capito, necessita di tanta ma tanta assistenza...materiale e spirituale.

Grazie all’intervento del VAR la partita Juventus-Inter è terminata con un pareggio, che certo non fa gioire le due squadre rivali (soprattutto la Juventus che avrebbe meritato la vittoria con quei pali colpiti), ma almeno giustizia sportiva è stata fatta. Come l’occhio magico dall’alto al 43° minuto del primo tempo è intervenuto per assegnare un rigore all’Inter per aver Morata sporcato la punta della scarpa di Dumfries; come è stato solerte nel far ribattere lo stesso rigore in quanto De Ligt è entrato in area un attimo prima che Çalhanoğlu lo calciasse (circostanza che avviene sempre, quindi tutti i rigori sarebbero da far ripetere all’infinito); così si è reso giudice supremo quando ha assegnato il calcio di rigore alla Juventus al 10° della ripresa per fallo in area di Bastoni su Zakaria, poi trasformato in modo impeccabile da Dybala, con un tiro a incrociare alla destra del portierone nerazzurro. La regola principale infatti è la seguente: il Var può intervenire solo in caso di “chiaro ed evidente errore” da parte del direttore di gara e il signor Irrati umanamente aveva chiaramente ed evidentemente sbagliato, non concedendo in diretta il penalty.

OPS…rew rew…riavvolgimento veloce dell’amaro nastro… il VAR ha funzionato solo nel primo tempo: nessun rigore per la Juventus, partita persa.

Perché? Sicuramente se il VAR fosse stato inventato alla fine del Cinquecento, Francesco Bacone non l’avrebbe inserito accanto alle tre invenzioni che a suo giudizio mutarono l’assetto del mondo: l’arte della stampa, la polvere da sparo, la bussola.

Perché? Perché il VAR sta diventando l’anti-calcio.

Vladimir Dimitrijević, nel suo meraviglioso libretto edito venticinque anni fa dal titolo “La vita è un pallone rotondo” scriveva: “Perciò io sono per l'arbitro che decide, che impone, che non indice un referendum prima di stabilire se c'è o non c'è fuorigioco, se il gol è valido o no. Dicono che bisognerebbe piazzare telecamere ovunque, e sorveglianti dietro ciascun palo delle porte. Perché allora non commissioni dell'ONU, gruppi di esperti, qualche avvocato newyorkese e i carri armati della "comunità internazionale”, per correggere un errore volontario o involontario (umano) dell'arbitro? Accettare l'errore umano, ribellarsi con dignità alla giustizia spietata delle macchine o degli uomini-macchina!”

Come dargli torto oggi? Il problema è sempre lo stesso: trovare la giusta misura di tutte le cose, ma solo i filosofi lo sanno fare, e i capiVar… tutto sono fuorchè saggi pensatori.

Il VAR è come un elettrodomestico utile, inutile quando è usato troppo poco, dannoso quando lo si usa male e spesso, la cui regola fondamentale ha già un grave errore intrinseco. Chi ha detto che un non chiaro e non evidente errore non possa portare ad uno stravolgimento totale di una partita e di un torneo? Perché quindi – visto che ormai lo abbiamo tra i piedi! -  limitare il VAR a circostanze particolari e non sempre chiare e invece non utilizzarlo sempre? Forse perché le partite durerebbero giorni interi? E allora bisogna rivedere di nuovo il tutto, perché non si può sanzionare solo un reato grande, lasciando passare per buono quello piccolo. I reati, tutti, vanno regolamentati e sanzionati...      

Lo scopo dell’uso della tecnologia sui campi di calcio sarebbe quello di far diminuire gli errori e aiutare l’arbitro; purtroppo in moltissimi casi invece di far chiarezza, aumenta la confusione, e con presunzione vorrebbe far credere di avere in pugno la verità assoluta e giusta. È soltanto una diabolica illusione, perché non ha fatto altro che aumentare la discrezionalità della giacchetta nera, la quale oltre a interpretare ciò che accade in campo in diretta, deve pure farlo dinanzi la moviola, sbagliando spesso, come normalmente farebbe senza. Paradossalmente i calciatori, ma anche i tifosi, accetterebbero di buon grado più un errore decisionale in campo che non quello commesso grazie al presuntuoso Var, usato o ignorato.

In ogni modo pare proprio che non si riesca ad accettare quella cabina di regia nella quale si riduce il calcio ad un freddo algoritmo.  L’uso della tecnologia del Var è utile, se proprio ci deve star per forza, solo per la geometria, ma non per le azioni in cui la decisione arbitrale è necessaria perché insita al calcio giocato di quell’istante: l’arbitro è esso stesso una pedina del football e le sue decisioni, giuste o sbagliate, vanno accettate, come si accettano le condizioni meteo, lo stato del terreno di gioco e le urla dei tifosi avversari. Altrimenti tutto sarebbe opinabile, anche una decisione del Var sarebbe passibile di un grado superiore di giudizio, e le partite andrebbero tutte in Cassazione con tempi biblici per conoscere il risultato finale. Quanto alla geometria… come si fa a chiamare un fuorigioco per meno di un centimetro? Il povero Pippo Inzaghi sarebbe morto di crepacuore vedendosi annullati la quasi totalità dei suoi favolosi gol… sul filo del fuorigioco!

Il Var è un oggetto orwelliano, una specie di grande fratello che condiziona tutti: giocatori, allenatori, spettatori, commentatori e… arbitri! La conseguenza nefasta della sorveglianza è l’autocensura, così il risultato sicuro del Var è la perdita di spontaneità, anima dello sport e del calcio. Il gol è come la poesia, se non nasce con la stessa naturalezza delle foglie sugli alberi, è meglio che non nasca neppure. Ma vi rendete conto che il Var annulla non solo i gol ma la gioia dell’esultanza? Il goleador deve congelare la sua emozione, fermare i battiti del cuore, per poi freddamente regalarsi e regalare l’esultanza ormai fasulla soltanto dopo che l’arbitro è andato gratis a vedere il filmino, ha dialogato con i suoi compagni di ciak e tornando impettito al trotto verso il campo, compie con le manine un gesto che rappresenti un quadrato, metafora della perfezione…? Ma ci rendiamo conto di cosa stiamo assistendo? Vi sembra tutto normale? Tutto accettabile? Questo è il calcio? Siamo proprio sicuri?

Il Var, usato male, aggiunge soltanto tanta rabbia, tanti dubbi e toglie la creazione spontanea, l’anima fanciullesca dello sport che è la ragione per cui c’è qualcosa invece di nulla, per cui esiste l’attimo, per cui esistiamo noi.

Pertanto in questo periodo pasquale, sia benedetto una volta per tutte il VAR dal buonsenso e da un regolamento serio e completo. E se non ci si riesce, se l’inceppamento è insuperabile, si ritorni a giocare al più presto a calcio, quello vero, quello per cui i bambini sulle scale di casa litigavano per scambiarsi una figurina Panini di Riva, Rivera, Bettega, Gentile, Rossi, e per poi rigiocarle a “schiaffetto”, quando i “videoVargiochi” erano lontani da venire!