Rimpianto, rimpiantini e futuro prossimo
Bologna-Inter, dopo mesi di un’attesa surreale che aveva poco di linearità sportiva, è andata. Dopo la papera del 1967 di Giuliano Sarti, portierone nerazzurro, all’ultima giornata di campionato contro il Mantova, che consegnò di fatto alla Juventus quel tricolore, così un altro sventurato guardiano della porta, lo “sciagurato” Radu, ha probabilmente strappato dal petto dell’Inter lo scudetto, consegnandolo ai cuginetti diavoletti rossoneri.
Sempre nel 1967 all’inimitabile Fabrizio De Andrè in un’intervista gli chiedevano se avesse dei rimpianti, e lui rispose candidamente: “Ho sempre impostato la mia vita in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto”. La Juventus, oltre ai rimpiantini iniziali (Udinese, Empoli, Napoli, Sassuolo e Verona!!!) un grande rimpianto, quel ricordo dolente di occasione perduta, purtroppo lo tiene, e rimarrà in mente per un bel po’ fino a nuovi sogni, pronti per essere realizzati: ah… se quel Juve-Inter fosse andato dritto senza le infelici e infauste decisioni del var, forse a quest’ora la Mole si preparava a vestire il tricolore! Ormai è inutile pensarci, come ci ricorda lo stesso Manzoni, riprendendo un antico adagio nel quale si sentenziava che del senno di poi ne son piene le fosse. Peccato. The show must go on.
La Juventus ora deve essere proiettata al domani, occupando il suo spirito d’azione con nuove sensazioni e vincenti immaginazioni. Si può pianificare il futuro con chiarezza e saggezza solo quando si conosce il percorso che ha portato al presente. Questo la società deve tenerlo bene a mente. Il futuro prossimo è la sfida di Roma, nella finale di Coppa Italia, dove troverà un’Inter che potrebbe terminare questa stagione con un pugno di mosche in mano, confezionate nell’unico trofeo, quella Supercoppa gentilmente offertale da Alex Sandro. Conquistare la coppa nazionale – trofeo che assumerebbe più valore, almeno letterario, solamente se si aggiungesse la preposizione semplice “di”, chiamandola Coppa d’Italia! - e metterla nella dorata bacheca, sarebbe un primo importante passo; non solo per dare un senso positivo alla stagione che sta terminando, ma sarebbe anche un trampolino vincente per cominciare la prossima, a partire proprio dalle scelte del calciomercato, che a stomaco pieno verrebbero sicuramente fatte con più oculatezza e tranquillità. I detrattori di vari colori sportivi dicono che vincendola, la stagione non si raddrizza. Balle! Un trofeo, a meno che non sia quello della birra baffuta, raddrizza tutto, se c’è la voglia di continuare a vincere. Mai come quest’anno il calciomercato in entrata e in uscita sarà fondamentale, per dare la quadratura di cui Allegri ha bisogno, per ricominciare quelle galoppate vincenti cui ci aveva dolcemente abituati. Intanto senza dubbio il più grande acquisto sarà Federico Chiesa.
La Juventus è un’opera d’arte, e come tale ha bisogno di un immediato restauro: serve l’intervento della società per il completamento e il perfezionamento della squadra, con un occhio di riguardo all’infermeria: troppi infortuni muscolari falcidiano l’undici titolare e snaturano il lavoro dell’allenatore.
La logica e la finalità non solo dovranno essere quelle del mantenimento dell’efficienza di ciò che già si possiede, ma soprattutto nell’inserimento di nuovi tasselli fondamentali nella rosa che completino il quadro, rendendolo competitivo non solo in Italia, ma anche in Europa. Il lavoro di cesello già è cominciato nel mercato di gennaio, deve proseguire e trovare la sua completezza in quello estivo. Gli acquisti e le cessioni dovranno essere “chirurgici”, ponderati e in gran parte scelti da chi dovrà plasmare il gruppo di domani, cioè dal mister Allegri. Mancano, come l’acqua al deserto: un vero terzino sinistro, di quelli che difendono ma che all’occorrenza diventano ali dal piede fatato; un centrale difensivo che dia grosse garanzie (tenendo presente che i due capitani si avviano al congedo); un regista degno di questo nome; un nuovo incursore, per non continuare ad avere la coperta sempre corta a centrocampo; un paio di attaccanti, visto l’addio di Dybala, le forti incertezze tattiche e di rendimento di Kean e Bernardeschi, e il punto interrogativo sul riscatto di Morata. Che non si lasci Vlahovic solo soletto lì davanti per i boschi a coglier more, sarebbe un errore imperdonabile!
I vecchi e i giovani, e non sto qui a citare il titolo del romanzo pirandelliano. Ora sorge il problema della scelta tra giocatori esperti ma maturotti e giovani talenti (o sedicenti tali) di rosee speranze. Metto in tavola il dubbio del prossimo mercato: dare fiducia e credito a calciatori under 23 già nel giro bianconero come Fagioli e Ranocchia, Gatti, Rovella e Soulé, o quelli le cui voci di corridoio danno già verso Torino, come il talento di cristallo Zaniolo e il veloce attaccante Raspadori? Oppure l’alternativa è sempre la stessa, quella “vecchia”, una mise en place già vista e sperimenta, ricorrendo e rincorrendo qualche parametro zero, o andando a comprare un usato (molto usato) sicuro (la sicurezza nello sport è una parola troppo fluttuante!). Jorginho e Di Maria i nomi oggi più ricorrenti (ma cambieranno di giorno in giorno). Cedere totalmente all’una o all’altra soluzione è un rischio che in questo momento la Juventus non può permettersi, soprattutto se sceglie la linea verde lasciandola poi marcire in tribuna. Tanto vale prenderli già stagionati!
I bianconeri non possono non essere protagonisti per un’altra stagione. La risposta allora più saggia ci viene da una sentenza della scolastica medievale di derivazione aristotelica: "In medio stat virtus". La virtù sta nel mezzo, invitando alla ricerca di equilibrio e di sintonia.
E allora voglio concludere sempre con il grande Faber affinchè sia di buon auspicio: in un'intervista del 1981, a Sarzana, a chi gli chiedeva quale fosse la sua canzone più bella, rispose: "la mia canzone più bella? Se permetti, devo ancora scriverla". Beh speriamo che la prossima stagione per la Juventus sia la più bella e vincente di tutte le altre!
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