Juve, il milione di Nico e la fretta cattiva consigliera

Juve, il milione di Nico e la fretta cattiva consiglieraTUTTOmercatoWEB.com
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di Massimo Reina
Il rinnovo di Nico Gonzalez può alleggerire il bilancio, ma il calcio non è una partita doppia: era proprio necessario farlo adesso? E se...

Nel calcio moderno c’è una cosa che corre più veloce del pallone: la calcolatrice. Si prende un contratto, lo si allunga, si spalma un ammortamento e, oplà, il bilancio respira. Un milione risparmiato, almeno sulla carta. La domanda è un’altra: respira anche la Juventus?

Il caso di Nico Gonzalez merita una pausa, non una sentenza. L’argentino ha qualità, carattere e un curriculum che non si costruisce per caso. Una serie di buone prestazioni può cambiare il modo in cui lo guarda un allenatore, e Spalletti sembra aver trovato in lui qualcosa che vale la pena coltivare. Ma tra riscoprire un giocatore e consegnargli un altro pezzo di futuro c’è una differenza. Il calcio, per fortuna, non è una raccolta di fotografie: è un film, e bisogna vedere come va avanti.

Il contratto, in teoria, non scottava e con una stagione tutta da giocare e la scadenza è ancora lontana, la Juventus aveva il tempo di osservare, aspettare, capire. Non c’è bisogno di trasformare ogni buon momento in una promessa pluriennale. Altrimenti si rischia di confondere la fiducia con la fretta, due cose che qualche volta vanno d’accordo e altre volte si fanno lo sgambetto.

Certo, i conti hanno le loro ragioni. Prolungare un accordo può ridurre il peso annuale dell’ammortamento e dare un po’ di respiro ai numeri. Ma il costo di un calciatore non vive soltanto nel bilancio: abita anche nello spogliatoio, nei minuti da distribuire, nelle scelte di mercato che si potranno fare domani. Se Nico diventa una pedina centrale, il rinnovo avrà una logica tecnica oltre che contabile.

Se invece il rendimento torna a essere intermittente, quel milione potrebbe assomigliare a una moneta risparmiata oggi per ritrovarsi domani con una porta in meno da cui uscire. Ecco il punto: non si tratta di bocciare Nico, né di negare che Spalletti possa valorizzarlo. Si tratta di chiedere alla Juventus di decidere nell’ordine giusto. Prima il giudizio sul calciatore, poi la firma; prima la convinzione tecnica, poi il vantaggio contabile. Invertire la sequenza è possibile, ma non sempre intelligente.

Il pallone ha memoria corta, il bilancio un po’ più lunga. La programmazione dovrebbe averle entrambe, senza diventare schiava né dell’entusiasmo né della paura di perdere un’occasione. Un milione può fare comodo, la libertà di scegliere, tra un anno, può valere molto di più. E quella, quando la si cede, non sempre si recupera con una semplice firma.