Addii dolorosi, obiettivi da sogno: la Juventus si muove tra passato e futuro
Togliamoci subito il dente. Sono deluso da Dybala e anche da come è stata gestita, da ambo le parti, una trattativa che meritava una chiusura diversa. Sono ferito dal comportamento della Joya che ha costretto la società ad essere netta e decisa sulla chiusura. E sarei molto dispiaciuto se dovessi sapere (al momento non ho conferme che vanno oltre la sensazione) che la società non abbia tentato l'impossibile per trovare l'accordo sul rinnovo. Sono triste e deluso come molti di voi, perché come molti di voi ho amato alla follia questo giocatore, il suo estro, quel suo sgusciare e palleggiare tra gli avversari come se fosse all'oratorio tra i bambini. Quella faccia pulita, sorridente e felice di giocare con la maglia dei sogni, quel sinistro incantevole con il quale sono nati veri e propri affreschi. Anche quando, sotto porta, bastava spingerla dentro, Dybala trovava il modo per impreziosire il gesto più semplice. Sono arrabbiatissimo con Dybala, perché è in assoluto il mio giocatore preferito e so bene quanto tiene alla Juventus. Credetemi, al di là degli sforzi che non ha fatto, lui ama la Juventus. Ecco perché so per certo che non andrà mai all'Inter (segnatevelo pure).
E semmai dovesse farlo, sarò doppiamente deluso.
Fatta questa necessaria premessa, quello che ha fatto la società un po' me lo aspettavo e un po', udite udite, ci speravo. Voi penserete "questo è matto"? Né pazzia né schizofrenia, pura e semplice distinzione tra testa e pancia, per non parlare del cuore. I giocatori che amiamo vorremmo tutti tenerli sempre con la maglia della nostra squadra, e non li immaginiamo mai (e mai vorremo) con un'altra maglia, magari quella della squadra che odiamo di più. Ma l'amore, nel calcio, non si concilia con gli affari. Non si può chiedere alla Juventus di tornare ad una seria programmazione e poi, allo stesso tempo, sottostare alle richieste fuori parametri di giocatori in scadenza. Non si può chiedere al club di correggere gli errori del passato, e poi fare delle eccezioni per questioni di cuore. Non entro di nuovo nel merito della proposta che la Juventus ha fatto a Dybala, lo abbiamo fatto ampiamente su BianconeraNews, e ormai sapete che, a parte le cifre, il nodo era sulla durata del contratto: 5 anni la richiesta del giocatore, 3 anni la proposta del club. Prendere o lasciare.
E qui viene fuori tutta la differenza tra i tifosi e i dirigenti. Tra chi vuole continuare a sognare con il campione che emoziona e chi deve pagare quei sogni, e magari trasformarli in risultati, vittorie, guadagni. Per far quadrare i conti e far vivere il club sempre, anche quando i campioni smetteranno di giocare. A questo punto c'è la differenza tra chi deve avere pelo sullo stomaco, elaborare una strategia, prendersi un rischio d'impresa e chi dovrà sostituire semplicemente un poster nella stanza, senza cambiare sciarpa. Perché a quella sciarpa ci pensa chi si affida alla testa e non al cuore. E torno al punto di partenza: sono arrabbiato anche con la società, per non aver comunque gestito meglio questa situazione, come non fu gestito meglio l'addio a Del Piero o il doppio addio a Buffon, però gli concedo di poter sbagliare. Non è facile prendere decisioni che scontenteranno tanti, rimanendo gli unici a sapere che quella decisione serve per costruire le prossime vittorie.
E in questo momento, tra il passato, dove è rimasto Dybala, e il futuro che suggerisce già i nomi di Jorginho, Rudiger, Zaniolo, magari anche Pogba o Salah, tra il futuro che suggerisce soprattutto la parola "cambiamento" da che parte state?
Io, con il cuore che piange per Dybala, scelgo ancora la società. La maglia. La storia. La Juventus.
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