Il silenzio degli incoscienti e lo "stile Juventus" che porta alle ingiustizie
Cancelliamo subito ogni dubbio: questo editoriale non è un pianto da tifoso, non appartiene a me e non appartiene al mondo Juventus, ma c'è una linea di confine molto sottile tra la lamentela da tifoso e la richiesta di spiegazioni. Lo "stile Juventus" è stata una bella storia che appartiene al passato, che non esiste più, che ogni tanto puoi rispolverare ma non puoi più indossare, come un abito uscito fuori moda e che diventa ridicolo anche se lo riproponi come moda vintage. Se lo indossi non sei più bello, più tradizionale, più originale, sei soltanto più snobbato e mortificato.
Lo stile Juventus non esiste più da tempo, e, attenzione, questo non significa offendere il club, semplicemente sono cambiati i tempi e quel tipo di etichetta nei comportamenti ora non soltanto non ti rende migliore ma ti manda in pasto ai lupi. E una squadra, una società. come la Juventus che già si trova in mezzo alle montagne, da sola, di notte, in mezzo ai lupi, non ha bisogno di peggiorare la propria condizione.
Dicono che è la più protetta dalla stampa, e non è vero. Basta saper leggere i giornali.
Dicono che è nella stanza del potere, nei famosi Palazzi dove si muovono i fili, e invece la Juventus è attaccata un giorno si e l'altro pure dal presidente dell'Uefa, dal presidente della FIGC e addirittura derisa dal presidente della Fifa. Sono fatti, non chiacchiere, e anche qui basta saper leggere. Ci manca soltanto che contro la Juventus si schieri il Vaticano e siamo al gran completo.
Ecco perché la Juventus è già da sola, di notte, in mezzo ai lupi tra le montagne. Ecco perché "lo stile" adesso non ti protegge più, non ti rende migliore ma ti espone. Quello "stile" che ti impone l'etichetta del non difenderti, per non essere provinciale. Del non alzare mai la voce, per non passare per un perdente. Del non accusare la classe arbitrale, perché poi quando capita a te potrai riprenderti tutto con gli interessi. E questo un tempo funzionava e ti rendeva migliore, ma adesso ti espone a subire di tutto: torti arbitrali, anche reiterati; linciaggio mediatico quando un torto arbitrale favorisce per una volta te; silenzio mediatico quando subisci una grave ingiustizia; difficoltà nel ricevere rigori, facilità nell'averli contro perché l'arbitro in questione non soltanto non verrà attaccato sui giornali e dal designatore di turno, ma addirittura applaudito e glorificato. E non è un'esagerazione, non è un pianto. Questo è ciò che sta esattamente accadendo. E se la società vuole far tornare grande e competitiva la Juventus, deve riporre nell'armadio dei ricordi vetusti costumi, e prepararsi a difendere anche mediaticamente il proprio investimento. Nei limiti dell'eleganza che la storia della Juventus impone, ma anche nel sacrosanto diritto di difendere se stessi dalla voglia di far decidere le sorti di un campionato dal sentimento popolare avverso.
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