Basta interferenze dall'esterno, l'ambiente sia compatto con Spalletti

Basta interferenze dall'esterno, l'ambiente sia compatto con SpallettiTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:18Editoriale
di Vincenzo Marangio

Finalmente la lunga pausa dedicata alle Nazionali, e allo scempio del commissariamento, sta per concludersi e si torna in campo. Certo, si torna in un campionato che non ha, fino al 14 dicembre, un presidente federale, un calcio commissariato, per carità, poco cambia visto che si passa dal presidente federale Malagò, al commissario Malagò, al possibile neo eletto a dicembre Malagò, ma è pur vero che questo balletto irresponsabile e insensato delle nostre istituzioni qualcuno ce lo dovrebbe spiegare, ma non lo farà. L'importante è difendere le poltroni e un sistema che non funziona ma, evidentemente, deve andare avanti così. 

In questo scenario, dicevamo, si ritorna finalmente al campionato e all'Europa League, con la Juventus che riparte dalla vittoria convincente contro l'Atalanta e alla manita all'esordio europeo contro il Nec, il difficile sarà ripartire dal questo trend positivo e portarlo avanti contro due delle squadre più in forma del campionato (fino alla sosta) Cagliari e Lazio. Sarà un cammino difficile e pieno di ostacoli che, però, non devono interrompere la marcia bianconera come accaduto, a detta di Spalletti, nella passata stagione quando le cose sembravano andare bene e invece un paio di "falli tattici" l'hanno complicata. Quest'ultima, spallettiana, considerazione non l'ho capita molto, a dire il vero, la Juventus non si può fermare davanti a "falli tattici", se vogliamo che questa squadra e questa società tornino a primeggiare bisogna renderla inattaccabile dall'esterno, dall'interno e, a maggior ragione, capace di non cadere al primo fallo tattico. Ci vuole tempra, mentalità e continuità. 

La tempra deve arrivare dall'allenatore, ma anche dai chi scende in campo che deve cominciare a remare nella stessa direzione, dare il massimo sempre e non dover aspettare la coccola giusta per contribuire in maniera considerevole alla causa. La mentalità è quella che lo stesso Spalletti ha ammesso di dover allenare "alla Roma allenavo una tifoseria, al Napoli una squadra, alla Nazionale un Paese, alla Juventus una mentalità". E la continuità deve arrivare dall'allenatore, che sappia stuzzicare la reazione della squadra ai "falli tattici"; dai giocatori, nel rendimento; dalla società nel non farsi prendere dalla smani adi cambiare pensando che, a furia di cambiare, prima o poi si toverà la quadra. La quadra molto spesso la dà proprio la continuità.

E, a proposito di quest'ultima, mi auspico la fine delle interferenze esterne. Soprattutto da parte di chi ha già avuto la possibilità di allenare la Juventus ma prima è scappato via per un capriccio, e poi ha preferito non tornarci preferendo altre piazze. Certi treni non passano due volte, si può anche aspettare in eterno ma senza interferire. Perché se ami davvero una squadra speri che le cosa vadano bene con chiunque l'alleni, perché se vuoi essere per forza tu l'artefice della rinascita allora significa che ami più te stesso che la Juventus. Ma questo, caro Conte, lo si era giò capito.