La ricerca (in)consapevole del colpevole a tutti i costi

La ricerca (in)consapevole del colpevole a tutti i costiTUTTOmercatoWEB.com
lunedì 21 febbraio 2022, 07:18Editoriale
di Antonio Paolino
Inter e Atalanta perdono, Milan e Juve pareggiano, ma si ricomincia ad attaccare l'allenatore bianconero dopo un derby comunque scialbo.

Un derby pareggiato nell'anticipo degli anticipi. Quale migliore occasione per far rispuntare l'anti-allegrismo. Mentre il mezzo passo falso del Milan a Salerno, quello pesantemente negativo dell'Atalanta e dell'Inter in bambola contro il Sassuolo vengono giustificati con “chi se ne frega degli altri”. O con un più sensato "un'altra occasione sprecata". Ed in mezzo tutto lo spettro del retropensiero bianconero.

Non si tratta di essere pro o contro Allegri. Ma non si può neppure sempre strumentalizzare una prestazione bella, brutta, vinta o persa per ricominciare col solito ritornello: Allegri out. Piaccia o non piaccia ce lo terremo almeno per tre anni (dei quattro di contratto) e a difenderlo ci sarà il presidente Agnelli e ci auguriamo anche i risultati. Sottolineo i risultati, magari anche i successi, ma appunto nei tre/quattro anni di rimodulazione della squadra e delle tappe da raggiungere. Illudersi nel calcio regala solo amarezze e le solite valvole di sfogo per trovare il colpevole più facile da mettere sotto accusa. 

La Juve, meglio dire la società Juve, paga lo scotto di scelte sbagliate cominciate proprio con l'esonero del tecnico toscano e certificate dal suo ritorno. In mezzo, la confusione di un progetto fatto e disfatto senza seguire una logica coerente. Dopo gli errori - quantomeno la dirigenza però ci ha provato - si corre quasi sempre ai ripari. E la pandemia ha accelerato questa corsa verso il ritorno al passato con strategie più oculate e l'uomo di fiducia in panchina. Non uno stratega, ma il miglior gestore in circolazione. Prendersi altri rischi, dopo aver perso le scommesse precedenti con Sarri e Pirlo, non avrebbe trovato consensi. Soprattutto perché il vero problema era ricostruire la squadra rimettendo equilibrio in tutti i reparti. E di lavoro ce n'è ancora nonostante l'approdo di un attaccante (nello specifico non Vlahovic) reclamato già nel mercato di riparazione, da Pirlo, un anno fa. 

Classifica – Dalla sconfitta con l'Atalanta di fine novembre la Juve non ha più perso e qualcosa potrà pur pesare a favore del mister. In campionato sette vittorie e cinque pareggi a intervalli di due successi e un pari. Meglio del Milan e delle altre che viaggiano davanti in classifica. Lo scudetto è da escludere dopo le cinque sconfitte nelle prime quattordici sfide, ma un quarto posto o qualcosa di più assolutamente no. 

Derby – Il derby era da vincere. Si poteva e si doveva. E Allegri ha sbagliato a scaricare su Vlahovic tutte le speranze senza alimentare con soluzioni adeguate la sostenibilità del tridente puro. Con il Villareal alle porte, le assenze e il poco tempo trascorso per inglobare i nuovi acquisti ecco che il risultato col Torino potrebbe far scattare allarmi ingiustificati. Anche se la 26esima giornata ha fatto traballare le certezze di molte squadre. Ma la colpa è tutta e solo di Allegri e della sua Juve che dovrebbe fare già sfracelli. Quando invece il rendimento, non il gioco, degli ultimi tre mesi potrebbe aver indicato la strada.

Champions – Non ci sarà controprova, ma almeno i quarti vanno raggiunti e giocati con un atteggiamento più europeo. Nella competizione rischiano tutti e tutto. Allegri quando meno ce lo aspettavamo ci ha portati in finale. Sfruttando quegli "spazi" che le migliori ci concessero fino all'ultima curva di Berlino e Cardiff. Simili a quelli che in campionato, almeno noi con la pancia piena di scudetti, abbiamo già concesso fino a questo momento.