Dominare non basta sempre: quando alla Juventus può servire anche lasciare il pallino del gioco

Dominare non basta sempre: quando alla Juventus può servire anche lasciare il pallino del giocoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 08:00Primo piano
di Nerino Stravato

Il dominio del gioco mostrato dalla Juventus contro il Cagliari è stato, dal punto di vista dei principi, quasi impeccabile. Possesso palla costante, recupero immediato dopo la perdita, aggressione feroce in avanti e una squadra sempre corta, pronta a schiacciare l’avversario nella propria metà campo. È esattamente il calcio che Luciano Spalletti vuole costruire: comandare, decidere i ritmi, togliere ossigeno all’avversario.

Tutto questo, però, porta con sé anche una riflessione necessaria. Quando il dominio territoriale diventa totale e l’avversario sceglie consapevolmente di abbassarsi, rinunciando quasi del tutto a ripartire, il rischio è quello di giocare sempre contro una difesa schierata. In queste situazioni, soprattutto senza un centravanti di peso, il possesso rischia di diventare prevedibile e sterile, fatto di cross e conclusioni forzate.

La Juventus, nella gara di Cagliari, ha quasi sempre imposto il proprio calcio, ma lo ha fatto in maniera lineare, senza mai provare davvero a cedere il pallino del gioco per pochi minuti, con l’obiettivo di attirare fuori l’avversario e creare quegli spazi che contro un blocco basso semplicemente non esistono. Quando i bianconeri si sono abbassati, lo hanno fatto solo per respirare, mai come scelta strategica per manipolare l’assetto del Cagliari.

È chiaro che dopo il gol subito questa possibilità è venuta meno: una squadra in vantaggio, per di più in casa, non ha alcun interesse a scoprirsi. Ma il tema resta valido in senso più ampio. In alcune partite, soprattutto contro avversari tecnicamente inferiori ma organizzati, lasciare per brevi tratti il possesso può diventare un’arma, non una rinuncia. Significa invitare l’altro a uscire, fargli credere di poter respirare, e poi colpire negli spazi che inevitabilmente si aprono.

Questo non vuol dire snaturare l’identità della squadra. Il controllo del gioco resta un pilastro imprescindibile della Juventus di Spalletti. Ma il calcio moderno è anche gestione dei momenti: saper alternare dominio e attesa, aggressione alta e blocco medio, pressione costante e fasi di trappola. Una squadra matura sa fare entrambe le cose senza perdere certezze.

La sensazione è che questa Juventus stia costruendo molto bene la propria struttura offensiva e difensiva, ma che possa ancora crescere nella lettura delle partite. Capire quando continuare a schiacciare e quando, invece, abbassarsi per colpire è uno step ulteriore, che spesso fa la differenza tra una squadra dominante e una squadra realmente completa. Ed è probabilmente uno dei prossimi passaggi che Spalletti proverà a sviluppare nel percorso di crescita bianconero.