Il problema silenzioso della Juventus: quando al primo tiro in porta arriva il gol
La sconfitta di Cagliari riporta a galla un tema che, finora, era rimasto quasi in secondo piano nel percorso della Juventus di Luciano Spalletti: la questione portiere. Una squadra che concede pochissimo, che difende alta, che controlla il territorio e che subisce raramente tiri puliti nello specchio, non può permettersi di pagare a caro prezzo ogni singola conclusione avversaria.
Contro il Cagliari, il primo portiere schierato è stato Mattia Perin. Di fatto, l’unico vero tiro in porta dei rossoblù si è trasformato in gol. È vero: la palla viene calciata senza che il portiere veda chiaramente la partenza. Ma è altrettanto vero che non si tratta di una conclusione irresistibile, e che una parata in più, a questi livelli, è lecito aspettarsela.
Il discorso, però, non riguarda solo Perin. Anche Di Gregorio, titolare designato, in più di un’occasione recente — come nella gara interna contro il Lecce — ha subito gol al primo tiro nello specchio. Non errori clamorosi, ma parate possibili, quelle che fanno la differenza tra una squadra che domina e una squadra che, nonostante il dominio, viene punita.
Ed è qui che nasce la riflessione più profonda. La Juventus di Spalletti, oggi, concede pochissimo. Ma proprio per questo motivo il portiere diventa una figura ancora più determinante: se l’avversario arriva una sola volta a concludere, quel pallone va neutralizzato. È una regola non scritta delle grandi squadre.
La storia della Juventus, da questo punto di vista, pesa come un macigno. Da Dino Zoff a Stefano Tacconi, da Angelo Peruzzi a Gianluigi Buffon, passando per Wojciech Szczęsny: la Juventus è sempre stata la squadra del portiere che ti salva la partita, non di quello che accompagna l’azione senza incidere.
Oggi, invece, la sensazione è diversa. Non si tratta di bocciare nessuno, ma di constatare che manca quel fattore decisivo: il tiro difficile parato. Quello che spezza l’inerzia, che mantiene il risultato in equilibrio, che permette a una squadra dominante di continuare a costruire senza l’ansia di essere punita al primo errore.
Non a caso, le voci di mercato raccontano di una Juventus attenta a questo ruolo, anche se non in ottica immediata. Gennaio difficilmente porterà interventi tra i pali, ma giugno potrebbe diventare il momento della riflessione definitiva. Perché una squadra che vuole tornare stabilmente al vertice non può prescindere da un portiere che, quando serve, fa la differenza.
La Juventus di Spalletti sta costruendo un’identità solida, moderna, aggressiva. Ma per completare il quadro, serve anche l’ultimo tassello: un portiere capace di dire no al primo tiro in porta. In un calcio sempre più equilibrato, spesso è proprio lì che passano i punti.
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