Capuano dà i voti al mercato: «Juve da 6. Ma la colpa non è di Carnevali e Massara»
Il mercato della Juventus è da 6. Sufficienza, ma senza applausi. È il giudizio di Giovanni Capuano, che su Panorama.it ha pubblicato le proprie pagelle alle squadre di Serie A e si è soffermato anche sul lavoro della nuova dirigenza bianconera.
Un sei che racconta soprattutto una sessione complicata, nella quale Giovanni Carnevali e Frederic Massara hanno dovuto lavorare con un'eredità pesante. «La colpa non è di Carnevali e Massara», sottolinea Capuano, ricordando come i due dirigenti abbiano dovuto prima di tutto «spostare le macerie» lasciate dalle precedenti gestioni di Giuntoli e Comolli.
Il problema, secondo il giornalista, è che liberarsi degli esuberi non è stato affatto semplice. Chi si è avvicinato ai giocatori da piazzare ha potuto trattare con il coltello dalla parte del manico, riducendo di conseguenza anche le risorse che la Juventus avrebbe potuto reinvestire attraverso il player trading. Secondo Capuano, la sessione è stata «abbastanza confusa e di rincorsa». Tante operazioni, diverse necessità affrontate strada facendo e alcuni interrogativi rimasti sul tavolo.
A partire dai 50 milioni investiti per Kolo Muani, che il giornalista considera una scommessa non accompagnata dalla piena convinzione di Spalletti. Poi Vicario: un portiere considerato ottimo, ma non la prima scelta. E ancora Alajbegovic, per il quale la Juventus avrebbe investito oltre 30 milioni: «Con pochi soldi, era una priorità spenderne oltre 30 per Alajbegovic che pare destinato a fare nell'immediato la riserva?», si domanda Capuano.
Kessié è uno dei casi emblematici: «Non si poteva chiudere prima che si inserisse l'Atalanta?». Domanda che pesa, soprattutto considerando quanto la Juventus abbia cercato un rinforzo per il centrocampo. Poi Sarr, sul quale resta il dubbio fondamentale: «È un upgrade o un ripiego?». E infine Woltemade, uno dei grandi investimenti dell'estate bianconera. Capuano mette sul tavolo il quesito più delicato: è davvero il giocatore richiesto da Spalletti oppure un adattamento imposto dalla mancanza di alternative?
La differenza non è sottile. Sufficienza, dunque. Ma con riserva Il sei di Capuano non è quindi una bocciatura della nuova Juventus, né tantomeno del lavoro di Carnevali e Massara. È piuttosto la fotografia di un mercato nel quale la società ha dovuto prima liberarsi del passato e soltanto dopo costruire il futuro. E adesso toccherà al campo rispondere. Perché il mercato può essere confuso, le strategie possono essere discutibili, ma alla fine c'è sempre quella vecchia faccenda che non ammette trattative: i novanta minuti.
Iscritta al tribunale di Torino al n.70 del 29/11/2018
Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore responsabile Antonio Paolino
Aut. Lega Calcio Serie A 21/22 num. 178


