Per la Juve il fantasma del passato deve essere il timone del presente
Se c'è un cosa che negli ultimi 4/5 anni non ha permesso alla Juventus di stare ai massimi livelli, è stata la fretta di cambiare. Certo, a pensar bene, a tutti noi davanti alle difficoltà verrebbe in mente di stravolgere tutto per migliorare le cose, ma così non è. Non è se ci sono delle gerarchie, se ci sono delle tattiche, se c'è un gruppo squadra con una determinata impronta e una dirigenza con un certo modo di agire. Fin troppo il mondo bianconero, nel recente passato, ha dovuto assistere a cambiamenti. Da Giuntoli a Carnevali in dirigenza, passando per Comolli e da Thiago Motta a Spalletti attraversando la fase Tudor per quanto riguarda la guida tecnica. Se c'è una cosa che però il tempo dovrebbe insegnare è imparare dai propri errori, ma se alla settima giornata di campionato, dopo poco più di due mesi, tifosi ed addetti ai lavori vicini alla Juve chiedono già la testa dell'allenatore, significa non aver tratto nessun insegnamento dagli ultimi anni.
Infatti, per far si che un progetto a lungo termine funzioni va testato, va tollerato nei momenti bui e va sostenuto. Distruggere può esser utile nell'immediato, ma alla lunga porterebbe soltanto a ripetere le stesse azioni in un periodo posticipato. Cambiare non serve, bensì ci vuole giocatori coinvolti, leader, e una dirigenza e uno staff tecnico che hanno voglia di sbattersi, cadere, rialzarsi e trarre ogni giorno un piccolo insegnamento da applicare. Dunque, alla fine di tutto, pensandoci attentamente, per il bene della Juve e del suo futuro forse, la figura di Antonio Conte, è bene rimandarla al futuro. Per tornare a vincere e convincere serve continuità, convinzione e carisma, non l'ennesimo cambiamento.
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