La società ha tracciato la strada della Juve, ora tocca a Spalletti e giocatori
La Juve si è rafforzata, eccome. Ora può lottare per? Questa è la domanda di tanti tifosi, alla quale è difficile rispondere. O meglio, il minimo sindacale deve essere il ritorno in Champions League, praticamente un obbligo. Il popolo bianconero è frustrato da anni di delusione, acuite dai successi di squadre come Inter e Napoli. Bisogna tornare ad alzare qualche trofeo. Difficile lo scudetto, ma tentare di andare in fondo in Europa League è quanto meno doveroso. La società ha fatto il possibile sul fronte del mercato. Vicario, Grabara, Lucumì, Celik, Alajbegovic, Ekhator, Kolo Muani e Pape Matar Sarr, e ultimo in ordine di arrivo, Woltemade. Nove acquisti (cui aggiungere i rientri di Nico Gonzalez e Douglas Luiz) praticamente una rivoluzione, condita dalle cessioni di Openda, David e la rescissione con Arthur. Niente male. E manca ancora qualche ora alal chiusura.
La nuova Juve è pronta. Si poteva fare meglio? Difficile, considerando i paletti imposti dal Fair Play Finanziario e dalle esigenze di bilancio in generale. La palla ora passa a Spalletti e ovviamente ai giocatori. Le entrare sono state tutte "benedette" dall'allenatore. Niente più scuse, anche perché Lucio questa volta ha avuto la squadra dall'inizio, rispetto allo scorso anno, quando arrivò all'undicesima giornata, al posto di Tudor. L'assenza di yildiz certo è importante, ma non bisogna avere alibi. Dopo il doppio successo contro Frosinone e Parma, domenica impegno più probante. Allo Stadium arriverà il Milan di Amorim.
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