Difesa Juve: l'inizio azione è da incubo. Lucumi basta?
È calcio d'agosto. Premessa doverosa, quasi necessaria: qualsiasi analisi o considerazione deve tenerne conto.Usate le doverose pinze, però, ci sono spunti che esulano dal risultato, che non dipendono esclusivamente dalle gambe appesantite o dagli effetti del jet-lag.
Chi conosce i difetti cronici di questa squadra, infatti, non può non aver notato per l'ennesima volta le difficoltà sistemiche palesate nella famigerata prima costruzione.
Che sia tramite la conduzione o che passi da passaggi taglia-linea, nel calcio odierno l’intraprendenza di coloro che compongono la prima linea risulta assolutamente fondamentale. Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini di un Luciano Spalletti sconsolato in panchina mentre cerca di incentivare ora Bremer, ora Kelly, a guardare in avanti. La poca fluidità, il poco coraggio e la mancanza di iniziativa hanno spesso costretto Locatelli ad abbassarsi tra i due, svuotando un centrocampo già di per sé in difficoltà e spesso in inferiorità numerica.
Il corteggiamento sempre più serrato a Lucumí, centrale colombiano del Bologna, e il forte interessamento per Stones — poi approdato proprio ai nerazzurri — sono tentativi concreti di ovviare al problema. Ma l’eventuale arrivo del mancino di Cali sarebbe sufficiente? O serve altro? L'impressione è che molto dipenderà da Gleison Bremer, che al di là delle difficoltà fisiche, dovute ai noti infortuni, sembra non riuscire a fare un salto di qualità definitivo in fase di possesso. Passaggi orizzontali, o peggio, all'indietro. Trasmissione palla lenta. Spalletti dovrà lavorare molto tecnicamente sul centrale brasiliano, perchè affiancargli un compagno di reparto più abile in questo fondamentale potrebbe mascherarne i limiti, ma non risolverebbe il problema.
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