Torricelli: “Dalla falegnameria alla Juve. Ventrone ci massacrava, Vialli leader”
Moreno Torricelli, uno degli eroi della Juventus degli anni ’90, ha ripercorso la sua incredibile carriera durante un evento organizzato da Tuttosport. Un percorso quasi fiabesco: da falegname in provincia alla conquista della Champions League con la maglia bianconera.
L’ex terzino ha ricordato l’incredulità quando arrivò la prima chiamata della Juventus per un’amichevole di fine stagione. «Mi hanno chiamato per fare quest’amichevole contro la Pro Vercelli. Ho chiesto: ma devo giocare con la Juve o contro? Quando mi hanno detto che dovevo giocare con loro ho pensato: davvero hanno bisogno di me? Sono andato anche per togliermi una soddisfazione… e magari fregarmi una maglietta per fare il figo al paese».
Da quel momento la sua vita cambiò rapidamente, fino ad arrivare al trionfo europeo. «Arrivare sul tetto del mondo dopo quattro anni da aver lasciato la falegnameria sono cose impensabili. Sognare è gratis, ma certe cose non le sogni nemmeno». Torricelli ricorda con affetto lo spogliatoio juventino di quegli anni, fatto di campioni ma anche di grande spirito di gruppo. «La mia fortuna è stata arrivare in uno spogliatoio di ragazzi. Confrontarmi con talenti incredibili come Baggio e con un leader come Vialli mi ha fatto crescere tantissimo».
Uno dei momenti simbolo di quella Juventus resta la storica rimonta contro il Real Madrid. «Sono partite in cui basta pochissimo per vincere o perdere. Raul sfiorò il palo nel finale, ma quella palla uscì e capimmo che stavamo andando forte». Torricelli ha poi ricordato l’impatto di Marcello Lippi in panchina e del metodo di lavoro introdotto dal preparatore atletico Giampiero Ventrone, diventato quasi leggendario nello spogliatoio bianconero.
«Ventrone ci ha massacrato. Quando arrivò cambiò completamente il modo di allenarci: tanta palestra e tanta corsa. Facevamo anche 15 minuti di addominali di fila, oltre 1500 al giorno». Un percorso fatto di sacrifici, che per Torricelli parte molto prima del calcio professionistico. «A 13 anni ho deciso di lavorare. Facevo il falegname e giocavo a calcio. Ai miei figli dico sempre: dal cielo cade solo pioggia e neve». Una storia che resta una delle più romantiche del calcio italiano: quella di un ragazzo partito dalla provincia e arrivato sul tetto d’Europa con la Juventus.
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