La Juve dovrebbe chiedere la “grazia” ai suoi tifosi
Quando i problemi non si riescono a risolvere, allora sono seri e vanno affrontati con metodi drastici. A maggior ragione dopo aver sostituito tre allenatori, diversi tra loro per metodologia e approccio, a tal punto che resterebbe da chiedere la “grazia” ai tifosi (e non a Gravina). Tanto per far capire che anche la società barcolla sulle onde dell'improvvisazione, provando a mostrare i pochi muscoli solo fuori dal campo, e per intentare un cambio di rotta dopo i numerosi torti subiti. Va ricordato invece che nel calcio l'equazione per vincere resta molto semplice: società forte sinonimo di scelte utili e di squadra via via competitiva. Quando invece si tenta di stravolgere troppo il processo di crescita con mosse e dirigenti più teorici che pratici, ecco che l'obiettivo più lo insegui e più si allontana.
Spalletti – Le ultime sconfitte, quattro in cinque partite, riportano la Juve al punto da dove è cominciata l'avventura dell'ex tecnico della nazionale. E le stesse fanno riemergere le insicurezze di una squadra troppo fragile appena gli si chiede di alzare l'asticella, o anche solo mantenerla a certi livelli. Spalletti ha provato a tenere nascosto il problema, ovvero l'inadeguatezza del gruppo per raggiungere certi obiettivi, riuscendo in cambio a trascinarselo dalla sua parte, mettendo però anche le cose in chiaro, direttamente o meno, con chi quella maglia non la può proprio indossare. E il messaggio è stato recapitato anche sulla scrivania di chi certe interferenze non le tollera affatto. Se «il miglior allenatore è colui che si fa comprare i migliori giocatori», ma è anche chi ammette candidamente che «su Openda si è commesso qualche errore» allora è abbastanza chiaro che il cerchio si stia chiudendo principalmente sul direttore generale. E se la Juve aveva fatto «tre passi indietro» prima della sconfitta con il Como, ora i passi da fare per ricucire, con l'ambiente e non solo, sono triplicati. Ed ecco perché non c'é volontà di sedersi attorno ad un tavolo né da una parte e né dall'altra.
Analogie – Spalletti ha smascherato il vero problema e lo sta mettendo davanti agli occhi delle dirigenza. Ma è proprio adesso che si intravedono le analogie col recente passato. Un anno fa l'Empoli in Coppa Italia, quest'anno l'Atalanta. Con Motta, di questi tempi, il Ko nello spareggio Champions simile a quello annunciato, dopo il 5-2 dell'andata, col Galatasaray. E poi quello smarrimento d'identità con Atalanta e Fiorentina, simile al crollo di Tudor contro la Lazio e di Spalletti contro il Como. Di sicuro Spalletti non molla e la Juve non può mollarlo, ma le voci non sono mai solo voci. E proseguendo di questo passo diventa difficile credere in un progetto a lungo termine.
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