Le ombre del calcio italiano testimoniano che il problema non era la Juventus

Le ombre del calcio italiano testimoniano che il problema non era la JuventusTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:30Editoriale
di Vincenzo Marangio

Per anni nella folle fantasia collettiva era stato fatto passare un messaggio semplicistico e sbagliato: la Juve ruba e le altre sono vittime di questo sistema. Per non parlare di questo fantomatico Palazzo all'interno del quale c'erano tutti filojuventini a spingere il club bianconero verso quei successi raccolti meritatamente sul campo. Ma il tempo è galantuomo e sta gradualmente sgretolando tutte queste fantasie popolari. Perché nel 2006 l'unica società che ha pagato è stata la Juventus, mentre i reati successivamente contestati all'Inter erano andati in prescrizione con tanto di premio scudetto assegnato da terza in classifica. Perché nel 2022 la Juventus è stata, ancora una volta, l'unica ad essere punita per la vicenda plusvalenze, nonostante le stesse non fossero regolamentate (e quindi come si fa a violare una norma non regolamentata) e nonostante è palese che le plusvalenze implicano altre squadre che, invece, sono state tutte assolte dalle rispettive procure. Per non parlare che la Procura di Torino che indagò sulla Juventus non era la sede competente.

Dunque la domanda nasce spontanea: in quale sistema in cui una squadra muove i fili del palazzo quella stessa squadra risulta sempre l'unica colpita e punita? E arriviamo all'inchiesta di questi giorni per frode sportiva indirizzata a Rocchi. I capi d'imputazione contestati a Rocchi sono tre e nel secondo si legge testuale: Rocchi, quale designatore in concorso con più persone presso lo stadio San Siro, durante la gara di andata di Coppa Italia (2 aprile 2025), 'combinava' o 'schermava' la designazione del direttore di gara Daniele Doveri, ponendolo alla direzione della semifinale del torneo (23 aprile 2025)onde assicurare poi all'Inter direzioni di gara diverse dal 'poco gradito' Doveri per la eventuale successiva finale di Coppa Italia e per il resto delle partite del campionato di serie A" che erano di "maggiore interesse per la squadra milanese". Lunedì, tuttavia, si scatena di tutto: Rocchi resta, insieme a Gervasoni, Nasca, Di Vuolo e Paterna l'unico indagato di questa inchiesta, al punto da portare il suo avvocato, Antonio D'Avirro, a tuonare: "Sono contestazioni che non si riescono a capire, perché si segnala un concorso di più persone, ma queste altre persone non vengono indicate. Io non ho mai visto che l'altro soggetto del presunto accordo nella frode sportiva non venga indicato". Nel frattempo dalla Procura di Milano ci tengono a specificare che "l'Inter e i suoi dirigenti non sono indagati". 

Tutto giusto. Le indagini non sono sentenze e gli indagati non sono colpevoli e chi non è indagato, a maggior ragione, non può essere considerato colpevole. Ma allora con chi Rocchi, stando all'accusa, "combinava" o "schermava" gli arbitraggi? Questo lo diranno gli inquirenti e, probabilmente, le deposizioni degli indagati ai quali, eventualmente, se ne aggiungeranno altri. Ma una cosa è certa: i fatti e il tempo (gentiluomo) sembrano testimoniare che la Juventus non è il male del calcio come in tanti hanno voluto raccontare o far credere alla collettività, il club bianconero, anzi, ad oggi, è stato sempre quello che ha pagato i prezzi più salati e le campagne comunicative più aggressive.