Fabio Miretti, il trequartista che non ti aspetti
La prestazione di Fabio Miretti contro il Sassuolo merita un approfondimento specifico, perché va oltre il semplice giudizio individuale. È una partita che racconta come un giocatore, cambiando interpretazione del ruolo, possa offrire una soluzione tattica completamente diversa pur partendo dalla stessa posizione in campo.
Nel 4-2-3-1 disegnato da Spalletti, Miretti è stato schierato alle spalle di Jonathan David, occupando quella zona che in altre gare era stata affidata a esterni offensivi puri come Conceição o Edon Zhegrova. Ma il modo in cui Miretti ha interpretato il ruolo di trequartista è stato radicalmente differente.
Non un giocatore chiamato a restare largo o a cercare sistematicamente l’uno contro uno sulla corsia laterale, ma un centrocampista avanzato che ha lavorato sulle connessioni, sugli spazi e sui tempi della manovra. Una lettura del ruolo molto più interna e funzionale alla struttura collettiva della Juventus.
La differenza rispetto a esterni come Zegrova o Conceição è evidente. Loro tendono naturalmente a ricevere larghi, puntare l’uomo e creare superiorità individuale; Miretti, invece, si accentra, si muove tra le linee e dialoga costantemente con David. I due si sono alternati con grande intelligenza: quando l’attaccante canadese veniva incontro per legare il gioco, Miretti attaccava lo spazio; quando era il centrocampista ad abbassarsi, David occupava la profondità.
Questo continuo scambio di posizioni ha avuto un effetto chiaro sull’organizzazione difensiva del Sassuolo. I centrali non avevano riferimenti fissi: seguire Miretti significava liberare spazio centrale, restare bassi voleva dire concedere ricezioni pulite tra le linee. Una soluzione tattica di alto livello, basata non sulla giocata estemporanea ma sulla comprensione del contesto.
La natura da centrocampista puro di Miretti emerge soprattutto nella qualità delle scelte. Sa giocare corto, sa verticalizzare, ma soprattutto sa giocare a uno o due tocchi, aumentando il ritmo del possesso. Una gamma di soluzioni diversa rispetto a quella che può offrire un esterno offensivo classico.
Non è un caso che il secondo gol della Juventus nasca proprio da questa lettura. Il movimento di David che apre il campo è accompagnato dall’inserimento puntuale di Miretti, che attacca lo spazio con tempi perfetti e finalizza l’azione. Ancora una volta, non per caso, ma per lettura della situazione.
Anche in fase di non possesso il contributo di Miretti è stato evidente. Rispetto a un esterno puro, garantisce maggiore equilibrio centrale, partecipando alla riaggressione immediata e aiutando la squadra a mantenere compattezza. Un dettaglio che si inserisce perfettamente nei principi di gioco di Spalletti, basati sul “passo in avanti” dopo la perdita del pallone.
La partita di Sassuolo-Juve racconta quindi una possibile evoluzione per Miretti e, più in generale, una variante tattica importante per la Juventus. Non sempre serve l’ala che accende la partita con la giocata individuale; a volte serve chi sa muovere gli altri, creare spazi e dare ordine al caos.
Fabio Miretti lo ha fatto con naturalezza, dimostrando che il suo valore non sta solo nella qualità tecnica, ma nella capacità di pensare il gioco un secondo prima degli altri. Spalletti, in questo senso, ha trovato una risorsa preziosa: un trequartista atipico, capace di dare equilibrio senza togliere imprevedibilità.
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