Franco Baresi e la Juventus: le 40 sfide che hanno raccontato un'epoca del calcio italiano

Franco Baresi e la Juventus: le 40 sfide che hanno raccontato un'epoca del calcio italianoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Andrea Pasquinucci
Ieri alle 23:45Primo piano
di Nerino Stravato

Ci sono avversari che, pur vestendo per tutta la carriera una sola maglia, finiscono per entrare anche nella storia dei tifosi rivali. Franco Baresi appartiene a questa ristretta categoria. La sua scomparsa lascia un vuoto enorme nel calcio italiano e chiude definitivamente un'epoca. Per la Juventus, il capitano del Milan non è stato soltanto il simbolo dei rossoneri, ma uno degli avversari più rispettati e difficili da affrontare. Per quasi vent'anni, le sue sfide contro i bianconeri hanno accompagnato alcune delle pagine più importanti della Serie A.

Dal primo incrocio del 1978 fino all'ultimo nel 1997, Baresi ha affrontato la Juventus 40 volte tra campionato e Coppa Italia. Il bilancio racconta di 11 vittorie, 15 pareggi e 14 sconfitte, con una sola rete realizzata. Ma quei numeri rappresentano soltanto una parte della storia. Perché attraverso quelle quaranta partite si può ripercorrere un'intera epoca del calcio italiano.

Dal ragazzo del 1978 al capitano che ha attraversato un'epoca

La prima sfida contro la Juventus arrivò nel 1978. Franco Baresi aveva appena diciotto anni e stava muovendo i primi passi in prima squadra. Davanti a lui trovò una Juventus già fortissima, guidata da Giovanni Trapattoni e impreziosita da campioni del calibro di Gaetano Scirea, Claudio Gentile, Antonio Cabrini, Marco Tardelli e Pier Paolo Virdis. Nessuno poteva immaginare che quel ragazzo sarebbe diventato il simbolo assoluto del Milan.

L'ultima sfida arrivò invece nel 1997. Nel frattempo erano cambiate le generazioni, gli allenatori e persino il modo di giocare a calcio. Di fronte non c'era più la Juventus degli anni Ottanta, ma quella campione d'Europa di Marcello Lippi, con Angelo Peruzzi, Didier Deschamps, Zinedine Zidane, Christian Vieri e il giovane Alessandro Del Piero. In mezzo c'erano quasi vent'anni di battaglie sportive, vissute sempre con la stessa maglia e con la fascia da capitano al braccio.

Quaranta partite, una generazione di campioni

Le quaranta sfide contro la Juventus raccontano molto più di un semplice bilancio statistico. Raccontano la longevità di un fuoriclasse capace di restare ai massimi livelli per due decenni.

Baresi ha marcato attaccanti appartenenti a epoche completamente diverse: da Pier Paolo Virdis e Paolo Rossi, passando per Michel Platini, fino ad arrivare a Roberto Baggio, Gianluca Vialli, Fabrizio Ravanelli, Christian Vieri e Alessandro Del Piero. Pochissimi difensori nella storia possono dire di aver attraversato un periodo così lungo restando sempre il punto di riferimento della propria squadra.

Ogni Juventus-Milan era una sfida Scudetto, una finale anticipata, un confronto tra due modi diversi di interpretare il calcio. E al centro della difesa rossonera c'era sempre lui, il numero 6, capace di guidare i compagni con una naturalezza fuori dal comune.

L'unico gol contro la Juventus

In quaranta confronti ufficiali Franco Baresi segnò soltanto una volta contro la Juventus. Accadde il 9 ottobre 1983, su calcio di rigore. Un dato che racconta perfettamente il tipo di calciatore che era: un difensore puro, poco interessato alle statistiche personali e totalmente concentrato nel rendere migliore la propria squadra.

L'eleganza di un leader silenzioso

La grandezza di Franco Baresi non si misurava soltanto nelle chiusure difensive o negli anticipi. Era il modo in cui interpretava il ruolo a renderlo unico. Parlava poco, ma bastava uno sguardo per guidare i compagni. Non aveva bisogno di gesti plateali per esercitare la propria autorità.

L'immagine del suo braccio alzato per far scattare la linea del fuorigioco è diventata una delle fotografie più iconiche del calcio italiano. Non perché gli assistenti seguissero automaticamente la sua indicazione, ma perché negli anni Baresi aveva costruito una credibilità talmente grande da trasmettere una sensazione condivisa da tanti protagonisti dell'epoca: quando alzava quel braccio, difficilmente lo faceva senza essere convinto di avere ragione. Era il rispetto conquistato sul campo, attraverso correttezza, intelligenza tattica e una lealtà sportiva che gli veniva riconosciuta da compagni, avversari e direttori di gara.

Per molti versi il suo nome viene accostato a quello di Gaetano Scirea. Due modi differenti di interpretare il ruolo del libero, accomunati dall'eleganza, dall'intelligenza calcistica e da uno stile che li ha resi punti di riferimento ben oltre i colori della maglia indossata.

Le lacrime di Pasadena e il recupero impossibile

Se contro la Juventus ha scritto pagine memorabili con il Milan, con la maglia azzurra Franco Baresi è diventato il capitano di un intero Paese. Campione del mondo nel 1982, pur senza scendere in campo durante il torneo, bronzo a Italia '90 e protagonista assoluto a USA '94, regalò una delle storie più emozionanti mai raccontate da un Mondiale.

Dopo aver disputato la gara d'esordio contro l'Irlanda, il difensore rossonero si infortunò nella seconda partita del girone, il 23 giugno 1994 contro la Norvegia. La lesione del menisco del ginocchio destro sembrò mettere la parola fine sul suo Mondiale. Venne operato il giorno successivo a New York e tutti pensarono che la sua avventura negli Stati Uniti fosse conclusa.

Invece riuscì a compiere un recupero ai limiti dell'incredibile. Soltanto ventiquattro giorni dopo l'intervento tornò in campo direttamente nella finale contro il Brasile, disputata al Rose Bowl di Pasadena. Billy Costacurta ha raccontato che, durante la riunione tecnica prima della finale, quando Arrigo Sacchi lesse la formazione pronunciando semplicemente: "Gioca Franco", tra i compagni calò lo stupore. Nessuno pensava che fosse possibile recuperare in così poco tempo.

Sotto un caldo soffocante, Baresi disputò una prestazione monumentale, riuscendo a limitare per 120 minuti un fuoriclasse come Romário. Poi arrivarono i calci di rigore. Il primo errore dell'Italia fu proprio il suo, seguito da quelli di Massaro e del celebre tiro alto di Roberto Baggio che consegnò il Mondiale al Brasile. Le lacrime di Franco Baresi al termine della finale sono rimaste scolpite nella memoria degli italiani: non erano soltanto quelle di un capitano sconfitto, ma di un campione che, dopo aver compiuto un recupero considerato impossibile, aveva visto sfumare il sogno più grande della propria carriera.

L'avversario che ha reso più grande anche la Juventus

La grandezza di una squadra si misura anche dal valore degli avversari che ha dovuto affrontare. Per quasi vent'anni la Juventus ha trovato sulla propria strada un capitano capace di attraversare epoche diverse del calcio italiano senza mai perdere eleganza, autorevolezza e classe.

Dal primo duello con Pier Paolo Virdis fino all'ultima sfida contro la Juventus di Zinedine Zidane, Christian Vieri e Alessandro Del Piero, Franco Baresi ha scritto quaranta capitoli di una rivalità che ha fatto grande il calcio italiano. In mezzo ci sono stati Paolo Rossi, Michel Platini, Roberto Baggio, Gianluca Vialli e tanti altri campioni che hanno segnato la storia bianconera.

Le rivalità, però, finiscono sempre. Il rispetto resta. Ed è proprio questo il sentimento che oggi unisce tutto il mondo del calcio davanti alla scomparsa di uno dei più grandi difensori che questo sport abbia mai conosciuto. Perché Franco Baresi è stato il simbolo del Milan, ma anche uno di quegli avversari che hanno contribuito a rendere ancora più grande la storia della Juventus e della Serie A.