Juve, centrocampo in emergenza: la soluzione era già in casa e Spalletti l’ha appena riscoperta

Juve, centrocampo in emergenza: la soluzione era già in casa e Spalletti l’ha appena riscopertaTUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

La Juventus si trova davanti a una delle prime vere emergenze della stagione. L'infortunio di Manuel Locatelli, costretto a sottoporsi a un intervento chirurgico per la sutura del menisco esterno del ginocchio destro, priva Luciano Spalletti di un giocatore diventato rapidamente centrale nel suo progetto. Il capitano bianconero inizierà ora il percorso riabilitativo e lo stop si preannuncia lungo.

Ma il problema del centrocampo non nasce soltanto dall'assenza di Locatelli. La Juventus si ritrova con una mediana ridotta all'osso e con diversi giocatori ancora alle prese con problemi fisici. Khéphren Thuram, soprattutto, non può essere considerato semplicemente un'altra pedina persa in queste ore: il francese, di fatto, non è mai stato realmente a disposizione di Spalletti in questa stagione.

Thuram, un'assenza che arriva da lontano

Il caso di Thuram va infatti raccontato diversamente. Il centrocampista si portava dietro il problema al ginocchio già dalla scorsa stagione e la Juventus aveva inizialmente scelto una terapia conservativa, cercando di evitare l'intervento chirurgico. La soluzione non ha però prodotto gli effetti sperati e il francese ha dovuto fermarsi nuovamente.

Thuram non ha praticamente mai partecipato alla nuova Juventus: ha saltato la preparazione, non ha avuto continuità nel percorso estivo e non è diventato una risorsa concreta per Spalletti all'inizio del campionato. Alla fine si è arrivati all'intervento di condroplastica per la condropatia rotulea del ginocchio destro, con un percorso di recupero che lo terrà lontano dal campo ancora per diversi mesi.

Per questo è più corretto dire che la Juventus perde oggi Locatelli mentre continua a fare i conti con l'assenza di Thuram. Non sono due giocatori che Spalletti perde contemporaneamente dopo averli avuti a disposizione: uno era diventato il riferimento della mediana, l'altro è ancora alle prese con un recupero iniziato prima dell'avvio della stagione.

Douglas Luiz, da possibile partente a titolare

Ed è proprio qui che emerge uno dei paradossi più interessanti della situazione. Douglas Luiz è uno dei giocatori che più rapidamente ha cambiato posizione nelle gerarchie della Juventus. A inizio stagione il brasiliano sembrava poter essere considerato ancora un elemento non centrale nel nuovo progetto, anche alla luce delle vicende della stagione precedente.

Spalletti, invece, lo ha rivalutato praticamente subito. Il tecnico ha riconosciuto nel brasiliano caratteristiche preziose per il proprio calcio: qualità nel palleggio, pulizia tecnica, capacità di gestire il possesso e di dare ordine alla costruzione. Douglas Luiz è diventato così un titolare accanto a Locatelli e, proprio adesso che il capitano è costretto a fermarsi, quella rivalutazione assume un peso ancora maggiore.

Quello che sembrava un giocatore destinato a lasciare Torino può quindi diventare uno dei punti di riferimento del nuovo centrocampo bianconero. È uno dei paradossi del calcio: un giocatore che sembrava fuori dal progetto può ritrovarsi improvvisamente indispensabile.

Koopmeiners, due partite per cambiare le gerarchie

Lo stesso discorso, con modalità diverse, vale per Teun Koopmeiners. Anche l'olandese sembrava partire molto indietro nelle gerarchie e il suo futuro alla Juventus appariva tutt'altro che scontato. Poi sono arrivate le ultime due partite, che possono rappresentare un piccolo punto di svolta.

Contro il Parma, Koopmeiners è entrato dalla panchina e, appena arrivato sul terreno di gioco, ha trovato il gol del definitivo 2-0. Non un semplice contributo alla manovra, dunque, ma una rete concreta e decisiva per chiudere la partita.

Contro il Milan ha fatto ancora di più in termini di partecipazione diretta al risultato: nel finale ha trovato il cross perfetto per Federico Gatti, che ha segnato di testa il gol dell'1-1. Due partite consecutive, due episodi decisivi: un gol e un assist.

Non significa automaticamente che Koopmeiners sia diventato un titolare intoccabile, ma è evidente che abbia recuperato una parte importante del terreno perduto. E in una Juventus che oggi ha bisogno di uomini, qualità e soluzioni, l'olandese torna improvvisamente molto utile.

La coppia tecnica che può diventare necessaria

Il primo scenario porta quindi verso Douglas Luiz e Koopmeiners. Una coppia molto diversa da quella che Spalletti aveva immaginato inizialmente con Locatelli e Thuram, ma che può offrire una soluzione basata soprattutto sulla qualità.

Douglas Luiz può occuparsi maggiormente della gestione del pallone e della prima costruzione, mentre Koopmeiners può muoversi con maggiore libertà, cercando inserimenti, verticalizzazioni e presenza negli ultimi metri. Sarebbe un centrocampo meno fisico e meno aggressivo, ma potenzialmente più tecnico.

Il problema è che, soprattutto con tre competizioni da affrontare, non può bastare una sola coppia. La Juventus deve trovare alternative, perché l'emergenza rischia di trasformarsi rapidamente in un problema strutturale.

McKennie e Sarr, la componente dinamica

In questo senso diventano fondamentali i recuperi di Weston McKennie e Pape Matar Sarr. Il primo sta ancora recuperando dal problema muscolare che lo ha tenuto fuori contro il Milan, mentre il secondo è arrivato alla Juventus senza essere ancora nella condizione fisica ideale.

Il loro ritorno permetterebbe a Spalletti di avere una soluzione completamente diversa. McKennie e Sarr garantiscono corsa, aggressività, copertura e capacità di occupare grandi porzioni di campo. Sono caratteristiche che oggi mancano alla mediana bianconera e che diventano ancora più importanti in una squadra chiamata ad affrontare un calendario sempre più fitto.

Ed è interessante notare come, anche una volta recuperati entrambi, la Juventus avrebbe comunque un centrocampo piuttosto corto. Da una parte ci sarebbero i giocatori più tecnici, Douglas Luiz e Koopmeiners; dall'altra quelli maggiormente dinamici, McKennie e Sarr. Una situazione che obbliga Spalletti a pensare anche a soluzioni alternative.

Owusu, la risorsa che arriva dalla Next Gen

Una di queste può essere Augusto Owusu. Il centrocampista della Juventus Next Gen ha già lavorato con la prima squadra durante la preparazione ed è quindi un giocatore che Spalletti conosce direttamente.

Non sarebbe una scelta banale: significherebbe affidarsi a un ragazzo giovane in un momento delicato, ma proprio l'emergenza può accelerare un processo che la Juventus ha costruito attraverso il progetto Next Gen. Se McKennie e Sarr non dovessero essere pronti, Owusu potrebbe diventare una risorsa concreta per allungare le rotazioni.

Cambiaso può cambiare il sistema

Esiste poi una soluzione prettamente tattica e porta ad Andrea Cambiaso. Il giocatore non è un centrocampista naturale, ma la sua duttilità permette a Spalletti di immaginare una Juventus diversa senza dover necessariamente ricorrere a un giovane.

Una possibilità potrebbe essere quella di passare dal 4-2-3-1 al 4-3-3, con Koopmeiners, Douglas Luiz e Cambiaso a comporre il centrocampo. Non sarebbe una mediana costruita sulla corsa e sulla fisicità, ma su vicinanza, qualità tecnica e capacità di occupare gli spazi.

Cambiaso potrebbe infatti offrire un tipo di movimento differente: partire dalla linea laterale, stringere dentro al campo, associarsi con gli altri due centrocampisti e garantire contemporaneamente una certa copertura grazie alla sua formazione da esterno. Non sarebbe una trasformazione definitiva, ma una soluzione tattica da utilizzare in determinate partite.

Le altre soluzioni sono più rischiose

Spalletti potrebbe naturalmente pensare anche a una Juventus più offensiva, utilizzando giocatori come Nico Gonzalez in posizione più interna. Ma bisogna stare attenti a non confondere la necessità di trovare qualità con quella di mantenere equilibrio.

Un centrocampo troppo leggero, con più giocatori offensivi contemporaneamente, rischierebbe di esporre la squadra nelle transizioni. La stessa logica vale per un eventuale 4-4-2 molto offensivo, con Nico Gonzalez e Conceicao sugli esterni: può essere una soluzione per inseguire una partita, ma difficilmente può diventare il sistema di riferimento in una fase nella quale la Juventus ha bisogno soprattutto di equilibrio.

Spalletti deve adattare il sistema alla rosa

Il punto centrale, quindi, non è soltanto trovare il sostituto di Locatelli. Quel giocatore, semplicemente, non esiste nella rosa bianconera con le stesse caratteristiche e lo stesso peso. Il compito di Spalletti sarà piuttosto quello di costruire un sistema capace di compensare l'assenza del capitano e, contemporaneamente, di gestire una situazione nella quale Thuram è ancora fuori, McKennie e Sarr non sono pienamente disponibili e le rotazioni sono ridotte.

Paradossalmente, però, l'emergenza arriva in un momento nel quale la Juventus ha appena riscoperto due giocatori che sembravano destinati a un ruolo molto più marginale. Douglas Luiz è diventato un titolare attraverso la fiducia di Spalletti; Koopmeiners sta riconquistando terreno attraverso i fatti, con un gol e un assist nelle ultime due partite.

Forse la prima risposta all'emergenza è proprio qui. Non necessariamente in un nuovo acquisto o in una soluzione rivoluzionaria, ma nella capacità di valorizzare giocatori che sembravano aver perso il loro spazio. La Juventus è corta a centrocampo, questo è evidente. Ma proprio questa emergenza può obbligare Spalletti a trasformare una debolezza in una nuova gerarchia.

Douglas Luiz, Koopmeiners, McKennie, Sarr, Owusu e, all'occorrenza, Cambiaso: non sono la soluzione perfetta. Sono però le tessere con cui Spalletti dovrà costruire una Juventus capace di andare avanti senza il suo capitano e senza poter ancora contare sul ritorno di Thuram.