Juve, Locatelli e il centrocampo che forse va ripensato a tre
Locatelli si è fatto male e nel calcio, quando uno si fa male, la prima domanda è sempre la stessa: chi gioca al posto suo? Domanda legittima, per carità. Anche un po’ pigra. Perché nel caso della Juventus la domanda potrebbe essere un’altra: deve per forza giocare uno al posto di Locatelli?
Il centrocampo bianconero, a due, non è mai parso un salotto. Piuttosto un incrocio nelle ore di punta. Gente che passa, gente che rincorre, qualcuno che prova a mettere ordine e qualcun altro che, nel frattempo, deve già rincorrere il pallone che è passato di là. In due si può giocare, naturalmente. Si è giocato anche in meno, nel calcio.
Ma bisogna avere gli uomini, le distanze, l'abitudine. E questa Juventus, finora, ha dato l'impressione che il due fosse più un numero che una certezza. Ora Locatelli si ferma e Spalletti deve fare i conti con quelli che restano. Ma qualche volta i conti, se tornano troppo facilmente, sono sbagliati. Forse sarebbe il caso di aggiungere un uomo.
Un centrocampista a parametro zero, per esempio. Un'occasione, se il mercato ne lascia ancora qualcuna sul tavolo. E a quel punto il discorso cambierebbe. Cambiaso mezzala sinistra, che non sarebbe certo mandato in esilio: ha piedi, corsa e quella naturale tendenza a cercare il pallone anche dove il pallone non c'è ancora. Dall'altra parte Sarr, che di campo ne percorre parecchio e qualche volta sembra averne una mappa personale in tasca.
In mezzo, un mediano vero. Non per fare collezione di mediani, ma per dare un senso a quelli che ci sono. Così diventerebbero tre, con McKennie, Douglas Luiz e Koopmeiners pronti a entrare nel giro. Non è il Real Madrid del 1958, ma neppure un reparto da organizzare con le sedie pieghevoli. La stagione, se gestita con un minimo di buonsenso, si può attraversare.
E poi c'è il resto. Davanti alla punta, in un 4-3-2-1, Alajbegovic e uno tra Nico Gonzalez e Conceição. Due uomini che non devono fare gli esterni fino alla bandierina per poi tornare indietro a controllare il terzino avversario, ma possono stare dove il calcio diventa più interessante: tra le linee, con la porta davanti e qualche metro da inventare.
Il 4-3-2-1 non è una formula magica. Le formule magiche, nel calcio, le vendono quelli che cambiano canale prima del novantesimo. Però il centrocampo a tre potrebbe dare alla Juventus qualcosa che oggi manca: un uomo in più quando c'è da difendere e un uomo in più quando c'è da pensare. Spalletti ha sempre avuto una certa simpatia per le squadre che sanno cambiare senza perdere se stesse. E questa Juventus, forse, non deve cambiare perché Locatelli si è fatto male. Deve capire se l'infortunio di Locatelli non abbia soltanto acceso una luce su un problema che già c'era. In due, lì in mezzo, si fatica. In tre, magari, si respira. E nel calcio, prima ancora di correre, sarebbe già qualcosa.
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