Juve-Verona, Spalletti in conferenza: "Zanardi uomo unico. Domani niente calcoli. Yildiz sta meglio"

Juve-Verona, Spalletti in conferenza: "Zanardi uomo unico. Domani niente calcoli. Yildiz sta meglio"TUTTOmercatoWEB.com
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di Massimo Reina
"Dobbiamo pensare alla Champions e non al quarto posto. Yildiz? Con lui rapporto speciale. Il calcio italiano si migliora lavorando sui giovani".

Sarà una giornata chiave alla Continassa: è apena iniziata infatti la conferenza del tecnico bianconero che presenterà il match contro il Verona, valido per la 35ª giornata di Serie A. Dopo il pareggio contro il Milan, la Juventus è chiamata a ritrovare ritmo e certezze in un finale di stagione che non ammette passi falsi.

All’Allianz Stadium arriverà un Verona già retrocesso, ma proprio per questo imprevedibile e libero mentalmente. Spalletti dovrà tenere alta la tensione dei suoi, con l’obiettivo di blindare un posto tra le prime quattro. La classifica, infatti, resta corta: i bianconeri hanno appena tre punti di vantaggio su Como e Roma, un margine sottile che impone massima concentrazione.

La conferenza è anche l’occasione per fare il punto su condizione della squadra, possibili scelte di formazione e ambizioni nel rush finale. Ecco la diretta testuale dell’intervento di Spalletti qui su BianconeraNews.

CONFERENZA STAMPA DI LUCIANO SPALLETTI PER JUVENTUS-VERONA

La conferenza stampa pre gara comincia con Spalletti che omaggia Alex Zanardi, scomprarsi oggi a 59 anni

«Ci tenevo a salutare un uomo unico per valore sia nella vita sia nello sport. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e quello che ci ha trasmesso nelle sue battaglie è incredibile e unico. Il minuto di silenzio da dedicargli me lo sono fatto da solo. Una testa e una mentalità così forte è qualcosa di incredibile, per cui lo saluto volentieri».

Le chiedo come sta la squadra, sia sul piano mentale che fisico, in vista del finale di stagione e della corsa alla Champions League.

«Quando sento parlare di quarto posto sento dire i punti che ci servono, i calcoli… Sembra più un’etichetta aritmetica. Non lo ottieni arrivando a un numero ma mantenendo un livello. Noi, per quanto ci riguarda come attenzione e volontà di allenarci, abbiamo mantenuto le stesse cose. Non dobbiamo stare attenti alla matematica ma al rendimento quotidiano che hai. Stiamo bene, sappiamo quello che abbiamo passato per essere in lotta per il quarto posto. Dobbiamo pensare alla Champions League e non al quarto posto. Se pensi al quarto posto ti comporti da squadra che vuol difendere qualcosa, se pensi alla Champions ti comporti da squadra che vuol dimostrare qualcosa».

Ci può aggiornare sulle condizioni di Yildiz e su quanto sia probabile il suo impiego nella prossima partita?

«È una cosa che viene valutata a 360 gradi, in maniera corretta, soprattutto per la salute del ragazzo. Sappiamo e lui sa quanto è importante per noi. Ci vuole essere e noi vogliamo che ci sia. Ha avuto questa piccola infiammazione che può peggiorare o migliorare, è un po’ una gestione. Negli allenamenti di ieri e oggi è andato molto bene e non avverte nessun dolore e non ha e non abbiamo nessun dubbio su quella che sarà la sua presenza dentro la partita».

Le chiedo un commento sul tema arbitrale e sulla direzione di gara della prossima partita

«Non sono un profondo conoscitore di queste dinamiche. Con tutto quello che viene detto, se si ha un po’ di buon senso nel lasciar scorrere le cose senza avventarsi a dire qualcosa di nuovo secondo me è meglio. Essendo abbastanza anziano come professionista ne ho conosciuti diversi di direttori di gara, molto bravi e molto capaci. Non so quello che sia successo, ho visto che siamo in un momento dove bisogna ricreare un po’ di ordine perché un po’ di disordine c’era e tutti stanno lavorando in quella direzione. Ma l’arbitro designato domani è uno dei più talentuosi e mi aspetto che faccia il suo dovere con il massimo della professionalità punto e basta».

Un aggiornamento su Vlahovic e sulla sua possibile presenza in questo finale di stagione

«Sì, perché si sta allenando con grande entusiasmo, è un professionista con grande carattere, ha le giocate che mancano alla squadra. Come per Yildiz, anche lui sa di poter essere utile per queste 4 partite a mettere del suo per il raggiungimento di questo obiettivo. Ci sarà da vedere con che tempistiche, abbiamo dovuto perfezionare il lavoro addosso a lui perché ha subito un infortunio di quelli belli. Ma ce l’abbiamo a disposizione e questa è la cosa fondamentale».

Che idea si è fatto del livello visto in PSG-Bayern: difese ballerine? E, più in generale, delle differenze tra il calcio europeo e quello italiano?

«La Champions in generale non premia la sicurezza. Premia chi crea lo scompiglio, non chi lo evita. Noi tendiamo ad avere controllo nelle situazioni del nostro calcio. In Champions League c’è questa attenzione nelle giocate che spaccano gli equilibri, oltre i reparti e gli avversari. Ci sono calciatori forti dentro la Champions che creano questa instabilità. La velocità del gioco, le giocate di quelle che danno vantaggio di quei calciatori lì, creano difficoltà. In questa velocità si genera una instabilità dove puoi prendere vantaggi, ma reggere a quell’urto lì, a quelle corse, diventa più difficile.

Il calcio moderno per me va verso questa scelta di prendersi qualche rischio, non paga soltanto mantenere ordine e ritmo basso. Poi nel ritmo basso tutto diventa prevedibile, leggibile. Bisogna adeguarsi a questo livello. Mantenere il proprio stile quando il battito cardiaco sembra toglierti il fiato è un’ulteriore qualità. Rimanere lucidi in quelle partite diventa difficilissimo ma, se mantieni equilibrio, puoi anche trarre vantaggio da ciò che genera la partita. La direzione è quella. Io non sono rimasto contento della partita di Milano: giocare così ti rimpicciolisce un po’. Ti tiene in ordine, porti il risultato a casa, ma non prendere posizione non mi piace. Non voglio vederlo dalla mia squadra, ti fa stare a metà con ciò che vogliamo diventare. Se non mantieni un certo livello di frequenza tutto diventa prevedibile, ci siamo adattati alle regole del Milan e questo non mi piace. Avevo un buco nello stomaco perché son fatto così e lo vivo così, e l’ho fatto presente alla squadra il giorno dopo. In Champions League c’è un livello differente».

Le chiedo se nella sua carriera ha avuto altri giocatori con cui ha costruito un rapporto speciale simile a quello che oggi ha con Yildiz

«Sì, mi è capitato. Il mio lavoro da un punto di vista professionale passa da queste connessioni qui. Mi piace instaurare un rapporto, avere connessione di idee, prendere il meglio da ciò che serve, da ciò che è necessario. Per il bene del club, della squadra, dei tifosi, di tutti quelli che amano questo sport. Ci sono persone con cui diventa più facile perché hanno qualità umane, senso di squadra, senso dell’amicizia, dell’amore e del voler condividere tutto il percorso professionale che si fa. Lui è uno di questi. Ha il sole stampato in faccia da un punto di vista di reazioni. Anche quando non ha avuto un momento favorevole, ha sempre questa faccia propositiva e volenterosa di trasferire quello che è un essere felice, positivo.

Per il momento è così, ma è già proiettato al futuro. Con il suo essere modifica il momento che sta attraversando. Ha una famiglia splendida e attraverso la composizione di questo nucleo familiare si hanno caratteristiche più o meno positive. Lui ha tutto, anche i compagni gli vogliono un bene incredibile per la sua maniera di rapportarsi. Quando esce dal cancello è quello che si ferma più spesso di tutti, è contento di fare foto e firmare autografi con i tifosi. Non ha un atteggiamento di noia, è felicissimo. È il campione che mi fa sentire fortunato ad allenarlo».

Un’opinione sull’idea di rendere la Serie A un campionato più orientato ai giovani, anche attraverso regole più stringenti per la loro valorizzazione

«L’ho già detto, sarebbe la soluzione per tutti, per la FIFA e la UEFA. Deve diventare una regola fatta da queste potenzialità che controllano un po’ il calcio. Non possiamo farla soltanto noi. Tutte le nazioni devono avere un Under, non si parla solo per noi ma si generalizza anche per le altre. Lì sei obbligato. Nella partita dell’altra sera (della Juve Primavera ndr), in cui ho visto un paio di calciatori importanti nella nostra squadra e anche nell’Atalanta, mi viene difficile pensare che non perda un po’ forza la prima squadra nel far giocare quei giocatori lì. Bisogna acchiappare qualcosa di meglio e la seconda squadra te lo permette. Quella è una realtà corretta. Ma va imposto in campo uno di 18/19 anni.

La fucilata nella notte è lavorare coi ragazzini per gli anni futuri, ce ne vogliono minimo 4 perché con 3 non sei tranquillo. Per mantenere il livello ce ne vogliono 3/4. Non solo abbattere i confini ma anche un tentativo di far crescere il calcio in generale, l’attenzione in generale verso i propri calciatori. Si può parlare di sistemi di allenamento, di attenzione verso i giovani, non giovani. Ma quella ti impone delle regole su tante cose, l’obbligo su tante cose. È quello lì, quello che ho già detto».

Mister, le chiedo un’analisi sul livello attuale della Juventus e su quali aspetti la squadra può crescere ulteriormente

«Il futuro continuerà ad avere cura con il valore che dai al presente. Tutto questo ruota nell’essere poi così applicati, attenti, determinati quando arrivi al campo, non avendo atteggiamenti che ti fanno sentire stanchezza, il dubbio di aver lavorato tanto e di essere un po’ in difficoltà. Abbiamo un luogo dove ci alleniamo perfetto, splendido. Abbiamo una squadra che è uscita l’altra sera a cena e mi emoziona… questa ricerca di voler essere insieme, sorridere tutti assieme e prendersi per mano quelli che sono rimasti un po’ dietro. State con noi, venite con noi, questa è la soluzione a tutto.

Ci vogliono giocatori che vogliono creare l’imprevisto, vogliono provare a giocare per qualità che ancora non hanno fatto vedere. Ci vuole un po’ di sana follia che ti porta dentro il livello superiore rispetto a quello esibito fino a questo momento. L’avevo già detto, noi siamo stati vicini un paio di volte a fare cose importanti e ce lo saremmo anche meritato. Poi gli episodi ti costringono a parlare di statistiche, numeri che piacciono a voi. Ma parlando di Champions, per fare quei risultati che abbiamo fatto, con le squadre contro cui abbiamo giocato, abbiamo dimostrato di essere una squadra fortissima. Per molti è stata una delusione uscire, ma per passare il turno abbiamo fatto risultati che qualcuno avrebbe fatto meglio a riscrivere l’articolo. “Ora non si ha mica paura del Bodo Glimt?”. Si può essere presuntuosi davanti allo schermo, ma se si ha a che fare con le persone è un lavoro diverso».

ORE 16:34 - TERMINA LA CONFERENZA STAMPA DI LUCIANO SPALLETTI