Nazionale, zero giocatori di movimento della Juventus: problema bianconero o del calcio italiano?
Per trovare un solo giocatore della Juventus nella lista dei convocati della Nazionale italiana bisogna probabilmente tornare indietro di parecchio tempo. Ma il dato più significativo non è soltanto il numero: è la tipologia. Nella lista diramata da Roberto Mancini per i prossimi impegni di Nations League, infatti, l'unico bianconero presente è il portiere Guglielmo Vicario. Nessun difensore, centrocampista o attaccante della Juventus è stato convocato.
Un dato che, se confermato dal confronto con gli archivi storici delle competizioni ufficiali, potrebbe rappresentare un precedente senza eguali nella storia recente della Nazionale. Anche durante la stagione in Serie B, dopo la retrocessione del 2006, la Juventus continuava a fornire giocatori agli Azzurri: Gianluigi Buffon,Alessandro Del Piero e Mauro German Camoranesi, per esempio, rimasero punti di riferimento della Nazionale.
Oggi, invece, la situazione è completamente diversa. E non si può attribuire tutto soltanto alle scelte dell'allenatore.
Juventus, dove sono finiti gli italiani?
La convocazione di Mancini mette in evidenza una difficoltà strutturale della Juventus: la presenza ridotta di calciatori italiani nella rosa della prima squadra. Considerando l'infortunio di Manuel Locatelli, che lo terrà fuori per un periodo piuttosto lungo, e il recupero ancora in corso di Andrea Cambiaso, le alternative realmente spendibili per la Nazionale si riducono ulteriormente.
Tra i giocatori italiani della rosa rimane Federico Gatti, ma il difensore non è un titolare inamovibile nella formazione bianconera. Per il resto, la Juventus è composta prevalentemente da calciatori stranieri. Anche in panchina gli italiani sono pochi, mentre Augusto Owusu, aggregato alla prima squadra per esigenze di emergenza e già entrato nell'ultima partita di Europa League, rappresenta un giovane proveniente dalla Next Gen, non un acquisto effettuato per costruire il gruppo italiano della prima squadra.
Il problema, dunque, non riguarda soltanto il fatto che Mancini abbia convocato un solo juventino. La domanda è più ampia: la Juventus sta ancora producendo e valorizzando calciatori italiani capaci di arrivare stabilmente in Nazionale?
La Next Gen e il talento italiano
La Juventus ha investito molto sulla Next Gen, ma negli ultimi anni il progetto ha coinvolto anche diversi giovani stranieri. Basti pensare a Kenan Yildiz, ormai stabilmente inserito in prima squadra, oppure ad altri talenti che hanno attirato l'attenzione nel panorama nazionale e internazionale.
Alcuni giocatori cresciuti o transitati nel percorso bianconero, come Radu Dragusin e Dean Huijsen, hanno poi trovato spazio altrove, ma si tratta di calciatori stranieri. I prodotti italiani di alto livello emersi dalla cantera juventina negli ultimi anni sono stati decisamente meno numerosi.
Allo stesso tempo, la Juventus continua a mantenere sotto osservazione alcuni giovani che si trovano in prestito o che rientrano ancora nella propria orbita. È il caso di Adin Licina, trasferitosi temporaneamente alla Cremonese, dove sta cercando di mettersi in mostra in Serie B. Oppure di Adzic, protagonista nelle ultime settimane: prima ha punito la Juventus segnando il gol del 3-2 nella vittoria del Sassuolo contro i bianconeri, poi si è ripetuto con una bella rete su punizione contro il Monza. Una marcatura che, però, non è bastata al Sassuolo, rimontato nel recupero e sconfitto per 2-1.
Questi esempi dimostrano come il percorso della Juventus continui a produrre e accompagnare giovani talenti, ma anche quanto sia complesso individuare calciatori italiani in grado di arrivare fino alla prima squadra e alla Nazionale.
Il problema non riguarda soltanto la Juventus
La situazione bianconera è però parte di un problema più generale del calcio italiano. I grandi club hanno rose sempre più internazionali e il mercato globale permette di acquistare talenti provenienti da ogni parte del mondo. Il risultato è una presenza più ridotta dei calciatori italiani, anche nelle squadre di vertice.
L'Inter, per esempio, conserva un nucleo italiano importante con giocatori come Bastoni, Dimarco e Barella, ai quali si aggiunge Pio Esposito come alternativa nel reparto offensivo. Non si tratta dei numeri del passato, ma rappresenta comunque una presenza italiana significativa all'interno di una squadra di alto livello.
Un altro esempio è il Como, protagonista di un calcio ambizioso e basato sul possesso palla, sulla tecnica e sul dominio della partita. Anche la formazione lariana, tuttavia, presenta una rosa prevalentemente internazionale. Gli italiani arrivati sul mercato, tra cui Moise Kean, Samuele Ricci e Liberali, non sembrano occupare tutti un ruolo da titolari indiscussi.
Fàbregas e una frase che fa riflettere
Proprio l'allenatore del Como, Cesc Fàbregas, aveva affrontato il tema della presenza degli italiani nella sua squadra. Il tecnico aveva spiegato che il club aveva cercato giocatori italiani funzionali alla propria idea di calcio, senza però riuscire a individuarne in numero sufficiente.
Il concetto è molto significativo: non basta essere italiani per trovare spazio in una squadra. Occorre possedere caratteristiche tecniche e tattiche compatibili con il modello di gioco dell'allenatore.
Ed è proprio questo il passaggio che dovrebbe far riflettere il calcio italiano. Se una società che vuole costruire una squadra basata su possesso, tecnica e controllo della partita fatica a trovare giocatori italiani adatti al proprio progetto, allora il problema non riguarda soltanto le convocazioni della Nazionale, ma anche la qualità e la varietà dei talenti prodotti dal sistema.
Mancini guarda anche all'estero
In questo scenario, Mancini sembra voler ampliare il proprio raggio d'azione, osservando anche i giovani italiani che giocano all'estero. La nuova lista comprende diversi volti nuovi, con l'obiettivo di individuare giocatori che possano contribuire al futuro della Nazionale.
È una strada che può rivelarsi utile. Il calcio italiano non può limitarsi ad aspettare che i talenti emergano soltanto dai settori giovanili dei grandi club della Serie A. Deve cercarli anche fuori dai confini nazionali, seguirne la crescita e creare le condizioni per riportarli eventualmente nel nostro campionato.
Ma la ricerca all'estero non può diventare un alibi. Il vero obiettivo dovrebbe essere quello di tornare a formare giocatori italiani di qualità, capaci di competere ai massimi livelli e di trovare spazio nelle squadre più importanti.
Una Nazionale senza juventini di movimento: il segnale di una crisi più ampia
La presenza del solo Vicario nella lista di Mancini è quindi molto più di una semplice curiosità statistica. È il riflesso di una trasformazione profonda del calcio italiano, nel quale i grandi club fanno sempre più affidamento sul mercato internazionale e faticano a sviluppare un numero adeguato di giocatori italiani.
La Juventus, per tradizione, è stata uno dei principali serbatoi della Nazionale. Oggi, invece, non riesce a fornire nemmeno un giocatore di movimento alla selezione azzurra. Prima di puntare il dito contro Mancini, però, sarebbe opportuno chiedersi quali siano le responsabilità dei club, dei settori giovanili e dell'intero sistema calcistico italiano.
Perché il problema della Nazionale non nasce soltanto quando vengono diramate le convocazioni. Nasce molto prima, quando bisogna formare i talenti e trovare loro spazio nel calcio dei grandi.
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