Trezeguet: "Lo Scudetto alla Juve manca da troppi anni. Yildiz è speciale, su Vlahovic..."
Il miglior marcatore straniero nella storia della Juventus è stato David Trezeguet con 171 reti. Il giocatore è sempre stato legato ai colori bianconeri ed ha lasciato un'intervista ai microfoni de la Gazzetta dello Sport nella quale ricorda i suoi momenti alla Vecchia Signora e parla di temi attuali in casa Juve.
"L'estate dove rischiai l'addio? Il 2004. Non trovavo l’accordo per rinnovare. Moggi giustamente faceva gli interessi del club. Ma io non mi ero scordato il discorso che mi aveva fatto quando firmai nel 2000, pochi giorni prima del gol all’Italia nella finale dell’Europeo: “Il centravanti della Juve deve segnare per guadagnare”. Giustissimo. Così quando ho raggiunto i 100 gol ho chiesto un aumento. Moggi è stato tentato di vendermi al Barcellona. È stato decisivo Capello. Fabio mi chiamò chiedendomi di restare, però lui in quel momento era ancora alla Roma… Infatti non mi ero fidato tanto, alla fine è andata bene. Avevamo uno squadrone e pensavo sarebbe stato più semplice vincere la Champions League con la Juventus. Invece nel 2006 trionfò il Barca".
"Pentito di essere andato in Serie B? Per niente. Sono orgoglioso anche di essere sceso in B con la Juve dopo Calciopoli. Calcisticamente ho perso un anno, ma ho guadagnato l’amore dei tifosi e della società: vale di più. In B era tutto strano: ogni partita era festa nazionale per gli avversari".
"L'arrivo alla Juve? Zidane e Deschamps, con cui avevo vinto il Mondiale con la Francia, mi consigliarono di raggiungerli a Torino. Mi chiamò anche Platini prima di firmare. Mi dissero tutti la stessa cosa: “David, qui sarai giudicato per i gol”. Dopo i successi col Monaco, avvertivo il bisogno di una sfida così. Zizou mi ha aiutato molto all’inizio, mi portava sempre a mangiare nel suo ristorante preferito in precollina".
"L'attacco di oggi? La storia della Juve non cambia. Alle punte si chiedono i gol per vincere. E al club lo scudetto, che per un motivo o per l’altro manca da 6 anni. Troppi".
"Algoritmi e vittorie? Sento parlare tanto di algoritmi, ma io alla Juventus ho imparato una lezione più semplice: conta solo vincere. E se sei un attaccante, conta solo fare gol e vincere".
"Vlahovic? Io mi sarei aspettato di più anche da Vlahovic. Quest’anno si è infortunato, ma è alla quinta stagione a Torino e ancora adesso non si sa con certezza se sia veramente un nove da Juve. Io ero super ottimista su Dusan quando è arrivato dalla Fiorentina. Un po’ perché è serbo e avevo il ricordo di Kovacevic, un autentico animale in campo. E un po’ perché Vlahovic è veloce, fisico, con buona tecnica e a Firenze segnava molto. Ma la maglia della Juve è diversa. Se ancora adesso si parla di Vlahovic come di una promessa, qualcosa non va".
"Rinnovo Vlahovic? Non entro in questi discorsi, sono focalizzato sul River. Io prenderei Lewandowski a parametro zero, anche a 37 anni: altra categoria, è uno degli ultimi nove veri insieme a Haaland. Lewa non avrà più il fisico di un tempo, ma al Barcellona pur non giocando sempre ha segnato 14 gol: è forte, intelligente. Lewandowski arriverebbe alla Juve sapendo da dove viene e cosa ci si aspetta da lui: i gol. Se ci fosse la possibilità, lo porterei in braccio io a Torino".
"David e Openda? David giocava nel Lilla, dove è importante fare bene e non vincere a tutti i costi. Ambientarsi velocemente alla Juventus non è semplice. Adesso David ha imparato a conoscere la Serie A, i compagni e Spalletti. Merita la rivincita nella prossima stagione, il ragazzo ha qualità. David ha commesso soltanto un grave errore: si è presentato promettendo 25 gol. Una sciocchezza, che ora paga. Openda? Lo conosco dai tempi del Lens. È veloce e valido, ma non si è imposto al Lipsia. Che non è il Bayern".
"Yildiz come Del Piero? Ale è unico. Però io adesso guardo la Juventus per vederla vincere e per Yildiz, che è speciale. È l’unico che inventa giocate dal nulla. E in campo si diverte. Falso 9? No, meglio da dieci che parte da sinistra".
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