Buon compleanno Padovano e McKennie: due storie, un’unica anima bianconera

Buon compleanno Padovano e McKennie: due storie, un’unica anima bianconeraTUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

Due compleanni, due epoche, la stessa capacità di conquistare la Juventus. Oggi la Juventus festeggia Michele Padovano e Weston McKennie, due giocatori appartenenti a generazioni completamente diverse, ma accomunati da una caratteristica: essere arrivati a Torino senza l'etichetta del grande campione e aver saputo conquistare, con il tempo, un ruolo importante in bianconero.

Padovano, dalla provincia alla notte della Champions

Michele Padovano arrivò alla Juventus nel 1995, dopo le esperienze con Cosenza, Pisa, Napoli e Genoa. Non era certamente il nome più altisonante della rosa, ma nella Juventus di Marcello Lippi riuscì rapidamente a diventare una pedina preziosa.

Con la maglia bianconera conquistò Scudetto, due Supercoppe italiane, Champions League e Coppa Intercontinentale, diventando protagonista soprattutto nella straordinaria stagione europea del 1995-96.

La sua immagine è inevitabilmente legata alla notte del 22 maggio 1996. Nella finale di Champions League contro l'Ajax, Padovano entrò in campo e trasformò uno dei rigori della serie che consegnò alla Juventus la Coppa dei Campioni. Ma già nei quarti di finale contro il Real Madrid era stato decisivo, segnando il gol del definitivo 2-0 che aveva qualificato i bianconeri alla semifinale.

Il lungo calvario dopo il calcio

La carriera di Padovano sarebbe stata però segnata anche da una lunghissima vicenda giudiziaria. Arrestato nel 2006 nell'ambito di un'inchiesta sul traffico di droga, trascorse mesi tra carcere e domiciliari e affrontò un procedimento durato anni.

Nel 2023 è arrivata l'assoluzione definitiva, chiudendo un calvario che aveva profondamente segnato la sua vita. Una storia difficile, affrontata sempre proclamando la propria innocenza, che rende ancora più significativo ricordare oggi il Padovano calciatore e protagonista di una delle Juventus più vincenti della sua epoca.

McKennie, dal rischio di essere fuori alla centralità assoluta

Ventidue anni dopo Padovano, la Juventus ha accolto Weston McKennie. Anche l'americano, arrivato dallo Schalke 04 nel 2020, non sembrava inizialmente destinato a diventare un punto fermo della squadra.

Dopo il prestito al Leeds nel 2023, McKennie tornò a Torino in una situazione tutt'altro che semplice: sembrava addirittura fuori dal progetto Juventus, ma invece di arrendersi riuscì a riconquistarsi spazio, fiducia e centralità.

Da quel momento è diventato una costante per gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina bianconera, fino ad arrivare alla Juventus di Luciano Spalletti, nella quale è diventato una delle pedine più importanti e duttili della rosa.

La Juventus stessa ha recentemente sottolineato come McKennie sia diventato un vero e proprio punto di riferimento, rinnovandogli il contratto fino al 2030. La sua capacità di giocare praticamente ovunque, dal centrocampo alla fascia, fino alla difesa e persino in posizione offensiva, lo ha trasformato in una risorsa preziosa per il gruppo. 

Due storie diverse, la stessa anima bianconera

Padovano e McKennie appartengono a epoche diverse e hanno vissuto percorsi completamente differenti. Ma entrambi rappresentano bene una caratteristica che alla Juventus ha spesso fatto la differenza: la capacità di conquistarsi il proprio posto sul campo.

Padovano è arrivato fino alla Champions League e alla Coppa Intercontinentale. McKennie, dopo essere sembrato addirittura fuori dai piani della società, si è trasformato in un punto fermo della Juventus del presente.

Due storie diverse, dunque, ma entrambe profondamente bianconere.

Buon compleanno Michele, buon compleanno Weston.