Caso Kean-Pengwin, Criscitiello: "Dovrebbe portare rispetto e invece..."
Dopo quello che è successo tra Moise Kean e Kristian il Pengwin, è intervenuto il direttore di Sportitalia Michele Criscitiello: "Un attaccante della Nazionale dovrebbe nascondersi, stare zitto e portare rispetto agli italiani. Invece, non solo ci hanno umiliato in campo, ma lo fanno pure fuori. Sto parlando di Moise Kean, centravanti dell'Italia e della Fiorentina, che, tramite i social che non sanno usare, attacca e minaccia Kristian il Pengwin, un influencer, un tipster del mondo delle statistiche e delle scommesse. Io lo stimo perché è un ragazzo che si è fatto da solo e ha cambiato un po' pure il modo di comunicare. Ha subito attacchi gratuiti da parte dell'attaccante non di una squadretta di Serie D, Eccellenza o Promozione, ma della Nazionale".
E ha aggiunto: "Ci sono tre cose gravi: la prima è che la Fiorentina non prende le distanze da questo gesto grave e schifoso del proprio attaccante, la seconda è che la FIGC non intervenga per l'attaccante della Nazionale, ma siamo in mano a nessuno, e poi l'AIC, che non interviene, malgrado facciano tutti i paladini della giustizia. È un comportamento indegno, vergognoso, schifoso, indecente di un attaccante di Serie A. Anche per colpa sua perché non è in grado di fare bene il proprio mestiere noi non andremo al Mondiale, con la perdita dell'1% del PIL e soprattutto faremo un'altra brutta figura perché lui solo davanti al portiere non è in grado di segnare".
E ha concluso dicendo: "Questa è la rappresentanza di quelli che sono scarsi, maleducati e presuntuosi. Poi c'è un altro aspetto: se qualcuno insulta Kean si va sul razzismo totale e guai per il politicamente corretto parlare di Kean perché giustamente siamo tutti uguali. Kean, che è nato in Italia, figlio di genitori ivoriani che si sono separati quando lui aveva 5 anni, per noi è italianissimo. Il ragazzo che offende e dice: 'Fra, tu sei polacco' in maniera dispregiativo, non è razzismo? Questo è ancora più razzista e ancora più schifosa come frase nei confronti di un ragazzo che non è polacco, ma italiano".
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