Tacconi alla Gazzetta: "Serve carattere. Bodo può essere la scintilla"
Stefano Tacconi non le manda a dire, come ai tempi in cui difendeva la porta bianconera con quello sguardo da portiere che non chiede mai permesso. Intervistato dalla Gazzetta, l’ex numero uno racconta l’incontro alla Continassa con le icone della Juve: «È stato bellissimo rivedersi. Spalletti ha saputo rendere il momento speciale: ha detto che basterebbe prendere un quarto dei presenti per capire cosa vuol dire vincere qui». Un elogio che pesa, soprattutto perché arriva da uno che lo spogliatoio l’ha abitato davvero.
Su Spalletti, Tacconi è netto: «Mi ha fatto una grande impressione: simpatico, preparato, motivato. Subentrare non è mai facile, ma la passione si vede. Può diventare un vero uomo Juve». Parole che sembrano un’investitura, un “benvenuto nel club” non scritto. Poi il capitolo Bodo, quello che profuma di ripartenza: «Vincere lì è stato fondamentale. Una rimonta così in Champions dà fiducia e può diventare la spinta per cambiare marcia». Per Tacconi, insomma, quella in Norvegia non è solo una vittoria: è il cerino acceso nel vento.
Sull’attacco, nessuna caccia alle gerarchie: «Il problema non è quello: per i nuovi l’ambientamento è complicato, soprattutto alla Juve dove la pressione arriva subito quando mancano i risultati». Tradotto: calma, non si costruiscono goleador a tavolino. Infine, lo scudetto. Tacconi non chiude la porta, ma mette il cartello d’avvertimento: «La Juve può rientrare, ma serve più personalità. Se entri con poca personalità, gli avversari lo sentono e ti colpiscono». Una regola vecchia come il calcio, e che la Juventus dovrà imparare in fretta se vuole davvero rimettersi a correre.
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