Le Contropagelle di Roma-Juventus, a cura di Marco Edoardo Sanfelici
PERIN 5,5 Tiri 3 e reti 3. Eppure non è tutta colpa sua. Sul tiro di Wesley cerca di opporsi e tocca addirittura la palla che è però imprendibile. N’Dicka segna da due metri e non ci può fare nulla. Sulla rete di Malen si può discutere. Forse dovrebbe prevedere e uscire incontro al pallone contando sul compagno che cerca di allargare il romanista. Aspettare al limite dell’area non è la soluzione più idonea. Il problema sta nel fatto che oltre alle reti, non ha interventi da fare e la statistica diventa pesante. Di due estremi difensori, non ne facciamo uno.
KALULU 6,5 Mezzo voto in meno per il contrasto perso che innesca il vantaggio giallorosso. Altrimenti sarebbe un’altra grande serata. Certamente il più in palla del pacchetto difensivo. E là sulla destra il suo dominio procede incontrastato.
BREMER 5,5 Malen lo fa ammattire e ci sta. Ma che Pisilli, Wesley e Konè lo mettano in difficoltà, beh, questa è nuova. Si produce in ripartenze promettenti, ma con traiettorie che impattano regolamente tra le gambe avversarie. (GATTI 6,5 La mossa della disperazione che ha comunque un senso: stabile davanti per intercettare le palle aeree e vaganti. E sull’ultima a disposizione della partita il Gattone graffia. Solo i prossimi giorni ci diranno quanto valga in termini economici la sua zampata)
KELLY 5,5 Soffre oltre misura le folate di Wesley e le fiondate di Malen, anche perché l’aiuto che gli deriva da Bremer non è il massimo. Gioca un primo tempo sostanzialmente accettabile, ma alla distanza, il livello di sofferenza lievita decisamente. D’altra parte Lloyd è uno di quelli che le gioca tutte, squalifiche permettendo.
CAMBIASO 6 Partita lineare, senza imposizione di sussulti coronarici sulla poltrona. E se Andrea non attenta all’incolumità dello spettatore di fede juventina, significa che non ne combina qualcuna delle sue. Si propone spesso a sostegno di Thuram e di Koop e raddoppia sui portatori di palla romanisti (OPENDA S.V. All’88° entra per tentare di imitare un cercatore d’oro del Klondike. Gatti pareggia e va già bene così)
THURAM 5,5 Un uomo chiamato “cavallo”, galoppa galoppa, ma dove va? In bocca ai difendenti giallorossi che lo attendono come si attende un puntuale operaio nei pressi del timbra cartellini. Fantasia zero e variazioni sul tema ancora meno di zero. Ma è indispensabile, alla luce dell’assenza di Locatelli (MIRETTI 6 Rischia in un paio di occasioni di pagare pedaggio, ma se la cava. Buon rincalzo)
KOOPMEINERS 6,5 Non si può pretendere che faccia il sosia di Locatelli. È vivo per tutta la gara, spingendo di corsa e smistando palloni ai compagni vicini. Certo non è padrone di lanci verticali, ma non demerita. Batte la punizione che innesca l’azione del pareggio di Chico.
CONCEICAO 6 Mezzo voto in più per la rete di splendida fattura che apre la ripresa. Ha 60 minuti di autonomia, all’interno dei quali colleziona giocate e scatti per guadagnare il fondo. Spesso gli tocca tornare indietro, ma non demorde. Alcuni cross sono interessanti: dà il suo contributo. (ZHEGROVA 6,5 15 minuti di grande lucidità. Mette lo zampino in 2 delle segnature, con un traversone “al bacio” per la rete di Boga e batte alla grande la punizione che si concretizza con il piattone di Gatti. Traiettorie micidiali che costano un attacco di bile a Gasperini)
McKENNIE 7 Fatelo firmare sul tavolaccio dei massaggi, ma fatelo in fretta. Weston ovunque, Weston per tutti. Avesse un granello di fortuna, porterebbe in vantaggio la Juve di testa, specialità della casa. Anche nei momenti più problematici non perde di vista l’equilibrio tra i reparti e spinge come pochi alle ultime battute di pura gloria. Corregge di testa il traversone di Zhegrova e innesca l’azione che porta al pareggio definitivo. Non se ne può fare a meno.
YILDIZ 6,5 Forse troppo concentrato sulle movenze da dribblig? Che magari giochi troppo per sé e poco per i compagni che attendono suggerimenti? Certo che, quando la palla è tra i suoi piedi, si ha sempre l’impressione che qualcosa possa succedere ma, anche gli altri lo sanno e si adeguano a randellarlo come se non ci fosse un domani. Ha il merito di disorientare Celik che cicca il pallone che mette in condizione Boga di battere a rete accorciando le distanze. Incomincia a faticare nel creare superiorità numerica e la cosa non è banale.
DAVID 5 Servito in area, non abbozza il tiro di sinistro di prima intenzione, ma appoggia e l’azione svanisce. Sempre nel 1° tempo prova da fuori area a chiudere con un tiro pericoloso, ma i raccattapalle recuperano il pallone nelle acque del Tevere. Diventa decisivo nell’uscire per far posto a chiunque che non sia lui. (BOGA 6,5 Ha l’argento vivo in corpo e la volontà mentale di incidere. Eupalla lo premia concedendogli il tiro del 2 a 3. Ma non finisce lì. Continua a martellare la parte destra della difesa capitolina, creando apprensione. Magari il mister pensa già di farlo giocare da subito con il turchino centravanti…)
SPALLETTI 7 Riesce nella grande impresa di valorizzare i panchinari. Tre dei sostituti della serata su cinque partecipano concretamente alle reti che permettono una rimonta insperata. La debolezza cronica dei cambi incomincia a scomparire ed il merito è tutto del mister. Non è facile ottenere risultati partendo da una rosa dal valore discutibile, come non è affatto scontato che i giocatori a disposizione respirino un’aria da indomiti e restino concentrati fino alla fine dopo esperienze non proprio edificanti, eliminazioni comprese. Ebbene, la Juve vista a Roma non è tecnicamente eccelsa, non è perfetto esempio di equilibrio tattico, ma è la realizzazione dell’urlo di repiciana paternità: “La Juve non muore letteralmente mai”. Spalletti sta instillando nei suoi la convinzione di provarci sempre, provarci fino all’ultimo, finché c’è speranza. E da Roma si porta a casa un risultato di importanza gigantesca per come è maturato. Il finale di stagione ha ancora un senso e la Juventus è padrona del proprio destino. Questa squadra non rappresenta l’apice dei valori storici, ma in fatto di tenacia ha tutte le carte in regola per rendere fieri i propri tifosi. Sempre che ai tifosi interessi, al di là dello stucchevole vizio alla critica per la critica.
Marco Edoardo SANFELICI
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