No a risse e violenza di qualsiasi genere, in campo e altrove!

No a risse e violenza di qualsiasi genere, in campo e altrove!TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Gianfranco Irlanda
domenica 9 aprile 2023, 20:30Editoriale
di Roberto De Frede
“La pace è un sogno, può diventare realtà… Ma per costruirla bisogna essere capaci di sognare.”(Nelson Mandela)

Un editoriale della domenica di Pasqua non poteva non essere incentrato sulla pace, avendo avuto purtroppo gioco facile per scriverlo da quanto è accaduto nelle ultime partite sia sugli spalti, che in campo, ma soprattutto nell’aria che si respira… Il calcio, quale sport più popolare al mondo, che rinasce ogni qualvolta un bimbo gioca per strada a pallone, dovrebbe essere innalzato a mo’ di scelta di un modo di pensare e di agire che non sia oppressione o distruzione, materiale e morale, una sorta di stendardo della nonviolenza.

Se è vero che il calcio può essere metafora della guerra, chiaramente solo per i suoi tanti termini bellici simpaticamente messi in campo (tattica, strategia, carica, breccia, muraglia difensiva, offensiva, cannonata, retroguardia, corazzata ecc. ecc.) è altrettanto vero che di certo è metafora della vita, tenerezza, sguardo sul futuro e simbolo di pace e amicizia. Da tempo mi chiedo in quale direzione stia andando il calcio, riflessione che mi sta portando dritto alla malinconia, perché ogni possibile via d'uscita mi conduce in un posto buio e diverso da quello da me immaginato. Il calcio non sa dove sta andando però ci va molto velocemente, forse perché si sta dimenticando da dove viene e che cosa è stato, perché senza memoria non esiste nulla, neanche il futuro. Chi ignora forse farebbe bene ad ascoltare le storie dei nonni. Bisogna dare la parola a coloro che hanno reso glorioso il calcio e conferito lustro alla grande storia di questo gioco, che è storia del nostro paese.

Ciò che è antico sembra poco quotato sul mercato dell'informazione, rischiando di perdere la meravigliosa eredità dei nostri maestri. Purtroppo si preferisce dare la parola a tecnocrati che riducono il calcio a una formula; a dirigenti che lo trasformano in un pacchetto azionario; a imprenditori che lo vendono in televisione fino a sfinirci; a tribunali fittizi che riducono la giustizia a mera opinione personale; a sedicenti capi ultras che di calcio non sanno nulla, masticando un basso politichese, danneggiando società, tifosi e squadre; a politici che dell’arte di Machiavelli non conoscono neanche il numero civico, e di calcio, quello giocato, men che meno; a macchine elettroniche che per un millimetro di unghia ti fa un film grottesco sul fuorigioco; a sottigliezze politiche, che per dirla alla Rousseau sono nemiche della pace, dell’unione, dell’uguaglianza. La violenza che il calcio subisce, che noi subiamo è anche tutto questo, non soltanto quella gravissima razziale d’ogni sorta. Se il calcio appare violento è conseguenza della violenza che esso stesso e noi tutti subiamo dalla società, dall’inciviltà e dalla ignoranza. Le rivoluzioni di oggi, quelle per migliorare la situazione, avvengono tutte dietro una scrivania: mi sta pure bene, il luogo (dietro la scrivania) è anche giusto, il problema è chi sta seduto lì dietro!

La preoccupazione, allora, non è opporre il calcio d’un tempo a quello di oggi, perché ciò significa cadere nell'assurda trappola della nostalgia. Credo che il calcio e i calciatori siano sempre stati figli del proprio paese e del proprio tempo. Le generazioni non si confrontano, si succedono, e conviene guardare indietro senza altra pretesa che quella di imparare. Non sono pessimista, credo fermamente che oggi c'è ancora gente che possa dare una mano alla società e al calcio, gente che “si vergogna per una brutta partita, perfino se l'ha vinta”: è su di loro che si deve puntare.

Cerchiamo di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze. Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra, anche quella che nessuno ha dichiarato ufficialmente…

A Voi Lettori auguro buona Pasqua e a me stesso un desiderio speciale: vorrei che coloro che mi hanno insegnato a sognare sapessero che io continuo a farlo. E che non ho intenzione di smettere.

Pace e serenità.

Cordialmente

Roberto De Frede