Rimpianti e punti persi per una Juve contraddittoria

Rimpianti e punti persi per una Juve contraddittoriaTUTTOmercatoWEB.com
domenica 28 agosto 2022, 19:47Editoriale
di Roberto De Frede
Spesso le contraddizioni fanno emergere le verità: manca ancora qualcosa…speriamo poco, perchè il tempo stringe e i punti persi per strada non si recuperano facilmente

La Juventus gioca due partite: quella brillante dal primo minuto al sessantanovesimo e quella solita grigia e inutilmente all’arrembaggio sterile e senza idee dal pareggio romanista al fischio finale. Perché?

Juventus – Roma non potrà mai essere una partita normale, e questo lo si sa da sempre. Dopo l’inguardabile e soporifera sfida contro i blucerchiati, i bianconeri contro la Roma fino al gol del pareggio avevano fatto il loro dovere: giocare per vincere, tenendo il campo impeccabilmente. Un primo tempo da Vecchia Juve, avendo le redini ben salde del gioco, e annientando l’avversario, tanto è che l’Allianz in piena estasi è sembrato ritornare ai vecchi fasti del dodicesimo uomo in campo. Il gol è arrivato subito con una magistrale punizione del serbo, e ciononostante, a differenza di altre partite grigie, la Juve ha continuato ad attaccare, cercando invano un gol che avrebbe messo in cassaforte il risultato.

«England expects that every man will do his duty», cioè a dire «L'Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il suo dovere»: questo fu il segnale inviato dall'ammiraglio Nelson dalla sua nave ammiraglia HMS Victory mentre la battaglia di Trafalgar, contro la flotta napoleonica, era sul punto di cominciare il 21 ottobre 1805. Ebbene da tempo i tifosi della Juventus si aspettavano che ogni calciatore in campo facesse la sua parte, il suo dovere, piccolo o grande, semplicemente per onorare quella maglietta a strisce bianconere.

Molti spesso errano indicando che le grandi prestazioni devono essere giocate con “orgoglio”. Questo è un sentimento che va più sul piatto negativo della bilancia che positivo: un impulso esagerato della propria dignità, dei propri meriti, della propria posizione per cui ci si considera superiori agli altri non deve far parte di una Weltanschauung, di una visione del mondo nello sport.

Le grandi vittorie, o almeno quelli importanti, se non per una classifica immediata ma per il morale e per la consapevolezza di poter essere protagonisti, devono essere giocate con l’anima, e per 69 minuti la Juventus lo ha fatto. Tutti gli undici in campo, compresi i tanto bersagliati Alex Sandro e Rabiot, hanno corso e creato, dando quantità e qualità che da tempo non si assaporava. Tutti gli undici hanno fatto il proprio dovere, tanto è che l’uno a zero stava molto stretto alle zebre: è mancato soltanto il secondo gol per imprecisione e pizzichi di egoismo.

Purtroppo nel calcio quando non si chiudono le partite, c’è sempre qualcuno dietro l’angolo, di solito quello che non indossa la tua stessa maglietta, che le riapre, facendo riaffiorare vecchie lacune e ferite mai cicatrizzate. Questo è il calcio. E ieri sera, il signore del non gioco (gli amanti del calcio così lo appellano) ha fatto di tutto affinchè la seconda partita, quella fatta di circa 25 minuti, dal gol di Abraham (su assist di Dybala) al triplice fischio di Irrati, diventasse un paniere di rimpianti, di punti interrogativi e persi… Perché la Juventus non ha trovato più il bandolo della matassa dopo il pareggio? Come ben sappiamo, nel calcio un pareggio subìto in corso di partita è qualcosa che può accadere… e se ad ogni pareggio subito la squadra si sfalda e perde lucidità? Ogni tre giorni ci sarà una partita, e fra poco il PSG attenderà l’undici di Allegri: in Champions se ci si ferma o si perde la bussola dopo il 69esimo… il punteggio finale non sarà un pareggio, ma una sonora sconfitta.

È pur vero che le follie sono le uniche cose che non si rimpiangono mai, avrebbe detto Oscar Wilde, ma riassemblare la squadra con un centravanti gran colpitore di testa come Milik e privarlo di Cuadrado, uno dei più grandi crossatori di sempre, far accomodare in panchina Miretti, un ragazzino bravissimo e immagino tutto fuorchè stanco dall’alto dei suoi vent’anni, dotato di impeccabili geometrie di alta classe mai manierate,  togliere Vlahovic il centravanti che in qualsiasi momento può creare devastazione alla squadra avversaria anche all’ultimo istante… sembrano azioni fatte senza un piano ben preciso e di certo non possono dirsi follie che non devono essere rimpiante. Beh anche il caro scrittore di Dublino avrebbe rimodulato il suo aforisma, rimpiangendo eccome la possibilità di vincere la partita e conquistare tre punti vitali, in un campionato che ha nelle prime partite punti d’oro, vista la sua anomalia “mondiale”.

Sarebbe un ennesimo errore dare in questo momento la colpa della mancata vittoria soltanto ad Allegri, perché di certo, ad esempio, non possiamo “colpevolizzarlo” se Kostic, il miglior assist man europeo, non ha fatto un cross decente in area di rigore! E allora, in attesa degli ultimi botti di mercato (Paredes) e dei ritorni dall’infermeria (Pogba, Di Maria e il povero Chiesa) che questa partita, che questi 25 minuti finali siano di insegnamento, di maturazione per tutti, affinchè i prossimi frutti possano essere finalmente raccolti dall’albero freschi e saporiti, senza perderne più per strada, lasciati cadere a terra, immangiabili e marci.