Cambiare o non cambiare, questo è il dilemma della Juve

Cambiare o non cambiare, questo è il dilemma della JuveTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:01Editoriale
di Mirko Nicolino
La Juventus a un bivio prima della sosta per le nazionali: ancora una volta non si è riuscita a ricostruire la mentalità da Juventus, che si fa?

A poche ore dal debutto Europa League, il mondo Juve si interroga profondamente sul momento attuale dei bianconeri, che non sembra altro che essere la prosecuzione del finale della passata stagione. In quattro gare ufficiali la Vecchia Signora guidata da Luciano Spalletti ha ottenuto due vittorie rimediando un pareggio e soprattutto una sconfitta molto dolorosa.

Stiamo parlando del KO maturato domenica scorsa in casa del Sassuolo, al termine di una gara globalmente deludente, ma terminata letteralmente con una figuraccia per i modi in cui sono maturate le reti della squadra allenata da Alberto Aquilani. Non c’è più Michele Di Gregorio a fare da parafulmine, ma nonostante questo Guglielmo Vicario è stato costretto a raccogliere la palla in fondo alla porta per ben tre volte.

Nuova stagione, vecchi problemi insomma, con le radici che affondano inevitabilmente nelle precedenti ricostruzioni tentate e fallite dai vari direttori e allenatori che si sono succeduti nell’ultimo quinquennio. La Juventus ci prova a riaprire un ciclo, ma ogni tentativo si è rivelato fin qui vano. Non è bastato, appunto, cambiare vari tecnici, dirigenti e anche giocatori, il risultato è sempre lo stesso.

E non solo in termine strettamente numerico, bensì di prestazioni. Se il “secondo” Allegri non è riuscito a dare una mentalità vincente alla squadra e un modello di gioco duraturo nel tempo, non si può certo dire che lo abbiano fatto Thiago Motta, Tudor e ora Spalletti, se non per qualche sporadica apparizione. Quello che però sta pesando più di tutto e non essere riusciti ancora a ricreare un’identità da Juve.

Da troppo tempo, al di là del gioco e dei risultati, allo Stadium o in trasferta, non si vede quell’atteggiamento che faceva urlare a Francesco Repice: “La Juve non muore mai”. E col Sassuolo se n’è avuta l’ennesima prova, soprattutto in occasione del terzo gol: contropiede neroverde e nessun bianconero che corra verso la propria porta con rabbia e foga agonistica. Un qualcosa che era caratteristica per esempio anche del Napoli di Luciano Spalletti (i video sui social in questi giorni si sprecano), a conferma che non possa essere sempre un solo aspetto a determinare i risultati e le partite.

Gli interrogativi però sono d’obbligo a questo punto: perché Spalletti non sta riuscendo a fare ciò che gli riusciva altrove? Perché per anni abbiamo ripetuto di dare “un allenatore” ai giocatori della Juventus e oggi nonostante tre allenatori “moderni” come Motta, Tudor e Spalletti non è cambiato sostanzialmente nulla? Perché la Juventus si trova già a dover rincorrere e non potendo cambiare in questo frangente né i giocatori (il mercato è chiuso) né i dirigenti (sono in sella da pochissimo) il rischio è di doversi ritrovare di nuovo a decidere se cambiare l’allenatore. Il dilemma torna ciclicamente ancora una volta?