Siamo al completo… e Firenze ci ha regalato delle "quasi certezze"!
In un campionato normale, uno di quelli che non sono interrotti per due mesi invernali da un mondiale, potremmo dire di essere ancora all’alba, in quello spazio tra il mattino e il levar del sole, dove con un pizzico di fantasia si cominciano a vedere anche i primi raggi luminosi di una squadra per gran parte ricostruita.
Il calciomercato non si ferma mai, si sente dire in giro, e di questa affermazione quasi ci si bea e ci si compiace. Sì, ma non esageriamo, anche se l'unica cosa di cui il mondo non avrà mai abbastanza è proprio l'esagerazione. Si attendeva con ansia la fine del calciomercato, quel fatidico primo settembre per dare una quadratura finalmente alla formazione cosiddetta titolare e all’intera rosa, e ora già si anela all’apertura di gennaio. Così però si rischia una insoddisfazione continua, diventando schiavi dei propri desideri. Non dimentichiamoci che la vera felicità dell'uomo sta nell'accontentarsi, anche quando si tratta di acquisti e cessioni di calciatori. A proposito, non mi sembra poi che sia andato tanto male alla Juventus, anzi direi il contrario, e più che dirlo io, di certo lo avrà detto Allegri, appagato quasi come un bambino al quale Babbo Natale esaudisce tutta la lista di regali richiesti nella tanto amata letterina, compreso il desaparecido regista, tanto cercato per anni, il “biondo” Paredes.
Questo in verità è quanto pensavo fino al gol di Milik contro la Fiorentina.
Riflettevo appunto che non si può avere la perfezione nel gioco altrimenti non sarebbe più un gioco, senza variabili e imprevisti, ma con il carrello al supermercato la completezza almeno di una rosa competitiva (in Italia… in Europa non oso immaginare) pareva esserci. E dopo il gol cosa è successo? Cosa accade subito dopo che si passa in vantaggio? Cosa manca alla Juventus alla luce (si fa per dire… tanto per usare un eufemismo!) della inconcludente e grigia prestazione di Firenze? Arriveremo tutti sereni al panettone di Natale, anzi quest’anno al torrone dei morti, visto che si anticiperà un po’ tutto, grazie al Qatar?
Manca un mercato sì, ma non di uomini, quello è facile, basta firmare assegni e contratti e tutto si risolve. Alla Juventus di ieri, e purtroppo non in senso storico ma in senso realmente temporale, cioè di oggi, necessitano carrelli di mentalità vincente, idee geniali, voglia di lottare, occhi della tigre, gioco, amalgama tra i reparti, fiducia dei compagni, dell’allenatore, della società. Ieri la Juventus era spenta, con barlumi di lucidità solo per esaltare e illuminare errori grossolani, semplici passaggi sbagliati che avrebbero in altri tempi fatto completamente denudare Allegri, altro che cappottino e giacca lanciati alla panchina! Non ci si può accontentare di quella mezz’oretta scarsa, quando va bene, o del golletto dell’illusorio vantaggio. Le partite durano sempre novanta e più minuti, e si vincono facendo un gol in più dell’avversario.
Dopo il vantaggio la squadra dovrebbe capire che l’obiettivo resta sempre quella porta avversaria da sfondare, e non l’orologio dell’arbitro sperando che fischi quanto prima tre volte per tornare tutti al divano di casa.
La situazione non è semplice e non vorrei essere nei panni di Allegri, per quanto lui stesso ha rivoluto fortemente quella panchina, con il dolce placet della proprietà. Un Allegri a dir la verità un po’ arrugginito, forse i due anni di lontananza dal manto erboso hanno offuscato il suo marchio di fabbrica: saper gestire e modificare le partite in corso. Ma è anche un po’ sfortunato. O meglio, la fortuna, se vogliamo pensarla come Seneca, non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'opportunità. Ebbene il talento di Kostic, di Paredes, di Di Maria, di Cuadrado non ha incontrato ieri pomeriggio al Franchi nessuna “signorina opportunità”, perchè la classe quando è svogliata è controproducente. Coloro che poi sono subentrati, a parte Miretti, col talento c’entravano ben poco.
E allora, oltre alle riflessioni e critiche costruttive, non ci resta mestamente che aggrapparci agli assenti, anche se non è nobilmente sportivo, sperando che quando ci saranno Pogba e Chiesa si ritornerà a guardare un gioco vincente; ma prima del loro rientro non si può stare con le braccia conserte ad aspettare, e sperare sempre nei miracoli di Perin, nella buona tenuta di Bremer e Danilo o nell’ombelico di Milik. Una scossa dovrà pur arrivare, ma non deve tardare, il campionato già è cominciato e i punti persi ora non si recupereranno facilmente.
Siamo al completo… sì, la “sezione dubbi” è al completo, stracolma, augurandoci che quella delle certezze negative non cominci a riempirsi troppo.
Anche a Parigi, martedi in Champions, gli assenti continueranno a marcare visita, e allora dovranno essere i presenti a cambiar rotta: non sono brocchi, e allora se punti nell’orgoglio dopo critiche e sculacciate metaforiche, dovranno vincere l’indifferenza e la mediocrità viste a Firenze, ricordando che hanno il dovere di onorare la casacca bianconera, scendendo in campo non per timbrare un cartellino (milionario!), ma per scrivere pagine di calcio gloriose da aggiungere alla storia trionfale della Juventus.
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