Felici a RBN: “Perché i calciatori scommettono illegalmente. Siti gestiti dalla criminalità. Corona? Da querela”
Il caso scommesse continua a tenere banco. Rispetto al percorso giudiziario, Fagioli va verso il patteggiamento con la Procura Federale per ottenere uno sconto consistente rispetto ai tre anni di squalifica previsti dall'art. 24 Codice di Giustizia Sportiva. Per il centrocampista bianconero si parla di ludopatia, patologia che dà dipendenza dal gioco. Comunque sia, siamo di fronte di un giro d'affari enorme, anche perché i siti illegali sono gestiti dalla malavita. Nel corso di Fuori di Juve, sull'argomento è intervenuto in ESCLUSIVA Fabio Felici, direttore di AGIMEC (Agenzia Giornalistica sul Mercato del Gioco).
Felici spiega il meccanismo legato ai siti illegali e i motivi per cui giovani calciatori professionisti scommettono, rischiando per la loro carriera: “Il discorso purtroppo è semplice. Bloccare un'attività on line illegale è come fare una battaglia contro i mulini a vento. I Monopoli di Stato che gestiscono il gioco attraverso il web, tutti i mesi oscurano queste piattaforme, siamo arrivate vicino a quota 10.000. Il problema è che il giorno dopo possono essere creati nuovi siti, magari semplicemente aggiungendo un numero alla fine del nome: c'è chi è arrivato a 70 repliche pur di continuare questa attività. La testata che dirigo produce circa 80 notizie al giorno relative a questo argomento. Io sono arrivato ad una conclusione: questi giocatori non credo siano affetti da ludopatia. Parliamo di una malattia seria che comporta asocialità, difficoltà nello svolgere il proprio lavoro. Fagioli, Tonali e Zaniolo non mi pare avessero problemi, anzi erano nel giro della Nazionale. Ritengo sia un vizio dovuto all'età che porta a sottovalutare il fenomeno. Voglio precisare che non hanno truccato le gare, il problema è personale e non delle società. Sono andati contro il regolamento conoscendo il divieto di scommettere. Credo però sia eccessivo il polverone con cui è stato coinvolto tutto il calcio italiano e in alcuni casi i club. Sono peccati commessi da ragazzi". Felici poi si sofferma sui siti illegali: “Purtroppo ci sono. In Italia questo mercato del gioco on line proibito vale 18,5 miliardi, una cifra decisamente importante. Il più delle volte è gestito dalla criminalità organizzata, quindi è molto pericoloso. Questo avviene perché non c'è controllo, ti permettono di non avere limiti sulla cifra da puntare, però non c'è certezza. Per esempio, se una persona vince 100.000 euro, potrebbero non pagarla e diventa difficile rivalersi. Sul circuito legale invece succede il contrario perché le operazioni sono controllate. Bisogna aprire un conto, dare il documento, insomma si è subito riconoscibili. La voglia di adrenalina probabilmente ha spinto i giocatori a scommettere illegalmente. La cosa più preoccupante è proprio essersi rivolti ad un circuito pericoloso”.
Nel podcast l'intervento integrale
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