Centro di gravità permanente Juve: Mckennie e i suoi fratelli
Il centrocampo è il reparto da cui si nascono le squadre e le vittorie, la Juve non fa eccezione, con McKennie capo banda. Per Spalletti lo statunitense è un elemento imprescindibile, Pallone d'Oro per la duttilità. Fermo restando l'abilità in altre zone del campo, in mediana può essere impiegato ovunque. Il match contro l'Atalanta è l'ennesima certificazione. Partenza a due, con virata come esterno di una linea a quattro, portandosi dietro l'immancabile patente da “ribaltatore delle tavolate avversarie”, come disse lo scorso anno Spalletti, in una delle sue perle comunicative, per connotare Weston. Nel caso si passasse al 4-3-3, certamente sarebbe un'ottima mezz'ala. Weston è Impeccabile anche sotto il profilo della disponibilità: mai una polemica.
McKennie è in ottima compagna nel centrocampo della nuova Juve. In cabina di regia c'è un certo Douglas Luiz, sì, proprio lui, da qualcuno definito miracolo sportivo di Spalletti. Estremizzando il concetto. Il brasiliano è rinato rispetto al suo primo sbarco alla Continassa, ricoprendo un ruolo che mancava da tempo ai bianconeri. In attesa di conferme e continuità di prestazioni, la strada imboccata è quella giusta. Poi c'è Sarr. Il senegalese sta ritrovando la forma migliore dopo l'infortunio: mix di quantità, qualità, velocità e verticalità. Caratteristiche che finiscono con lo stesso accento, come età, a proposito ha 24 anni. “Cavallino di razza”, lo ha definito Spalletti. Che si gode questo centrocampo, con la speranza cresca qualche giovane (vedi Owusu) e orfano di Locatelli e Thuram, la coppia titolare della passata stagione.
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