No fame, no Juve: per vincere servono giocatori determinati e convinti
I nomi attorno alla Juve sono tanti, una consuetudine quando si parla di mercato: Comolli e Spalletti sono accomunati dalla volontà di creare una squadra in grado di competere per traguardi importanti, auspicabile alzare qualche trofeo. L'ad però deve anche salvaguardare i conti, quindi il raggio d'azione diventa più stretto. Certamente servono profili funzionali al progetto tecnico, un mix di esperti e giovani. Devono però avere tutti un tratto caratteristico: la fame. I trionfi della Signora, in passato si sono basati molto su questo elemento. Venuto meno nelle ultime stagioni, contraddistinte da un galleggiamento spesso nelle acque della mediocrità, inammissibile per il club più scudettato d'Italia.
A prescindere dai nomi, la Juve deve quindi capire se il giocatore abbia veramente voglia di indossare la maglia bianconera. Tanto affascinante, quanto pesante. Estremizzando il concetto, prima della firma, servirebbe il colloquio con un mental coach. Quello con la Vecchia Signora non deve essere un fidanzamento temporaneo, ma un matrimonio stabile. La Continassa non un albergo ad ore, ma una fissa dimora. Utopia? Dipende dalla bravura di chi tratterà con i calciatori. Martinez, Gimenez, Goretzska, Kolo Muani, Sorloth alcuni dei nomi accostati ai bianconeri. Andrebbero bene tutti, purché siano determinati e convinti. Concetto valido anche per chi vuole restare. No fame, no Juve.
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