Analisi tattica Juventus: dalla partita perfetta col Napoli agli esperimenti di Champions, cosa ci dicono le due gare
La settimana della Juventus offre uno spunto di lettura tattica molto interessante perché mette a confronto due partite profondamente diverse per contesto, scelte e interpretazione: il 3-0 contro il Napoli in campionato e lo 0-0 in Champions League nel Principato di Monaco. Due gare che, analizzate insieme, aiutano a capire lo stato di avanzamento del lavoro di Luciano Spalletti e i margini di crescita ancora presenti.
Contro il Napoli si è vista probabilmente la Juventus più completa della gestione Spalletti. Non solo per il risultato, ma per la capacità di dominare la partita in entrambe le fasi di gioco. In fase di non possesso, il 3-4-2-1 a specchio ha funzionato alla perfezione: duelli individuali accettati a tutto campo, linea difensiva alta e coraggiosa, con i braccetti pronti a rompere la linea per anticipare e guidare la riaggressione. Il Napoli è stato costretto a giocare spesso spalle alla porta, senza mai trovare continuità nella costruzione.
In fase di possesso, la Juve è stata pulita, ordinata e verticale. L’uscita dal basso ha beneficiato della presenza di Manuel Locatelli, costantemente pronto ad abbassarsi per dare una prima linea di costruzione, permettendo ai difensori di allargarsi e ai quinti di alzarsi. Le mezzepunte hanno occupato con intelligenza i mezzi spazi, mentre gli inserimenti di McKennie e Thuram hanno garantito il riempimento dell’area, uno dei concetti chiave richiesti da Spalletti contro avversari schierati. La gestione delle transizioni è stata quasi perfetta, con recuperi palla rapidi e ripartenze immediate.
Lo 0-0 del Luis II va invece contestualizzato in modo diverso. Con la qualificazione ai playoff di Champions già acquisita, Spalletti ha scelto consapevolmente di ruotare alcuni interpreti per testare soluzioni alternative all’undici titolare. Ne è uscita una prestazione meno brillante, ma molto utile dal punto di vista analitico.
Il primo nodo tattico riguarda l’impiego di Koopmeiners al posto di Locatelli in regia. In fase di possesso, l’olandese si è abbassato raramente sulla linea dei difensori, limitando la qualità della prima costruzione. Questo ha costretto Bremer e Kelly a prendersi responsabilità di impostazione che non rientrano nelle loro caratteristiche, rallentando il palleggio e rendendo la manovra più prevedibile. In fase di non possesso, Koopmeiners non ha garantito la stessa lettura preventiva e la stessa intensità nelle coperture che offre Locatelli, soprattutto nelle transizioni difensive. Un esperimento che continua a non dare risposte convincenti.
Anche la scelta di Openda come riferimento offensivo al posto di Jonathan David non ha prodotto gli effetti sperati. La profondità e la disponibilità alla corsa non sono mancate, ma è venuta meno la pulizia tecnica negli appoggi e nella gestione dei tempi di gioco, fondamentali contro una difesa organizzata come quella del Monaco. L’assenza iniziale di Yildiz ha inoltre tolto qualità nell’uno contro uno e nella capacità di creare superiorità tra le linee, rendendo la manovra più prevedibile.
Nonostante questo, la Juventus non ha perso equilibrio. In fase di non possesso ha mantenuto una struttura compatta, limitando i rischi e gestendo bene le transizioni negative. Il pareggio finale è figlio di una gara di controllo più che di rinuncia, dove l’obiettivo principale era valutare risposte individuali piuttosto che forzare il risultato.
Il confronto tra le due partite rafforza una certezza: quando la Juventus scende in campo con la sua ossatura titolare, i principi di Spalletti emergono con chiarezza e continuità. Allo stesso tempo, evidenzia i limiti di alcune alternative, soprattutto a centrocampo e nel ruolo di centravanti, spiegando perché il mercato resti un tema centrale per completare il progetto.
Napoli è stata la fotografia della Juventus che vuole dominare attraverso gioco, intensità e controllo. Monaco, invece, una tappa di studio e verifica. Letti insieme, questi due match raccontano una squadra che sta costruendo un’identità solida, consapevole dei propri punti di forza e dei dettagli da migliorare. Ed è proprio questa capacità di analisi e correzione che può fare la differenza nel percorso della Juventus di Spalletti.
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