Analisi tattica Juventus-Verona: il limite strutturale che blocca la manovra bianconera
Il pareggio della Juventus contro il Verona ha lasciato sensazioni pesanti soprattutto dal punto di vista tattico, perché ancora una volta si sono rivisti limiti strutturali che accompagnano la squadra di Spalletti quando deve affrontare blocchi bassi e difese molto compatte nella protezione dell’area. La Juventus ha avuto controllo territoriale, ha consolidato il possesso nella metà campo offensiva e ha occupato stabilmente l’ultimo terzo di campo, ma senza riuscire a trasformare questa supremazia posizionale in una produzione offensiva realmente continua e qualitativa. La squadra ha mosso il pallone soprattutto in ampiezza, cercando di attirare il blocco difensivo del Verona per poi andare a rifinire lateralmente o attaccare l’area con traversoni e riempimento offensivo, ma il sistema difensivo del Verona è rimasto molto corto e compatto dentro l’area di rigore, riuscendo quasi sempre a respingere il pallone o a vincere i duelli aerei sui cross laterali.
L’episodio del gol subito nasce chiaramente da un errore tecnico di Bremer nella prima costruzione, in una situazione dove la Juventus stava cercando di consolidare il possesso dal basso. Ma oltre all’errore del centrale brasiliano, anche Di Gregorio è apparso poco reattivo sulla conclusione successiva: il tiro poteva essere sporco e difficile da leggere, ma la sensazione è che il portiere non fosse perfettamente preparato mentalmente all’eventuale sviluppo immediato dell’azione. E proprio questo aspetto continua a emergere nella costruzione bianconera: la Juventus prova a mantenere principi di uscita pulita dal basso anche con interpreti che, soprattutto sotto pressione, non hanno naturale qualità nell’eludere la prima pressione avversaria o nel giocare linee di passaggio interne particolarmente complesse.
Dal punto di vista offensivo, la Juventus ha avuto situazioni potenzialmente pericolose, ma ha mostrato ancora enormi difficoltà nell’attaccare una difesa schierata. Gli esterni tendevano spesso ad accentrarsi per cercare combinazioni strette nella rifinitura, ma questo movimento finiva per congestionare ulteriormente la zona centrale, dove il Verona proteggeva molto bene lo spazio tra le linee. L’ingresso di Vlahovic ha cambiato qualcosa nella struttura offensiva perché il serbo ha dato un riferimento centrale più forte, soprattutto nel gioco spalle alla porta e nell’occupazione preventiva dell’area, ma anche con un centravanti più strutturato la Juventus ha continuato ad affidarsi quasi esclusivamente al cross o alla rifinitura corta.
Ed è qui che emerge probabilmente uno dei limiti tattici più evidenti della stagione bianconera: la totale assenza di una soluzione credibile attraverso il tiro dalla distanza. Quando affronti un blocco basso così schiacciato, organizzato e numericamente dentro l’area, il tiro da fuori diventa fondamentale per obbligare la linea difensiva ad accorciare in avanti, rompere le distanze interne e generare seconde palle o deviazioni sporche. La Juventus invece non possiede praticamente nessun centrocampista con quella caratteristica specifica. Locatelli prova spesso la conclusione dalla media distanza, ma non ha un calcio rapido, teso e potente capace di attraversare densità difensive o sorprendere il portiere tra tante linee di pressione. Koopmeiners, che teoricamente doveva essere il giocatore deputato a fornire questo tipo di soluzione come accadeva all’Atalanta, non è mai riuscito a riproporre a Torino quella capacità di rifinire e concludere frontalmente dalla trequarti offensiva.
Il dato racconta molto bene il problema: la Juventus ha segnato pochissimo da fuori area durante tutta la stagione. A parte il gol di Adzic contro l’Inter, nato da una vera conclusione dalla distanza in una situazione di sviluppo offensivo aperto, i bianconeri hanno quasi sempre trovato reti dentro l’area o dal limite, ma raramente contro difese completamente schiacciate e organizzate nella protezione centrale. Ed è proprio questa mancanza che rende la manovra bianconera spesso prevedibile: senza una minaccia costante dalla distanza, le difese avversarie possono continuare a proteggere l’area senza uscire aggressivamente sui portatori di palla. Per questo motivo la sensazione è che, oltre agli aspetti legati alla qualità tecnica individuale, il prossimo mercato dovrà necessariamente portare alla Juventus almeno un centrocampista o un rifinitore con capacità realizzative dalla media distanza, perché nel calcio moderno contro blocchi bassi e difese posizionali questa soluzione tattica porta punti pesanti.
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