Analisi tattica Juventus, vittoria di resilienza a Bergamo: limiti sotto pressione e crescita nella gestione

Analisi tattica Juventus, vittoria di resilienza a Bergamo: limiti sotto pressione e crescita nella gestioneTUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

La Juventus espugna Bergamo battendo l’Atalanta al termine di una gara che, dal punto di vista dell’analisi tattica, racconta due facce ben precise della squadra di Luciano Spalletti: da una parte difficoltà evidenti nella gestione della pressione, dall’altra una crescita importante nella fase di non possesso e nella gestione del risultato.

Nel primo tempo, infatti, la Juventus ha sofferto in maniera evidente la struttura di pressing dell’Atalanta. I nerazzurri hanno lavorato con aggressività sulle linee di passaggio interne, impedendo ai bianconeri di sviluppare una costruzione dal basso pulita e costringendoli spesso a forzare la giocata.

Il problema principale è stato proprio nella prima uscita: Locatelli e i difensori non riuscivano a trovare linee di passaggio verticali, mentre gli esterni erano schermati. Quando la Juve provava a saltare la pressione con una giocata diretta, mancava completamente il riferimento offensivo.

Con Boga schierato da centravanti, la squadra ha pagato l’assenza di un giocatore in grado di fare da pivot: pochi duelli vinti spalle alla porta, scarsa capacità di protezione del pallone e impossibilità di consolidare il possesso nella metà campo avversaria. Questo ha portato a una continua riconquista dell’Atalanta e a una gestione del gioco sempre favorevole ai padroni di casa.

La squadra di Raffaele Palladino ha così imposto il proprio dominio soprattutto nella zona centrale, vincendo la maggior parte delle seconde palle e attaccando con continuità gli spazi tra le linee. In particolare, la Juventus ha sofferto la fascia sinistra, dove la distanza tra Cambiaso e Kelly ha creato corridoi sfruttati da Zappacosta e De Ketelaere.

Altro aspetto critico sono state le situazioni su palla inattiva: la soluzione della sponda sul secondo palo, con Scalvini, ha evidenziato problemi di marcatura e di lettura delle traiettorie, con la Juventus spesso in ritardo nell’occupazione dell’area.

Nonostante queste difficoltà, però, la squadra ha mostrato una grande resilienza difensiva, riuscendo a restare compatta e a non concedere il gol nei momenti di maggiore pressione.

Nel secondo tempo, la Juventus ha alzato leggermente il proprio baricentro e ha cercato uno sviluppo più efficace in ampiezza, lavorando meglio sulle corsie laterali per creare situazioni di superiorità numerica. Il gol è arrivato in una situazione sporca, ma è stato il risultato di una migliore occupazione degli spazi negli ultimi metri.

Dopo il vantaggio, la squadra ha cambiato atteggiamento in modo evidente: blocco più basso, linee strette e chiusura delle linee di passaggio centrali. L’Atalanta è stata così costretta a un possesso più orizzontale e meno pericoloso, senza riuscire a trovare sbocchi puliti tra le linee.

L’ingresso di David ha dato qualche soluzione in più, soprattutto nella capacità di tenere qualche pallone in uscita, ma il dato principale resta un altro: la Juventus ha vinto una partita che, dal punto di vista del gioco, non aveva controllato.

È la prima vera vittoria “sporca” della gestione Spalletti: una gara in cui i limiti strutturali sono emersi con chiarezza, ma in cui la squadra ha saputo compensarli con organizzazione difensiva, sacrificio e attenzione.

Un segnale importante nella corsa Champions. Perché se è vero che la Juventus deve ancora crescere nella qualità della gestione del possesso e nella costruzione sotto pressione, è altrettanto vero che la capacità di restare dentro la partita nei momenti difficili è ciò che spesso decide le stagioni.