ESCLUSIVA RBN - Marchese: "Vi racconto la mia Juve e il mio nuovo ruolo da mental coach"

ESCLUSIVA RBN - Marchese: "Vi racconto la mia Juve e il mio nuovo ruolo da mental coach"TUTTOmercatoWEB.com
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venerdì 17 aprile 2026, 09:45Primo piano
di Fabiola Graziano

Ospite su Radio Bianconera della trasmissione "Rassegna Stramba" condotta eccezionalmente dal direttore Antonio Paolino, l'ex calciatore del settore giovanile della Juventus Marco Marchese ha ricordato gli anni in cui ha vestito la maglia bianconera, soffermandosi anche sulle scelte di vita compiute una volta appesi gli scarpini al chiodo. Questo è un estratto delle sue parole:

"Un ricordo su Manninger? Era una persona di un'umiltà incredibile, una persona super-rispettosa. Un personaggio assolutamente fuori dal comune, per quel mondo.

La mia Juve? Mi ha trasmesso i valori belli della vita. Ci sono tanti ricordi di quegli anni e fortunatamente ci sono tanti campionati vinti. Avevamo una Juve veramente forte e avevamo degli allenatori capaci di trasmettere a noi calciatori quei valori che ci rendevano in grado di battere squadre importanti e di vincere.

Del Piero? Mio figlio si chiama Alessandro per un motivo.

Cosa faccio oggi? Non vivo più a Torino. Sette anni fa ho deciso di spostarmi per andare a vivere al mare sulla Costa Azzurra. Stava per nascere mio figlio e volevo farlo vivere al mare. È stata una scelta di vita e credo che sia stata la migliore di sempre. Nel frattempo, sono diventato un mental coach per calciatori. Il mio ruolo è quello di essere utile il più possibile ai calciatori che seguo, devo parlare con loro e aiutarli a raggiungere determinati obiettivi. Sfatiamo però il mito che il mental coach sia uno strizzacervelli, non c'entra proprio niente in realtà. Il mental coach è piuttosto un sostegno per il calciatore. Oggi sono felicissimo di aver intrapreso ben 16 anni fa la scelta di diventare un mental coach. All'epoca non fu vista molto bene come scelta, mentre oggi si capisce quanto io possa essere utile a un calciatore.

La differenza tra la Juve del passato e quella attuale? Il dna. "Vincere è l'unica cosa che conta" non è solo una frase fatta. Io ce l'ho tatuata. I ragazzi che oggi entrano nel mondo Juve sanno che è così, ma quelli del passato la sentivano proprio scorrere nelle vene perché i leader te la dimostravano ogni volta che scendevano in campo. Oggi sono proprio i leader a mancare, perché oggi non possiamo festeggiare per il raggiungimento di un quarto posto, la Juve non è questa.

Cosa manca al calcio italiano? Al calcio italiano manca tanto, per non dire tutto. Di sicuro manca la cantera e mancano gli allenatori dei settori giovanili capaci di gestire i giovani talenti. I primi che dovrebbero fare un percorso con me sono proprio loro, perché se non sai gestire un giovane ragazzo finisci per creargli dei complessi enormi e per perderlo".