Juve, da una notte amara due possibili leader per ripartire
La Juventus si prepara a un’estate che potrebbe rappresentare un nuovo punto zero del progetto bianconero. Anche perché, salvo clamorosi ribaltoni all’ultima giornata, la squadra rischia concretamente di dover ripartire dall’Europa League e non dalla Champions. Ma al di là della qualificazione europea, quello che ha lasciato questa stagione è soprattutto una sensazione molto chiara: la Juventus è una squadra giovane, talentuosa a tratti, ma estremamente fragile nei momenti decisivi.
L’ultima sconfitta interna contro la Fiorentina ne è stata l’ennesima dimostrazione. Una partita che la Juventus doveva vincere per restare padrona del proprio destino nella corsa Champions, contro una squadra che non aveva più reali obiettivi di classifica. E invece i bianconeri non sono mai riusciti ad alzare il livello emotivo e mentale della gara, lasciando ancora una volta la sensazione di una squadra incapace di gestire pressione, responsabilità e momenti chiave.
Ed è proprio da qui che nascono le riflessioni interne al club. Negli ultimi anni la Juventus ha abbassato l’età media della rosa, puntando su tanti giovani e alleggerendo progressivamente il peso economico e anagrafico dello spogliatoio. Una scelta che ha avuto una logica tecnica e finanziaria, ma che ha anche tolto esperienza, leadership e personalità a un gruppo che nei momenti più delicati ha spesso dimostrato di non avere guide vere in campo.
Per questo motivo la prossima Juventus potrebbe tornare a cercare anche profili esperti, abituati a vincere e soprattutto a convivere con la pressione delle grandi piazze e delle grandi competizioni internazionali. E in questo senso ci sono due nomi che evocano inevitabilmente ricordi pesanti per il mondo bianconero: Dani Carvajal e Casemiro, protagonisti della finale di Cardiff del 2017 vinta dal Real Madrid contro la Juventus.
Carvajal, classe 1992, potrebbe lasciare il Real Madrid dopo una carriera lunghissima vissuta da simbolo del club spagnolo, spesso anche con la fascia da capitano al braccio. Uno dei terzini destri più vincenti della storia recente del calcio europeo, capace di unire aggressività, letture difensive, personalità e cultura della vittoria. Negli ultimi mesi è rientrato anche da un grave infortunio al ginocchio che ne ha condizionato la stagione, ma la sensazione è che un campionato meno frenetico come la Serie A potrebbe ancora permettergli di essere competitivo ad alto livello. Inoltre la sua duttilità tattica — potendo giocare anche da braccetto in una difesa a tre — rappresenterebbe una soluzione preziosa per una squadra che cerca esperienza immediata.
L’altro nome è quello di Casemiro, anche lui classe 1992, oggi al Manchester United ma ancora nel giro della nazionale brasiliana e convocato da Ancelotti per il Mondiale del 2026. Il centrocampista brasiliano continua a essere uno dei riferimenti mondiali nel ruolo per leadership, capacità di lettura e gestione emotiva delle partite. Anche in una stagione difficile per lo United, Casemiro ha comunque garantito presenza, esperienza e numeri importanti, dimostrando di poter ancora incidere ad alti livelli.
Dal punto di vista tecnico, il brasiliano porterebbe proprio quelle caratteristiche che oggi sembrano mancare alla Juventus: personalità nei momenti complicati, gestione dei ritmi, aggressività nei duelli, ma anche inserimenti offensivi e soluzioni dalla distanza, fondamentale che quest’anno è mancato quasi totalmente al centrocampo bianconero.
Naturalmente operazioni di questo tipo andrebbero valutate anche economicamente. Entrambi hanno ingaggi importanti e un’età avanzata rispetto alla nuova linea progettuale bianconera. Ma proprio la fragilità mentale mostrata dalla squadra in questa stagione potrebbe spingere la Juventus a riconsiderare il peso dell’esperienza dentro uno spogliatoio giovane.
Perché il talento da solo non basta. E la sensazione lasciata da questa Juventus è che, nei momenti decisivi, sia mancato soprattutto qualcuno capace di trascinare la squadra dentro la partita.
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