Alla Juve mancava dai tempi di Lichtsteiner: ieri si è rivisto un vero "numero 2"
Un'amichevole non basta per esprimere giudizi definitivi, ma può lasciare indicazioni molto interessanti. Ed è proprio quello che è successo nella sfida contro il Nizza, dove l'esordio di Zeki Celik ha acceso una riflessione che va oltre la semplice prestazione. La sensazione è che la Juventus abbia finalmente ritrovato un profilo che, negli ultimi anni, era praticamente scomparso dalla rosa: il classico terzino destro puro.
Negli ultimi anni i bianconeri hanno puntato su interpreti molto diversi tra loro. Da Joao Cancelo a Juan Cuadrado, passando per Pierre Kalulu, Weah, Cambiaso e perfino McKennie adattato sulla corsia. Tutti giocatori con caratteristiche differenti, spesso portati ad accentrarsi, a occupare il mezzo spazio o a trasformarsi in veri e propri esterni offensivi.
È giusto sottolineare che Kalulu, probabilmente il miglior terzino destro della Juventus nella scorsa stagione, ha interpretato il ruolo con un rendimento eccellente. Tuttavia il francese nasce come difensore centrale e la sua lettura della posizione è inevitabilmente diversa. Più prudente, più difensiva, meno orientata all'occupazione costante della corsia, sebbene lo abbia fatto, e molto bene, soprattutto nella scorsa stagione. Celik, invece, sembra appartenere a un'altra categoria.
È il classico numero 2. Un terzino che interpreta il ruolo nella sua forma più tradizionale. Difende con attenzione, accompagna l'azione sulla corsia esterna, garantisce ampiezza, arriva sul fondo e cerca il cross senza perdere equilibrio nelle transizioni difensive. Non è un giocatore che ama stringere continuamente verso il centro del campo o cercare la conclusione personale: la sua forza è la continuità nelle due fasi di gioco.
Non è un caso che, fin dalla presentazione del giocatore, Luciano Spalletti avesse lasciato intendere quanto apprezzasse questo tipo di profilo. Il tecnico bianconero lo aveva descritto come un calciatore affidabile, di carattere, con mentalità da guerriero: caratteristiche che riportano proprio all'idea del classico "numero 2", una figura sempre più rara nel calcio moderno.
La partita contro il Nizza ha poi aggiunto un'altra indicazione tattica molto interessante. Nel corso della gara, infatti, Spalletti ha invertito Celik e Kalulu, provandoli entrambi anche sulla corsia sinistra. Un esperimento che difficilmente può essere considerato casuale.
Attualmente Cambiaso rappresenta infatti l'unico esterno sinistro pienamente affidabile della rosa. Cabal, almeno per il momento, non sembra ancora offrire tutte le garanzie richieste dopo il lungo stop, motivo per cui il tecnico bianconero sta cercando nuove soluzioni. Verificare se Celik possa interpretare il ruolo anche a piede invertito significa aumentare le alternative a disposizione senza intervenire necessariamente sul mercato.
La risposta è stata incoraggiante. Pur giocando sulla corsia opposta, Celik ha mantenuto ordine tattico, attenzione nelle letture difensive e buona aggressività nell'uno contro uno. In fase offensiva ha inevitabilmente dovuto rientrare sul piede forte per cercare il cross, ma senza perdere efficacia nell'interpretazione complessiva del ruolo.
Ed è proprio osservando il suo modo di stare in campo che il pensiero corre inevitabilmente a Stephan Lichtsteiner. Il paragone, naturalmente, riguarda esclusivamente le caratteristiche tecnico-tattiche e non il livello raggiunto dallo svizzero, protagonista di uno dei cicli più vincenti della storia bianconera con sette Scudetti conquistati.
Curiosamente, proprio Lichtsteiner è stato anche il primo avversario affrontato dalla Juventus in questa preparazione estiva, sedendo sulla panchina del Basilea. Un incrocio che, col senno di poi, rende ancora più suggestivo il paragone dal punto di vista dell'interpretazione del ruolo, pur senza voler accostare oggi i due giocatori sotto il profilo del valore assoluto.
Anche Lichtsteiner era un terzino di corsa, intensità e continuità. Un giocatore capace di percorrere la fascia per novanta minuti, garantendo sempre ampiezza, equilibrio e sostegno alla manovra, senza mai trascurare la fase difensiva. Un interprete che faceva della semplicità e dell'efficacia la propria forza.
Celik sembra possedere proprio questo DNA calcistico. Meno appariscente rispetto ad altri esterni, ma estremamente funzionale all'idea di calcio che Spalletti sta costruendo. In un sistema che ricerca equilibrio e solidità, avere un terzino capace di garantire continuità nelle due fasi può rappresentare un valore aggiunto importante.
È ancora troppo presto per stabilire quale sarà il suo peso durante la stagione. Una sola amichevole non basta per emettere sentenze. Ma una sensazione, dopo la sfida contro il Nizza, sembra già emergere con chiarezza: la Juventus potrebbe aver ritrovato quel terzino destro "vecchia maniera" che mancava ormai dai tempi di Lichtsteiner. Se le prime impressioni saranno confermate nelle prossime settimane, Spalletti potrebbe aver trovato molto più di un semplice rinforzo: un interprete capace di riportare in bianconero un ruolo che negli ultimi anni aveva progressivamente perso la propria identità.
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