Juve, un mercato che non fa sognare? Forse è proprio questo che serve
Il tifoso juventino guarda il mercato e ogni tanto si domanda dove sia il trucco. Arrivano giocatori, partono trattative, si coprono ruoli. Ma il grande nome che fa vendere magliette e prenotare sogni, per ora, si vede poco. Da qui la domanda: è questo il mercato di una Juventus che vuole vincere lo Scudetto?
Probabilmente no. O almeno non è quello il suo primo scopo. Con Giovanni Carnevali amministratore delegato e Frederic Massara Chief Football Officer, la Juventus ha affidato la ricostruzione a dirigenti abituati a ragionare prima sulla struttura e poi sulla vetrina. E forse la parola giusta per capire questo mercato è proprio questa: struttura.
Per anni la Juve ha comprato molto senza riuscire sempre a costruire altrettanto. Sono rimasti ruoli scoperti, doppioni, giocatori costretti a fare mestieri non loro, investimenti importanti diventati problemi da risolvere nel mercato successivo. Adesso il lavoro sembra diverso. Meno eccitante, certamente. Ma più elementare.
Prima di arredare il palazzo, qualcuno ha deciso di controllare se ci sono tutte le stanze. Serviva un'alternativa vera sulla destra ed è arrivato Zeki Çelik, preso a parametro zero dopo l'esperienza alla Roma. In difesa si sta lavorando per aggiungere qualità accanto a Bremer, con Lucumí ormai molto vicino nelle trattative con il Bologna. C'è la questione del portiere, c'è un centrocampo al quale aggiungere personalità e organizzazione, c'è la necessità di mettere altra tecnica alle spalle dell'attaccante.
Presi uno alla volta sembrano interventi normali. Messi insieme raccontano qualcosa. La Juventus sembra cercare non undici nomi da copertina, ma ventidue giocatori che abbiano una ragione per stare nella stessa rosa. È meno romantico di comprare tre campioni in agosto. Però può essere più utile. Il principio sembra essere semplice: dove manca un fuoriclasse, si prende un buon giocatore funzionale. Dove si presenta l'occasione per un talento, la si sfrutta. Dove arriveranno disponibilità economiche maggiori, si proverà ad alzare il livello.
Un passo alla volta. Naturalmente manca ancora qualcosa. Una squadra che vuole tornare davvero in alto ha bisogno anche di uomini che conoscano certe partite prima ancora di giocarle: esperienza, personalità, qualche campione capace di risolvere una domenica storta. Ma forse quelli vengono dopo. Perché anche il lampadario più bello serve a poco se prima non è stato rifatto l'impianto elettrico.
Il mercato della Juventus, visto così, diventa più comprensibile. Non sta ancora costruendo la squadra che deve dominare. Sta cercando di costruire la squadra sulla quale, finalmente, poter aggiungere chi farà la differenza. Non è un mercato da Scudetto annunciato. È un mercato da fondamenta. E dopo qualche anno passato a cambiare mobili in una casa che continuava ad avere crepe nei muri, potrebbe perfino essere una buona notizia.
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