impietosi...
Con alle spalle 2 match della Nazionale, il primo disastroso il secondo ( senza esaltazione alcuna) normale contro una rivale assolutamente peggio che noi, vorrei focalizzare la vostra attenzione sulla crisi del calcio italiano e la lezione di Inghilterra-Spagna: un confronto impietoso! Il calcio italiano attraversa da tempo una profonda crisi d'identità, simboleggiata dalla fine dell'era di “ Roberto Mancini primum” sulla panchina della Nazionale ( alla faccia del bel riscatto che si è dato , tornando dall’Arabia…) dal duo complicato Spalletti Gattuso, che si è concluso con il nubifragio di Zenica, e da una governance sportiva che fatica a trovare risposte efficaci. Mentre il presidente della FIGC Giovanni Malago’ ( che tambureggiando e col megafono in mano affida tutto a Maldini e Leonardo, che disturbano i santi, Guardiola, prendo quel “ poraccio” di Pirlo e lo si silura con una mostruosità all’italiana, accettando poi le dimissioni del duo al vertice che corteggiò per diverse settimane) si trova costantemente al centro della tempesta nel tentativo di gestire le macerie di un sistema da rifondare, le altre figure di questo teatro degli orrori, e mi riferisco a Chine’ , Viglione e sodali , restano allacciati alle loro poltrone, e tutta la riforma spiattellataci da diversi mesi ( anzi anni, ma prima c’era Gravina…) appare bloccata in una fase di stallo, percepita come distante o poco incisiva rispetto alle urgenze del nostro sport più amato. Questo panorama desolante risalta ancora di più se confrontato con il bellissimo spettacolo offerto da Inghilterra e Spagna, nazioni che esprimono oggi un calcio moderno, spettacolare e proiettato verso il futuro. L'addio improvviso e traumatico di Mancini ha sancito la fine dell'illusione di Euro 2020. Quella vittoria continentale era stata un'eccezione, non la regola di un movimento sano. Senza una vera programmazione, l'Italia calcistica è tornata a mostrare la sua parte peggiore: mancanza di coraggio nel lanciare i giovani,( ma affiancati a gente di esperienza, perché non si può pretendere che dei giovani con 4 gare al Cagliari , con rispetto assoluto verso i 4 mori, vestano azzurro e scendano all’Olimpico con la sfrontatezza del Pelide Achille!) stadi obsoleti, un gioco lento e tatticamente superato, e una spiccata tendenza alla polemica piuttosto che all'autocritica. In questo contesto, la frattura tra i vertici è evidente. Da un lato Malago’ prova a navigare a vista tra riforme , problemi personal politici sulla sua nomina, immobilismo burocratico, ed incapacita’ di imporre una svolta culturale che vada oltre la pur gloriosa gestione delle Olimpiadi. Dall’altro anche quel bontempone di Ceferin , ci “ fa le pulci” e la morale, attenzionandoci quello che è sotto gli occhi di tutti… EURO 2032. Molto molto molto complicato , data la, sembra, lentezza e macchinosità del fare politico, bravo a chiacchiere ma nebuloso sulle focalizzazioni pratiche (in Italia di burocrazia si campa….e bene direi pure). Il contrasto diventa impietoso quando si volge lo sguardo ai grandi palcoscenici internazionali, dove Spagna e Inghilterra continuano a dare lezioni di modernità. La sfida tra la scuola iberica e quella britannica rappresenta oggi il manifesto del calcio contemporaneo. Da una parte la Spagna, capace di rigenerare continuamente il proprio "tikitaka" inserendo verticalità, velocità e talenti giovanissimi e sfrontati. Dall'altra l'Inghilterra, che raccoglie i frutti di investimenti miliardari nelle infrastrutture, nei settori giovanili e nella spettacolarizzazione della Premier League, il campionato più bello del mondo. Inghilterra-Spagna non è solo una partita di calcio; è la dimostrazione visiva di cosa succede quando il talento incontra l'organizzazione, il coraggio e la visione strategica. Ritmo d'intensità insostenibile per le squadre italiane, tecnica individuale eccelsa in ogni reparto e una mentalità offensiva che cerca sempre il gol e lo spettacolo, rispettando il pubblico e l'essenza stessa dello sport. Finché l'Italia calcistica rimarrà ostaggio dei personalismi, dei conflitti di potere tra le istituzioni, e della paura di cambiare radicalmente le proprie strutture, rimarremo semplici spettatori di questo show ( Baggio, Zola donde state?). Il modello da seguire è tracciato oltremanica e nella penisola iberica: per tornare grandi non bastano i ricordi o i miracoli estemporanei, serve il coraggio di rifondare i settori giovanili e di restituire al campo la bellezza del gioco. Le riforme dei settori giovanili di Spagna ed Inghilterra rappresentano due modelli opposti, ma ugualmente vincenti: il primo fondato su una profonda filosofia culturale e tecnica, il secondo su una totale ristrutturazione strategica ed economica.Entrambi i paesi hanno affrontato una profonda crisi e l'hanno superata togliendo potere all'improvvisazione. In Spagna: L'abolizione dell'assillo del risultato: Nelle scuole calcio spagnole non esistono classifiche né ossessione per il risultato fino alla categoria Giovanissimi. Ai bambini viene insegnato a divertirsi, toccare la palla e prendere decisioni sotto pressione in spazi stretti (i celebri rondos). Investimento sui formatori: Un corso per la licenza UEFA A in Spagna costa meno ed esige 750 ore di formazione pratica. Questo ha creato un "esercito" di allenatori giovanili preparatissimi, capaci di insegnare calcio situazionale e non semplici schemi rigidi. Il fattore "Squadre B" (Filiali): I giovani del Barcellona (Barça Atlètic) o del Real Madrid (Castilla) non vengono mandati in prestito in club di bassa categoria, ma giocano nei campionati professionistici(Segunda o Primera Federación) contro i dilettanti e i professionisti adulti. Questo accelera l'impatto con il "calcio vero", permettendo a talenti di 16-17 anni di debuttare in prima squadra già pronti. In Inghilterra : Nel 2012, per porre rimedio ai fallimenti storici della Nazionale dei "Tre Leoni", la Premier League ha introdotto l'EPPP (Elite Player Performance Plan), una riforma strutturale radicale. Categorizzazione delle Academy: Le scuole calcio dei club sono state divise in 4 categorie di merito in base a strutture, staff medico, numero di allenatori a tempo pieno e budget. Più l'accademia è alta in classifica (Categoria 1), più riceve finanziamenti dalla Federazione e più ha diritto di fare scouting a livello nazionale. Campionati di sviluppo dedicati: L'EPPP ha creato campionati giovanili nazionali d'élite (come la Premier League 2, dedicata alle formazioni Under 21/Under 23). L'obiettivo è far giocare i migliori contro i migliori del Paese, senza l'obbligo di disperdere il talento nelle serie minori con prestiti infruttuosi. Tabelle d'indennizzo fisse: Per evitare speculazioni sui minori, la riforma ha fissato dei parametri economici rigidi per i trasferimenti dei giovani tra un'accademia e l'altra. Se un club di Categoria 1 acquista un quattordicenne da un club di Categoria 3, il prezzo è stabilito da una tabella federale fissa basata sugli anni di formazione. Non ripropongo il dossier Baggio per motivi di tempo e lungaggine, ma questo e’ il quadro impietoso. Conclusioni personali? le traggo dicendo che tutto ruota impietosamente sul fattore economico (vorrei ben vedere se tutti coloro che ambiscono a vertici FIFA o FIGC o UEFA, avessero solo riconoscimenti in pergamena o pacche sulle spalle…), che gli atleti azzurri rendono meglio nei club che in Nazionale ( e’ inutile girarci intorno , c’è poco interesse allo stato attuale in Italia a giocare in maglia azzurra, mentre si mantengono sui medesimi livelli De Bruyne, Lamal e compari… chissà come mai!) che la politica si attiva, si sveglia e pedala, solo se i quattrini sono tanti , velocemente incassabili e senza retorica, vedasi PNRR e affini…, che le riforme, in Italia, intese come novità che strambano dalla scia goffa e serena , destano preoccupazione e quindi lievitano lentamente solo perché debbano essere BEN recepite ed interpretate da un esercito di “tecnici e professionisti” che mezz’ora prima magari si occupavano di ben altro… Insomma LA VEGGO BUIA come si dice in Toscana…Come il dantesco Conte Ugolino dove più che il dolore poté il digiuno….prepariamoci quindi, forse, a comprare divani nuovi per le prossime competizioni continentali della nostra Nazionale maggiore. Lasciatemi finire con un augurio medico a Daniel Osvaldo che all’ultimo istante , in quel lontano Maggio 2014 a Roma, segnò il gol del 99.mo punto e ci spalancò le porte verso GLI INEGUAGLIABILI 102…. Eravamo noi davvero gli ingiocabili.
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