Juventus-Sassuolo 1-1, analisi tattica: dominio senza controllo e un solo tiro che costa altri punti

Juventus-Sassuolo 1-1, analisi tattica: dominio senza controllo e un solo tiro che costa altri puntiTUTTOmercatoWEB.com
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Ieri alle 23:20Primo piano
di Nerino Stravato

La Juventus pareggia 1-1 contro il Sassuolo al termine di una partita che racconta perfettamente il momento della squadra di Luciano Spalletti: buone idee, tratti di dominio, ma anche errori ricorrenti che continuano a pesare in maniera decisiva.

L’approccio iniziale è stato positivo. La Juventus si è schierata con un 4-1-4-1 che in fase di non possesso si trasformava in un compatto 4-5-1, riuscendo nei primi minuti a controllare il ritmo della gara e a creare superiorità sulle corsie laterali. Il possesso palla stabile e la presenza di molti uomini oltre la linea della palla hanno permesso ai bianconeri di prendere il comando della partita.

Il vantaggio nasce proprio da questa impostazione: una verticalizzazione diretta di Perin che attiva Conceição, bravo poi a servire Yildiz, che finalizza l’azione. Una giocata che sintetizza bene ciò che la Juventus prova a fare quando riesce a trovare ritmo e connessioni pulite tra i reparti.

Eppure, già nel primo tempo si erano intravisti segnali di fragilità. Le distanze tra centrocampo e difesa, spesso troppo ampie, hanno aperto spazi per le transizioni del Sassuolo, che è riuscito a rendersi pericoloso nonostante un controllo territoriale nettamente a favore della Juventus.

Il problema si è poi amplificato nella ripresa. La squadra ha abbassato il baricentro, ha perso aggressività e ha concesso campo al Sassuolo, permettendogli di costruire con maggiore facilità. Ed è proprio in questo contesto che arriva il dato più preoccupante: al primo e unico tiro in porta subito, la Juventus prende gol.

L’azione dell’1-1 è emblematica e racconta perfettamente gli errori concatenati della Juventus. Tutto nasce da una situazione in cui Bremer esce forte su Pinamonti, che però è bravo a giocare di sponda, avviando di fatto una sorta di triangolazione offensiva del Sassuolo.

Da lì si sviluppa la seconda fase dell’azione: Berardi riceve con troppa libertà, favorito anche dallo spazio concesso da Cambiaso, che non accorcia con i tempi giusti e gli permette di puntarlo e creare superiorità.

Berardi mette in mezzo dopo aver puntato Cambiaso, mentre Pinamonti completa il movimento attaccando l’area dopo la sponda iniziale. Ed è qui che arriva il secondo errore di Bremer, che perde la lettura dell’inserimento, si fa sorprendere alle spalle e non riesce più a recuperare la posizione.

È un’azione che nasce e si sviluppa come una combinazione veloce: sponda, sviluppo laterale e attacco dello spazio. Ma è anche la fotografia di una difesa che, tra uscite sbagliate, mancati accorciamenti e letture in ritardo, concede troppo su una situazione gestibile.

Il dato resta però quello più pesante: un tiro in porta subito, un gol incassato. E anche senza una responsabilità diretta, resta la sensazione che tra i pali manchi in questo momento quel portiere capace di portare punti con una parata decisiva. Perin è affidabile, ma non sta facendo la differenza.

Nonostante il colpo subito, la Juventus ha avuto una reazione. Nel finale ha ripreso il controllo del gioco, alzando il baricentro e aumentando il possesso, anche grazie agli ingressi di Vlahovic e Milik. Ma ancora una volta è mancata lucidità negli ultimi metri.

L’episodio del rigore sbagliato nel finale è la sintesi perfetta di questo momento: qualità nella costruzione, ma poca concretezza e poca freddezza nei momenti decisivi.

Dal punto di vista individuale, non sono mancate le note negative. Thuram è apparso in difficoltà, soprattutto nella fase di aggressione e negli inserimenti, dove non riesce a esprimere con continuità le sue potenzialità. Anche McKennie, solitamente prezioso per il suo contributo offensivo e per la capacità di attaccare l’area, questa volta non è riuscito a incidere, restando fuori dal gioco per lunghi tratti.

In mezzo a tutto questo, resta la sensazione di una squadra che ha idee e struttura, ma che deve ancora fare un salto mentale e tecnico. Servono più attenzione nelle letture difensive, più qualità negli ultimi 30 metri e soprattutto più cinismo nei momenti chiave.

Perché altrimenti il rischio è sempre lo stesso: dominare senza controllare davvero. E continuare a perdere punti su ogni singolo errore.