Per un metro in più: Spalletti e il coraggio della profondità
Ci sono frasi che durano pochi secondi e che, proprio per questo, rischiano di passare inosservate. Poi però le riascolti e ti accorgi che dentro c'è un'idea di calcio intera. Quando Luciano Spalletti dice che “un metro in profondità è guadagnato, è migliore di qualsiasi giro palla”, non sta semplicemente parlando di una soluzione tattica per affrontare il Milan. Sta spiegando ai suoi giocatori quale deve essere il senso del possesso.
Perché il pallone, nella sua idea, non deve essere mosso per il semplice piacere di conservarlo. Il giro palla serve, eccome. Serve ad attirare l'avversario, a muovere le sue linee, a creare una possibilità. Ma quella possibilità deve poi avere una direzione precisa: la porta avversaria.
Il possesso non è il fine, ma il mezzo
È probabilmente questo il significato più profondo delle parole di Spalletti alla vigilia di Juventus-Milan. Il possesso non può diventare una forma di controllo fine a sé stessa, una maniera per sentirsi al sicuro attraverso una circolazione continua del pallone. Se la palla gira ma la squadra non avanza, il possesso rischia di trasformarsi in una comfort zone.
Un passaggio orizzontale può essere utile. Due passaggi possono essere necessari. Anche dieci passaggi possono avere una funzione precisa se servono a spostare il blocco avversario. Ma alla fine deve arrivare il momento nel quale qualcuno prova a conquistare quello spazio che si è appena creato.
Quel metro in profondità vale più di un giro palla sterile perché avvicina la squadra alla soluzione che conta davvero: creare le condizioni per andare al tiro, entrare in area, servire un compagno davanti alla linea difensiva.
Contro il Milan servirà leggere i micro-duelli
Il concetto assume ancora più valore pensando all'avversario di domani. Spalletti ha descritto il Milan come una squadra immediata, verticale, veloce nei ribaltamenti e capace di creare continui “micro-duelli”. È proprio dentro quei duelli che la Juventus dovrà dimostrare di saper leggere la partita.
Il Milan verrà a prendere la Juventus. Non sarà una squadra disposta semplicemente ad aspettare che i bianconeri facciano circolare il pallone. Ci sarà pressione, ci saranno duelli individuali, ci saranno momenti nei quali il giocatore juventino dovrà decidere se giocare semplice all'indietro oppure tentare di superare la prima pressione.
Ed è qui che entra in gioco quel metro.
Se la pressione del Milan viene interpretata soltanto come un pericolo, la Juventus finirà inevitabilmente per arretrare il proprio possesso. Se invece viene letta come un'opportunità, la stessa aggressività rossonera può diventare un'arma da utilizzare contro il Milan.
Attiri l'avversario, aspetti il momento giusto, trovi la linea di passaggio e guadagni campo. Non serve necessariamente saltare un uomo con una giocata spettacolare: a volte basta ricevere tra le linee, orientare il corpo nel modo corretto e portare il pallone qualche metro più avanti.
Il coraggio di giocare in avanti
Ma quel metro non è soltanto una questione tecnica. È anche una questione di coraggio.
Perché giocare in profondità significa accettare un rischio. Significa sapere che un passaggio verticale può essere intercettato, che una ricezione tra le linee può essere più difficile di un passaggio al compagno più vicino, che una squadra che prova ad avanzare inevitabilmente concede qualcosa in più rispetto a una squadra che sceglie di proteggere continuamente il pallone.
Spalletti sembra chiedere proprio questo alla sua Juventus: non confondere la sicurezza del possesso con la forza del gioco.
Una squadra può avere il controllo del pallone e contemporaneamente non avere il controllo della partita. Può palleggiare tanto e produrre poco. Può evitare di perdere il pallone senza riuscire a creare le condizioni per vincere.
Il salto di qualità arriva quando il possesso diventa propedeutico alla verticalità. Quando ogni movimento serve a creare uno spazio, ogni passaggio a preparare quello successivo e ogni ricezione a permettere alla squadra di avanzare.
Il metro che separa il possesso dalla verticalità
È una differenza sottile, ma enorme. Il possesso fine a sé stesso dice: non voglio perdere la palla. Il possesso pensato da Spalletti dice invece: voglio usare la palla per arrivare più vicino alla porta.
In mezzo c'è quel metro di cui parla il tecnico.
Un metro conquistato alle spalle di un centrocampista. Un metro guadagnato tra le linee. Un metro che permette a un esterno di ricevere più avanti. Un metro che porta il centravanti a poter attaccare la profondità invece di dover venire sempre incontro. Un metro che cambia l'altezza dell'intera squadra.
Ed è proprio così che una squadra diventa verticale senza necessariamente giocare sempre con palloni lunghi. La verticalità non significa rinunciare al possesso: significa dare una direzione al possesso.
Il messaggio ai giocatori è più chiaro di quanto sembri
Dentro quelle poche parole c'è quindi anche un messaggio indirizzato ai giocatori della Juventus. Contro una squadra aggressiva come il Milan non basterà essere tecnicamente puliti. Non basterà scegliere sempre la giocata più sicura. Non basterà evitare l'errore.
Servirà scegliere, quando possibile, la giocata che fa avanzare la squadra.
È una differenza che riguarda soprattutto i giocatori di maggiore qualità, quelli chiamati a ricevere tra le linee, a puntare l'uomo, a vedere prima degli altri il corridoio verticale. Ma riguarda anche chi partecipa alla costruzione: il centrocampista che deve trovare il momento giusto per verticalizzare, il difensore che deve avere il coraggio di rompere la prima linea di pressione, l'esterno che deve attaccare lo spazio invece di restare semplicemente largo.
La tecnica permette di eseguire la giocata. La lettura permette di scegliere la giocata giusta. Il coraggio permette di farla.
La partita contro il Milan sarà anche questo
Per questo Juventus-Milan può diventare un test importante per capire a che punto sia il percorso della squadra di Spalletti. Non soltanto per il risultato e nemmeno soltanto per la qualità del gioco, ma per la capacità di mettere in pratica un principio preciso.
Il Milan proverà a venire addosso alla Juventus e a trasformare la partita in una successione di duelli. La Juventus dovrà essere abbastanza coraggiosa da accettarli, ma anche abbastanza intelligente da non subirli. Dovrà muovere il pallone per attirare la pressione e poi trovare il momento per superarla.
Perché alla fine tutto torna a quel concetto apparentemente piccolo: un metro in profondità è più importante di un giro palla in più.
Non perché il possesso non conti. Al contrario. Conta proprio perché deve servire a qualcosa.
Deve servire ad avvicinarsi alla porta. Deve servire a creare un'occasione. Deve servire a mettere un compagno nella condizione di fare gol.
Perché nel calcio il pallone si può anche conservare. Ma la partita si vince quando si trova il coraggio di portarlo dove può fare male.
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