Yildiz: "La Juve è sempre stato il mio primo pensiero. Ad Allegri devo tanto, Spalletti un grande. Del Piero? Voglio una storia tutta mia..."
Fresco di rinnovo Kenan Yildiz si prepara a diventare il pilastro della Juventus. In casa bianconera puntano su di lui e la speranza è che possa rimanere a Torino più anni possibili ed alzare trofei con la maglia della Vecchia Signora. Il numero 10 ha rilasciato un'intervista ai microfoni de il Corriere dello Sport, nella quale ha parato di vari temi riguardanti la sua avventura alla Juventus.
"Giocatorino? Non c’è problema, non guardo a queste cose, era la tua opinione, non hai detto che ero una merda di giocatore. È stato dopo la partita col Psv… Pochi calciatori riescono a mantenere lo stesso livello di prestazioni per 50 partite, è tutto un up and down… il tuo non è stato un errore, ma un’opinione, i giornalisti fanno questo".
"Gli anni al Bayern? Per quattro anni, subito dopo la scuola, tornavo a casa, prendevo la borsa del calcio e mi facevo accompagnare a Monaco da mio padre. Rientravamo alle nove di sera, spesso anche più tardi, tre volte alla settimana. Duecentoquaranta chilometri tra andata e ritorno. Quando ho compiuto dieci anni ci siamo trasferiti a Monaco… Engin, mio padre, è l’allenatore col quale ho lavorato di più, minimo sei ore al giorno fin da piccolissimo… Due da solo, e poi tanti quattro contro quattro".
"Rinnovo con la Juve? Non ho mai giocato per il denaro, ma per migliorare. Ho sempre pensato che il denaro fosse una conseguenza. Di questa parte del lavoro si occupa la mia famiglia. Io ho detto semplicemente ai miei che alla Juve stavo e sto benissimo. Sono qui da quattro anni e tutti mi hanno sempre mostrato grande fiducia, quella che era mancata al Bayern ad esempio. Hanno fatto tutto i miei genitori, questa è sempre stata la mia idea: io penso al mio lavoro, al resto provvedono loro. Se hanno deciso per me? No no no, non ho detto questo. La Juventus è sempre stato il mio primo pensiero e loro lo sapevano".
"Addio al Bayern? Non per soldi, non ce ne furono. Tanti problemi al Bayern. Ci sono stato undici anni e non ho mai avvertito la loro fiducia, c’era sempre qualcuno che era meglio di me. È stato facile, direi naturale andare via".
"Spalletti? È un grande tecnico e un uomo speciale, un uomo di emozioni".
"Ragazzo normale? Io sono molto normale. Non è semplice restare con i piedi per terra perché la mia vita non ha nulla di normale, ma ho una famiglia solida, il mio gruppo di amici è chiuso. Le persone le osservo, penso di saper distinguere gli incontri veri da quelli fake. Sono calmo, mi piace ridere e scherzare, non sono diverso da tanti ragazzi della mia età".
"Allegri? Gli devo tanto, tutta questa vita, per come è cominciata. Provo gratitudine anche per Montella che mi ha portato in nazionale".
"Nazionale turca? Perché in Germania non mi consideravano, non ero buono, chiamavano sempre un altro. Non ero soltanto io ad avere una certa consapevolezza delle mie capacità. Da ragazzino in tutti i tornei ai quali partecipavo venivo premiato come mvp. A otto anni giocavo contro quelli di 18, io piccolino".
"Rapporto con la stampa? La stampa adesso mi vede bene, noi dipendiamo sempre dai risultati. Ho avuto qualche problema all’Europeo per una sciocchezza… sono stato inquadrato per due secondi dalla telecamera mentre mi aggiustavo i capelli, volevo solo scacciare un insetto. Dissero che pensavo più al look che a giocare. Ma è finita lì".
"Nuovo Del Piero? Non mi piace questo genere di paragone perché io ho appena cominciato mentre lui è una leggenda mondiale, fa parte della storia della Juve e del calcio… Voglio costruirmi una storia tutta mia, lasciare qualcosa di mio. Anche alla nazionale dove ci sono tanti giovani di talento, Güler, Semih, Uzun".
"Posizione preferita? A sinistra, quando parto da sinistra e posso entrare nel campo. Mi piace questa libertà".
"Educazione? Fin da quando ero piccolo. I miei genitori hanno insegnato a non sentirmi migliore degli altri. Ho avuto un’infanzia e un’adolescenza molto controllate. Come dite voi? Misurate. Se spendevo anche una piccola cifra per le scarpe e i vestiti, doveva bastare per tutto il mese. Mia madre mi diceva: “Aspetta il prossimo".
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