Balzarini distrugge la Juve: «Non ha leader, nessuno la difende». Poi esalta Marotta

Balzarini distrugge la Juve: «Non ha leader, nessuno la difende». Poi esalta MarottaTUTTOmercatoWEB.com
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di Massimo Reina
Sul suo canale YouTube, il giornalista analizza le difficoltà della Juventus: nel mirino la mancanza di leader e il continuo ricambio della rosa.

La Juventus non ha soltanto un problema di risultati, ma anche di identità. È questo il concetto su cui insiste Gianni Balzarini nel suo ultimo intervento sul proprio canale YouTube, tornando sulla partita contro il Cagliari e sui comportamenti di Yerry Mina, protagonista delle consuete provocazioni in campo. Per il giornalista, però, il punto non è tanto quello che fa il difensore colombiano, quanto la reazione dei bianconeri.

Balzarini parte dalle parole di Luciano Spalletti sulla necessità di essere «custodi» della storia juventina, sottolineando come in passato giocatori del calibro di Montero, Barzagli, Bonucci e Chiellini sapessero farsi rispettare e difendere la dignità della squadra. Secondo il giornalista, contro avversari come Mina servirebbero calciatori capaci di rispondere alle provocazioni e di far capire che certi atteggiamenti non possono passare inosservati.

«Ci sono giocatori che si prendono la briga, a nome della squadra, di difendere la dignità della propria squadra, di difendere i propri colori», osserva Balzarini. Il problema, a suo giudizio, è legato al senso di appartenenza: quando ogni stagione vengono cambiati sette, otto, nove o dieci giocatori, diventa più difficile costruire un gruppo realmente unito. E l'assenza di un riferimento come Manuel Locatelli, ancora indisponibile in quel momento, avrebbe reso il quadro ancora più complicato.

Nel confronto con l'Inter, Balzarini individua poi un modello da cui ripartire. Il merito di Beppe Marotta, secondo il giornalista, è stato quello di costruire un'ossatura solida, con una base preferibilmente italiana e pochi cambiamenti ogni anno. Non rivoluzionare continuamente la rosa permette di consolidare gli equilibri, creare un gruppo e alimentare un'identità comune. È ciò che, a suo avviso, oggi manca alla Juventus e che la nuova dirigenza dovrebbe provare a ricostruire. «Se la Juve non viene ricostruita in questo modo, dando identità ai giocatori che la formano, farà fatica a tornare quella di una volta», è il suo avvertimento.