Juve, sveglia: il futuro non aspetta. Chiarodia, Antenucci e Tresoldi, occasioni da non perdere
Nel calcio c’è una regola che sembra facile, ma evidentemente non lo è: arrivare prima. Prima che un ragazzo segni dieci gol, prima che finisca sulle copertine, prima che il suo cartellino diventi improvvisamente inaccessibile. Dopo sono capaci tutti. Il difficile è riconoscere il talento quando ancora non fa rumore.
La Juventus, che di storia ne ha abbastanza da riempire una biblioteca, dovrebbe saperlo. E invece, ogni tanto, sembra affetta da una strana fretta: quella di cercare la soluzione pronta, a volte anche costosa, mentre il futuro passa davanti alla porta e non sempre trova qualcuno disposto ad aprirgli. Chiarodia, Antenucci, Tresoldi (italiano naturalizzato tedesco). E poi Lipani. Nomi da studiare, seguire, valutare senza innamoramenti preventivi ma anche senza quella prudenza che spesso diventa una comoda scusa per non decidere.
Non sono tutti campioni annunciati, nessuno ha la sfera di cristallo e chi promette certezze nel calcio vende fumo. Ma è proprio per questo che esistono gli osservatori, le strutture tecniche e i dirigenti: distinguere una possibilità da una suggestione. Il punto non è comprare giovani, magari come in questo caso italiani, per poter scrivere «progetto» nei comunicati. Il punto è capire chi può diventare utile davvero, chi ha margini di crescita e chi può essere accompagnato fino alla prima squadra. Altrimenti si fa collezione di figurine, soltanto con qualche anno in meno sulla carta d’identità.
E poi c’è il capitolo dei prestiti, delle occasioni fuori dall’Italia, dei talenti che le grandi società straniere sanno individuare e valorizzare. Il Liverpool, per esempio, ha Leoni che potrebbe essere un'occasione in prestito con diritto di riscatto. La Juventus deve guardare anche lì, senza complessi e senza pensare che un giocatore sia interessante soltanto quando lo diventa per tutti.
Naturalmente, i giovani non risolvono da soli i problemi di una squadra che vuole tornare a vincere. Servono calciatori pronti, personalità, qualità. Ma una società ambiziosa deve saper tenere insieme il risultato di domenica e la squadra di domani. Se pensa soltanto al primo, il secondo arriva sempre in ritardo. E spesso presenta il conto. La questione, allora, è meno romantica di quanto sembri: bisogna muoversi, adesso. Studiare, trattare, scegliere. Senza aspettare che il ragazzo faccia una stagione da copertina o che il prezzo venga gonfiato dalla concorrenza. Perché il talento non basta scoprirlo: bisogna avere il coraggio di prenderlo e, soprattutto, un piano per farlo crescere.
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